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Contanti non giustificati: cosa fare

31 luglio 2017


Contanti non giustificati: cosa fare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 luglio 2017



Chi non riesce a giustificare il possesso di una somma di denaro in contanti deve evitare il deposito in conto corrente e l’acquisto di un unico bene di valore superiore a 3mila euro.

A tutti sarà capitato di ricevere del denaro in contanti da un parente o un amico, magari come regalo o ricompensa per un servizio svolto, e non poterlo giustificare agli occhi del fisco; questo perché, se si tratta di somme non particolarmente elevate, alla consegna materiale dei soldi spesso non si accompagna la firma di un documento. Peraltro, anche laddove opportunamente redatta, la dichiarazione scritta o la quietanza potrebbe costituire più un pregiudizio che un vantaggio qualora la somma sia «reddito» da sottoporre a tassazione. Quindi, che fare in caso di contanti non giustificati? Qual è l’impiego più corretto per evitare che l’Agenzia delle Entrate possa chiedere chiarimenti?

La prima cosa a cui si pensa quando si hanno tra le mani contanti non giustificati è di non versali sul conto corrente. Questo perché, da un controllo bancario, sarebbe facile risalire alla somma e, quindi, chiedere chiarimenti al contribuente. Ma anche l’acquisto di un unico oggetto o servizio potrebbe rivelarsi controproducente se l’importo è superiore a 3mila euro; come infatti abbiamo spiegato in Prelievi e versamenti: come evitare il fisco, oltre tale tetto scatta l’obbligo di utilizzare strumenti tracciabili come bonifici, pagamenti con carta di credito o di debito. Tanto in ossequio alla normativa antiriciclaggio. In caso di violazioni, dal 4 luglio 2017 scatta una sanzione amministrativa che va da 3mila a 50mila euro (non vale più la vecchia pena compresa tra l’1% e il 40% dell’importo trasferito).

Se si intende spendere i contanti non giustificati bisogna fare in modo di eseguire pagamenti nei confronti di soggetti diversi, ciascuno dei quali deve essere di valore pari o inferiore a 2.999,99 euro. A rischio c’è anche il pagamento di più rate degli arretrati del mutuo o dell’affitto se avvengono in un’unica soluzione e superano la soglia predetta.

Se si preferisce versare in banca i contanti non giustificati è necessario sapere in anticipo come difendersi e contestare un accertamento fiscale. Innanzitutto è sempre meglio che la somma non rappresenti un reddito sproporzionato rispetto alle possibilità economiche del contribuente: chi è disoccupato o chi guadagna poco difficilmente potrà giustificare agli occhi del fisco un deposito di diverse decine di migliaia di euro sul conto. Se si vuol comunque rischiare e l’Agenzia delle Entrate dovesse un giorno chiedere chiarimenti, si potrà evitare la tassazione di tale somma (perché questa è l’unica conseguenza in caso di versamenti sul conto per contanti non giustificati) dimostrando – con documentazione scritta – che la somma proviene da una delle seguenti fonti:

  • donazione: non basta dire che il denaro proviene dalle mani di un genitore o di un altro familiare, neanche se a confermare ciò è lo stesso soggetto donante. È necessaria una documentazione scritta, ossia l’atto di donazione con data certa (e, quindi, registrato). Visti i costi di ciò, è sempre meglio disporre un bonifico diretto dal conto del parente a quello del beneficiario, senza far transitare il denaro in contanti dalle mani dell’uno a quelle dell’altro;
  • vincite al gioco o scommesse: anche in questo caso bisognerà fornire una prova documentale;
  • eredità;
  • risarcimenti del danno come, ad esempio, quelli dell’assicurazione dopo un incidente stradale o del datore di lavoro per un licenziamento illegittimo o un infortunio; si tratta di ipotesi insolite perché qualsiasi risarcimento viene quasi sempre pagato con assegni non trasferibili o con bonifici diretti;
  • prestiti o contributi ricevuti da parte di familiari, in particolare quelli conviventi come genitori e coniuge: anche qui è necessario dimostrare la provenienza del denaro attraverso, ad esempio, un bonifico intestato al contribuente o direttamente al venditore (cosiddetta donazione indiretta);
  • disinvestimenti ossia la vendita di beni di seconda mano (un’auto usata, una casa, ecc.) o di titoli e/o azioni che si possedeva in precedenza.
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