Diritto e Fisco | Articoli

Residenza dove non si vive: possibile?

19 Settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Settembre 2017



Si può eleggere un domicilio per lavoro o studio in una città diversa da quella in cui ha la residenza. Ma solo qui arriveranno le comunicazioni ufficiali.

Dove si abita? Dove si ha la residenza o dove si elegge il proprio domicilio? Ed è possibile averli entrambi o se si vive da una parte bisogna cancellare la residenza dall’altra?

Tra residenza e domicilio non sempre si hanno le idee molto chiare. La differenza è sostanziale, anche da un punto di vista giuridico. Quindi, cerchiamo di distinguerli e vediamo se avere la residenza dove non si vive è possibile.

Che cos’è la residenza

Detto in termini estremamente sintetici, la residenza è il luogo in cui una persona fissa la propria dimora abituale [1]. Un luogo che dovrà essere registrato presso l’ufficio anagrafe del Comune di residenza, appunto, e che, proprio per questo, diventa la «residenza anagrafica» di un cittadino.

Con quali conseguenze?

Avere la residenza in un Comune permette di:

  • ottenere dei certificati anagrafici;
  • accedere ai servizi demografici;
  • determinare le competenze territoriali degli organi giudiziari e sapere qual è il Tribunale competente ai fini dell’adozione;
  • sapere dove devono essere consegnati determinati atti;
  • iscriversi alle liste elettorali.

Inoltre, nel Comune in cui viene fissata la residenza anagrafica è possibile esporre le pubblicazioni di matrimonio e celebrare le nozze.

Che cos’è il domicilio

Lo stesso articolo del Codice civile recita che il domicilio è il luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. Può non coincidere con la residenza, cioè con il luogo in cui hanno sede gli interessi familiari di un cittadino. Se ne deduce che, nella maggior parte dei casi, il domicilio è una dimora temporanea, anche se non esiste un limite entro il quale abbandonare un domicilio diverso dalla residenza.

Quindi è possibile avere la residenza dove non si vive?

Non sempre è consigliabile (per una questione di comodità), ma tecnicamente avere la residenza dove non si vive è possibile.

Come abbiamo detto, fissare la residenza anagrafica significa dire ad un Comune e allo Stato dove si ha la dimora abituale, nel senso che il cittadino dà alle istituzioni un suo punto di riferimento fisso. Qui arriveranno gli atti giudiziari, le raccomandate, ecc. Qui si dovrà andare a votare in caso di elezioni o referendum.

Altra cosa è che si viva materialmente in quella casa

Facciamo qualche esempio.

Vivere in un luogo diverso dalla residenza per lavoro o per studio

Vivo a Milano, in una casa di proprietà. Come giornalista, vengo trasferito da settembre a giugno a Roma per motivi di lavoro. A questo punto, posso affittare un appartamento nella Capitale e stabilire lì il domicilio senza spostare la residenza. Continuerò a ricevere atti giudiziari o raccomandate a Milano, mentre nel mio domicilio di Roma mi può arrivare della posta ordinaria, oltre, naturalmente, alle bollette da pagare.

Lo stesso vale per lo studente di Potenza che decide di frequentare l’università a Milano, sia per la triennale sia per la magistrale. Cinque anni (si spera siano solo cinque, almeno di studio) in cui abiterà nel capoluogo lombardo, volendo, senza spostare la residenza, ma soltanto eleggendo un domicilio a Milano.

Quando trasferire la residenza

Sia il giornalista, sia lo studente possono avere l’opportunità di restare più a lungo oppure definitivamente nella città in cui oggi hanno soltanto il domicilio. A questo punto, possono decidere di trasferire la residenza in quella città, se non altro per una questione di comodità: avranno un unico punto di riferimento per qualsiasi comunicazione debbano ricevere e potranno, inoltre, godere delle agevolazioni previste, ad esempio, nel caso debbano ristrutturare una casa.

Il cambio di residenza è gratuito

Per poter trasferire la residenza bisogna essere maggiorenni. Nel caso in cui a spostarsi sia un intero nucleo familiare, all’interno ci deve essere una persona maggiorenne che si prende la responsabilità delle altre persone su cui esercita tutela.

Inoltre, il cittadino deve essere iscritto all’anagrafe della popolazione residente presso un altro Comune italiano o presso l’anagrafe degli italiani residenti all’estero (nel caso una persona residente, ad esempio, a Parigi, voglia trasferire la residenza in Italia).

Infine, non deve essere iscritto all’anagrafe nelle liste di irreperibilità dell’anagrafe delle persone residenti in Italia.

Come chiedere il cambio di residenza

Per fissare la residenza dove non si vive o trasferirla nel posto in cui si decide di restare, il cittadino deve recarsi presso l’ufficio anagrafe del nuovo Comune, compilare la dichiarazione di residenza e presentarla di persona oppure via fax, via e-mail, via posta elettronica certificata (Pec) oppure tramite una raccomandata a/r.

Nel caso si scelga la via telematica, è necessario sottoscrivere la dichiarazione con firma digitale oppure utilizzare la carta d’identità elettronica.

Alla dichiarazione occorre allegare un documento d’identità del richiedente e di tutte le persone che compongono il nucleo familiare, oltre alla documentazione che certifica la natura ed il titolo dell’abitazione in cui fissa la residenza: se di proprietà o in affitto, se prima casa, se c’è un preliminare di vendita, ecc. Tutti requisiti che verranno accertati dal Comune in cui si chiede la residenza entro 45 giorni dalla presentazione della domanda.

note

[1] Art. 43 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

9 Commenti

  1. Utilissimo approfondimento. Ma mi domando cosa succede con il pagamento dell’Ici. Se l’abitazione dove ho la residenza è di mia proprietà, ma praticamente ci vivo poco perché ho il domicilio in un altro Comune (abitando in affitto) per motivi di lavoro o altro, sono obbligato a pagare l’Ici come seconda casa nel Comune di residenza oppure non devo pagare nulla considerandola comunque come prima casa?
    Ringrazio per gli utili spunti e gli interessanti articoli che pubblicate.

  2. la mia compagna è di Alghero ma per motivi di salute adesso è in provincia di Mantova(dove è seguita meglio) sarà una cosa un pò lunga ,vivendo con la madre in una casa popolare non vuole cambiare la residenza, cosa può fare? anche perchè senza residenza non può avere il medico di base.

  3. Caro Carlos, residenza e domicilio possono o no coincidere ma sono cose diverse, l’una riguarda il centro degli affetti, della famiglia e della vita sociale, l’altra riguarda il centro delle attività.

  4. io ho comperato laprima casa ,ma lavoro stagionale ,sono 2 ore di macchina andata,2 oreritorno,faccio il portiere di notte 7/7per 7 mesi all anno più faccio 3 giorni lavorativi di giorno.ma il comune vuole che per la residenza,per il controllo che devo essere nellacasa che ho comperato,cosa posso fare.per ottenere la residenza???

  5. Buongiorno,io vorrei acquistare casa in un altro comune, ma al momento rimanere nel mio in quanto sto cercando di trovar lavoro prima di trasferirmial 100%. Nel frattempo quell’appartamento lo userei per i week end e come casa vacanza. è possibile trasferirci la residenza nonostante non ci vivrei abitualmente? Potrei avere il mutuo agevolato come prima casa?(La casa dove vivo ora è intestata ai miei genitori)

    1. Buongiorno Arianna. Ti consigliamo di leggere i nostri articoli sul cambio della residenza e sulle agevolazioni sulla prima casa:
      -Agevolazioni prima casa: la residenza. Bonus prima casa, detrazioni interessi passivi sul mutuo, esenzione Imu e Tasi sull’abitazione principale, divieto di pignoramento della prima casa: i requisiti per ottenere le agevolazioni fiscali. https://www.laleggepertutti.it/275181_agevolazioni-prima-casa-la-residenza
      -Cambio residenza: quando farlo? https://www.laleggepertutti.it/278477_cambio-residenza-quando-farlo

  6. Buongiorno, ho la residenza in un appartamento che mi è stato concesso in comodato dai miei genitori 25 anni fa, ma da circa 18 anni, cioè da quando mi sono sposato, ho preso il domicilio c/o la casa di proprietà della moglie in un altro paese dove vivo insieme ai miei figli.

    Posso mantenere l’attuale status quo o commetto qualche irregolarità ? Cosa rischio ?

    1. Il comodato è il contratto con il quale una persona dà in prestito un oggetto mobile o immobile a un altro. La legge non prevede alcun corrispettivo salvo diverso accordo. Quando presti un oggetto a un amico e gli consenti di utilizzarlo per un determinato periodo di tempo o fino a quando questi non ne avrà più bisogno stai stipulando inconsciamente un contratto di comodato. Il comodato è appunto ciò che tutti noi chiamiamo prestito. Ma attenzione: se si prestano soldi, allora si parlerà di mutuo che è un contratto completamente differente. Il comodato infatti è il contratto col quale una parte consegna all’altra una cosa mobile (un libro, un cellulare, ecc.) o immobile (un appartamento, una casa vacanze, ecc.) affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta. Ti consigliamo di leggere il nostro articolo Comodato: cos’è e come funziona https://www.laleggepertutti.it/198617_comodato-cose-e-come-funziona

  7. Salve!
    Dunque spiego qual è il mio problema ( senza andare troppo nei dettagli ). Sto appena comprando casa ( ho appena avuto l’ok dal fondo di garanzia per il mutuo al 100% ), e siamo in fase di Perizia, ma in questa casa che ho comprato c’è una particolarità: l’inquilino all’interno che paga l’affitto.

    Dunque, il suo contratto scade nel Maggio 2021. Il rogito della casa ( che è in un comune DIVERSO rispetto a quello dove ora ho la residenza, visto che abito a casa coi miei ) verrà fatto penso fine maggio / inizio giugno se tutto va bene.

    So che bisogna cambiare residenza nel comune dove è situata la prima casa ( è l’acquisto della mia prima casa ) per non aver problemi poi con agenzia delle entrate e quant’altro entro 18 mesi dal rogito. Insieme al mio agente immobiliare dovremo parlare con l’inquilino per chiedere di poter fare un accordo consensuale per farlo diciamo andare via prima della fine del contratto, magari 6/7 mesi prima visto che comunque sa che deve andare via visto che la casa è stata venduta ( ne era consapevole ovviamente della vendita di questa ).

    Ma, metti che questo signore ( vive da solo ed è pure parecchio benestante ), volesse esercitare il contratto in tutta la sua interezza, rimarrei scoperto 6 mesi, ovvero supererei per 6 mesi i 18 mesi messi a disposizione dallo stato per poter cambiare residenza.

    Quindi pensavo: è possibile in quei sei mesi spostare la mia residenza nella mia nuova casa, nonstante ci sia ancora lui dentro ( con anche quindi la sua residenza ), e una volta andato via andrei effettivamente a viverci?

    Se no, quale altra soluzione ci potrebbe essere?

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA