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Obbligo di soccorso dopo incidente anche senza colpa

31 luglio 2017


Obbligo di soccorso dopo incidente anche senza colpa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 luglio 2017



Omissione di soccorso: le cure ai feriti vanno prestate a prescindere da chi sia responsabile dell’incidente stradale.

Chi è coinvolto in un incidente stradale con feriti ha l’obbligo di non allontanarsi prima dell’arrivo della polizia e di prestare soccorso. Questi doveri, previsti dal codice della strada [1] e sanzionati a titolo di reato, scattano anche per chi non ha alcuna responsabilità nel sinistro. È quanto ricorda la giurisprudenza unanime e, da ultimo, il Tribunale di Bari [2]. Ma procediamo con ordine e vediamo in cosa consiste l’obbligo di soccorso dopo l’incidente anche senza colpa.

Chi ha letto la guida su Incidente stradale: chi deve soccorrere i feriti? saprà già che, chi rimane coinvolto in un sinistro ha l’obbligo di fermarsi e di prestare assistenza alle persone eventualmente ferite, a prescindere dal fatto che ne sia o meno responsabile: difatti, l’obbligo di prestare soccorso grava su tutti gli utenti della strada la cui condotta è comunque ricollegabile all’incidente. In caso di violazione a tale dovere, dunque, scatta la responsabilità per i reati di fuga e mancata assistenza. Per comprendere come stanno le cose facciamo un esempio.

Immaginiamo che, a un incrocio, un’auto, senza rispettare il rosso, attraversi la linea di stop ad altissima velocità. Vedendo poi, solo all’ultimo momento, una macchina provenire dal senso inverso, nel tentativo di evitarla, sbanda e va a finire contro il muro di contenimento della strada. L’altro automobilista, quello cioè che transitava a velocità regolare e con il verde, scende dal mezzo e, dopo essersi accorto che l’altro ha riportato solo una leggera escoriazione alla fronte e una lussazione alla spalla, facilmente guaribili, si allontana, ritenendo di non dover far altro in quanto “dalla parte della ragione”. Invece, dopo qualche mese, si ritrova a far i conti con una incriminazione per il reato di fuga e di omissione di soccorso. Inutili sono le sue contestazioni volte a far rilevare che, comunque, si era allontanato proprio perché rassicurato dalle buone condizioni dell’altro conducente, al quale, peraltro, andava ascritta ogni responsabilità per il sinistro: secondo il pubblico ministero chiunque va via prima dell’arrivo della polizia, in un incidente con feriti, è responsabile penalmente. Chi ha ragione?

Chiunque resta coinvolto in un sinistro, anche se non responsabile e anche se non subisce alcun danno, ha due obblighi:

  • non allontanarsi prima dell’arrivo delle autorità che dovranno effettuare i rilievi e verificare le rispettive colpe. Chi si allontana risponde del reato di fuga, finalizzato a garantire l’identificazione dei soggetti coinvolti nell’investimento e la ricostruzione delle modalità del sinistro;
  • prestare soccorso ai feriti che presentino necessità di cure. Chi non lo fa risponde del reato di omissione di soccorso.

Tali due doveri gravano su tutti gli utenti della strada la cui condotta è a qualsiasi modo ricollegabile all’incidente, a prescindere dalle colpe. Chi si allontana o non presta i soccorsi può essere incriminato per entrambi i reati appena visti.

note

[1] Art. 189 co. 6 e 7 cod. str.

[2] Trib. Bari, sent. n. 1379/17 del 28.03.2017.

Tribunale di Bari – Sezione I penale – Sentenza 28 marzo 2017 n. 1379

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il giorno 28 del mese di marzo DUEMILADICIASSETTE
IL GIUDICE MONOCRATICO DR. G ZACCARO
PRESSO IL TRIBUNALE DI BARI
PRIMA SEZIONE PENALE
Con la presenza del P.M. DR. M.Ba.
Con l’assistenza della dott.ssa MP.TI.
Ha pronunciato, mediante lettura dei motivi, la seguente
SENTENZA
Nella causa penale di primo grado
Contro
Iv.Ba., nato (…) e residente in Altamura in via (…), n. 131; difeso di fiducia dall’avv. An.Di., IMPUTATI
in ordine ai seguenti fatti di reato:

A) delitti di cui agli artt. 81, 2 comma, cod. pen. – 189, 1, 6 e 7 comma, D. L.vo 30 aprile 1992, n. 285 poiché, in unità di contesto, con più omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, mentre era alla guida dell’autovettura (…) – tg. (…), coinvolto in un incidente stradale comunque ricollegabile al suo comportamento ed avvenuto con l’autovettura (…) – tg. (…), i cui conducente e passeggeri (Do.Pi., La.SE. e Ma.CH.) riportavano lesioni personali del tipo “Lieve escoriazione regione lombare destra. Algie spontanee a livello del ginocchio destro. Contusione ginocchio e fianco destro”, “Trauma della mano destra e del ginocchio destro” e “Trauma di emicostato sinistro, di spalla sinistra e ginocchio sinistro” (analiticamente descritte nei referti medici e con prognosi iniziali di cinque giorni), non ottemperava agli obblighi di fermarsi e di prestare l’assistenza occorrente alle persone ferite; in particolare, collideva con il detto veicolo e, successivamente all’urto, si dava alla fuga;

con recidiva infraquinquennale;

B) delitto di cui agli artt. 367 – 61, n. 2) cod. pen. poiché, per procurarsi la impunità del reato di cui al superiore capo A), con denuncia diretta ai Carabinieri del Comando Stazione di Altamura, affermava falsamente essere avvenuto in suo danno il reato di furto dell’autovettura (…) – tg. (…) (alla cui guida egli si trovava nel contesto fattuale specificato nel capo A) della imputazione).

MOTIVI DELLA DECISIONE
Con decreto del 18.10.2013 il pm citava a giudizio Iv.Ba. per rispondere dei reati a lui ascritti.

Nel corso dell’udienza del 4.03.14 erano ammessi i mezzi di prova così come richiesti dalle parti.

Nel corso dell’udienza del 7.10.14, preso atto del mutamento della persona fisica del giudice, le parti si riportavano alle richieste di prova precedentemente formulate. Ammessi i mezzi di prova, venivano sentiti i testimoni Ri.Fr. e Nu.Lu.; il pubblico ministero rinunciava all’ascolto del teste Ci.Jo. L’udienza del 9.06.15 veniva rinviata per l’assenza dei testi del pm. Nel corso dell’udienza del 16.02.16, erano sentiti To.Gi. ed altri. Venivano contestualmente acquisiti i certificati medici del 24.03.17 relativi a Pi.Ro. ed altri. Era inoltre acquisito al fascicolo del dibattimento il verbale di identificazione fotografica, posta in essere da Ch.Ma., comunque già presente nel fascicolo del dibattimento e del quale non era stata chiesta la estromissione.

Nell’udienza del 28.03.17 era sentita la teste Ba.Du., madre dell’imputato. Quindi, le parti concludevano come sopra riassunto.

Il presupposto dei reati oggi contestati è il sinistro stradale verificatisi il 23 marzo alle ore 23 circa in via (…) in Altamura.

Sul posto, su segnalazione della centrale operativa, intervenivano i carabinieri di Altamura. Il brig. Ri. spiegava di avere trovato una (…) con gli occupanti feriti e soccorsi dal personale sanitario. In particolare, c’erano Pi.Ro. ed altri. Il brigadiere rinvenne anche la targa di un’altra autovettura, ragionevolmente coinvolta nel sinistro. Si trattava della targa (…). In seguito a controlli nella banca dati, la targa era intestata a tale Ba.Iv.. Come risulta da certificati medici acquisiti nel corso del dibattimento, i sanitari diagnosticarono a Pi.Do. “escoriazione regione lombare destra, algie spontanee a livello del ginocchio destro”, a Ch.Ma. “trauma contusivo emitorace sinistro e ginocchio sinistro” a Se.La. “trauma della mano destra e ginocchio destro”.

Il sinistro è stato raccontato dal teste Pi.Do., alla guida dell’auto (…). Costui riferiva che il 23 marzo (alle ore 23 circa), mentre percorreva via (…), era stato attinto da un’automobile “(…)”. Precisava di aver visto con chiarezza il conducente dell’altro veicolo coinvolto nel tamponamento prima che riuscisse a inserire la retromarcia e scappare via. Il sinistro era descritto anche da Ma.Ch., passeggera dell’auto Fiat 600. Costei spiegava che la sera del 23 marzo erano stati urtati violentemente da una vettura “(…)” di colore grigio, che subito dopo ripartiva in retromarcia allontanandosi in fretta dal luogo dell’incidente. Ella affermava di aver visto in modo chiaro il volto del conducente dell’auto che l’aveva urtata, essendo seduta sul lato sinistro, proprio ove era avvenuto l’impatto.

La Ch. è stata poi fondamentale per l’individuazione del conducente dell’auto (…). Invero, i carabinieri, sin subito dopo il sinistro, quando la donna era al Pronto Soccorso, le mostrarono, tramite il telefono cellulare, una foto di Ba.Iv. e la donna lo riconobbe quale conducente dell’auto.

Successivamente, in data 13 maggio, la Ch. confermò il riconoscimento in modo formale, dopo avere visto un album fotografico.

A tale proposito, non appaiono condivisibile i dubbi avanzati dalla difesa circa la genuinità del riconoscimento. Infatti, sicuramente il riconoscimento fotografico avvenne qualche settimana dopo il sinistro, ma già la Ch. riconobbe l’odierno imputato, subito dopo il fatto, quando era in ospedale. Del resto, la Ch. ha pure spiegato di essere sicura del riconoscimento proprio perché si trovava sul lato del veicolo, attinto dal Ba.Iv.

Né vi sono motivi di dubitare circa la credibilità dei testi del pm. Invero, non si vedono motivi per i quali costoro – nemmeno costituitisi parte civile – possano avere maturato l’intenzione di accusare falsamente l’imputato.

La condotta dell’imputato integra gli estremi del reato sub A. Invero, dopo essere stato coinvolto, alla guida della sua auto, in un sinistro con l’auto condotta da Do.Pi., non si fermò, né prestò soccorso agli occupanti dell’auto (…), seppure feriti.

Neppure rileva se il sinistro sia sicuramente ascrivibile solo alla condotta colposa del Iv.Ba. Invero, non si tratta di un processo per lesioni, eventualmente cagionate dalla condotta di guida colposa dell’imputato. Al contrario, l’obbligo (la cui inosservanza è sanzionata penalmente) di prestare soccorso non grava solo coloro i quali hanno causato l’incidente ma anche tutti gli utenti della strada, la cui condotta è ricollegabile all’incidente (cfr. co. 1 e 7 dell’art. 189 CDS). Infatti: detto obbligo non è legato alla consumazione ed all’accertamento di un reato, ma al semplice verificarsi di un incidente stradale ricollegabile al comportamento dell’utente della strada (Cass. n. 34138 del 21.12.11 dep 6.9.12).

E’ indifferente anche che vi siano state altre persone a soccorrere i feriti.. Sul punto: In tema di circolazione stradale, l’obbligo di prestare assistenza alle persone ferite non è delegabile a terzi ove non risulti un affidamento del compito di assistenza a soggetti dotati di particolare abilitazioni al soccorso; peraltro, detto obbligo non è legato alla consumazione ed all’accertamento di un reato, ma al semplice verificarsi di un incidente stradale ricollegabile al comportamento dell’utente della strada (Cass. n. 34138 del 21.12.11 dep 6.9.12).

Appare anche necessario precisare che: Il reato di fuga dopo un investimento e quello di mancata prestazione dell’assistenza occorrente, previsti rispettivamente dal sesto e dal settimo comma dell’art. 189 Cod. Strada, configurano due fattispecie autonome e indipendenti, con diversa oggettività giuridica, essendo la prima finalizzata a garantire l’identificazione dei soggetti coinvolti nell’investimento e la ricostruzione delle modalità del sinistro, mentre la seconda ad assicurare il necessario soccorso alle persone rimaste ferite, sicché è ravvisabile un concorso materiale tra le due ipotesi criminose (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 3783 del 10/10/2014 dep. 27/01/2015).

Dal sicuro accertamento che proprio Iv.Ba. era alla guida dell’auto (…) deriva la prova del fatto sub B. Invero, alle 23:46 del 23.03.13, il Ba. denunciava alla stazione dei carabinieri di Altamura il furto della sua autovettura, consumatosi quel giorno stesso fra le ore 22:00 e le ore 22:15 (cfr. denuncia di furto in atti, quale corpo del reato). Tale denuncia appare

evidentemente falsa, considerato che Iv.Ba. era stato riconosciuto alla guida della sua auto quella sera stessa. Appare evidente la natura strumentale della denuncia diretta a sottrarsi alla responsabilità per il sinistro in cui venne coinvolto.

La testimonianza della madre dell’imputato, non esclude la sua colpevolezza. Invero, la donna si è limitata a riferire quanto appreso dal figlio, ossia che avevano subito il furto dell’auto, senza però testimoniare direttamente su circostanze idonee a scalfire la tesi accusatoria.

L’esistenza di un precedente penale per furto preclude il riconoscimento dei benefici richiesti dalla difesa. Deve pertanto anche applicarsi l’aumento di pena per la contestata recidiva.

I fatti di cui al capo A sono stati tutti commessi tutti nel medesimo contesto spazio temporale; invece, il reato sub B è stato commesso sicuramente con l’evidente scopo di sottrarsi alla responsabilità per i reati di cui al capo A ma la verifica della continuazione impone la prova che il medesimo disegno criminosa sussista sin dal momento dell’ideazione del primo reato. Dunque, in questo caso, i reati sub A e B sarebbero unificati dal vincolo della continuazione, solo qualora fosse emersa la prova che già al momento della fuga e dell’omissione di soccorso l’imputato avesse in animo di sporgere una falsa denuncia di furto. In difetto di tale prova, devono cumularsi le pene – tutte computata ex art. 133 c.p. – di cui al capo A (pena base per il reato di cui all’art. 189 col e co 7 anni uno di reclusione aumentata di quattro mesi di reclusione per la contestata recidiva e di un mese di reclusione per il reato di cui all’art. 189 co. 1 e co. 6, oltre alla sospensione della patente di guida per la durata di due anni) ed al capo B (pena base di anni uno di reclusione aumentata di quattro mesi per la contestata recidiva) fino alla pena finale di anni due e mesi nove di reclusione.

All’affermazione di colpevolezza segue la condanna al pagamento delle spese processuali ed alla sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida.

P.Q.M.

Letti gli artt. 533 e 535 cpp dichiara Ba.Iv. colpevole dei reati a lui ascritti e lo condanna alla pena complessivi di anni due e mesi nove di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali. Sospende la patente di guida di Ba.Iv. per la durata di anni due.

Così deciso in Bari il 28 marzo 2017. Depositata in Cancelleria il 28 marzo 2017.

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