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Entro quando l’Agenzia delle Entrate avvia il pignoramento?

31 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 luglio 2017



Prescrizione: per dare il via all’esecuzione forzata, l’Agente della riscossione non può aspettare troppo tempo dalla notifica della cartella di pagamento.

Una cartella esattoriale non può restare in eterno in modalità «standby», cioè ferma in attesa che l’Agenzia delle Entrate Riscossione faccia il passo successivo e si decida a dare il via all’esecuzione forzata, cioè al pignoramento. In eterno no, ma per un periodo massimo di tempo, sì. Un periodo dopo il quale l’Agente di riscossione non può più toccare i beni del contribuente per recuperare il debito. Vediamo, allora, entro quando l’Agenzia delle Entrate avvia il pignoramento prima che la cartella cada in prescrizione.

Quando cade in prescrizione la cartella esattoriale

L’Agenzia delle Entrate Riscossione è tenuta a iniziare l’esecuzione forzata entro il termine di prescrizione del relativo credito (tributo) indicato nella cartella esattoriale.

Significa che non tutti i crediti tributari hanno la stessa efficacia nel tempo: alcuni si prescrivono prima, altri dopo [1]. In base a che cosa cambia il tempo di prescrizione? In base alla natura del tributo dovuto e all’atto con il quale sono liquidati. Vediamo meglio entro quando l’Agenzia delle Entrate Riscossione avvia il pignoramento.

Prescrizione dei tributi erariali

In questo caso parliamo di tributi come Irpef, Iva, Ires, Imposta di Registro, ipocatastali, ecc. che sono oggetto della cartella esattoriale. Il tempo di prescrizione è di 10 anni, decorrenti dalla scadenza del termine per il pagamento della cartella stessa (e quindi, 60 giorni dalla notifica).

Badate bene, però: il fatto di aver impugnato davanti al giudice la cartella esattoriale non sospende i termini di prescrizione (altrimenti sarebbe un gioco da bambini, per arrivare prima alla prescrizione, iniziare una causa e tirarla per le lunghe). Così, se la cartella è impugnata, il termine di 10 anni decorre dal passaggio in giudicato della sentenza.

Prescrizione dei tributi locali

Tari, Tarsu, Tasi, Imu, Tosap, e chi più sigle ha riguardanti i tributi locali periodici più ne metta, si prescrivono in 5 anni. Ma, come nel caso precedente, se il titolo è una sentenza in giudicato, anche per queste tasse il termine slitta a 10 anni.

Prescrizione delle sanzioni

Le sanzioni, invece, si prescrivono in 5 anni decorrenti dall’avvenuta notifica della cartella.

Idem come sopra: se il credito fatto preteso dall’Agenzia delle Entrate Riscossione si basa su una sentenza passata in giudicato, il termine di prescrizione è di 10 anni, sempre dal passaggio in giudicato della sentenza.

Quando si può interrompere la prescrizione

I termini che abbiamo appena citato possono essere interrotti e far ripartire da capo. Quando si può interrompere la prescrizione? Ad esempio, quando l’Agenzia delle Entrate Riscossione notifica di nuovo la cartella esattoriale o invia con raccomandata a/r una intimazione di pagamento oppure avvia il pignoramento. La prescrizione, a questo punto, si blocca e, teoricamente, i termini potrebbero avere una durata illimitata nel tempo: basterebbe, infatti, notificare al contribuente, in prossimità del decorso del termine, un nuovo atto di diffida.

Alcuni autori ritengono che l’iscrizione di fermo sull’auto o l’ipoteca sulla casa non interrompano la prescrizione.

Entro quando si avvia il pignoramento

In caso di notifica di accertamento immediatamente esecutivo da parte dell’Agenzia delle Entrate, se il contribuente non lo contesta all’Ente di riscossione, si avvia l’esecuzione forzata con la notifica del pignoramento, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.

note

[1] Spesso, in giudizio, l’Agenzia delle Entrate Riscossione sostiene erroneamente che la cartella esattoriale abbia una prescrizione decennale indipendentemente dal tipo di credito ivi intimato. Sia l’Agente di riscossione sia l’Inps ritengono, infatti, che la cartella esattoriale sia un atto «paragiudiziale» equiparabile ad una «sentenza di condanna» e come tale soggetta ai termini di prescrizione di cui all’art. 2953 cod. civ.

La Cassazione, invece, con la nota pronuncia n. 12263 del 25/05/2007, nonché con la recente pronuncia n. 9617/2014, ha escluso la generale prescrizione decennale delle cartelle esattoriali affermando che la prescrizione della cartella (e quindi del ruolo di cui essa è espressione) segue i termini previsti dalla legge per il singolo tributo intimato. Si legge in sentenza: «Partendo dalla premessa che l’ingiunzione fiscale, in quanto espressione del potere di auto accertamento e di autotutela della P.A., ha natura di atto amministrativo che cumula in sé le caratteristiche del titolo esecutivo e del precetto, ma è priva di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato (sicché la decorrenza del termine per l’opposizione, pur determinando la decadenza dall’impugnazione, non produce effetti di ordine processuale, ma solo l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito), sussiste la conseguente inapplicabilità dell’art. 2953 cod. civ. ai fini della prescrizione».

«Dalla mancata opposizione delle cartelle esattoriali, discende l’effetto sostanziale dell’incontestabilità del credito, ma non gli effetti di natura processuale riservati ai provvedimenti giurisdizionali e, quindi, l’idoneità al giudicato. Necessario corollario è che l’azione esecutiva rivolta al recupero del credito contributivo non opposto ai sensi dell’art. 24 comma 5 del d.lgs. 46/99, è soggetta non al termine decennale di prescrizione dell’actio iudicati contemplato dall’art. 2953 c.c., bensì al termine proprio della riscossione dei contributi e, quindi, nel caso di specie, al termine quinquennale introdotto dalla legge 335/1995» (Trib. Catania, sez. lavoro, sent. n. 3940/2014).

Non può, dunque, ritenersi corretta l’interpretazione giurisprudenziale citata dall’amministrazione finanziaria secondo cui l’azione diretta all’esecuzione della cartella sia sempre soggetta al termine di prescrizione decennale. Tale interpretazione si fonda sul presupposto dell’equiparazione, ai fini della prescrizione, della cartella esattoriale (atto prettamente amministrativo) ad una sentenza definitiva di accertamento del credito. Equiparazione che, per consolidato orientamento maggioritario della giurisprudenza di merito e di legittimità, è inammissibile (come da sentenze sopra citate).

Se, per esempio, le cartelle sono relative a contributi I.V.S. e rate premio Inail, il termine previsto dalla legge per la prescrizione dei suddetti crediti è di 5 anni a decorrere dalla data di inadempimento/violazione, termine che, a seguito di iscrizione a ruolo e cartella esattoriale inizia nuovamente a decorrere dalla avvenuta notifica della cartella.

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. Che paese di Merda!!!!!!! Loro possono fare tutto quello che vogliono anche se sbagliano!!!! non pagano!!!!mentre il cittadino per forza di cose si deve rivolgere a un Legale e pagare!!!!! Questo non è fisco “AMICO”, è un fisco !ESTORSIONI LEGALIZZATE”. A.D.R.E. significa Agenzia Dazi Roma Estorsini. Visto che nell’ Antica Roma si chiamavano DAZI.
    In Italia sono ritornati i PATRIZI E I PLEBEI!!!!!

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