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Medici di famiglia: al via i ricorsi per ottenere una giusta retribuzione

22 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 agosto 2017



I medici di famiglia in formazione hanno diritto ad una retribuzione pari a quella degli altri specializzandi

Può dirsi ufficialmente cominciata “la battaglia” dei medici di famiglia in formazione, che da anni  percepiscono un trattamento economico discriminatorio, se raffrontato a quello dei colleghi che hanno intrapreso un diverso percorso di specializzazione. Per tale motivo, infatti, moltissimi di loro si sono già rivolti – con appositi ricorsi – ai giudici, al fine di ottenere la giusta retribuzione, spettante loro di diritto.

Vediamo perché.

Una volta completati gli studi universitari (che durano 6 anni), il laureato in medicina e chirurgia deve perfezionare la sua formazione.  Ciò implica un’importante scelta per il futuro di ogni medico, chiamato – subito dopo la laurea – a decidere in quale branca medica vorrà e dovrà specializzarsi.

Non si tratta, però, di dover “semplicemente” scegliere. Per poter diventare, ad esempio, un cardiologo, un nefrologo o un radiologo “a tutti gli effetti” è necessario superare un concorso. Anche chi vuole diventare medico di famiglia deve sottoporsi ad una procedura concorsuale pubblica selettiva, al fine di poter – all’esito del corso di formazione – svolgere la propria professione. Durante la fase della formazione, tutti  gli aspiranti medici (specializzati) percepiscono una borsa di studio. Tuttavia, la borsa di studio degli specializzandi in medicina generale è di gran lunga inferiore rispetto a quella dei colleghi che intraprendono altre specializzazioni.

Ciò, a ben vedere, si traduce in una vera e propria discriminazione ai danni dei futuri medici di famiglia. Discriminazione che, “tradotta in denaro” si manifesta più che evidente. Ed infatti, la borsa di studio percepita da uno specializzando in medicina è di circa 1.600 euro, esentasse e con copertura assicurativa pagata. Al contrario, i giovani medici che frequentano il corso specifico di medicina generale percepiscono circa 960 euro al mese e, oltretutto, sono tenuti a pagare Irpef e Irap. A conti fatti, quindi, la borsa di studio degli specializzandi in medicina generale pesa meno della metà rispetto a quella dei loro colleghi. Il tutto, a fronte di un lavoro analogo: in entrambi i casi i medici in formazione superano un concorso pubblico preselettivo, frequentano diverse ore di formazione in reparto e di lezioni frontali, sostengono esami e visitano pazienti.

L’unica differenza tra le due “categorie” di medici in formazione riguarda il nome del corso e la specializzazione finale che conseguiranno. Ed infatti, i medici specializzandi frequentano un corso di specializzazione medica, i futuri medici di famiglia un corso di “formazione specifica” in medicina generale.

Ma questo basta per giustificare la sopra descritta disparità di trattamento economico nella fase di formazione? È sufficiente al fine di poter ripagare diversamente il lavoro dei giovani medici a seconda del corso intrapreso?

Questi interrogativi si pongono al centro di un acceso dibattito, tant’è che moltissimi medici di famiglia stanno intraprendendo le vie legali al fine di vedersi riconoscere una giusta ed equa retribuzione.

Al riguardo, si consideri che tale situazione dura ormai da più di dieci anni. Prima del 2006, infatti, non esistevano dette ingiustificate differenze retributive tra le due tipologie di corsisti. La distinzione (e la conseguente discriminazione) è stata introdotta da una normativa [1] sui «principi fondamentali per la disciplina unitaria in materia di formazione specifica in medicina generale». Tale normativa prevede, a favore del medico in formazione, il conferimento di una borsa di studio annuale di 11.603 euro (a fronte dei 22.700 euro annui lordi percepiti dagli altri specializzandi). La legge, tuttavia, si è limitata a prevedere laconicamente quanto detto, e non è mai riuscita a motivare, né giustificare in alcun modo la discriminazione che in tal modo si è venuta a creare.

Detta situazione di sostanziale ingiustizia non trova “scriminanti” nemmeno se raffrontata alla normativa europea [2], alla luce della quale, al contrario, la formazione dei medici specialisti (compresa quella relativa alla medicina generale) deve essere «adeguatamente remunerata».

Si consideri, inoltre, che negli altri Paesi la retribuzione dei medici di famiglia in formazione è decisamente più alta. In Germania, ad esempio, agli specializzandi in medicina viene attribuito uno stipendio mensile di 3.500 euro, in Olanda si arriva a 3.600, in Danimarca a 3.750, in Finlandia a 3.000, in Inghilterra lo stipendio è pari addirittura a 5.500 euro. In Italia, purtroppo, le cose sono nettamente diverse e le tasche dei giovani medici decisamente meno piene, soprattutto per chi ha deciso di intraprendere il corso di formazione in medicina generale e che, pertanto, farebbe bene a far valere il proprio diritto a percepire una giusta retribuzione, che sia quanto meno analoga a quella dei propri colleghi.

note

[1] D.M. del 07.03.2006.

[2] Direttiva 82/76/CEE del 26.01.1982.


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