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Negozio in affitto: a chi spetta l’arredamento?

4 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 agosto 2017



Nella ripartizione delle spese tra proprietario e affittuario di un negozio, quelle per l’arredamento del locale devono essere oggetto di specifica pattuizione

In linea generale l’affitto di un locale, sia che si tratti di un’abitazione sia che si tratti di un’attività commerciale, riguarda il solo immobile e non esiste una norma di legge che pone a carico del proprietario l’obbligo di procurare anche l’arredamento. In caso di mancanza, quindi, l’inquilino non può pretendere che il proprietario vi provveda.

Nella realtà, però, succede spesso che l’aspirante inquilino cerchi di prendere in affitto un immobile già provvisto di arredamento e, complici numerose ragioni economiche, ciò avviene soprattutto per chi voglia prendere in affitto un negozio.  

In caso di negozio in affitto, dunque, a chi spetta l’arredamento?

Come detto sopra, non esiste alcuna norma di legge che regoli la questione. Ed infatti, è lasciata alla piena autonomia della parti la possibilità di accordarsi in ordine a chi spetti provvedere all’arredamento del negozio dato in affitto.

Ciò posto, può accadere che il proprietario decida di concedere solo una parte dell’arredo o tutto quello necessario a utilizzare il negozio. Generalmente, tuttavia, trattandosi di locale commerciale, si presume che tutti i mobili presenti siano funzionali all’esercizio dell’attività e che dunque sia interesse dell’inquilino il godimento dell’intera mobilia.

È ovvio, però, che la locazione di un negozio arredato in luogo di uno vuoto avrà un costo differente e ovviamente superiore.

Ciò detto, è bene rammentare che l’accordo contenente l’uso degli arredi di un negozio può essere:

  • contenuto nello stesso contratto di locazione;
  • oggetto di un accordo separato e distinto.

In quest’ultimo caso anche l’accordo va sottoscritto e registrato. In entrambi i casi, inoltre, è necessario effettuare un vero e proprio inventario, indicando i mobili presenti nel locale e il loro stato di conservazione.

Registrare l’accordo ed effettuare l’inventario non sono adempimenti formali privi di utilità pratica.  Infatti, questa procedura, oltre a dare garanzie in ordine alla restituzione dei beni al proprietario al momento della cessazione del contratto, è utile anche al fine di scongiurare eventuali pignoramenti degli arredi qualora le cose dovessero andare male per chi ha preso il negozio in affitto (esercitando un’attività commerciale appunto).

A ulteriore garanzia delle parti, inoltre, è sempre opportuno indicare in contratto quelle situazioni che potrebbero condurre i contraenti a future discussioni. Facciamo il caso, ad esempio, di un macchinario presente nel negozio e a norma con le disposizioni vigenti al momento della sottoscrizione del contratto, ma divenuto irregolare nel corso della locazione.

Chi ne sosterrà i costi: il proprietario o chi ha preso il negozio in affitto?

Per risolvere in via anticipata la questione ed evitare discussioni future, si potrebbe inserire una clausola del seguente tenore “se nel corso della locazione, dovessero intervenire norme che rendessero inutilizzabili in tutto o in parte le attrezzature analiticamente indicate nell’accordo allegato, si conviene che …”.

Inoltre, anche con riferimento all’arredamento, si pone un problema di spese di manutenzione. In ordine a queste può ritenersi efficace la classica distinzione, valida per le spese di manutenzione dell’immobile, tra manutenzione ordinaria e manutenzione straordinaria [1]. Chi ha preso in affitto il locale, pertanto e salvo patto contrario, sarà chiamato al pagamento delle spese relative alle piccole riparazioni sia del negozio che degli arredi, mentre rimangono in capo al proprietario le spese straordinarie o le riparazioni legate alla vetustà dei beni o al loro deterioramento per caso fortuito [2].

note

[1] Art. 1576 Cod. Civ.

[2] Art. 1609 Cod. Civ.

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