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La mia ex non lavora: mantenimento a vita?

5 agosto 2017


La mia ex non lavora: mantenimento a vita?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 agosto 2017



Sono divorziato e corrispondo alla mia ex l’assegno di mantenimento; lei non ha mai lavorato. Possibile che non ci sia il modo per non versarle più nulla?

L’assegno di mantenimento – avendo la funzione di tutelare i figli e il coniuge economicamente più debole di fronte agli squilibri determinati dalla separazione e dal divorzio – non è soggetto a limiti di durata nel tempo, ma può essere modificato o revocato al variare di alcune condizioni previste dalla legge e dalla giurisprudenza.

In via generale, il provvedimento di revisione dell’assegno divorzile riposa sull’accertamento di una modifica delle condizioni economiche degli ex coniugi per la sopravvenienza di giustificati motivi in epoca successiva al deposito della sentenza di divorzio, cui deve coesistere l’idoneità di tale modifica a mutare il pregresso assetto patrimoniale che ha portato all’adozione di un determinato provvedimento di mantenimento nella precedente sentenza di divorzio. L’assenza di figli, come nel caso del lettore, rende di certo più agevole il mutamento della situazione economica del beneficiario, anche se la questione deve essere valutata caso per caso dal giudice chiamato a decidere sul punto.

Oltre ai casi di scuola, come la sopravvenuta morte del coniuge beneficiario, o la sua rinuncia espressa ad ottenere il mantenimento (tutti casi non ricorrenti nella fattispecie), si possono elencare alcuni casi già trattati dai tribunali e dalla Corte di Cassazione, confacenti alla questione, per i quali il lettore potrebbe giovare della riduzione o della revoca del mantenimento. Ad esempio, l’assegno potrebbe venir meno ove il coniuge beneficiario riceva un’eredità consistente, tale da assicurare un miglioramento economico che possa garantirgli un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio [1].

La perdita del mantenimento potrebbe avvenire anche con la costituzione della ex moglie di una nuova famiglia, anche di fatto, poiché la convivenza e la relativa prestazione di assistenza da parte del convivente medesimo, costituisce elemento da valutare in ordine alla disponibilità di mezzi adeguati, rispetto al parametro rappresentato dal tenore di vita goduto nel corso delle nozze [2].

Altresì in ambito lavorativo, la giurisprudenza ha considerato legittima la richiesta di riduzione proporzionale dell’importo dell’assegno di mantenimento da parte del coniuge obbligato che abbia provato che il coniuge beneficiario abbia iniziato a svolgere una propria attività lavorativa percependo un proprio reddito, ovvero dimostrando che il coniuge avente diritto ha trovato impiego, anche se “in nero” [3].

Ci sarebbe anche il caso inverso in cui a modificarsi – ma in peggio – sia la situazione economica dell’onerato a versare l’assegno, ad esempio per la perdita del lavoro o la riduzione dei redditi percepiti negli anni; ma, essendo il lettore un impiegato statale, lo si esclude.

Ad ogni modo, questi, sono tutti casi in cui la giurisprudenza si è pronunciata valutando la fattispecie caso per caso e le cui pronunce, pertanto, non devono essere valutate come casi predefiniti e indiscussi nel campo giuridico. Si è assistito, difatti, ad una massiccia produzione di sentenze che, in astratto, possono sembrare contraddittorie in quanto emanate certe volte a favore della modifica dell’assegno e certe volte contro, ma che in concreto – essendo questioni oggetto di una valutazione meramente soggettiva – vengono considerate da alcuni giudicanti come accadimenti atti a modificare in modo sostanziale la situazione economica del coniuge beneficiario, da altri come eventi non sufficienti a giustificare una tale domanda di riduzione o revoca.

Sul punto, si consiglia al lettore di fare alcune indagini, tramite amici in comune con la ex moglie, per verificare eventuali attività lavorative irregolari, o introiti percepiti per vie traverse, anche perché con soli 228 euro al mese una persona non può di certo vivere al giorno d’oggi. Se ad aiutarla dovessero essere i familiari, allora lì non potremmo agire per la riduzione dell’assegno, poiché tali entrate non vengono considerate veri e propri redditi in quanto sugli stessi – per costante giurisprudenza – il coniuge non può fare affidamento costante né avanzare pretese. Pertanto, se la ex moglie avesse integrato una della fattispecie sopra riportate, il lettore potrebbe agire dinanzi al tribunale competente [4] per ottenere la modifica dell’assegno di mantenimento, nella speranza che il giudice – verificata la situazione – valuti il caso nel migliore dei modi.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla

note

[1] Cass. sent. n. 932 del 17.01.2014.

[2] Cass. sent. n. 25845 del 18.11.2013.

[3] Cass. sent. n. 19042 del 12.12.2003.

[4] Con ricorso ex art. 710 cod. proc. civ.


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