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Ricovero in rsa: come usufruire dei permessi 104?

5 agosto 2017


Ricovero in rsa: come usufruire dei permessi 104?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 agosto 2017



Sono insegnante e tutrice di mio zio, invalido, ricoverato in una rsa. Vorrei usufruire dei 3 giorni di permesso 104 tramite una dichiarazione della rsa che, però, non vuole rilasciarmela. Che fare?

La lettrice chiede se abbia diritto o meno ai permessi previsti dalla legge n. 104/1992 per garantire allo zio assistenza, nonostante si trovi in situazione di ricovero/degenza presso una casa di riposo.

Innanzitutto, pare doveroso delineare la disciplina che regola l’istituto dei permessi di cui alla predetta legge n. 104/1992, come modificata dalla legge n. 183/2010 (cosiddetto “Collegato Lavoro”). La legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate garantisce a coloro che devono assistere una persona handicappata (intendendosi per tale anche un soggetto con menomazioni psichiche) una serie di benefici, volti a consentire di conciliare l’attività lavorativa da questi prestata, con le esigenze di cura ed assistenza del disabile. In particolare, la legge garantisce:

  • alla lavoratrice madre o, in alternativa, al lavoratore padre, anche adottivi, di minore con handicap in situazione di gravità accertata il prolungamento fino a tre anni del periodo di astensione facoltativa dal lavoro, o in alternativa due ore di permesso giornaliero retribuito fino al compimento del terzo anno di vita del bambino;
  • al lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità e che sia coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, il diritto di beneficiare di tre giorni di permesso mensile retribuito, anche in maniera continuativa;
  • al dipendente pubblico il diritto di scelta, ove possibile, della sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere ed il divieto di trasferimento senza il suo consenso ad altra sede.

Con specifico riferimento al settore scolastico [1], infine, i permessi in parola sono retribuiti, non riducono le ferie e devono essere possibilmente fruiti in giornate non ricorrenti. I soggetti che hanno diritto di assistere una persona portatrice di handicap grave sono, per espressa previsione di legge, in via alternativa tra loro, il coniuge, la madre, il padre, i genitori adottivi o affidatari, i parenti o affini entro il secondo grado (genitori e nonni propri o del coniuge, nipoti, fratelli e sorelle, cognati), o ancora i parenti e gli affini entro il terzo grado (bisnonni propri o del coniuge, zii propri o del coniuge), qualora i genitori o il coniuge del portatore di handicap siano ultrasessantacinquenni o affetti da patologie invalidanti, oppure siano deceduti o mancanti. Tali soggetti possono assistere il portatore di handicap, anche se con lui non conviventi. L’elenco degli aventi diritto all’assistenza è, tuttavia, tassativo e perciò non può essere esteso a soggetti diversi da quelli specificatamente indicati dalla legge.

Nel caso di specie, il parente che necessita di assistenza è uno zio del quale la lettrice afferma essere nipote di terzo grado; il rapporto di parentela che li lega è, pertanto, compreso tra quelli precedentemente elencati. Oltre a ciò, sono condizioni indispensabili ai fini del diritto ai permessi di cui alla legge 104:

  • l’accertamento della condizione di handicap in situazione di gravità;
  • essere l’unico soggetto che effettivamente presta la propria assistenza alla persona congiunta handicappata [2];
  • che la persona con disabilità non sia ricoverata a tempo pieno in strutture ospedaliere o case di cura.

Questo specifico requisito (l’assenza di ricovero ospedaliero o casa di cura) è stato precisato nel suo contenuto e nella sua disciplina dall’Inps in due circolari [3] che precisano che deve intendersi per «ricovero a tempo pieno» la degenza per le intere ventiquattro ore presso strutture ospedaliere o simili, sia pubbliche che private, che assicurano assistenza sanitaria continuativa. La specificazione «assistenza sanitaria continuativa» sembra negare l’eventuale rilevanza della necessità assistenziale non sanitaria (ad esempio l’aiuto all’igiene, all’alimentazione, al supporto personale) di cui molto spesso invece i familiari di una persona ricoverata si fanno carico. Tuttavia, sia l’Inps che il dipartimento della Funzione Pubblica individuano, nelle medesime circolari, tre eccezioni in presenza delle quali, anche in caso di ricovero del disabile, i permessi 104 possono essere comunque concessi:

  • interruzione del ricovero a tempo pieno per necessità del disabile in situazione di gravità di recarsi al di fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite e terapie appositamente certificate;
  • ricovero a tempo pieno di un disabile in situazione di gravità in stato vegetativo persistente e/o con prognosi infausta a breve termine;
  • ricovero a tempo pieno di un minore con disabilità in situazione di gravità per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura ospedaliera il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare.

A queste tre eccezioni, si aggiunge, in riferimento al solo congedo straordinario, la possibilità di usufruire del congedo nel caso sia richiesta dai sanitari la presenza del soggetto che presta assistenza. L’eccezione, estensiva di quanto già previsto per il minore, vale per tutti i lavoratori dei settori pubblico e privato e viene richiamata dalla circolare Inps n. 32 del 6 marzo 2011, la quale – al punto 6 – in riferimento non solo al congedo straordinario, ma anche ai permessi, riporta che, tenuto conto anche di quanto normativamente previsto per i permessi 104, si elencano di seguito alcune ipotesi che fanno eccezione al requisito della assenza del ricovero a tempo pieno sia per quanto concerne i suddetti permessi (prolungamento del congedo parentale, riposi orari, permessi giornalieri) sia relativamente al congedo straordinario:

  • interruzione del ricovero a tempo pieno per necessità del disabile in situazione di gravità di recarsi al di fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite e terapie appositamente certificate;
  • ricovero a tempo pieno di un disabile in situazione di gravità in stato vegetativo persistente e/o con prognosi infausta a breve termine;
  • ricovero a tempo pieno di un soggetto disabile in situazione di gravità per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare, ipotesi precedentemente prevista per i soli minori.

Questo viene precisato dall’Inps, mentre il dipartimento della Funzione Pubblica – relativa alla medesima materia – non fa menzione delle novità relative all’estensione predetta. La ricorrenza delle circostanze sopra esposte deve comunque essere debitamente documentata e valutata da parte del medico competente [4].

Ciò posto, nel caso di specie, la lettrice ha diritto ai permessi previsti e disciplinati dalla legge n. 104/1992, nonostante suo zio sia ricoverato presso una rsa, ma necessitando lo stesso di assistenza da parte dei familiari. Tale necessità di assistenza da parte dei familiari (nel caso di specie la lettrice) deve tuttavia, al fine di poter ottenere i premessi in parola, essere certificata dai sanitari della struttura, i quali in presenza di detta effettiva esigenza non possono esimersi dalla certificazione. La relativa domanda andrà indirizzata al dirigente scolastico, corredata da idonea certificazione da parte dei sanitari della struttura, al fine di non incorrere in contestazioni di sorta. Sul datore di lavoro incombe il diritto-dovere di verificare in concreto l’esistenza dei presupposti di legge per la concessione dei permessi citati, rispetto alla quale non ha alcuna ulteriore discrezionalità, al di là della verifica della sussistenza dei requisiti di legge: conseguentemente, il dirigente scolastico dovrà controllare la correttezza formale della domanda, verificando, in base alla documentazione prodotta, la sussistenza dei requisiti e delle condizioni prescritti dalla legge;

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Valentina Azzini

note

[1] Ai sensi dell’art. 15, co. 6, Ccnl Scuola.

[2] Cons. Stato, sent. n. 4182 del 27.07.2007; Cons. Stato parere n. 5078 del 2008; Circ. Dipartimento Funzione Pubblica n. 13 dello 06.12.2010; min. Lav. interpello n. 32 del 2011.

[3] Circ. Inps n. 155 dello 03.12.2010 e Circ. Dipartimento Funzione Pubblica n. 13 dello 06.12.2010.

[4] Circ. Inpdap n. 1 del 14.02.2011, punto 3.1.

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