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Domanda di patteggiamento: i tempi previsti

12 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 agosto 2017



Il patteggiamento consente di definire rapidamente il processo beneficiando di uno sconto di pena fino ad un terzo.

Se sei sicuro che affrontando un processo penale sarai condannato, se (a prescindere dalla tua colpevolezza o innocenza) vuoi evitare il rischio di subire un lungo ed estenuante processo che potrebbe concludersi con una pena alta o se vuoi evitare che la persona offesa si costituisca parte civile e ti costringa a pagare una somma a titolo di risarcimento del danno (oltre le spese del suo avvocato), puoi decidere di patteggiare.

Il patteggiamento

Il patteggiamento (definito tecnicamente anche applicazione della pena su richiesta delle parti) è uno dei riti alternativi premiali previsti dal nostro ordinamento: prevede, infatti, la riduzione della pena fino ad un terzo.

Il patteggiamento può essere chiesto da chiunque sia imputato (o indagato) in un procedimento penale  per un reato la cui pena prevista non supera due (o al massimo cinque anni): la richiesta di pena deve trovare il parere favorevole del pubblico ministero affinché il giudice possa valutarla.

Facciamo un esempio. Se sono imputato in un procedimento penale in quanto accusato di aver commesso il reato di omicidio colposo (che prevede la pena della reclusione da sei mesi a cinque anni) e non ho riportato altre condanne (né ho procedimenti penali in corso), potrò chiedere al giudice (d’accordo con il pubblico ministero) di patteggiare la pena di otto mesi (derivanti dalla pena base di un anno diminuita di un terzo, per effetto del patteggiamento, alla pena otto mesi).

Il patteggiamento è sempre ammesso per i reati per i quali è prevista la pena di anni due si reclusione, mentre non è sempre possibile per i reati puniti con la pena massima di cinque anni. E’ vietato, infatti, patteggiare per i reati di prostituzione minorile, pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, pornografia minorile, iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo, nonché quelli contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza, o recidivi, qualora la pena superi due anni soli o congiunti a pena pecuniaria [1].

 

Entro che termine devo patteggiare?

A seconda dello stato del procedimento, i tempi della richiesta di patteggiamento variano: ecco i diversi casi.

  • Nel corso delle indagini preliminari, l’indagato potrà presentare una richiesta di patteggiamento congiunta con il pubblico ministero (o una richiesta con il consenso scritto del pm) ed il giudice fisserà l’udienza per la decisione [3];
  • a seguito dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, l’indagato o il difensore potranno fare richiesta di patteggiamento al pubblico ministero che, dopo aver espresso il proprio parere, trasmetterà tutto al giudice per le indagini preliminari che fisserà un’udienza in camera di consiglio per la decisione;
  • in udienza, l’imputato potrà scegliere di definire il procedimento con il patteggiamento (ovvero stabilire la pena con il consenso del pubblico ministero) formulando espressa richiesta, oralmente o per iscritto (personalmente o con l’ausilio del proprio difensore munito di procura speciale, cosiddetto procuratore speciale) [2] prima delle conclusioni o fino all’apertura del dibattimento;
  • in caso di giudizio immediato, la richiesta di patteggiamento dovrà invece essere formulata per iscritto entro il termine di  15 giorni dalla notifica del decreto di giudizio immediato.  

Il giudice che riceverà la richiesta di patteggiamento dell’indagato (o imputato) con il parere favorevole del pubblico ministero dovrà verificare la correttezza:

  • della qualificazione giuridica del reato;
  • della configurazione delle circostanze attenuanti ed aggravanti e della loro comparazione;
  • dei calcoli meramente matematici della pena;

Il giudice dovrà, altresì, valutare la congruità della pena concordata tra le parti ed avrà, in ogni caso, l’obbligo di dichiarare se vi siano cause di non punibilità (che prevalgono anche sulla scelta del patteggiamento).

Al termine della sua valutazione, il giudice potrà pronunciare sentenza di condanna alla pena concordata tra le parti o rigettare il patteggiamento.

In caso di patteggiamento, se vi è costituzione di parte civile, il giudice non decide sulla relativa domanda, per cui la persona offesa dal reato (vittima o danneggiata) potrà chiedere il risarcimento dei danni direttamente in sede civile (il giudice del patteggiamento, se la parte civile lo richiede, potrà condannare l’imputato al pagamento delle spese legali sostenute dalla persona offesa).

E’ importante sottolineare che la sentenza di patteggiamento non è una pronuncia di condanna né può essere valutata come tale fuori del processo penale.

I vantaggi del patteggiamento

Il rito del patteggiamento consente:

  • la riduzione fino ad un terzo della pena;
  • la possibilità di subordinare la pena (qualora sia contenuta entro i due anni) alla sua sospensione (ciò significa che l’imputato precisa che, qualora il giudice non volesse sospendere la pena, egli rinuncerebbe al patteggiamento e si sottoporrebbe al processo).
  • l’esonero dal pagamento delle spese processuali, delle pene accessorie e misure di sicurezza (eccetto la confisca obbligatoria).

Avverso il patteggiamento è previsto il solo ricorso per cassazione (in ipotesi, a dire il vero, piuttosto rare) e non l’appello.

Infine, il patteggiamento consente all’imputato (condannato) di poter chiedere, al giudice che ha emesso la sentenza, di dichiarare l’estinzione del reato (ovvero la sua cancellazione), se non abbia subito condanne per delitti o contravvenzioni della stessa natura, nel termine di:

  • cinque anni per i delitti;
  • due anni per le contravvenzioni [4].

note

[1] Art. 444 cod. proc. pen.

[2] Art. 446 cod. proc. pen.

[3] Art. 447 cod. proc. pen.

[4] Art. 445 cod. proc. pen.

 

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