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D. lgs.n. 116/2017 – Riforma competenze Giudice di Pace

Pubblicato il 1 agosto 2017

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> Pubblicato il 1 agosto 2017

Come cambiano le competenze del giudice di pace. Il decreto legislativo di riforma della magistratura onoraria: ecco il testo.

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il d.lgs. n. 116/2017 sulla riforma della magistratura onoraria. Il decreto contiene anche la modifica alle competenze del giudice di Pace. In calce all’articolo troverai il testo della riforma. Ma prima ecco in pillole cosa prevede la nuova legge.

Il decreto legislativo detta una disciplina dedicata alla magistratura onoraria, da applicare ai giudici di pace, ai giudici onorari di tribunale e ai vice procuratori onorari.

Al giudice di pace vanno le controversie con valore non superiore a 50 mila euro relative a beni mobili; gli vengono poi  assegnate le cause in materia di condominio negli edifici ossia tutte quelle derivanti da errate applicazioni o da violazione delle norme del codice. Ma l’attribuzione di questa competenza avverrà solo a partire dal 31 ottobre del 2025.

Per gli incidenti stradali il GdP ha competenze per controversie fino a 100.000 euro, invece degli attuali 20 mila.

Si potranno giudicare secondo equità le liti fino a 2.500 euro (al posto dagli attuali 1.100 euro).

In materia di diritti reali e comunione, sono attratte alla competenza del giudice di pace, i procedimenti sotto la soglia del valore di 30 mila euro inerenti: usucapione di beni immobili e di diritti reali immobiliari, riordino della proprietà rurale, accessioni, azioni di rivendica e negatorie, regolamento di confini, superficie, costituzione, acquisto, estinzione ed accertamento della servitù, impugnazione della divisione di beni immobili e scioglimento della comunione su beni immobili. Il Giudice di Pace si occuperà poi di: distanze nelle piantagioni e scavi e dei muri, fossi e siepi interposti tra i fondi, luci e vedute, salvo eccezioni indicate, stillicidio ed acque, occupazione e invenzione di cose mobili, specificazione, unione e commistione, enfiteusi, usufrutto, uso e abitazione, esercizio delle servitù, diritti e obblighi del possessore nella restituzione della cosa.

Al GdP spetta la competenza anche sull’esecuzione forzata mobiliare. Infine sentenzierà anche in merito ai procedimenti in materia di previdenza e assistenza obbligatoria, a quelli di impugnazione o di opposizione avverso provvedimenti amministrativi e quelli di volontaria giurisdizione in materia successoria.

Per scaricare il testo integrale del decreto legislativo n. 116/2017 clicca qui.

DECRETO LEGISLATIVO 13 luglio 2017, n. 116

Riforma organica della magistratura onoraria e altre disposizioni sui

giudici di pace, nonche’ disciplina transitoria relativa ai

magistrati onorari in servizio, a norma della legge 28 aprile 2016,

n. 57. (17G00129)

(GU n.177 del 31-7-2017)

Vigente al: 15-8-2017

Capo I

Disposizioni generali

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Vista la legge 28 aprile 2016, n. 57 recante disposizioni di delega

al Governo per la riforma organica della magistratura onoraria e

altre disposizioni sui giudici di pace;

Visto il regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12;

Vista la legge 21 novembre 1991, n. 374;

Visto il decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25;

Visto il decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26;

Visto il decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 273, e, in

particolare, l’articolo 4;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri

adottata nella riunione del 5 maggio 2017;

Acquisito il parere reso dalle competenti Commissioni parlamentari

della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Acquisito il parere del Consiglio superiore della magistratura;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella

riunione del 10 luglio 2017;

Sulla proposta del Ministro della giustizia;

Emana

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Magistratura onoraria

1. Il «giudice onorario di pace» e’ il magistrato onorario addetto

all’ufficio del giudice di pace. Al giudice onorario di pace sono

assegnati i compiti e le funzioni di cui all’articolo 9.

2. Il «vice procuratore onorario» e’ il magistrato onorario addetto

all’ufficio di collaborazione del procuratore della Repubblica

istituito ai sensi dell’articolo 2. Al vice procuratore onorario sono

assegnati i compiti e le funzioni di cui all’articolo 16.

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3. L’incarico di magistrato onorario ha natura inderogabilmente

temporanea, si svolge in modo da assicurare la compatibilita’ con lo

svolgimento di attivita’ lavorative o professionali e non determina

in nessun caso un rapporto di pubblico impiego. Al fine di assicurare

tale compatibilita’, a ciascun magistrato onorario non puo’ essere

richiesto un impegno complessivamente superiore a due giorni a

settimana. Ai magistrati onorari sono assegnati affari, compiti e

attivita’, da svolgere sia in udienza che fuori udienza, in misura

tale da assicurare il rispetto di quanto previsto dal presente comma.

4. Il magistrato onorario esercita le funzioni giudiziarie secondo

principi di autoorganizzazione dell’attivita’, nel rispetto dei

termini e delle modalita’ imposti dalla legge e dalle esigenze di

efficienza e funzionalita’ dell’ufficio.

N O T E

Avvertenza:

Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto

dall’amministrazione competente per materia, ai sensi

dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle

disposizioni sulla promulgazione delle leggi,

sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica

e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,

approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo

fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge

modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano

invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi

qui trascritti.

Note alle premesse:

– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che

l’esercizio della funzione legislativa non puo’ essere

delegato al Governo se non con determinazione di principi e

criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per

oggetti definiti.

– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,

al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le

leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i

regolamenti.

Il regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 reca:

«Ordinamento giudiziario», pubblicato nella Gazzetta

Ufficiale 4 febbraio 1941, n. 28.

– La legge 21 novembre 1991, n. 374 (Istituzione del

giudice di pace) e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 27

novembre 1991, n. 278, S.O.

– Il decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25

(Istituzione del Consiglio direttivo della Corte di

cassazione e nuova disciplina dei consigli giudiziari, a

norma dell’art. 1, comma 1, lettera c), della legge 25

luglio 2005, n. 150) e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale

3 febbraio 2006, n. 28, S.O.

– Il decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26

(Istituzione della Scuola superiore della magistratura,

nonche’ disposizioni in tema di tirocinio e formazione

degli uditori giudiziari, aggiornamento professionale e

formazione dei magistrati, a norma dell’art. 1, comma 1,

lettera b), della legge 25 luglio 2005, n. 150) e’

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 3 febbraio 2006, n. 28,

S.O.

– Si riporta il testo dell’art. 4 del decreto

legislativo 28 luglio 1989, n. 273 (Norme di attuazione, di

coordinamento e transitorie del decreto del Presidente

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della Repubblica 22 settembre 1988, n. 449, recante norme

per l’adeguamento dell’ordinamento giudiziario al nuovo

processo penale ed a quello a carico degli imputati

minorenni):

«Art. 4. – 1. Ai giudici onorari di tribunale spetta

un’indennita’ di euro 98 per le attivita’ di udienza svolte

nello stesso giorno.

1-bis. Ai giudici onorari di tribunale spetta

un’ulteriore indennita’ di euro 98 ove il complessivo

impegno lavorativo per le attivita’ di cui al comma 1

superi le cinque ore.

2. Ai vice procuratori onorari spetta un’indennita’

giornaliera di euro 98 per l’espletamento delle seguenti

attivita’, anche se svolte cumulativamente:

a) partecipazione ad una o piu’ udienze in relazione

alle quali e’ conferita la delega;

b) ogni altra attivita’, diversa da quella di cui alla

lettera a), delegabile a norma delle vigenti disposizioni

di legge.

2-bis. Ai vice procuratori onorari spetta un’ulteriore

indennita’ di euro 98 ove il complessivo impegno lavorativo

necessario per lo svolgimento di una o piu’ attivita’ di

cui al comma 2 superi le cinque ore giornaliere.

2-ter. Ai fini dell’applicazione dei commi 1-bis e

2-bis, la durata delle udienze e’ rilevata dai rispettivi

verbali e la durata della permanenza in ufficio per

l’espletamento delle attivita’ di cui al comma 2, lettera

b), e’ rilevata dal procuratore della Repubblica.

3. L’ammontare delle indennita’ previste dai commi 1 e

2 puo’ essere adeguato ogni tre anni, con decreto emanato

dal ministro di grazia e giustizia di concerto con il

ministro del tesoro, in relazione alla variazione,

accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per

le famiglie di operai e impiegati, verificatasi nel

triennio precedente.

4. La spesa relativa gravera’ sul capitolo 1589 del

bilancio del ministero di grazia e giustizia.

5. Sono abrogati gli articoli 32, comma 2 e 208 del

regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12.».

Art. 2

Istituzione dell’ufficio di collaborazione

del procuratore della Repubblica

1. Sono costituite, nelle procure della Repubblica presso i

tribunali ordinari, strutture organizzative denominate «ufficio di

collaborazione del procuratore della Repubblica».

2. L’ufficio di cui al comma 1 si avvale, secondo le determinazioni

organizzative del procuratore della Repubblica, dei vice procuratori

onorari, del personale di segreteria, di coloro che svolgono il

tirocinio formativo a norma dell’articolo 73 del decreto-legge 21

giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9

agosto 2013, n. 98, o la formazione professionale dei laureati a

norma dell’articolo 37, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n.

98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n.

111.

Note all’art. 2:

– Si riporta il testo dell’art. 73 del decreto-legge 21

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giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla

legge 9 agosto 2013, n. 98 (Disposizioni urgenti per il

rilancio dell’economia):

«Art. 73 (Formazione presso gli uffici giudiziari). –

1. I laureati in giurisprudenza all’esito di un corso di

durata almeno quadriennale, in possesso dei requisiti di

onorabilita’ di cui all’art. 42-ter, secondo comma, lettera

g), del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, che abbiano

riportato una media di almeno 27/30 negli esami di diritto

costituzionale, diritto privato, diritto processuale

civile, diritto commerciale, diritto penale, diritto

processuale penale, diritto del lavoro e diritto

amministrativo, ovvero un punteggio di laurea non inferiore

a 105/110 e che non abbiano compiuto i trenta anni di eta’,

possono accedere, a domanda e per una sola volta, a un

periodo di formazione teorico-pratica presso la Corte di

cassazione, le Corti di appello, i tribunali ordinari, la

Procura generale presso la Corte di cassazione, gli uffici

requirenti di primo e secondo grado, gli uffici e i

tribunali di sorveglianza e i tribunali per i minorenni

della durata complessiva di diciotto mesi. I laureati, con

i medesimi requisiti, possono accedere a un periodo di

formazione teorico-pratica, della stessa durata, anche

presso il Consiglio di Stato, sia nelle sezioni

giurisdizionali che consultive, e i Tribunali

Amministrativi Regionali. La Regione Siciliana e le

province autonome di Trento e di Bolzano, nell’ambito della

propria autonomia statutaria e delle norme di attuazione,

attuano l’istituto dello stage formativo e disciplinano le

sue modalita’ di svolgimento presso il Consiglio di

Giustizia amministrativa per la Regione Siciliana e presso

il Tribunale Regionale di Giustizia amministrativa di

Trento e la sezione autonoma di Bolzano.

2. Quando non e’ possibile avviare al periodo di

formazione tutti gli aspiranti muniti dei requisiti di cui

al comma 1 si riconosce preferenza, nell’ordine, alla media

degli esami indicati, al punteggio di laurea e alla minore

eta’ anagrafica. A parita’ dei requisiti previsti dal primo

periodo si attribuisce preferenza ai corsi di

perfezionamento in materie giuridiche successivi alla

laurea.

3. Per l’accesso allo stage i soggetti di cui al comma

1 presentano domanda ai capi degli uffici giudiziari con

allegata documentazione comprovante il possesso dei

requisiti di cui al predetto comma, anche a norma degli

articoli 46 e 47 del decreto del Presidente della

Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. Nella domanda puo’

essere espressa una preferenza ai fini dell’assegnazione,

di cui si tiene conto compatibilmente con le esigenze

dell’ufficio. Per il Consiglio di Stato, il Consiglio di

Giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, il

Tribunale Regionale di Giustizia amministrativa di Trento e

la sezione autonoma di Bolzano, i Tribunali Amministrativi

Regionali la preferenza si esprime con riferimento ad una o

piu’ sezioni in cui sono trattate specifiche materie.

4. Gli ammessi allo stage sono affidati a un magistrato

che ha espresso la disponibilita’ ovvero, quando e’

necessario assicurare la continuita’ della formazione, a un

magistrato designato dal capo dell’ufficio. Gli ammessi

assistono e coadiuvano il magistrato nel compimento delle

ordinarie attivita’. Il magistrato non puo’ rendersi

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affidatario di piu’ di due ammessi. Il ministero della

giustizia fornisce agli ammessi allo stage le dotazioni

strumentali, li pone in condizioni di accedere ai sistemi

informatici ministeriali e fornisce loro la necessaria

assistenza tecnica. Per l’acquisto di dotazioni strumentali

informatiche per le necessita’ di cui al quarto periodo e’

autorizzata una spesa unitaria non superiore a 400 euro.

Nel corso degli ultimi sei mesi del periodo di formazione

il magistrato puo’ chiedere l’assegnazione di un nuovo

ammesso allo stage al fine di garantire la continuita’

dell’attivita’ di assistenza e ausilio. L’attivita’ di

magistrato formatore e’ considerata ai fini della

valutazione di professionalita’ di cui all’art. 11, comma

2, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, nonche’

ai fini del conferimento di incarichi direttivi e

semidirettivi di merito. L’attivita’ di magistrato

formatore espletata nell’ambito dei periodi formativi dei

laureati presso gli organi della Giustizia amministrativa

non si considera ai fini dei passaggi di qualifica di cui

al capo II del titolo II della legge 27 aprile 1982, n.

186, e successive modificazioni, ne’ ai fini del

conferimento delle funzioni di cui all’art. 6, quinto

comma, della medesima legge. Al magistrato formatore non

spetta alcun compenso aggiuntivo o rimborso spese per lo

svolgimento dell’attivita’ formativa.

5. L’attivita’ degli ammessi allo stage si svolge sotto

la guida e il controllo del magistrato e nel rispetto degli

obblighi di riservatezza e di riserbo riguardo ai dati,

alle informazioni e alle notizie acquisite durante il

periodo di formazione, con obbligo di mantenere il segreto

su quanto appreso in ragione della loro attivita’ e

astenersi dalla deposizione testimoniale. Essi sono ammessi

ai corsi di formazione decentrata organizzati per i

magistrati dell’ufficio ed ai corsi di formazione

decentrata loro specificamente dedicati e organizzati con

cadenza almeno semestrale secondo programmi che sono

indicati per la formazione decentrata da parte della Scuola

superiore della magistratura. I laureati ammessi a

partecipare al periodo di formazione teorico-pratica presso

il Consiglio di Stato, il Consiglio di Giustizia

amministrativa per la Regione Siciliana, i Tribunali

Amministrativi Regionali e il Tribunale Regionale di

Giustizia amministrativa di Trento e la sezione autonoma di

Bolzano sono ammessi ai corsi di formazione organizzati dal

Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa.

5-bis. L’attivita’ di formazione degli ammessi allo

stage e’ condotta in collaborazione con i consigli

dell’Ordine degli avvocati e con il Consiglio nazionale

forense relativamente agli uffici di legittimita’, nonche’

con le Scuole di specializzazione per le professioni

legali, secondo le modalita’ individuate dal Capo

dell’Ufficio, qualora gli stagisti ammessi risultino anche

essere iscritti alla pratica forense o ad una Scuola di

specializzazione per le professioni legali.

6. Gli ammessi allo stage hanno accesso ai fascicoli

processuali, partecipano alle udienze del processo, anche

non pubbliche e dinanzi al collegio, nonche’ alle camere di

consiglio, salvo che il giudice ritenga di non ammetterli;

non possono avere accesso ai fascicoli relativi ai

procedimenti rispetto ai quali versano in conflitto di

interessi per conto proprio o di terzi, ivi compresi i

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fascicoli relativi ai procedimenti trattati dall’avvocato

presso il quale svolgono il tirocinio.

7. Gli ammessi allo stage non possono esercitare

attivita’ professionale innanzi l’ufficio ove lo stesso si

svolge, ne’ possono rappresentare o difendere, anche nelle

fasi o nei gradi successivi della causa, le parti dei

procedimenti che si sono svolti dinanzi al magistrato

formatore o assumere da costoro qualsiasi incarico

professionale.

8. Lo svolgimento dello stage non da diritto ad alcun

compenso e non determina il sorgere di alcun rapporto di

lavoro subordinato o autonomo ne’ di obblighi previdenziali

e assicurativi.

8-bis. Agli ammessi allo stage e’ attribuita, ai sensi

del comma 8-ter, una borsa di studio determinata in misura

non superiore ad euro 400 mensili e, comunque, nei limiti

della quota prevista dall’art. 2, comma 7, lettera b), del

decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con

modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181.

8-ter. Il Ministro della giustizia, di concerto con il

Ministro dell’economia e delle finanze, con decreto di

natura non regolamentare, determina annualmente l’ammontare

delle risorse destinate all’attuazione degli interventi di

cui al comma 8-bis del presente articolo sulla base delle

risorse disponibili di cui all’art. 2, comma 7, lettera b),

del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito,

con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, i

requisiti per l’attribuzione della borsa di studio di cui

al comma 8-bis, sulla base dell’indicatore della situazione

economica equivalente (ISEE) calcolato per le prestazioni

erogate agli studenti nell’ambito del diritto allo studio

universitario, nonche’ i termini e le modalita’ di

presentazione della dichiarazione sostitutiva unica.

9. Lo stage puo’ essere interrotto in ogni momento dal

capo dell’ufficio, anche su proposta del magistrato

formatore, per sopravvenute ragioni organizzative o per il

venir meno del rapporto fiduciario, anche in relazione ai

possibili rischi per l’indipendenza e l’imparzialita’

dell’ufficio o la credibilita’ della funzione giudiziaria,

nonche’ per l’immagine e il prestigio dell’ordine

giudiziario.

10. Lo stage puo’ essere svolto contestualmente ad

altre attivita’, compreso il dottorato di ricerca, il

tirocinio per l’accesso alla professione di avvocato o di

notaio e la frequenza dei corsi delle scuole di

specializzazione per le professioni legali, purche’ con

modalita’ compatibili con il conseguimento di un’adeguata

formazione. Il contestuale svolgimento del tirocinio per

l’accesso alla professione forense non impedisce

all’avvocato presso il quale il tirocinio si svolge di

esercitare l’attivita’ professionale innanzi al magistrato

formatore.

11. Il magistrato formatore redige, al termine dello

stage, una relazione sull’esito del periodo di formazione e

la trasmette al capo dell’ufficio.

11-bis. L’esito positivo dello stage, come attestato a

norma del comma 11, costituisce titolo per l’accesso al

concorso per magistrato ordinario, a norma dell’art. 2 del

decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, e successive

modificazioni. Costituisce altresi’ titolo idoneo per

l’accesso al concorso per magistrato ordinario lo

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svolgimento del tirocinio professionale per diciotto mesi

presso l’Avvocatura dello Stato, sempre che sussistano i

requisiti di merito di cui al comma 1 e che sia attestato

l’esito positivo del tirocinio.

12.

13. Per l’accesso alla professione di avvocato e di

notaio l’esito positivo dello stage di cui al presente

articolo e’ valutato per il periodo di un anno ai fini del

compimento del periodo di tirocinio professionale ed e’

valutato per il medesimo periodo ai fini della frequenza

dei corsi della scuola di specializzazione per le

professioni legali, fermo il superamento delle verifiche

intermedie e delle prove finali d’esame di cui all’art. 16

del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398.

14. L’esito positivo dello stage costituisce titolo di

preferenza a parita’ di merito, a norma dell’art. 5 del

decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n.

487, nei concorsi indetti dall’amministrazione della

giustizia, dall’amministrazione della giustizia

amministrativa e dall’Avvocatura dello Stato. Per i

concorsi indetti da altre amministrazioni dello Stato

l’esito positivo del periodo di formazione costituisce

titolo di preferenza a parita’ di titoli e di merito.

15. L’esito positivo dello stage costituisce titolo di

preferenza per la nomina a giudice onorario di tribunale e

a vice procuratore onorario.

16. All’art. 5, della legge 21 novembre 1991, n. 374,

dopo il comma 2, e’ inserito il seguente comma:

«2-bis. La disposizione di cui al comma 2 si applica

anche a coloro che hanno svolto con esito positivo lo stage

presso gli uffici giudiziari.».

17. Al fine di favorire l’accesso allo stage e’ in ogni

caso consentito l’apporto finanziario di terzi, anche

mediante l’istituzione di apposite borse di studio, sulla

base di specifiche convenzioni stipulate con i capi degli

uffici, o loro delegati, nel rispetto delle disposizioni

del presente articolo.

18. I capi degli uffici giudiziari di cui al presente

articolo quando stipulano le convenzioni previste dall’art.

37 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con

modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, devono

tenere conto delle domande presentate dai soggetti in

possesso dei requisiti di cui al comma 1.

19. L’esito positivo dello stage presso gli uffici

della Giustizia amministrativa, come attestato a norma del

comma 11, e’ equiparato a tutti gli effetti a quello svolto

presso gli uffici della Giustizia ordinaria.

20. La domanda di cui al comma 3 non puo’ essere

presentata prima del decorso del termine di trenta giorni

dalla data di entrata in vigore della legge di conversione

del presente decreto.».

– Si riporta il testo dell’art. 37 del decreto-legge 6

luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla

legge 15 luglio 2011, n. 111 (Disposizioni urgenti per la

stabilizzazione finanziaria):

«Art. 37 (Disposizioni per l’efficienza del sistema

giudiziario e la celere definizione delle controversie). –

1. I capi degli uffici giudiziari sentiti, i presidenti dei

rispettivi consigli dell’ordine degli avvocati, entro il 31

gennaio di ogni anno redigono un programma per la gestione

dei procedimenti civili, amministrativi e tributari

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pendenti. Con il programma il capo dell’ufficio giudiziario

determina:

a) gli obiettivi di riduzione della durata dei

procedimenti concretamente raggiungibili nell’anno in

corso;

b) gli obiettivi di rendimento dell’ufficio, tenuto

conto dei carichi esigibili di lavoro dei magistrati

individuati dai competenti organi di autogoverno, l’ordine

di priorita’ nella trattazione dei procedimenti pendenti,

individuati secondo criteri oggettivi ed omogenei che

tengano conto della durata della causa, anche con

riferimento agli eventuali gradi di giudizio precedenti,

nonche’ della natura e del valore della stessa.

2. Con il programma di cui al comma 1, sulla cui

attuazione vigila il capo dell’ufficio giudiziario, viene

dato atto dell’avvenuto conseguimento degli obiettivi

fissati per l’anno precedente o vengono specificate le

motivazioni del loro eventuale mancato raggiungimento.

Ai fini della valutazione per la conferma dell’incarico

direttivo ai sensi dell’art. 45 del decreto legislativo 5

aprile 2006, n. 160, i programmi previsti dal comma 1 sono

comunicati ai locali consigli dell’ordine degli avvocati e

sono trasmessi al Consiglio superiore della magistratura.

3. In sede di prima applicazione delle disposizioni di

cui ai commi 1, e seguenti, il programma di cui al comma 1

viene adottato entro il 31 ottobre 2011 e vengono indicati

gli obiettivi di riduzione della durata dei procedimenti

civili, amministrativi e tributari concretamente

raggiungibili entro il 31 dicembre 2012, anche in assenza

della determinazione dei carichi di lavoro di cui al comma

1, lett. b).

4. In relazione alle concrete esigenze organizzative

dell’ufficio, i capi degli uffici giudiziari possono

stipulare apposite convenzioni, senza oneri a carico della

finanza pubblica, con le facolta’ universitarie di

giurisprudenza, con le scuole di specializzazione per le

professioni legali di cui all’art. 16 del decreto

legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive

modificazioni, e con i consigli dell’ordine degli avvocati

per consentire ai piu’ meritevoli, su richiesta

dell’interessato e previo parere favorevole del Consiglio

giudiziario per la magistratura ordinaria, del Consiglio di

presidenza della giustizia amministrativa per quella

amministrativa e del Consiglio di presidenza della

giustizia tributaria per quella tributaria, lo svolgimento

presso i medesimi uffici giudiziari del primo anno del

corso di dottorato di ricerca, del corso di

specializzazione per le professioni legali o della pratica

forense per l’ammissione all’esame di avvocato.

5. Coloro che sono ammessi alla formazione

professionale negli uffici giudiziari assistono e

coadiuvano i magistrati che ne fanno richiesta nel

compimento delle loro ordinarie attivita’, anche con

compiti di studio, e ad essi si applica l’art. 15 del testo

unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli

impiegati civili dello Stato, di cui al decreto del

Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Lo

svolgimento delle attivita’ previste dal presente comma

sostituisce ogni altra attivita’ del corso del dottorato di

ricerca, del corso di specializzazione per le professioni

legali o della pratica forense per l’ammissione all’esame

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di avvocato. Al termine del periodo di formazione il

magistrato designato dal capo dell’ufficio giudiziario

redige una relazione sull’attivita’ e sulla formazione

professionale acquisita, che viene trasmessa agli enti di

cui al comma 4. Ai soggetti previsti dal presente comma non

compete alcuna forma di compenso, di indennita’, di

rimborso spese o di trattamento previdenziale da parte

della pubblica amministrazione. Il rapporto non costituisce

ad alcun titolo pubblico impiego. E’ in ogni caso

consentita la partecipazione alle convenzioni previste dal

comma 4 di terzi finanziatori.

6. Al testo unico delle disposizioni legislative e

regolamentari in materia di spese giustizia, di cui al

decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n.

115, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) la rubrica del titolo I della parte II e’ sostituito

dalla seguente: “Contributo unificato nel processo civile,

amministrativo e tributario”;

b) all’art. 9:

1) al comma 1, dopo le parole: “volontaria

giurisdizione,” sopprimere la parola: “e”, dopo le parole:

“processo amministrativo” sono aggiunte le seguenti: “e nel

processo tributario”;

2) dopo il comma 1, inserire il seguente: “1-bis. Nei

processi per controversie di previdenza ed assistenza

obbligatorie, nonche’ per quelle individuali di lavoro o

concernenti rapporti di pubblico impiego le parti che sono

titolari di un reddito imponibile ai fini dell’imposta

personale sul reddito, risultante dall’ultima

dichiarazione, superiore a tre volte l’importo previsto

dall’art. 76, sono soggette, rispettivamente, al contributo

unificato di iscrizione a ruolo nella misura di cui

all’art. 13, comma 1, lettera a), e comma 3, salvo che per

i processi dinanzi alla Corte di cassazione in cui il

contributo e’ dovuto nella misura di cui all’art. 13, comma

1.”;

c) all’art. 10, comma 1, le parole: “il processo

esecutivo per consegna e rilascio” sono soppresse;

d) all’art. 10, al comma 3, le parole: “i processi di

cui al libro IV, titolo II, capi I, II, III, IV e V, del

codice di procedura civile” sono sostituite dalle seguenti:

“i processi di cui al libro IV, titolo II, capi II, III, IV

e V, del codice di procedura civile”;

e) all’art. 10, al comma 6-bis, le parole: “per i

processi dinanzi alla Corte di cassazione” sono soppresse;

f) all’art. 13, comma 1, la lettera a) e’ sostituita

dalla seguente: “a) euro 37 per i processi di valore fino a

1.100 euro, nonche’ per i processi per controversie di

previdenza e assistenza obbligatorie, salvo quanto previsto

dall’art. 9, comma 1-bis, per i procedimenti di cui

all’art. 711 del codice di procedura civile, e per i

procedimenti di cui all’art. 4, comma 16, della legge 1°

dicembre 1970, n. 898;”;

g) all’art. 13, comma 1, la lettera b) e’ sostituita

dalla seguente: “b) euro 85 per i processi di valore

superiore a euro 1.100 e fino a euro 5.200 e per i processi

di volontaria giurisdizione, nonche’ per i processi

speciali di cui al libro IV, titolo II, capo I e capo VI,

del codice di procedura civile, e per i processi

contenziosi di cui all’art. 4 della legge 1° dicembre 1970,

n. 898,”;

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h) all’art. 13, comma 1, alla lettera c) le parole:

“euro 187” sono sostituite dalle seguenti: “euro 206”;

i) all’art. 13, comma 1, alla lettera d) le parole:

“euro 374” sono sostituite dalle seguenti: “euro 450”;

l) all’art. 13, comma 1, alla lettera e) le parole:

“euro 550” sono sostituite dalle seguenti: “euro 660”;

m) all’art. 13, comma 1, alla lettera f) le parole:

“euro 880” sono sostituite dalle seguenti: “euro 1.056”;

n) all’art. 13, comma 1, alla lettera g) le parole:

“euro 1.221” sono sostituite dalle seguenti: “euro 1.466”;

o) all’art. 13, il comma 2 e’ sostituito dal seguente:

“2. Per i processi di esecuzione immobiliare il contributo

dovuto e’ pari a euro 242. Per gli altri processi esecutivi

lo stesso importo e’ ridotto della meta’. Per i processi

esecutivi mobiliari di valore inferiore a 2.500 euro il

contributo dovuto e’ pari a euro 37. Per i processi di

opposizione agli atti esecutivi il contributo dovuto e’

pari a euro 146.”;

p) all’art. 13, al comma 3, dopo le parole: “compreso

il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e di

opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento” sono

inserite le seguenti: “e per le controversie individuali di

lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego, salvo

quanto previsto dall’art. 9, comma 1-bis”;

q) all’art. 13, dopo il comma 3, e’ inserito il

seguente:

“3-bis. Ove il difensore non indichi il proprio

indirizzo di posta elettronica certificata e il proprio

numero di fax ai sensi degli articoli 125, primo comma, del

codice di procedura civile e 16, comma 1-bis, del decreto

legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, ovvero qualora la

parte ometta di indicare il codice fiscale nell’atto

introduttivo del giudizio o, per il processo tributario,

nel ricorso il contributo unificato e’ aumentato della

meta’.”;

r) all’art. 13, comma 5, le parole: “euro 672” sono

sostituite dalle seguenti: “euro 740”;

s) all’art. 13, il comma 6-bis e’ sostituito dal

seguente:

“6-bis. Il contributo unificato per i ricorsi proposti

davanti ai Tribunali amministrativi regionali e al

Consiglio di Stato e’ dovuto nei seguenti importi:

a) per i ricorsi previsti dagli articoli 116 e 117

del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, per quelli

aventi ad oggetto il diritto di cittadinanza, di residenza,

di soggiorno e di ingresso nel territorio dello Stato e per

i ricorsi di esecuzione nella sentenza o di ottemperanza

del giudicato il contributo dovuto e’ di euro 300.

Non e’ dovuto alcun contributo per i ricorsi previsti

dall’art. 25 della citata legge n. 241 del 1990 avverso il

diniego di accesso alle informazioni di cui al decreto

legislativo 19 agosto 2005, n. 195, di attuazione della

direttiva 2003/4/CE sull’accesso del pubblico

all’informazione ambientale;

b) per le controversie concernenti rapporti di

pubblico impiego, si applica il comma 3;

c) per i ricorsi cui si applica il rito abbreviato

comune a determinate materie previsto dal libro IV, titolo

V, del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, nonche’

da altre disposizioni che richiamino il citato rito, il

contributo dovuto e’ di euro 1.800;

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d) per i ricorsi di cui all’art. 119, comma 1, lettere

a) e b), del codice di cui all’allegato 1 al decreto

legislativo 2 luglio 2010, n. 104, il contributo dovuto e’

di euro 2.000 quando il valore della controversia e’ pari o

inferiore ad euro 200.000; per quelle di importo compreso

tra euro 200.000 e 1.000.000 il contributo dovuto e’ di

euro 4.000 mentre per quelle di valore superiore a

1.000.000 di euro e’ pari ad euro 6.000. Se manca la

dichiarazione di cui al comma 3-bis dell’art. 14, il

contributo dovuto e’ di euro 6.000;

e) in tutti gli altri casi non previsti dalle lettere

precedenti e per il ricorso straordinario al Presidente

della Repubblica nei casi ammessi dalla normativa vigente,

il contributo dovuto e’ di euro 650. I predetti importi

sono aumentati della meta’ ove il difensore non indichi il

proprio indirizzo di posta elettronica certificata e il

proprio recapito fax, ai sensi dell’art. 136 del codice del

processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2

luglio 2010, n. 104. Ai fini del presente comma, per

ricorsi si intendono quello principale, quello incidentale

e i motivi aggiunti che introducono domande nuove.”;

t) all’art. 13, dopo il comma 6-ter, e’ aggiunto il

seguente:

“6-quater. Per i ricorsi principale ed incidentale

proposti avanti le Commissioni tributarie provinciali e

regionali e’ dovuto il contributo unificato nei seguenti

importi:

a) euro 30 per controversie di valore fino a euro

2.582,28;

b) euro 60 per controversie di valore superiore a euro

2.582,28 e fino a euro 5.000;

c) euro 120 per controversie di valore superiore a euro

5.000 e fino a euro 25.000;

d) euro 250 per controversie di valore superiore a euro

25.000 e fino a euro 75.000;

e) euro 500 per controversie di valore superiore a euro

75.000 e fino a euro 200.000;

f) euro 1.500 per controversie di valore superiore a

euro 200.000.»;

u) all’art. 14, dopo il comma 3, e’ inserito il

seguente:

“3-bis. Nei processi tributari, il valore della lite,

determinato ai sensi del comma 5 dell’art. 12 del decreto

legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e successive

modificazioni, deve risultare da apposita dichiarazione

resa dalla parte nelle conclusioni del ricorso, anche

nell’ipotesi di prenotazione a debito.”;

v) all’art. 18, comma 1, secondo periodo:

1) dopo le parole: “volontaria giurisdizione,” e’

soppressa la seguente: “e”;

2) dopo le parole: “processo amministrativo” sono

inserite le seguenti: “e nel processo tributario”;

z) all’art. 131, comma 2:

1) la lettera a) e’ sostituita dalla seguente:

“a) il contributo unificato nel processo civile, nel

processo amministrativo e nel processo tributario”;

2) alla lettera b), le parole: “e tributario” sono

soppresse;

aa) all’art. 158, comma 1:

1) la lettera a) e’ sostituita dalla seguente:

“a) il contributo unificato nel processo civile, nel

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processo amministrativo e nel processo tributario”;

2) alla lettera b), le parole: “e tributario” sono

soppresse;

bb) la rubrica del capo I del titolo III della parte VI

e’ sostituita dalla seguente: “Capo I – Pagamento del

contributo unificato nel processo civile, amministrativo e

tributario”;

cc) l’art. 260 e’ abrogato.

7. Le disposizioni di cui al comma 6 si applicano ai

procedimenti iscritti a ruolo, nonche’ ai ricorsi

notificati ai sensi del decreto legislativo 31 dicembre

1992, n. 546, successivamente alla data di entrata in

vigore del presente decreto.

8. All’articolo unico, primo comma della legge 2 aprile

1958, n. 319, e’ inserito, in fine, il seguente periodo: «,

fatto salvo quanto previsto dall’art. 9, comma 1-bis, del

decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n.

115».

9. All’art. 2 del decreto-legge 29 dicembre 2010, n.

225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio

2011, n. 10, il comma 4-quinquiesdecies e’ abrogato.

10. Il maggior gettito derivante dall’applicazione

delle disposizioni di cui ai commi 6, lettere da b) a r),

7, 8 e 9, ad eccezione del maggior gettito derivante dal

contributo unificato nel processo tributario, e’ versato

all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato

al pertinente capitolo dello stato di previsione del

Ministero della giustizia, per la realizzazione di

interventi urgenti in materia di giustizia civile. Il

maggior gettito derivante dall’applicazione delle

disposizioni di cui al comma 6, lettera s), e’ versato

all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato

al pertinente capitolo dello stato di previsione del

Ministero dell’economia e delle finanze, alimentato con le

modalita’ di cui al periodo precedente, per la

realizzazione di interventi urgenti in materia di giustizia

amministrativa.

11. Con decreto del Presidente del Consiglio dei

ministri, di concerto con i Ministri dell’economia e delle

finanze e della giustizia, e’ stabilita la ripartizione in

quote delle risorse confluite nel capitolo di cui al comma

10, primo periodo, per essere destinate, in via

prioritaria, all’assunzione di personale di magistratura

ordinaria, nonche’, per il solo anno 2014, nella

prospettiva di migliorare l’efficienza degli uffici

giudiziari e per consentire a coloro che hanno completato

il tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari a norma

dell’art. 1, comma 25, della legge 24 dicembre 2012, n.

228, lo svolgimento di un periodo di perfezionamento da

completare entro il 30 aprile 2015, nel limite di spesa di

15 milioni di euro. La titolarita’ del relativo progetto

formativo e’ assegnata al Ministero della giustizia. A

decorrere dall’anno 2015, una quota pari a 7,5 milioni di

euro del predetto importo e’ destinata all’incentivazione

del personale amministrativo appartenente agli uffici

giudiziari che abbiano raggiunto gli obiettivi di cui al

comma 12, anche in deroga alle disposizioni di cui all’art.

9, comma 2-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78,

convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010,

n. 122, e alle spese di funzionamento degli uffici

giudiziari. La riassegnazione prevista dal comma 10, primo

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periodo, e’ effettuata al netto delle risorse utilizzate

per le assunzioni del personale di magistratura ordinaria.

11-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio dei

ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle

finanze, e’ stabilita la ripartizione in quote delle

risorse confluite nel capitolo di cui al comma 10, secondo

periodo, per essere destinate, per un terzo, all’assunzione

di personale di magistratura amministrativa e, per la

restante quota, nella misura del 50 per cento

all’incentivazione del personale amministrativo

appartenente agli uffici giudiziari che abbiano raggiunto

gli obiettivi di cui al comma 12, anche in deroga alle

disposizioni di cui all’art. 9, comma 2-bis, del

decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con

modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e nella

misura del 50 per cento alle spese di funzionamento degli

uffici giudiziari. La riassegnazione prevista dal comma 10,

secondo periodo, e’ effettuata al netto delle risorse

utilizzate per le assunzioni del personale di magistratura

amministrativa.

12. Ai fini dei commi 11 e 11-bis, il Ministero della

giustizia e il Consiglio di presidenza della giustizia

amministrativa comunicano alla Presidenza del Consiglio dei

ministri e al Ministero dell’economia e delle finanze –

Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro

il 30 aprile di ogni anno, l’elenco degli uffici giudiziari

presso i quali, alla data del 31 dicembre, risultano

pendenti procedimenti civili e amministrativi in numero

ridotto di almeno il 10 per cento rispetto all’anno

precedente. Relativamente ai giudici tributari,

l’incremento della quota variabile del compenso di cui

all’art. 12, comma 3-ter, del decreto-legge 2 marzo 2012,

n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile

2012, n. 44, e’ altresi’ subordinato, in caso di pronuncia

su una istanza cautelare, al deposito della sentenza di

merito che definisce il ricorso entro novanta giorni dalla

data di tale pronuncia. Per l’anno 2011 la percentuale

indicata al primo periodo del presente comma e’ ridotta al

cinque per cento.

13. Il Ministro della Giustizia, sentito il Consiglio

superiore della magistratura, e gli organi di autogoverno

della magistratura amministrativa e tributaria provvedono

al riparto delle somme di cui al comma 11 tra gli uffici

giudiziari che hanno raggiunto gli obiettivi di smaltimento

dell’arretrato di cui al comma 12, secondo le percentuali

di cui al comma 11 e tenuto anche conto delle dimensioni e

della produttivita’ di ciascun ufficio.

14. A decorrere dal 1° gennaio 2012, il maggior gettito

derivante dall’applicazione dell’art. 13, comma 6-bis, del

decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n.

115, confluisce nel capitolo di cui al comma 10, secondo

periodo. Conseguentemente, il comma 6-ter dell’art. 13 del

predetto decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del

2002 e’ abrogato.

15. Nelle more dell’emanazione dei decreti di cui ai

commi 11 e 11-bis e ferme restando le procedure

autorizzatorie previste dalla legge, le procedure

concorsuali per l’assunzione di personale di magistratura

gia’ bandite alla data di entrata in vigore del presente

decreto possono essere completate.

16. A decorrere dall’anno 2012, il Ministro della

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giustizia presenta alle Camere, entro il mese di giugno,

una relazione sullo stato delle spese di giustizia, che

comprende anche un monitoraggio delle spese relative al

semestre precedente.

17. Se dalla relazione emerge che siano in procinto di

verificarsi scostamenti rispetto alle risorse stanziate

annualmente dalla legge di bilancio per le spese di

giustizia, con decreto del Ministro della giustizia, di

concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, e’

disposto l’incremento del contributo unificato di cui al

decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n.

115, in misura tale da garantire l’integrale copertura

delle spese dell’anno di riferimento e in misura comunque

non superiore al cinquanta per cento.

18. Al fine di ridurre la spese di giustizia sono

apportate le seguenti modificazioni:

a) all’art. 36 del codice penale sono apportate le

seguenti modificazioni:

1) al secondo comma le parole: «, per una sola volta,

in uno o piu’ giornali designati dal giudice e» sono

soppresse;

2) al quarto comma le parole: «, salva la pubblicazione

nei giornali, che e’ fatta unicamente mediante indicazione

degli estremi della sentenza e dell’indirizzo internet del

sito del Ministero della giustizia» sono soppresse;

b) all’art. 729, primo comma, del codice di procedura

civile, le parole: «e in due giornali indicati nella

sentenza stessa» sono sostituite dalle seguenti: «e

pubblicata nel sito internet del Ministero della

giustizia».

19. Una quota dei risparmi ottenuti dall’applicazione

del comma 18, accertati al 31 dicembre di ciascun esercizio

finanziario con decreto del Ministro della giustizia, di

concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nei

limiti del 30%, sono versati all’entrata del bilancio dello

Stato per essere riassegnati al Fondo per l’editoria di cui

alla legge 25 febbraio 1987, n. 67.

20. Il Consiglio di presidenza della giustizia

amministrativa, il Consiglio di presidenza della giustizia

tributaria e il Consiglio della magistratura militare,

affidano il controllo sulla regolarita’ della gestione

finanziaria e patrimoniale, nonche’ sulla corretta ed

economica gestione delle risorse e sulla trasparenza,

imparzialita’ e buon andamento dell’azione amministrativa a

un Collegio dei revisori dei conti, composto da un

Presidente di sezione della Corte dei Conti, in servizio

designato dal Presidente della Corte dei conti e da due

componenti di cui uno scelto tra i magistrati della Corte

dei conti in servizio, designati dal Presidente della Corte

dei conti o tra i professori ordinari di contabilita’

pubblica o discipline similari, anche in quiescenza, e

l’altro designato dal Ministro dell’economia e delle

finanze, ai sensi dell’art. 16, della legge 31 dicembre

2009, n. 196. Per tali finalita’ e’ autorizzata la spesa di

63.000 euro annui a decorrere dal 2011.

21. Ove sussista una scopertura superiore al 30 per

cento dei posti di cui all’art. 1, comma 4, della legge 4

maggio 1998, n. 133, alla data di assegnazione ai

magistrati ordinari nominati con il decreto del Ministro

della giustizia in data 5 agosto 2010 della sede

provvisoria di cui all’art. 9-bis del decreto legislativo 5

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aprile 2006, n. 160, il Consiglio superiore della

magistratura con provvedimento motivato puo’ attribuire

esclusivamente ai predetti magistrati le funzioni

requirenti e le funzioni giudicanti monocratiche penali, in

deroga all’art. 13, comma 2, del medesimo decreto

legislativo. Si applicano ai medesimi magistrati le

disposizioni di cui all’art. 3-bis, commi 2 e 3, del

decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito, con

modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2010, n. 24.».

Art. 3

Dotazione organica dei giudici onorari di pace e dei vice procuratori

onorari. Pianta organica dell’ufficio del giudice di pace

1. La dotazione organica dei giudici onorari di pace e’ fissata,

entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto,

con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro

dell’economia e delle finanze, acquisito il parere del Consiglio

superiore della magistratura, tenendo conto delle esigenze di

efficienza e funzionalita’ dei servizi della giustizia, in relazione

a tutti i compiti e le funzioni previsti dalle disposizioni del Capo

III. Con separato decreto del Ministro della giustizia e’ determinata

la pianta organica degli uffici del giudice di pace.

2. In sede di prima applicazione del presente decreto, la dotazione

organica dei giudici onorari di pace non puo’, in ogni caso, essere

superiore a quella dei magistrati professionali che svolgono funzioni

giudicanti di merito. Nel computo di cui al primo periodo non si

considerano i magistrati professionali con funzioni direttive di

merito giudicanti.

3. Con il decreto di cui al comma 1, primo periodo, e’ fissata la

dotazione organica dei vice procuratori onorari e con il decreto del

Ministro della giustizia di cui al secondo periodo del predetto comma

e’ conseguentemente determinata la pianta organica degli uffici di

collaborazione del procuratore della Repubblica.

4. In sede di prima applicazione del presente decreto, la dotazione

organica dei vice procuratori onorari non puo’, in ogni caso, essere

superiore a quella dei magistrati professionali che svolgono funzioni

requirenti di merito. Nel computo di cui al primo periodo non si

considerano i magistrati professionali con funzioni direttive di

merito requirenti.

5. La dotazione organica e le piante organiche sono stabilite in

modo da assicurare il rispetto di quanto disposto dall’articolo 1,

comma 3.

6. La modifica della pianta organica degli uffici di cui ai commi 1

e 3 e’ disposta, anche su segnalazione dei capi degli uffici, con le

modalita’ di cui ai predetti commi.

7. Con il decreto di cui al comma 1, secondo periodo, e’

individuato, per ciascun ufficio del giudice di pace, il numero dei

giudici onorari di pace che esercitano la giurisdizione civile e

penale presso il medesimo ufficio nonche’ il numero dei giudici

onorari di pace addetti all’ufficio per il processo del tribunale nel

cui circondario ha sede l’ufficio del giudice di pace.

8. In attuazione di quanto previsto dall’articolo 3, comma 2, della

legge 28 aprile 2016, n. 57, i criteri di cui ai commi 2 e 4 per la

determinazione della dotazione organica dei giudici onorari di pace e

dei vice procuratori onorari possono essere adeguati nei limiti delle

risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Note all’art. 3:

– Si riporta il testo dell’art. 3, comma 2, della legge

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28 aprile 2016, n. 57 (Delega al Governo per la riforma

organica della magistratura onoraria e altre disposizioni

sui giudici di pace):

«Art. 3 (Procedure per l’esercizio della delega). – 1.

(Omissis).

2. Entro due anni dalla data di entrata in vigore di

ciascuno dei decreti legislativi, il Governo puo’ emanare

disposizioni correttive e integrative nel rispetto dei

principi e dei criteri direttivi di cui alla presente legge

e con la procedura di cui al comma 1.».

Capo II

Del conferimento dell’incarico di magistrato onorario, del tirocinio e delle incompatibilità

Art. 4

Requisiti per il conferimento dell’incarico

di magistrato onorario

1. Per il conferimento dell’incarico di magistrato onorario e’

richiesto il possesso dei seguenti requisiti:

a) cittadinanza italiana;

b) esercizio dei diritti civili e politici;

c) essere di condotta incensurabile;

d) idoneita’ fisica e psichica;

e) eta’ non inferiore a ventisette anni e non superiore a sessanta;

f) laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di

durata non inferiore a quattro anni;

g) in caso di partecipazione alla assegnazione di incarichi di

magistrato onorario negli uffici aventi sede, rispettivamente, nella

Provincia autonoma di Bolzano e nella Regione Valle d’Aosta,

conoscenza, rispettivamente, della lingua tedesca e della lingua

francese; per la valutazione in ordine al possesso di detto requisito

si applicano le vigenti disposizioni di legge.

2. Non puo’ essere conferito l’incarico a coloro che:

a) hanno riportato condanne per delitti non colposi o a pena

detentiva per contravvenzioni, salvi gli effetti della

riabilitazione;

b) sono stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza

personali;

c) hanno subito sanzioni disciplinari superiori alla sanzione piu’

lieve prevista dall’ordinamento di appartenenza;

d) sono stati collocati in quiescenza;

e) hanno svolto per piu’ di quattro anni, anche non consecutivi le

funzioni giudiziarie onorarie disciplinate dal presente decreto;

f) non sono stati confermati nell’incarico di magistrato onorario,

a norma dell’articolo 18; o e’ stata disposta nei loro confronti la

revoca dell’incarico, a norma dell’articolo 21.

3. Costituiscono titolo di preferenza, nell’ordine:

a) l’esercizio pregresso delle funzioni giudiziarie, comprese

quelle onorarie, fermo quanto previsto dal comma 2, lettera e);

b) l’esercizio, anche pregresso, per almeno un biennio, della

professione di avvocato;

c) l’esercizio, anche pregresso, per almeno un biennio, della

professione di notaio;

d) l’esercizio, anche pregresso, per almeno un biennio,

dell’insegnamento di materie giuridiche nelle universita’;

e) lo svolgimento con esito positivo del tirocinio di cui

all’articolo 7, senza che sia intervenuto il conferimento

dell’incarico di magistrato onorario;

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f) l’esercizio pregresso, per almeno un biennio, delle funzioni

inerenti ai servizi delle cancellerie e segreterie giudiziarie con

qualifica non inferiore a quella di direttore amministrativo;

g) lo svolgimento, con esito positivo, dello stage presso gli

uffici giudiziari, a norma dell’articolo 73 del decreto-legge 21

giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9

agosto 2013, n. 98;

h) il conseguimento del dottorato di ricerca in materie giuridiche;

i) l’esercizio, anche pregresso, per almeno un biennio,

dell’insegnamento di materie giuridiche negli istituti superiori

statali.

4. In caso di uguale titolo di preferenza ai sensi del comma 3

prevale, nell’ordine:

a) la maggiore anzianita’ professionale o di servizio, con il

limite massimo di dieci anni di anzianita’;

b) la minore eta’ anagrafica;

c) il piu’ elevato voto di laurea.

Note all’art. 4:

– Per l’art. 73 del citato decreto-legge 21 giugno

2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9

agosto 2013, n. 98 , vedi nelle note all’art. 2.

Art. 5

Incompatibilita’

1. Non possono esercitare le funzioni di magistrato onorario:

a) i membri del Parlamento nazionale e del Parlamento europeo

spettanti all’Italia, i membri del Governo e quelli delle giunte

degli enti territoriali, nonche’ i deputati e i consiglieri

regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali;

b) gli ecclesiastici e i ministri di qualunque confessione

religiosa;

c) coloro che ricoprono o che hanno ricoperto, nei tre anni

precedenti alla domanda, incarichi direttivi o esecutivi nei partiti

e movimenti politici o nelle associazioni sindacali comparativamente

piu’ rappresentative;

d) coloro che ricoprono la carica di difensore civico;

e) coloro che svolgono abitualmente attivita’ professionale per

conto di imprese di assicurazione o bancarie, ovvero per istituti o

societa’ di intermediazione finanziaria, oppure hanno il coniuge, la

parte dell’unione civile, i conviventi, i parenti fino al secondo

grado o gli affini entro il primo grado che svolgono abitualmente

tale attivita’ nel circondario in cui il giudice di pace esercita le

funzioni giudiziarie.

2. Gli avvocati e i praticanti abilitati non possono esercitare le

funzioni di magistrato onorario in uffici giudiziari compresi nel

circondario del tribunale nel quale esercitano la professione

forense, ovvero nel quale esercitano la professione forense i loro

associati di studio, i membri dell’associazione professionale, i soci

della societa’ tra professionisti, il coniuge, la parte dell’unione

civile o i conviventi, i parenti fino al secondo grado o gli affini

entro il primo grado. Gli avvocati che esercitano la propria

attivita’ professionale nell’ambito di societa’ o associazioni tra

professionisti non possono esercitare le funzioni di magistrato

onorario nel circondario del tribunale nel quale la societa’ o

l’associazione forniscono i propri servizi. Non costituisce causa di

incompatibilita’ l’esercizio del patrocinio davanti al tribunale per

i minorenni, al tribunale penale militare, ai giudici amministrativi

e contabili, nonche’ davanti alle commissioni tributarie.

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3. Gli avvocati e i praticanti abilitati che svolgono le funzioni

di magistrato onorario non possono esercitare la professione forense

presso gli uffici giudiziari compresi nel circondario del tribunale

ove ha sede l’ufficio giudiziario al quale sono assegnati e non

possono rappresentare, assistere o difendere le parti di procedimenti

svolti davanti al medesimo ufficio, nei successivi gradi di giudizio.

Il divieto si applica anche agli associati di studio, ai membri

dell’associazione professionale e ai soci della societa’ tra

professionisti, al coniuge, la parte dell’unione civile, ai

conviventi, ai parenti entro il secondo grado e agli affini entro il

primo grado.

4. I magistrati onorari che hanno tra loro vincoli di parentela

fino al secondo grado o di affinita’ fino al primo grado, di coniugio

o di convivenza non possono essere assegnati allo stesso ufficio

giudiziario. La disposizione del presente comma si applica anche alle

parti dell’unione civile.

5. Il magistrato onorario non puo’ ricevere, assumere o mantenere

incarichi dall’autorita’ giudiziaria nell’ambito dei procedimenti che

si svolgono davanti agli uffici giudiziari compresi nel circondario

presso il quale esercita le funzioni giudiziarie.

Art. 6

Ammissione al tirocinio

1. Il Consiglio superiore della magistratura procede con delibera,

da adottarsi ad anni alterni entro il 31 marzo dell’anno in cui deve

provvedersi, alla individuazione dei posti da pubblicare, anche sulla

base delle vacanze previste nei dodici mesi successivi, nelle piante

organiche degli uffici del giudice di pace e dei vice procuratori

onorari, determinando le modalita’ di formulazione del relativo bando

nonche’ il termine per la presentazione delle domande.

2. All’adozione ed alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale

della Repubblica italiana del bando per il conferimento degli

incarichi nel rispettivo distretto provvede, entro trenta giorni

dalla delibera di cui al comma 1, la sezione autonoma per i

magistrati onorari del consiglio giudiziario di cui all’articolo 10

del decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25, dandone notizia

mediante inserzione del relativo avviso nel sito internet del

Ministero della giustizia e comunicazione ai consigli degli ordini

degli avvocati e dei notai nonche’ alle universita’ aventi sede nel

distretto.

3. Dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale decorre il termine,

riportato nel bando, per la presentazione al presidente della corte

di appello delle domande, nelle quali sono indicati i requisiti e i

titoli posseduti, sulla base di un modello standard approvato dal

Consiglio superiore della magistratura. Alla domanda e’ allegata la

dichiarazione attestante l’insussistenza delle cause di

incompatibilita’ previste dalla legge.

4. Gli interessati possono presentare, in relazione ai posti

individuati a norma del comma 1, domanda di ammissione al tirocinio

per non piu’ di tre uffici dello stesso distretto.

5. La sezione autonoma per i magistrati onorari del consiglio

giudiziario, acquisito il parere dell’ordine professionale al quale

il richiedente risulti eventualmente iscritto, redige la graduatoria

degli aspiranti, sulla base dei criteri indicati nell’articolo 4,

commi 3 e 4, e formula le motivate proposte di ammissione al

tirocinio sulla base delle domande ricevute e degli elementi

acquisiti.

6. Le domande degli interessati e le proposte della sezione

autonoma per i magistrati onorari del consiglio giudiziario sono

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trasmesse al Consiglio superiore della magistratura.

7. Il Consiglio superiore della magistratura delibera, per ciascun

ufficio, l’ammissione al tirocinio di un numero di interessati pari,

ove possibile, al numero dei posti individuati ai sensi del comma 1,

aumentato della meta’ ed eventualmente arrotondato all’unita’

superiore.

8. Quando il Consiglio superiore della magistratura non adotta la

delibera di cui al comma 1 per due bienni consecutivi, le piante

organiche degli uffici del giudice di pace e degli uffici di

collaborazione del procuratore della Repubblica sono rideterminate in

misura corrispondente ai posti effettivamente coperti.

Note all’art. 6:

– Si riporta il testo dell’art. 10 del citato decreto

legislativo 27 gennaio 2006, n. 25:

«Art. 10 (Sezione autonoma per i magistrati onorari del

consiglio giudiziario). – 1. Nel consiglio giudiziario e’

istituita una sezione autonoma per i giudici onorari di

pace e i vice procuratori onorari per l’esercizio delle

competenze assegnate dalla legge in relazione:

a) alla procedura di concorso per titoli per l’accesso,

all’ammissione al tirocinio e all’organizzazione e al

coordinamento del medesimo;

b) alla proposta per la nomina di coloro che hanno

terminato il tirocinio e alla formazione di una graduatoria

degli idonei;

c) al giudizio di idoneita’ per la conferma

nell’incarico;

d) alle valutazioni sulle proposte di sospensione dalle

funzioni, decadenza, dispensa, revoca dell’incarico e di

applicazione di sanzioni disciplinari.

2. La sezione autonoma e’ altresi’ competente per

l’espressione dei pareri sui provvedimenti organizzativi e

sulle proposte di organizzazione dagli uffici del giudice

di pace. Essa esercita inoltre le competenze assegnate

dalla legge in relazione alle determinazioni organizzative

dell’attivita’ dei vice procuratori onorari in procura

della Repubblica e dei giudici onorari di pace in

tribunale, fatta eccezione per le materie di cui all’art.

7-bis dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto

30 gennaio 1941, n. 12.

3. La sezione autonoma e’ composta, oltre che dai

componenti di diritto del consiglio giudiziario, da:

a) tre magistrati e un avvocato, eletti dal consiglio

giudiziario tra i suoi componenti, e due giudici onorari di

pace e un vice procuratore onorario eletti sia dai giudici

onorari di pace che dai viceprocuratori onorari in servizio

nel distretto, nell’ipotesi di cui all’art. 9, comma 2;

b) cinque magistrati e un avvocato, eletti dal

consiglio giudiziario tra i suoi componenti, e tre giudici

onorari di pace e due vice procuratori onorari eletti sia

dai giudici onorari di pace che dai vice procuratori

onorari in servizio nel distretto, nell’ipotesi di cui

all’art. 9, comma 3;

c) otto magistrati e due avvocati, eletti dal consiglio

giudiziario tra i suoi componenti, e quattro giudici

onorari di pace e tre viceprocuratori onorari eletti sia

dai giudici onorari di pace che dai viceprocuratori onorari

in servizio nel distretto, nell’ipotesi di cui all’art. 9,

comma 3-bis.

4. Le sedute della sezione autonoma sono valide con la

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presenza della meta’ piu’ uno dei componenti e le

deliberazioni sono assunte a maggioranza dei presenti. In

caso di parita’ prevale il voto del presidente.

5. In caso di mancanza o di impedimento, i membri di

diritto del consiglio giudiziario sono sostituiti da chi ne

esercita le funzioni.

6. Nelle ipotesi di cui al comma 1, lettere c) e d), il

componente della sezione autonoma nominato dal Consiglio

nazionale forense non puo’ partecipare alle discussioni e

alle deliberazioni della sezione medesima, che riguardano

un magistrato onorario che esercita le funzioni in un

ufficio del circondario del tribunale presso cui ha sede

l’ordine al quale l’avvocato e’ iscritto.».

Art. 7

Tirocinio e conferimento dell’incarico

1. Il tirocinio e’ organizzato dal Consiglio superiore della

magistratura e dalla Scuola superiore della magistratura, secondo le

rispettive competenze e attribuzioni come determinate dalle

disposizioni del titolo II del decreto legislativo 30 gennaio 2006,

n. 26.

2. Il Consiglio superiore della magistratura, sentito il comitato

direttivo della Scuola, definisce, con delibera, la data di inizio e

le modalita’ di svolgimento del tirocinio presso gli uffici

giudiziari.

3. Il tirocinio per il conferimento dell’incarico di magistrato

onorario ha la durata di sei mesi e viene svolto:

a) per i giudici onorari di pace, nel tribunale ordinario nel cui

circondario ha sede l’ufficio del giudice di pace in relazione al

quale e’ stata disposta l’ammissione al tirocinio;

b) per i vice procuratori onorari, nella procura della Repubblica

presso la quale e’ istituito l’ufficio di collaborazione del

procuratore della Repubblica in relazione al quale e’ stata disposta

l’ammissione al tirocinio.

4. La sezione autonoma del consiglio giudiziario di cui

all’articolo 10 del decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25,

organizza e coordina il tirocinio svolto presso gli uffici giudiziari

attuando le direttive generali del Consiglio superiore della

magistratura e nominando i magistrati collaboratori tra magistrati

professionali dotati di adeguata esperienza e di elevato prestigio

professionale.

5. Il tirocinio si svolge sotto la direzione del magistrato

collaboratore, il quale si avvale di magistrati professionali

affidatari, da lui designati, ai quali sono assegnati i tirocinanti

per la pratica giudiziaria in materia civile e penale.

6. Il tirocinio, oltre che nell’attivita’ svolta presso gli uffici

giudiziari, consiste altresi’ nella frequenza obbligatoria e con

profitto dei corsi teorico-pratici di durata non inferiore a 30 ore,

organizzati dalla Scuola superiore della magistratura, nel quadro

delle attivita’ di formazione iniziale della magistratura onoraria di

cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n.

26 del 2006, avvalendosi della rete della formazione decentrata di

cui alla lettera f) del comma 1 del predetto articolo 2, su materie

indicate dalla stessa Scuola superiore, nonche’ su materie

individuate dal Consiglio superiore della magistratura. I corsi sono

coordinati da magistrati professionali tutori, designati dalla

struttura per la formazione decentrata di ciascun distretto di Corte

d’appello, e si articolano in una sessione teorica e in una sessione

pratica. I tutori assicurano l’assistenza didattica ai magistrati

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onorari in tirocinio e curano lo svolgimento delle attivita’

formative mediante esercitazioni pratiche, test e altre attivita’

teorico-pratiche individuate dalla Scuola superiore della

magistratura. Terminati i corsi, la struttura della formazione

decentrata, sulla base delle relazioni dei magistrati tutori e

dell’allegata documentazione comprovante l’esito dei test, delle

esercitazioni e delle altre attivita’ pratiche svolte, redige e

trasmette alla sezione autonoma per i magistrati onorari di cui

all’articolo 10 del decreto legislativo n. 25 del 2006 un rapporto

per ciascun magistrato onorario.

7. La sezione autonoma per i magistrati onorari del consiglio

giudiziario, acquisito il rapporto del magistrato collaboratore

comprensivo delle schede valutative trasmesse dai magistrati

affidatari e delle minute dei provvedimenti, esaminato il rapporto di

cui al comma 6, formula un parere sull’idoneita’ del magistrato

onorario in tirocinio e, per ciascun ufficio, propone al Consiglio

superiore della magistratura la graduatoria degli idonei per il

conferimento dell’incarico, formata sulla base della graduatoria di

ammissione al tirocinio.

8. Il Consiglio superiore della magistratura, acquisita la

graduatoria di cui al comma 7 e la documentazione allegata, designa i

magistrati onorari idonei al conferimento dell’incarico in numero

pari alle vacanze esistenti in ciascun ufficio.

9. La graduatoria di cui al comma 7 conserva efficacia per i due

anni successivi all’adozione della delibera del Consiglio superiore

della magistratura di cui all’articolo 6, comma 1. Sulla base della

graduatoria, il Consiglio superiore della magistratura designa, per

ciascun ufficio, i magistrati onorari idonei al conferimento

dell’incarico in relazione ai posti resisi vacanti nel periodo

compreso tra l’adozione del decreto di cui al comma 11 e la scadenza

del termine di efficacia di cui al primo periodo del presente comma.

10. Gli ammessi al tirocinio inseriti nella graduatoria di cui al

comma 7 ed ai quali non sia stato conferito l’incarico nell’ufficio

in relazione al quale e’ stata disposta l’ammissione al tirocinio a

norma dell’articolo 6, comma 7, possono essere destinati, a domanda,

ad altre sedi, anche collocate in distretti diversi da quello del

predetto ufficio, individuate con la delibera di cui all’articolo 6,

comma 1 e risultate vacanti. In relazione a tali domande si provvede

alla formazione di una graduatoria sulla base dei criteri indicati

nell’articolo 4, commi 3 e 4. Sulla base della graduatoria di cui al

secondo periodo il Consiglio superiore della magistratura designa i

magistrati onorari idonei al conferimento dell’incarico.

11. Il Ministro della giustizia conferisce l’incarico con decreto.

12. Ai magistrati onorari in tirocinio non spetta alcuna

indennita’.

13. Ai magistrati collaboratori e ai magistrati affidatari non

spetta alcun compenso aggiuntivo o rimborso spese per lo svolgimento

dell’attivita’ formativa di cui al presente articolo.

Note all’art. 7:

– Il Titolo II del citato decreto legislativo 30

gennaio 2006, n. 26 reca: «Disposizioni sui magistrati

ordinari in tirocinio».

– Per l’art. 10 del citato decreto legislativo 27

gennaio 2006, n. 25, vedi nelle note all’art. 6 del

presente decreto.

– Si riporta il testo dell’art. 2 del citato decreto

legislativo 30 gennaio 2006, n. 26:

«Art. 2 (Finalita’). – 1. La Scuola e’ preposta:

a) alla formazione e all’aggiornamento professionale

dei magistrati ordinari;

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b) all’organizzazione di seminari di aggiornamento

professionale e di formazione dei magistrati e, nei casi

previsti dalla lettera n), di altri operatori della

giustizia;

c) alla formazione iniziale e permanente della

magistratura onoraria;

d) alla formazione dei magistrati titolari di funzioni

direttive e semidirettive negli uffici giudiziari;

d-bis) all’organizzazione di corsi di formazione per i

magistrati giudicanti e requirenti che aspirano al

conferimento degli incarichi direttivi di primo e di

secondo grado;

e) alla formazione dei magistrati incaricati di compiti

di formazione;

f) alle attivita’ di formazione decentrata;

g) alla formazione, su richiesta della competente

autorita’ di Governo, di magistrati stranieri in Italia o

partecipanti all’attivita’ di formazione che si svolge

nell’ambito della Rete di formazione giudiziaria europea

ovvero nel quadro di progetti dell’Unione europea e di

altri Stati o di istituzioni internazionali, ovvero

all’attuazione di programmi del Ministero degli affari

esteri e al coordinamento delle attivita’ formative dirette

ai magistrati italiani da parte di altri Stati o di

istituzioni internazionali aventi ad oggetto

l’organizzazione e il funzionamento del servizio giustizia;

h) alla collaborazione, su richiesta della competente

autorita’ di Governo, nelle attivita’ dirette

all’organizzazione e al funzionamento del servizio

giustizia in altri Paesi;

i) alla realizzazione di programmi di formazione in

collaborazione con analoghe strutture di altri organi

istituzionali o di ordini professionali;

l) alla pubblicazione di ricerche e di studi nelle

materie oggetto di attivita’ di formazione;

m) all’organizzazione di iniziative e scambi culturali,

incontri di studio e ricerca, in relazione all’attivita’ di

formazione;

n) allo svolgimento, anche sulla base di specifici

accordi o convenzioni che disciplinano i relativi oneri, di

seminari per operatori della giustizia o iscritti alle

scuole di specializzazione forense;

o) alla collaborazione, alle attivita’ connesse con lo

svolgimento del tirocinio dei magistrati ordinari

nell’ambito delle direttive formulate dal Consiglio

superiore della magistratura e tenendo conto delle proposte

dei consigli giudiziari.

2. All’attivita’ di ricerca non si applica l’art. 63

del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980,

n. 382.

3. L’organizzazione della Scuola e’ disciplinata dallo

statuto e dai regolamenti adottati ai sensi dell’art. 5,

comma 2.».

Capo III

Dell’organizzazione dell’ufficio del giudice di pace. Delle funzioni e dei compiti dei giudici onorari di

pace

Art. 8

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Coordinamento ed organizzazione

dell’ufficio del giudice di pace

1. Il presidente del tribunale coordina l’ufficio del giudice di

pace che ha sede nel circondario e, in particolare, distribuisce il

lavoro, mediante il ricorso a procedure automatiche, tra i giudici,

vigila sulla loro attivita’ e sorveglia l’andamento dei servizi di

cancelleria ed ausiliari. Esercita ogni altra funzione di direzione

che la legge attribuisce al dirigente dell’ufficio giudiziario.

2. La proposta di organizzazione e’ disposta con il procedimento di

cui all’articolo 7-bis dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio

decreto 30 gennaio 1941, n. 12. Il Presidente della Corte di appello

formula la proposta sulla base della segnalazione del presidente del

tribunale, sentita la sezione autonoma per i magistrati onorari di

cui all’articolo 10 del decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25.

3. Nello svolgimento dei compiti di cui al comma 1, il presidente

del tribunale puo’ avvalersi dell’ausilio di uno o piu’ giudici

professionali.

4. Il presidente del tribunale attribuisce ad uno o piu’ giudici

professionali il compito di vigilare sull’attivita’ dei giudici

onorari di pace in materia di espropriazione mobiliare presso il

debitore e di espropriazione di cose del debitore che sono in

possesso di terzi, nonche’ di indicare le direttive e le prassi

applicative in materia, concordate nel corso delle riunioni di cui

all’articolo 22. Si applica l’articolo 10, comma 13, secondo periodo.

5. Dodici mesi prima della scadenza del termine del 31 ottobre

2021, di cui all’articolo 32, comma 3, il Ministero della giustizia

mette a disposizione dell’ufficio del giudice di pace i programmi

informatici necessari per la gestione del registro dei procedimenti

di espropriazione mobiliare presso il debitore e di espropriazione di

cose del debitore che sono in possesso di terzi e per l’assegnazione

con modalita’ automatiche dei medesimi procedimenti. I programmi

informatici assicurano che l’assegnazione degli affari abbia luogo

secondo criteri di trasparenza.

Note all’art. 8:

– Si riporta il testo dell’art. 7-bis del citato regio

decreto 30 gennaio 1941, n. 12:

«Art. 7-bis (Tabelle degli uffici giudicanti). – 1. La

ripartizione degli uffici giudiziari di cui all’art. 1 in

sezioni, la destinazione dei singoli magistrati alle

sezioni e alle corti di assise, l’assegnazione alle sezioni

dei presidenti, la designazione dei magistrati che hanno la

direzione di sezioni a norma dell’art. 47-bis, secondo

comma, l’attribuzione degli incarichi di cui agli articoli

47-ter, terzo comma, 47-quater, secondo comma, e 50-bis, il

conferimento delle specifiche attribuzioni processuali

individuate dalla legge e la formazione dei collegi

giudicanti sono stabiliti ogni triennio con decreto del

Ministro di grazia e giustizia in conformita’ delle

deliberazioni del Consiglio superiore della magistratura

assunte sulle proposte dei presidenti delle corti di

appello, sentiti i consigli giudiziari. Decorso il

triennio, l’efficacia del decreto e’ prorogata fino a che

non sopravvenga un altro decreto. La violazione dei criteri

per l’assegnazione degli affari, salvo il possibile rilievo

disciplinare, non determina in nessun caso la nullita’ dei

provvedimenti adottati.

2. Le deliberazioni di cui al comma 1 sono adottate dal

Consiglio superiore della magistratura, valutate le

eventuali osservazioni formulate dal Ministro di grazia e

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giustizia ai sensi dell’art. 11 della legge 24 marzo 1958,

n. 195, e possono essere variate nel corso del triennio per

sopravvenute esigenze degli uffici giudiziari, sulle

proposte dei presidenti delle corti di appello, sentiti i

consigli giudiziari. I provvedimenti in via di urgenza,

concernenti le tabelle, adottati dai dirigenti degli uffici

sulla assegnazione dei magistrati, sono immediatamente

esecutivi, salva la deliberazione del Consiglio superiore

della magistratura per la relativa variazione tabellare.

2-bis. Possono svolgere le funzioni di giudice

incaricato dei provvedimenti previsti per la fase delle

indagini preliminari nonche’ di giudice dell’udienza

preliminare solamente i magistrati che hanno svolto per

almeno due anni funzioni di giudice del dibattimento. Le

funzioni di giudice dell’udienza preliminare sono

equiparate a quelle di giudice del dibattimento.

2-ter. Il giudice incaricato dei provvedimenti previsti

per la fase delle indagini preliminari nonche’ il giudice

dell’udienza preliminare non possono esercitare tali

funzioni oltre il periodo stabilito dal Consiglio superiore

della magistratura ai sensi dell’art. 19, comma 1, del

decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, e successive

modificazioni. Qualora alla scadenza del termine essi

abbiano in corso il compimento di un atto del quale sono

stati richiesti, l’esercizio delle funzioni e’ prorogato,

limitatamente al relativo procedimento, sino al compimento

dell’attivita’ medesima.

2-quater.

2-quinquies. Le disposizioni dei commi 2-bis, 2-ter e

2-quater possono essere derogate per imprescindibili e

prevalenti esigenze di servizio. Si applicano, anche in

questo caso, le disposizioni di cui ai commi 1 e 2.

3. Per quanto riguarda la corte suprema di cassazione

il Consiglio superiore della magistratura delibera sulla

proposta del primo presidente della stessa corte, sentito

il Consiglio direttivo della Corte di cassazione.

3-bis. Al fine di assicurare un piu’ adeguato

funzionamento degli uffici giudiziari sono istituite le

tabelle infradistrettuali degli uffici requirenti e

giudicanti che ricomprendono tutti i magistrati, ad

eccezione dei capi degli uffici.

3-ter. Il Consiglio superiore della magistratura

individua gli uffici giudiziari che rientrano nella

medesima tabella infradistrettuale e ne da’ immediata

comunicazione al Ministro di grazia e giustizia per la

emanazione del relativo decreto.

3-quater. L’individuazione delle sedi da ricomprendere

nella medesima tabella infradistrettuale e’ operata sulla

base dei seguenti criteri:

a) l’organico complessivo degli uffici ricompresi non

deve essere inferiore alle quindici unita’ per gli uffici

giudicanti;

b) le tabelle infradistrettuali dovranno essere formate

privilegiando l’accorpamento tra loro degli uffici con

organico fino ad otto unita’ se giudicanti e fino a quattro

unita’ se requirenti;

c) nelle esigenze di funzionalita’ degli uffici si deve

tener conto delle cause di incompatibilita’ funzionali dei

magistrati;

d) si deve tener conto delle caratteristiche

geomorfologiche dei luoghi e dei collegamenti viari, in

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modo da determinare il minor onere per l’erario.

3-quinquies. Il magistrato puo’ essere assegnato anche

a piu’ uffici aventi la medesima attribuzione o competenza,

ma la sede di servizio principale, ad ogni effetto

giuridico ed economico, e’ l’ufficio del cui organico il

magistrato fa parte. La supplenza infradistrettuale non

opera per le assenze o impedimenti di durata inferiore a

sette giorni.

3-sexies. Per la formazione ed approvazione delle

tabelle di cui al comma 3-bis, si osservano le procedure

previste dal comma 2.».

– Per l’art. 10 del citato decreto legislativo 27

gennaio 2006, n. 25, vedi nelle note all’art. 6 del

presente decreto.

Art. 9

Funzioni e compiti dei giudici onorari di pace

1. I giudici onorari di pace esercitano, presso l’ufficio del

giudice di pace, la giurisdizione in materia civile e penale e la

funzione conciliativa in materia civile secondo le disposizioni dei

codici di procedura civile e penale e delle leggi speciali.

2. I giudici onorari di pace sono, inoltre, assegnati alla

struttura organizzativa denominata «ufficio per il processo»,

costituita, a norma dell’articolo 16-octies del decreto-legge 18

ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 27

dicembre 2012, n. 221, presso il tribunale del circondario nel cui

territorio ha sede l’ufficio del giudice di pace al quale sono

addetti.

3. I giudici onorari di pace assegnati all’ufficio per il processo

non possono esercitare la giurisdizione civile e penale presso

l’ufficio del giudice di pace.

4. Nel corso dei primi due anni dal conferimento dell’incarico i

giudici onorari di pace devono essere assegnati all’ufficio per il

processo e possono svolgere esclusivamente i compiti e le attivita’

allo stesso inerenti.

5. Ai giudici onorari di pace inseriti nell’ufficio per il processo

puo’ essere assegnata, nei limiti e con le modalita’ di cui

all’articolo 11, la trattazione di procedimenti civili e penali, di

competenza del tribunale ordinario.

Note all’art. 9:

– Si riporta il testo dell’art. 16-octies del

decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con

modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2012, n. 221

(Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese):

«Art. 16-octies (Ufficio per il processo). – 1. Al fine

di garantire la ragionevole durata del processo, attraverso

l’innovazione dei modelli organizzativi ed assicurando un

piu’ efficiente impiego delle tecnologie dell’informazione

e della comunicazione sono costituite, presso le corti di

appello e i tribunali ordinari, strutture organizzative

denominate “ufficio per il processo”, mediante l’impiego

del personale di cancelleria e di coloro che svolgono,

presso i predetti uffici, il tirocinio formativo a norma

dell’art. 73 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69,

convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013,

n. 98, o la formazione professionale dei laureati a norma

dell’art. 37, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n.

98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio

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2011, n. 111. Fanno altresi’ parte dell’ufficio per il

processo costituito presso le corti di appello i giudici

ausiliari di cui agli articoli 62 e seguenti del

decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con

modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, e

dell’ufficio per il processo costituito presso i tribunati,

i giudici onorari di tribunale di cui agli articoli 42 ter

e seguenti del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12.

2. Il Consiglio Superiore della Magistratura e il

Ministro della giustizia, nell’ambito delle rispettive

competenze, danno attuazione alle disposizioni di cui al

comma 1, nell’ambito delle risorse disponibili e senza

nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.».

Art. 10

Destinazione dei giudici onorari di pace

nell’ufficio per il processo

1. La proposta di assegnazione dei giudici onorari di pace

all’ufficio per il processo del tribunale, nei limiti del numero dei

giudici onorari di pace destinati all’ufficio per il processo in base

al decreto di cui all’articolo 3, comma 1, secondo periodo, e’

formulata dal presidente del tribunale secondo quanto previsto dal

presente articolo e in conformita’ ai criteri obiettivi indicati in

via generale con delibera del Consiglio superiore della magistratura,

avendo riguardo, in particolare, alla funzionalita’ degli uffici

giudiziari.

2. Il presidente del tribunale individua, almeno due volte l’anno,

le posizioni da coprire nell’ufficio per il processo, tenuto conto

anche delle assegnazioni in scadenza nei successivi sei mesi, e

propone l’assegnazione d’ufficio a tale struttura organizzativa dei

giudici onorari di pace che si trovano nelle condizioni di cui

all’articolo 9, comma 4.

3. Il presidente del tribunale determina altresi’ le posizioni

residue da pubblicare e dispone che se ne dia comunicazione a tutti i

giudici onorari di pace del circondario ai fini della formulazione

della domanda di assegnazione.

4. Il presidente, nel caso in cui vi siano piu’ aspiranti, tenute

presenti le esigenze di efficienza del tribunale e dell’ufficio del

giudice di pace interessato, individua i magistrati da assegnare

sulla base, nell’ordine, dei seguenti criteri di valutazione:

a) attitudine all’esercizio dei compiti e delle attivita’ da

svolgere, desunta dalla pregressa attivita’ del magistrato onorario,

dalla tipologia di affari trattati dal medesimo, dalle esperienze

professionali anche non giurisdizionali pregresse comprovanti le

specifiche competenze in relazione all’incarico da assegnare, con

preferenza per i magistrati che hanno maturato esperienze relative ad

aree o materie uguali o omogenee;

b) tempo trascorso nello svolgimento dei compiti e delle attivita’

inerenti all’ufficio;

c) collocazione nella graduatoria di ammissione al tirocinio.

5. In assenza di aspiranti, la scelta deve cadere su coloro ai

quali e’ stato conferito l’incarico di magistrato onorario da minor

tempo, anche se operanti in settori diversi da quello di

destinazione, salvo che non vi ostino, sotto il profilo attitudinale

od organizzativo, specifiche ragioni da indicare espressamente nella

proposta di assegnazione.

6. L’assegnazione dei giudici onorari di pace all’ufficio per il

processo del tribunale e’ disposta con il procedimento di cui

all’articolo 7-bis del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12; la

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proposta e’ trasmessa al consiglio giudiziario, che, sentita la

sezione autonoma per i magistrati onorari di cui all’articolo 10 del

decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25, formula il proprio parere

e inoltra gli atti al Consiglio superiore della magistratura per

l’approvazione.

7. L’assegnazione d’ufficio disposta a norma del comma 2 cessa di

produrre effetti alla scadenza del biennio di cui all’articolo 9,

comma 4.

8. Il giudice onorario di pace non puo’ essere inserito, a domanda,

in altro ufficio per il processo del medesimo tribunale se non siano

decorsi due anni dal giorno in cui ha effettivamente iniziato a

svolgere l’attivita’ presso l’ufficio per il processo al quale e’

assegnato. Nel caso in cui sia stato assegnato d’ufficio il termine

e’ ridotto ad un anno.

9. L’assegnazione del giudice onorario di pace all’ufficio per il

processo del tribunale puo’ essere revocata per sopravvenute esigenze

di funzionalita’ dell’ufficio del giudice di pace al quale il giudice

onorario e’ addetto. Quando sono assegnati all’ufficio per il

processo piu’ giudici onorari di pace addetti all’ufficio del giudice

di pace in relazione al quale sono sopravvenute le esigenze di cui al

primo periodo, alla revoca dell’assegnazione si provvede sulla base

dei criteri di cui al comma 4 ovvero, in mancanza di domande, dei

criteri previsti dal comma 5. Alla revoca si provvede con le

modalita’ di cui al comma 6.

10. Il giudice onorario di pace coadiuva il giudice professionale a

supporto del quale la struttura organizzativa e’ assegnata e, sotto

la direzione e il coordinamento del giudice professionale, compie,

anche per i procedimenti nei quali il tribunale giudica in

composizione collegiale, tutti gli atti preparatori utili per

l’esercizio della funzione giurisdizionale da parte del giudice

professionale, provvedendo, in particolare, allo studio dei

fascicoli, all’approfondimento giurisprudenziale e dottrinale ed alla

predisposizione delle minute dei provvedimenti. Il giudice onorario

puo’ assistere alla camera di consiglio.

11. Il giudice professionale, con riferimento a ciascun

procedimento civile e al fine di assicurarne la ragionevole durata,

puo’ delegare al giudice onorario di pace, inserito nell’ufficio per

il processo, compiti e attivita’, anche relativi a procedimenti nei

quali il tribunale giudica in composizione collegiale, purche’ non di

particolare complessita’, ivi compresa l’assunzione dei testimoni,

affidandogli con preferenza il compimento dei tentativi di

conciliazione, i procedimenti speciali previsti dagli articoli

186-bis e 423, primo comma, del codice di procedura civile, nonche’ i

provvedimenti di liquidazione dei compensi degli ausiliari e i

provvedimenti che risolvono questioni semplici e ripetitive.

12. Al giudice onorario di pace non puo’ essere delegata la

pronuncia di provvedimenti definitori, fatta eccezione:

a) per i provvedimenti che definiscono procedimenti di volontaria

giurisdizione, in materie diverse dalla famiglia, inclusi gli affari

di competenza del giudice tutelare;

b) per i provvedimenti che definiscono procedimenti in materia di

previdenza e assistenza obbligatoria;

c) per i provvedimenti che definiscono procedimenti di impugnazione

o di opposizione avverso provvedimenti amministrativi;

d) per i provvedimenti che definiscono cause relative a beni mobili

di valore non superiore ad euro 50.000, nonche’ relative al pagamento

a qualsiasi titolo di somme di denaro non eccedenti il medesimo

valore;

e) per i provvedimenti che definiscono cause di risarcimento del

danno prodotto dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, purche’

il valore della controversia non superi euro 100.000;

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f) per i provvedimenti di assegnazione di crediti che definiscono

procedimenti di espropriazione presso terzi, purche’ il valore del

credito pignorato non superi euro 50.000.

13. Il giudice onorario di pace svolge le attivita’ delegate

attenendosi alle direttive concordate con il giudice professionale

titolare del procedimento, anche alla luce dei criteri generali

definiti all’esito delle riunioni di cui all’articolo 22. Il

Consiglio superiore della magistratura individua le modalita’ con cui

le direttive concordate sono formalmente documentate e trasmesse al

capo dell’ufficio.

14. Il giudice onorario di pace, quando ritiene, in considerazione

delle specificita’ del caso concreto, di non poter provvedere in

conformita’ alle direttive ed ai criteri di cui al comma 13,

riferisce al giudice professionale, il quale compie le attivita’ gia’

oggetto di delega.

15. Il giudice professionale esercita la vigilanza sull’attivita’

svolta dal giudice onorario e, in presenza di giustificati motivi,

dispone la revoca della delega a quest’ultimo conferita e ne da’

comunicazione al presidente del tribunale.

Note all’art. 10:

– Per l’art. 7-bis del citato regio decreto 30 gennaio

1941, n. 12, vedi nelle note all’art. 8 del presente

decreto.

– Per l’art. 10 del citato decreto legislativo 27

gennaio 2006, n. 25, vedi nelle note all’art. 6 del

presente decreto.

– Si riporta il testo degli articoli 186-bis e 423 del

Codice di procedura civile:

«Art. 186-bis (Ordinanza per il pagamento di somme non

contestate). – Su istanza di parte il giudice istruttore

puo’ disporre, fino al momento della precisazione delle

conclusioni, il pagamento delle somme non contestate dalle

parti costituite. Se l’istanza e’ proposta fuori

dall’udienza il giudice dispone la comparizione delle parti

ed assegna il termine per la notificazione.

L’ordinanza costituisce titolo esecutivo e conserva la

sua efficacia in caso di estinzione del processo.

L’ordinanza e’ soggetta alla disciplina delle ordinanze

revocabili di cui agli articoli 177, primo e secondo comma,

e 178, primo comma.».

«Art. 423 (Ordinanze per il pagamento di somme). – Il

giudice, su istanza di parte, in ogni stato del giudizio,

dispone con ordinanza il pagamento delle somme non

contestate.

Egualmente, in ogni stato del giudizio, il giudice

puo’, su istanza del lavoratore, disporre con ordinanza il

pagamento di una somma a titolo provvisorio quando ritenga

il diritto accertato e nei limiti della quantita’ per cui

ritiene gia’ raggiunta la prova.

Le ordinanze di cui ai commi precedenti costituiscono

titolo esecutivo.

L’ordinanza di cui al secondo comma e’ revocabile con

la sentenza che decide la causa.».

Art. 11

Assegnazione ai giudici onorari di pace

dei procedimenti civili e penali

1. Ai giudici onorari di pace che sono inseriti nell’ufficio per il

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processo e che non rientrano nella categoria indicata all’articolo 9,

comma 4, puo’ essere assegnata, nei limiti di cui al comma 5, la

trattazione di procedimenti civili e penali di competenza del

tribunale, quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni e, per

situazioni straordinarie e contingenti, non si possono adottare

misure organizzative diverse:

a) il tribunale o una sua sezione presenta vacanze di posti in

organico, assenze non temporanee di magistrati o esoneri parziali o

totali dal servizio giudiziario tali da ridurre di oltre il trenta

per cento l’attivita’ dei giudici professionali assegnati al

tribunale o alla sezione;

b) il numero dei procedimenti civili pendenti rispetto ai quali e’

stato superato il termine di ragionevole durata di cui alla legge 19

marzo 2001, n. 89, rilevato alla data di cui al comma 9, e’ superiore

di almeno il cinquanta per cento rispetto al numero complessivo dei

procedimenti civili pendenti innanzi al medesimo tribunale ovvero il

numero dei procedimenti penali rispetto ai quali e’ stato superato il

predetto termine, rilevato alla medesima data, e’ superiore di almeno

il quaranta per cento rispetto al numero complessivo dei procedimenti

penali pendenti dinanzi al medesimo ufficio, risultanti da apposite

rilevazioni statistiche operate dal Ministero della giustizia sulla

base dei criteri generali definiti di concerto con il Consiglio

superiore della magistratura;

c) il numero medio dei procedimenti civili pendenti per ciascun

giudice professionale in servizio presso il tribunale, rilevato alla

data di cui al comma 9, supera di almeno il settanta per cento il

numero medio nazionale dei procedimenti civili pendenti per ciascun

giudice professionale di tribunale ovvero il numero medio dei

procedimenti penali pendenti per ciascun giudice professionale in

servizio presso il tribunale, rilevato alla medesima data, supera di

almeno il cinquanta per cento il numero medio nazionale dei

procedimenti penali pendenti per ciascun giudice professionale di

tribunale, risultanti da apposite rilevazioni statistiche operate dal

Ministero della giustizia sulla base dei criteri generali definiti di

concerto con il Consiglio superiore della magistratura, distinguendo,

ove possibile, per materie, per rito e per dimensioni degli uffici;

d) il numero medio dei procedimenti civili sopravvenuti annuali per

ciascun giudice professionale in servizio presso il tribunale,

rilevato alla data di cui al comma 9, supera di almeno il settanta

per cento il numero medio nazionale dei procedimenti civili

sopravvenuti nello stesso periodo per ciascun giudice professionale

di tribunale ovvero il numero medio dei procedimenti penali

sopravvenuti annuali per ciascun giudice professionale in servizio

presso il tribunale, rilevato alla medesima data, supera di almeno il

cinquanta per cento il numero medio nazionale dei procedimenti penali

sopravvenuti nello stesso periodo per ciascun giudice professionale

di tribunale, risultanti da apposite rilevazioni statistiche operate

dal Ministero della giustizia sulla base dei criteri generali

definiti di concerto con il Consiglio superiore della magistratura,

distinguendo, ove possibile, per materie, per rito e per dimensioni

degli uffici.

2. Quando la condizione di cui al comma 1, lettera a), ricorre per

una sezione del tribunale, ai giudici onorari di pace possono essere

assegnati esclusivamente i procedimenti devoluti alla medesima

sezione.

3. L’individuazione dei giudici onorari ai quali assegnare la

trattazione di procedimenti a norma del comma 1 e’ effettuata con i

criteri di cui all’articolo 10, comma 4, ovvero, in mancanza di

domande, previsti dal comma 5 del predetto articolo.

4. I criteri di assegnazione degli affari ai giudici onorari di

pace a norma del presente articolo sono determinati nella proposta

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tabellare di cui all’articolo 7-bis del regio decreto 30 gennaio

1941, n. 12.

5. In ogni caso, il numero dei procedimenti civili e penali

assegnati a ciascun giudice onorario di pace a norma del presente

articolo non puo’ essere superiore ad un terzo del numero medio

nazionale, rilevato distintamente per il settore civile e per quello

penale, dei procedimenti pendenti per ciascun giudice professionale

del tribunale.

6. Non possono essere assegnati, a norma del comma 1, ai giudici

onorari di pace:

a) per il settore civile:

1) i procedimenti cautelari e possessori, fatta eccezione per le

domande proposte nel corso della causa di merito e del giudizio

petitorio nonche’ dei procedimenti di competenza del giudice

dell’esecuzione nei casi previsti dal secondo comma dell’articolo 615

del codice di procedura civile e dal secondo comma dell’articolo 617

del medesimo codice nei limiti della fase cautelare;

2) i procedimenti di impugnazione avverso i provvedimenti del

giudice di pace;

3) i procedimenti in materia di rapporti di lavoro e di previdenza

ed assistenza obbligatorie;

4) i procedimenti in materia societaria e fallimentare;

5) i procedimenti in materia di famiglia;

b) per il settore penale:

1) i procedimenti diversi da quelli previsti dall’articolo 550 del

codice di procedura penale;

2) le funzioni di giudice per le indagini preliminari e di giudice

dell’udienza preliminare;

3) i giudizi di appello avverso i provvedimenti emessi dal giudice

di pace;

4) i procedimenti di cui all’articolo 558 del codice di procedura

penale e il conseguente giudizio.

7. L’assegnazione degli affari, in attuazione dei criteri di cui al

comma 4, e’ effettuata dal presidente del tribunale non oltre la

scadenza del termine perentorio di sei mesi dal verificarsi della

condizione di cui alla lettera a) del comma 1 ovvero, relativamente

alle condizioni di cui alle lettere b), c) e d) del medesimo comma,

dalla pubblicazione dei dati di cui al comma 9 e puo’ riguardare

esclusivamente procedimenti pendenti a tale scadenza. Il

provvedimento di assegnazione degli affari, corredato delle relative

statistiche e degli altri documenti necessari a comprovare la

sussistenza delle condizioni di cui al comma 1, ivi compresa la non

adottabilita’ di misure organizzative diverse, e’ trasmesso, previo

parere del Consiglio giudiziario nella composizione di cui

all’articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 27 gennaio 2006, n.

25, al Consiglio superiore della magistratura per l’approvazione.

8. L’assegnazione puo’ essere mantenuta per un periodo non

superiore a tre anni dalla scadenza del termine di cui al primo

periodo del comma 7 anche quando siano venute meno le condizioni di

cui al comma 1. L’assegnazione non puo’ essere nuovamente disposta,

anche relativamente a giudici onorari di pace diversi, prima che

siano decorsi tre anni dalla scadenza del triennio di cui al primo

periodo, salvo che nell’ipotesi di cui al comma 1, lettera a).

9. Con cadenza annuale il Ministero della giustizia rende noti i

dati necessari ai fini dell’accertamento delle condizioni di cui al

comma 1, rilevandoli alla data del 30 giugno di ciascun anno.

10. Entro dodici mesi dall’approvazione del provvedimento di

assegnazione degli affari fondato sulla sussistenza di vacanze di

posti in organico ai sensi del comma 1, lettera a), il Consiglio

superiore della magistratura delibera la copertura dei posti vacanti

in modo da far venir meno la condizione di cui alla predetta lettera.

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Note all’art. 11:

– La legge 24 marzo 2001, n. 89 (Previsione di equa

riparazione in caso di violazione del termine ragionevole

del processo e modifica dell’art. 375 del codice di

procedura civile) e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 3

aprile 2001, n. 78.

– Per l’art. 7-bis del citato regio decreto 30 gennaio

1941, n. 12, vedi nelle note all’art. 8 del presente

decreto.

– Si riporta il testo degli articoli 615 e 617 del

Codice di procedura civile:

«Art. 615 (Forma dell’opposizione). – Quando si

contesta il diritto della parte istante a procedere ad

esecuzione forzata e questa non e’ ancora iniziata, si puo’

proporre opposizione al precetto con citazione davanti al

giudice competente per materia o valore e per territorio a

norma dell’art. 27. Il giudice, concorrendo gravi motivi,

sospende su istanza di parte l’efficacia esecutiva del

titolo. Se il diritto della parte istante e’ contestato

solo parzialmente, il giudice procede alla sospensione

dell’efficacia esecutiva del titolo esclusivamente in

relazione alla parte contestata.

Quando e’ iniziata l’esecuzione, l’opposizione di cui

al comma precedente e quella che riguarda la pignorabilita’

dei beni si propongono con ricorso al giudice

dell’esecuzione stessa. Questi fissa con decreto l’udienza

di comparizione delle parti davanti a se’ e il termine

perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto.

Nell’esecuzione per espropriazione l’opposizione e’

inammissibile se e’ proposta dopo che e’ stata disposta la

vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552,

569, salvo che sia fondata su fatti sopravvenuti ovvero

l’opponente dimostri di non aver potuto proporla

tempestivamente per causa a lui non imputabile.».

«Art. 617 (Forma dell’opposizione). – Le opposizioni

relative alla regolarita’ formale del titolo esecutivo e

del precetto si propongono, prima che sia iniziata

l’esecuzione, davanti al giudice indicato nell’art. 480

terzo comma, con atto di citazione da notificarsi nel

termine perentorio di venti giorni dalla notificazione del

titolo esecutivo o del precetto.

Le opposizioni di cui al comma precedente che sia stato

impossibile proporre prima dell’inizio dell’esecuzione e

quelle relative alla notificazione del titolo esecutivo e

del precetto e ai singoli atti di esecuzione si propongono

con ricorso al giudice dell’esecuzione nel termine

perentorio di venti giorni dal primo atto di esecuzione, se

riguardano il titolo esecutivo o il precetto, oppure dal

giorno in cui i singoli atti furono compiuti.».

– Si riporta il testo degli articoli 550 e 558 del

Codice di procedura penale:

«Art. 550 (Casi di citazione diretta a giudizio). – 1.

Il pubblico ministero esercita l’azione penale con la

citazione diretta a giudizio quando si tratta di

contravvenzioni ovvero di delitti puniti con la pena della

reclusione non superiore nel massimo a quattro anni o con

la multa, sola o congiunta alla predetta pena detentiva. Si

applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui

all’art. 415-bis. Per la determinazione della pena si

osservano le disposizioni dell’art. 4.

2. La disposizione del comma 1 si applica anche quando

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si procede per uno dei seguenti reati:

a) violenza o minaccia a un pubblico ufficiale prevista

dall’art. 336 del codice penale;

b) resistenza a un pubblico ufficiale prevista

dall’art. 337 del codice penale;

c) oltraggio a un magistrato in udienza aggravato a

norma dell’art. 343, secondo comma, del codice penale;

d) violazione di sigilli aggravata a norma dell’art.

349, secondo comma, del codice penale;

e) rissa aggravata a norma dell’art. 588, secondo

comma, del codice penale, con esclusione delle ipotesi in

cui nella rissa taluno sia rimasto ucciso o abbia riportato

lesioni gravi o gravissime;

e-bis) lesioni personali stradali, anche se aggravate,

a norma dell’art. 590-bis del codice penale;

f) furto aggravato a norma dell’art. 625 del codice

penale;

g) ricettazione prevista dall’art. 648 del codice

penale.

3. Se il pubblico ministero ha esercitato l’azione

penale con citazione diretta per un reato per il quale e’

prevista l’udienza preliminare e la relativa eccezione e’

proposta entro il termine indicato dall’art. 491, comma 1,

il giudice dispone con ordinanza la trasmissione degli atti

al pubblico ministero.».

«Art. 558 (Convalida dell’arresto e giudizio

direttissimo). – 1. Gli ufficiali o gli agenti di polizia

giudiziaria che hanno eseguito l’arresto in flagranza o che

hanno avuto in consegna l’arrestato lo conducono

direttamente davanti al giudice del dibattimento per la

convalida dell’arresto e il contestuale giudizio, sulla

base della imputazione formulata dal pubblico ministero. In

tal caso citano anche oralmente la persona offesa e i

testimoni e avvisano il difensore di fiducia o, in

mancanza, quello designato di ufficio a norma dell’art. 97,

comma 3.

2. Quando il giudice non tiene udienza, gli ufficiali o

gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito

l’arresto o che hanno avuto in consegna l’arrestato gliene

danno immediata notizia e presentano l’arrestato

all’udienza che il giudice fissa entro quarantotto ore

dall’arresto. Non si applica la disposizione prevista

dall’art. 386, comma 4.

3. Il giudice al quale viene presentato l’arrestato

autorizza l’ufficiale o l’agente di polizia giudiziaria a

una relazione orale e quindi sente l’arrestato per la

convalida dell’arresto.

4. Se il pubblico ministero ordina che l’arrestato in

flagranza sia posto a sua disposizione, lo puo’ presentare

direttamente all’udienza, in stato di arresto, per la

convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore

dall’arresto. Si applicano al giudizio di convalida le

disposizioni dell’art. 391, in quanto compatibili.

4-bis. Salvo quanto previsto dal comma 4-ter, nei casi

di cui ai commi 2 e 4 il pubblico ministero dispone che

l’arrestato sia custodito in uno dei luoghi indicati nel

comma 1 dell’art. 284. In caso di mancanza,

indisponibilita’ o inidoneita’ di tali luoghi, o quando

essi sono ubicati fuori dal circondario in cui e’ stato

eseguito l’arresto, o in caso di pericolosita’

dell’arrestato, il pubblico ministero dispone che sia

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custodito presso idonee strutture nella disponibilita’

degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria che hanno

eseguito l’arresto o che hanno avuto in consegna

l’arrestato. In caso di mancanza, indisponibilita’ o

inidoneita’ di tali strutture, o se ricorrono altre

specifiche ragioni di necessita’ o di urgenza, il pubblico

ministero dispone con decreto motivato che l’arrestato sia

condotto nella casa circondariale del luogo dove l’arresto

e’ stato eseguito ovvero, se ne possa derivare grave

pregiudizio per le indagini, presso altra casa

circondariale vicina.

4-ter. Nei casi previsti dall’art. 380, comma 2,

lettere e-bis) ed f), il pubblico ministero dispone che

l’arrestato sia custodito presso idonee strutture nella

disponibilita’ degli ufficiali o agenti di polizia

giudiziaria che hanno eseguito l’arresto o che hanno avuto

in consegna l’arrestato. Si applica la disposizione di cui

al comma 4-bis, terzo periodo.

5. Se l’arresto non e’ convalidato, il giudice

restituisce gli atti al pubblico ministero. Il giudice

procede tuttavia a giudizio direttissimo quando l’imputato

e il pubblico ministero vi consentono.

6. Se l’arresto e’ convalidato a norma dei commi

precedenti, si procede immediatamente al giudizio.

7. L’imputato ha facolta’ di chiedere un termine per

preparare la difesa non superiore a cinque giorni. Quando

l’imputato si avvale di tale facolta’, il dibattimento e’

sospeso fino all’udienza immediatamente successiva alla

scadenza del termine.

8. Subito dopo l’udienza di convalida, l’imputato puo’

formulare richiesta di giudizio abbreviato ovvero di

applicazione della pena su richiesta. In tal caso il

giudizio si svolge davanti allo stesso giudice del

dibattimento. Si applicano le disposizioni dell’art. 452,

comma 2.

9. Il pubblico ministero puo’, altresi’, procedere al

giudizio direttissimo nei casi previsti dall’art. 449,

commi 4 e 5.».

– Si riporta il testo dell’art. 16 del citato decreto

legislativo 27 gennaio 2006, n. 25:

«Art. 16 (Composizione dei consigli giudiziari in

relazione alle competenze). – 1. I componenti designati dal

consiglio regionale ed i componenti avvocati e professori

universitari partecipano esclusivamente alle discussioni e

deliberazioni relative all’esercizio delle competenze di

cui all’art. 15, comma 1, lettere a), d) ed e).

2.».

Art. 12

Destinazione dei giudici onorari di pace

nei collegi civili e penali

1. I giudici onorari di pace che sono inseriti nell’ufficio per il

processo e rispetto ai quali non ricorrono le condizioni di cui

all’articolo 9, comma 4, possono essere destinati a comporre i

collegi civili e penali del tribunale, quando sussistono le

condizioni di cui all’articolo 11 e secondo le modalita’ di cui al

medesimo articolo. I provvedimenti di destinazione devono essere

adottati entro la scadenza del termine perentorio di dodici mesi dal

verificarsi della condizione di cui all’articolo 11, comma 1, lettera

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a) ovvero, relativamente alle condizioni di cui alle lettere b), c) e

d) del predetto comma, dalla pubblicazione dei dati di cui al comma 9

del medesimo articolo. Ai giudici onorari di pace destinati a

comporre i collegi possono essere assegnati esclusivamente

procedimenti pendenti a tale scadenza. La destinazione e’ mantenuta

sino alla definizione dei relativi procedimenti. Del collegio non

puo’ far parte piu’ di un giudice onorario di pace. In ogni caso, il

giudice onorario di pace non puo’ essere destinato, per il settore

civile, a comporre i collegi giudicanti dei procedimenti in materia

fallimentare e i collegi delle sezioni specializzate e, per il

settore penale, a comporre i collegi del tribunale del riesame ovvero

qualora si proceda per i reati indicati nell’articolo 407, comma 2,

lettera a), del codice di procedura penale.

Art. 13

Destinazione in supplenza dei giudici onorari di pace

1. Nei casi di assenza o impedimento temporanei del magistrato

professionale, il giudice onorario di pace puo’ essere destinato, in

presenza di specifiche esigenze di servizio, a compiti di supplenza,

anche nella composizione dei collegi, del magistrato assente o

impedito, sebbene non ricorrano le condizioni di cui all’articolo 11,

comma 1. L’individuazione del giudice onorario da destinare in

supplenza e’ effettuata con i criteri di cui all’articolo 10, comma

5. In ogni caso, il giudice onorario di pace non puo’ essere

destinato in supplenza per ragioni relative al complessivo carico di

lavoro ovvero alle vacanze nell’organico dei giudici professionali.

Art. 14

Supplenze e applicazioni negli uffici del giudice di pace

1. Fermi i divieti di cui all’articolo 5, nelle ipotesi di vacanza

dell’ufficio del giudice di pace o di assenza o di impedimento

temporanei di uno o piu’ giudici onorari di pace, il presidente del

tribunale puo’ destinare in supplenza uno o piu’ giudici onorari di

pace di altro ufficio del circondario. Fuori dei casi di cui al primo

periodo, quando in un ufficio del giudice di pace del circondario

ricorrono speciali esigenze di servizio, il presidente del tribunale

puo’ destinare in applicazione uno o piu’ giudici onorari di pace di

altro ufficio del circondario.

2. La scelta dei magistrati onorari da applicare a norma del comma

1 e’ operata sulla base dei criteri di cui all’articolo 10, comma 4,

ovvero, in mancanza di domande, dei criteri previsti dal comma 5 del

predetto articolo. L’applicazione e’ disposta con decreto motivato,

sentita la sezione autonoma per i magistrati onorari del Consiglio

giudiziario di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 27 gennaio

2006, n. 25. Copia del decreto e’ trasmessa al Consiglio superiore

della magistratura e al Ministro della giustizia a norma

dell’articolo 42 del decreto del Presidente della Repubblica 16

settembre 1958, n. 916. Il parere della sezione autonoma per i

magistrati onorari e’ espresso, sentito previamente l’interessato,

nel termine perentorio di dieci giorni dalla richiesta.

3. L’applicazione non puo’ superare la durata di un anno e, nei

casi di necessita’ dell’ufficio al quale il giudice onorario di pace

e’ applicato puo’ essere rinnovata per un periodo non superiore ad un

anno. In ogni caso, un’ulteriore applicazione del medesimo giudice

onorario di pace non puo’ essere disposta se non siano decorsi due

anni dalla fine del periodo precedente.

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Note all’art. 14:

– Per l’art. 10 del citato decreto legislativo 27

gennaio 2006, n. 25, vedi nelle note all’art. 6 del

presente decreto.

– Si riporta il testo dell’art. 42 del decreto del

Presidente della Repubblica 16 settembre 1958, n. 916

(Disposizioni di attuazione e di coordinamento della legge

24 marzo 1958, n. 195, concernente la costituzione e il

funzionamento del Consiglio superiore della magistratura e

disposizioni transitorie):

«Art. 42 (Comunicazione delle applicazioni e delle

supplenze). – I capi delle corti di appello, quando

dispongono applicazioni o supplenze, ne informano il

Consiglio superiore ed il Ministro.».

Capo IV

Delle funzioni e dei compiti dei vice procuratori onorari

Art. 15

Organizzazione dell’ufficio di collaborazione

del procuratore della Repubblica

1. Il procuratore della Repubblica coordina l’ufficio di

collaborazione del procuratore della Repubblica e, in particolare,

distribuisce il lavoro, mediante il ricorso a procedure automatiche,

tra i vice procuratori onorari, vigila sulla loro attivita’ e

sorveglia l’andamento dei servizi di segreteria ed ausiliari.

2. Nello svolgimento dei compiti di cui al comma 1 il procuratore

della Repubblica puo’ avvalersi dell’ausilio di uno o piu’ magistrati

professionali, attribuendo loro il compito di vigilare sull’attivita’

dei vice procuratori onorari nelle materie delegate, nonche’ di

fissare le direttive, i criteri e le prassi applicative emerse anche

a seguito delle riunioni di coordinamento periodicamente indette.

3. Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del presente

decreto, il Ministero della giustizia mette a disposizione i

programmi informatici necessari affinche’ la distribuzione del lavoro

di cui al comma 1 sia compiuta mediante ricorso a procedure

automatiche. I programmi informatici assicurano che l’assegnazione

degli affari abbia luogo secondo criteri di trasparenza.

Art. 16

Funzioni e compiti dei vice procuratori onorari

1. Il vice procuratore onorario inserito nella struttura

organizzativa di cui all’articolo 2:

a) coadiuva il magistrato professionale e, sotto la sua direzione e

il suo coordinamento, compie tutti gli atti preparatori utili per

l’esercizio della funzione giudiziaria da parte di quest’ultimo,

provvedendo allo studio dei fascicoli, all’approfondimento

giurisprudenziale e dottrinale ed alla predisposizione delle minute

dei provvedimenti;

b) svolge le attivita’ e adotta i provvedimenti a lui delegati

secondo quanto previsto dall’articolo 17.

2. L’assegnazione dei vice procuratori onorari alla struttura

organizzativa di cui all’articolo 2 ha luogo con provvedimento del

procuratore della Repubblica, trasmesso alla sezione autonoma per i

magistrati onorari del consiglio giudiziario.

3. Nel corso del primo anno dal conferimento dell’incarico i vice

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procuratori onorari possono svolgere esclusivamente i compiti e le

attivita’ previste dal comma 1, lettera a).

Art. 17

Attivita’ delegabili ai vice procuratori onorari

1. Nei procedimenti davanti al giudice di pace, le funzioni del

pubblico ministero possono essere svolte, per delega del procuratore

della Repubblica, dal vice procuratore onorario:

a) nell’udienza dibattimentale;

b) per gli atti previsti dagli articoli 15, 17 e 25 del decreto

legislativo 28 agosto 2000, n. 274;

c) nei procedimenti in camera di consiglio di cui all’articolo 127

del codice di procedura penale e nei procedimenti di esecuzione ai

fini dell’intervento di cui all’articolo 655, comma 2, del medesimo

codice.

2. Nei casi indicati nel comma 1, la delega e’ conferita in

relazione ad una determinata udienza o a un singolo procedimento.

3. Nei procedimenti nei quali il tribunale giudica in composizione

monocratica, ad esclusione di quelli relativi ai delitti di cui agli

articoli 589 e 590 del codice penale commessi con violazione delle

norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nonche’ di cui

all’articolo 590-sexies del codice penale, il vice procuratore

onorario puo’ svolgere, per delega del procuratore della Repubblica e

secondo le direttive stabilite in via generale dal magistrato

professionale che ne coordina le attivita’, le funzioni di pubblico

ministero:

a) nell’udienza dibattimentale;

b) nell’udienza di convalida dell’arresto di cui all’articolo 558

del codice di procedura penale;

c) per la richiesta di emissione del decreto penale di condanna ai

sensi dell’articolo 459, comma 1, del codice di procedura penale;

d) nei procedimenti in camera di consiglio di cui all’articolo 127

del codice di procedura penale.

4. Il vice procuratore onorario delegato puo’ assumere le

determinazioni relative all’applicazione della pena su richiesta nei

procedimenti relativi ai reati per i quali l’azione penale e’

esercitata con decreto di citazione diretta ai sensi dell’articolo

550, comma 1, del codice di procedura penale, pur quando si proceda

con giudizio direttissimo ai sensi del comma 6 dell’articolo 558 del

codice di procedura penale, e in quelli iniziati con decreto di

giudizio immediato conseguente ad opposizione a decreto penale.

5. Il vice procuratore onorario, nei procedimenti relativi ai reati

indicati dall’articolo 550, comma 1, del codice di procedura penale,

puo’ redigere e avanzare richiesta di archiviazione, nonche’ svolgere

compiti e attivita’, anche di indagine, ivi compresa l’assunzione di

informazioni dalle persone informate sui fatti e l’interrogatorio

della persona sottoposta ad indagini o imputata.

6. Il vice procuratore onorario si attiene nello svolgimento delle

attivita’ a lui direttamente delegate alle direttive periodiche

menzionate all’articolo 15, comma 2, e puo’ chiedere che l’attivita’

e il provvedimento delegati siano svolti dal magistrato professionale

titolare del procedimento se non ricorrono nel caso concreto le

condizioni di fatto per provvedere in loro conformita’.

7. Il procuratore della Repubblica, in presenza di giustificati

motivi, dispone la revoca della delega conferita al vice procuratore

onorario.

Note all’art. 17:

– Si riporta il testo degli articoli 15, 17 e 25 del

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decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni

sulla competenza penale del giudice di pace, a norma

dell’art. 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468):

«Art. 15 (Chiusura delle indagini preliminari). – 1.

Ricevuta la relazione di cui all’art. 11, il pubblico

ministero, se non richiede l’archiviazione, esercita

l’azione penale, formulando l’imputazione e autorizzando la

citazione dell’imputato.

2. Se ritiene necessarie ulteriori indagini, il

pubblico ministero vi provvede personalmente ovvero si

avvale della polizia giudiziaria, impartendo direttive o

delegando il compimento di specifici atti.».

«Art. 17 (Archiviazione). – 1. Il pubblico ministero

presenta al giudice di pace richiesta di archiviazione

quando la notizia di reato e’ infondata, nonche’ nei casi

previsti dagli articoli 411 del codice di procedura penale

e 125 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271,

nonche’ dall’art. 34, commi 1 e 2 del presente decreto. Con

la richiesta e’ trasmesso il fascicolo contenente la

notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini

espletate e i verbali compiuti davanti al giudice.

2. Copia della richiesta e’ notificata alla persona

offesa che nella notizia di reato o successivamente alla

sua presentazione abbia dichiarato di volere essere

informata circa l’eventuale archiviazione. Nella richiesta

e’ altresi’ precisato che nel termine di dieci giorni la

persona offesa puo’ prendere visione degli atti e

presentare richiesta motivata di prosecuzione delle

indagini preliminari. Con l’opposizione alla richiesta di

archiviazione la persona offesa indica, a pena di

inammissibilita’, gli elementi di prova che giustificano il

rigetto della richiesta o le ulteriori indagini necessarie.

3. Il pubblico ministero provvede sempre a norma del

comma 2, nei casi in cui la richiesta di archiviazione e’

successiva alla trasmissione del ricorso ai sensi dell’art.

26, comma 2.

4. Il giudice, se accoglie la richiesta, dispone con

decreto l’archiviazione, altrimenti restituisce, con

ordinanza, gli atti al pubblico ministero indicando le

ulteriori indagini necessarie e fissando il termine

indispensabile per il loro compimento ovvero disponendo che

entro dieci giorni il pubblico ministero formuli

l’imputazione.

5. Quando e’ ignoto l’autore del reato si osservano le

disposizioni di cui all’art. 415 del codice di procedura

penale.».

«Art. 25 (Richieste del pubblico ministero). – 1. Entro

dieci giorni dalla comunicazione del ricorso il pubblico

ministero presenta le sue richieste nella cancelleria del

giudice di pace.

2. Se ritiene il ricorso inammissibile o manifestamente

infondato, ovvero presentato dinanzi ad un giudice di pace

incompetente per territorio, il pubblico ministero esprime

parere contrario alla citazione altrimenti formula

l’imputazione confermando o modificando l’addebito

contenuto nel ricorso.».

– Si riporta il testo degli articoli 127 e 655, comma

2, del Codice di procedura penale:

«Art. 127 (Procedimento in camera di consiglio). – 1.

Quando si deve procedere in camera di consiglio, il giudice

o il presidente del collegio fissa la data dell’udienza e

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ne fa dare avviso alle parti, alle altre persone

interessate e ai difensori. L’avviso e’ comunicato o

notificato almeno dieci giorni prima della data predetta.

Se l’imputato e’ privo di difensore, l’avviso e’ dato a

quello di ufficio.

2. Fino a cinque giorni prima dell’udienza possono

essere presentate memorie in cancelleria.

3. Il pubblico ministero, gli altri destinatari

dell’avviso nonche’ i difensori sono sentiti se compaiono.

Se l’interessato e’ detenuto o internato in luogo posto

fuori della circoscrizione del giudice e ne fa richiesta,

deve essere sentito prima del giorno dell’udienza, dal

magistrato di sorveglianza del luogo.

4. L’udienza e’ rinviata se sussiste un legittimo

impedimento dell’imputato o del condannato che ha chiesto

di essere sentito personalmente e che non sia detenuto o

internato in luogo diverso da quello in cui ha sede il

giudice.

5. Le disposizioni dei commi 1, 3 e 4, sono previste a

pena di nullita’.

6. L’udienza si svolge senza la presenza del pubblico.

7. Il giudice provvede con ordinanza comunicata o

notificata senza ritardo ai soggetti indicati nel comma 1,

che possono proporre ricorso per cassazione.

8. Il ricorso non sospende l’esecuzione dell’ordinanza,

a meno che il giudice che l’ha emessa disponga diversamente

con decreto motivato.

9. L’inammissibilita’ dell’atto introduttivo del

procedimento e’ dichiarata dal giudice con ordinanza, anche

senza formalita’ di procedura, salvo che sia altrimenti

stabilito. Si applicano le disposizioni dei commi 7 e 8.

10. Il verbale di udienza e’ redatto soltanto in forma

riassuntiva a norma dell’art. 140 comma 2.».

«Art. 655 (Funzioni del pubblico ministero). – 1.

(Omissis).

2. Il pubblico ministero propone le sue richieste al

giudice competente e interviene in tutti i procedimenti di

esecuzione.

(Omissis).».

– Si riporta il testo degli articoli 589, 590 e

590-sexies del Codice penale:

«Art. 589 (Omicidio colposo). – Chiunque cagiona per

colpa la morte di una persona e’ punito con la reclusione

da sei mesi a cinque anni.

Se il fatto e’ commesso con violazione delle norme per

la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena e’ della

reclusione da due a sette anni.

Nel caso di morte di piu’ persone, ovvero di morte di

una o piu’ persone e di lesioni di una o piu’ persone, si

applica la pena che dovrebbe infliggersi per la piu’ grave

delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la

pena non puo’ superare gli anni quindici.

Art. 590 (Lesioni personali colpose). – Chiunque

cagiona ad altri per colpa una lesione personale e’ punito

con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a

euro 309.

Se la lesione e’ grave la pena e’ della reclusione da

uno a sei mesi o della multa da euro 123 a euro 619, se e’

gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della

multa da euro 309 a euro 1.239.

Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con

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violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni

sul lavoro la pena per le lesioni gravi e’ della reclusione

da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro

2.000 e la pena per le lesioni gravissime e’ della

reclusione da uno a tre anni.

Nel caso di lesioni di piu’ persone si applica la pena

che dovrebbe infliggersi per la piu’ grave delle violazioni

commesse, aumentata fino al triplo; ma la pena della

reclusione non puo’ superare gli anni cinque.

Il delitto e’ punibile a querela della persona offesa,

salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso,

limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme

per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative

all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una

malattia professionale.».

«Art. 590-sexies (Responsabilita’ colposa per morte o

lesioni personali in ambito sanitario). – Se i fatti di cui

agli articoli 589 e 590 sono commessi nell’esercizio della

professione sanitaria, si applicano le pene ivi previste

salvo quanto disposto dal secondo comma.

Qualora l’evento si sia verificato a causa di

imperizia, la punibilita’ e’ esclusa quando sono rispettate

le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite

e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di

queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che

le raccomandazioni previste dalle predette linee guida

risultino adeguate alle specificita’ del caso concreto.».

– Per l’art. 558 del Codice di procedura penale, vedi

nelle note all’art. 11 del presente decreto.

Capo V

Della conferma nell’incarico

Art. 18

Durata dell’ufficio e conferma

1. L’incarico di magistrato onorario ha la durata di quattro anni.

Alla scadenza, l’incarico puo’ essere confermato, a domanda, per un

secondo quadriennio.

2. L’incarico di magistrato onorario non puo’, comunque, essere

svolto per piu’ di otto anni complessivi, anche non consecutivi,

includendo nel computo l’attivita’ comunque svolta quale magistrato

onorario, indipendentemente dal tipo di funzioni e compiti esercitati

tra quelli disciplinati dal presente decreto.

3. In ogni caso, l’incarico cessa al compimento del

sessantacinquesimo anno di eta’.

4. La domanda di conferma e’ presentata, a pena di

inammissibilita’, almeno sei mesi prima della scadenza del

quadriennio, al capo dell’ufficio giudiziario presso il quale il

magistrato onorario esercita la funzione. Relativamente all’ufficio

del giudice di pace la domanda di conferma e’ presentata al

presidente del tribunale nel cui circondario ha sede l’ufficio. La

domanda e’ trasmessa alla sezione autonoma per i magistrati onorari

del consiglio giudiziario di cui all’articolo 10 del decreto

legislativo 27 gennaio 2006, n. 25.

5. Unitamente alla domanda, sono trasmessi alla sezione autonoma

per i magistrati onorari del consiglio giudiziario:

a) un rapporto del capo dell’ufficio o del coordinatore

dell’ufficio del giudice di pace sull’attivita’ svolta e relativo

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alla capacita’, alla laboriosita’, alla diligenza, all’impegno ed ai

requisiti dell’indipendenza, dell’imparzialita’ e dell’equilibrio

nonche’ sulla partecipazione alle riunioni periodiche di cui

all’articolo 22, commi 1 e 2;

b) copia degli atti e dei provvedimenti esaminati ai fini della

redazione del rapporto di cui alla lettera a);

c) le relazioni redatte dai magistrati professionali che il

magistrato onorario coadiuva a norma degli articoli 10, comma 10, e

16, comma 1;

d) l’autorelazione del magistrato onorario;

e) le statistiche comparate sull’attivita’ svolta, distinte per

tipologie di procedimenti e di provvedimenti, ed ogni altro documento

ritenuto utile.

6. Ai fini della redazione del rapporto di cui al comma 5, lettera

a), sono esaminati, a campione, almeno venti verbali di udienza e

venti provvedimenti, relativi al periodo oggetto di valutazione. La

sezione autonoma per i magistrati onorari del consiglio giudiziario

stabilisce i criteri per la selezione dei verbali di udienza e dei

provvedimenti.

7. Almeno due mesi prima della scadenza del quadriennio, la sezione

autonoma per i magistrati onorari del consiglio giudiziario,

acquisiti i documenti di cui al comma 5, il parere di cui al comma 8,

lettera c), e l’attestazione della struttura della formazione

decentrata di cui all’articolo 22, comma 3, esprime, con riguardo al

magistrato onorario che ha presentato domanda di conferma, se

necessario previa audizione dell’interessato, un giudizio di

idoneita’ a svolgere le funzioni e lo trasmette al Consiglio

superiore della magistratura.

8. Il giudizio e’ espresso a norma dell’articolo 11 del decreto

legislativo 5 aprile 2006, n. 160, in quanto compatibile, ed e’ reso

sulla base degli elementi di cui ai commi 5 e 6, nonche’ dei

seguenti, ulteriori elementi:

a) l’effettiva partecipazione alle attivita’ di formazione

organizzate ai sensi dell’articolo 22, comma 3, salvo che l’assenza

dipenda da giustificato motivo;

b) l’effettiva partecipazione alle riunioni periodiche di cui

all’articolo 22;

c) il parere del consiglio dell’ordine territoriale forense del

circondario in cui ha sede l’ufficio presso il quale il magistrato

onorario ha esercitato le funzioni, nel quale sono indicati i fatti

specifici incidenti sulla idoneita’ a svolgere le funzioni, con

particolare riguardo, se esistenti, alle situazioni concrete e

oggettive di esercizio non indipendente della funzione e ai

comportamenti che denotino mancanza di equilibrio o di preparazione

giuridica.

9. Il Consiglio superiore della magistratura, acquisito il giudizio

di cui al comma 7, delibera sulla domanda di conferma.

10. Il Ministro della giustizia dispone la conferma con decreto.

11. E’ valutato negativamente ai fini della conferma nell’incarico

l’aver privilegiato la definizione di procedimenti di natura seriale,

salvo che non risponda a specifiche esigenze dell’ufficio.

12. I magistrati onorari che hanno in corso la procedura di

conferma nell’incarico rimangono in servizio fino alla definizione

della procedura di cui al presente articolo. La procedura di conferma

deve definirsi entro dodici mesi dalla scadenza del quadriennio. Se

la conferma non e’ disposta nel rispetto del termine di cui al

secondo periodo, il magistrato onorario non puo’ esercitare le

funzioni giudiziarie onorarie, ne’ svolgere i compiti e le attivita’

previsti dalle disposizioni di cui ai Capi III e IV del presente

decreto, con sospensione dall’indennita’, sino all’adozione del

decreto di cui al comma 10.

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13. La conferma dell’incarico produce effetti con decorrenza dal

primo giorno successivo alla scadenza del quadriennio gia’ decorso.

In caso di mancata conferma, i magistrati onorari in servizio a norma

del comma 12, primo periodo, cessano dall’incarico dal momento della

comunicazione del relativo provvedimento del Consiglio superiore

della magistratura.

14. Ai magistrati onorari che hanno esercitato per otto anni le

funzioni e i compiti attribuitigli e’ riconosciuta preferenza, a

parita’ di merito, a norma dell’articolo 5 del decreto del Presidente

della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, nei concorsi indetti dalle

amministrazioni dello Stato.

Note all’art. 18:

– Per l’art. 10 del citato decreto legislativo 27

gennaio 2006, n. 25, vedi nelle note all’art. 6 del

presente decreto.

– Si riporta il testo dell’art. 11 del decreto

legislativo 5 aprile 2006, n. 160 (Nuova disciplina

dell’accesso in magistratura, nonche’ in materia di

progressione economica e di funzioni dei magistrati, a

norma dell’art. 1, comma 1, lettera a), della legge 25

luglio 2005, n. 150):

«Art. 11 (Valutazione della professionalita’). – 1.

Tutti i magistrati sono sottoposti a valutazione di

professionalita’ ogni quadriennio a decorrere dalla data di

nomina fino al superamento della settima valutazione di

professionalita’.

2. La valutazione di professionalita’ riguarda la

capacita’, la laboriosita’, la diligenza e l’impegno. Essa

e’ operata secondo parametri oggettivi che sono indicati

dal Consiglio superiore della magistratura ai sensi del

comma 3. La valutazione di professionalita’ riferita a

periodi in cui il magistrato ha svolto funzioni giudicanti

o requirenti non puo’ riguardare in nessun caso l’attivita’

di interpretazione di norme di diritto, ne’ quella di

valutazione del fatto e delle prove. In particolare:

a) la capacita’, oltre che alla preparazione giuridica

e al relativo grado di aggiornamento, e’ riferita, secondo

le funzioni esercitate, al possesso delle tecniche di

argomentazione e di indagine, anche in relazione all’esito

degli affari nelle successive fasi e nei gradi del

procedimento e del giudizio ovvero alla conduzione

dell’udienza da parte di chi la dirige o la presiede,

all’idoneita’ a utilizzare, dirigere e controllare

l’apporto dei collaboratori e degli ausiliari;

b) la laboriosita’ e’ riferita alla produttivita’,

intesa come numero e qualita’ degli affari trattati in

rapporto alla tipologia degli uffici e alla loro condizione

organizzativa e strutturale, ai tempi di smaltimento del

lavoro, nonche’ all’eventuale attivita’ di collaborazione

svolta all’interno dell’ufficio, tenuto anche conto degli

standard di rendimento individuati dal Consiglio superiore

della magistratura, in relazione agli specifici settori di

attivita’ e alle specializzazioni;

c) la diligenza e’ riferita all’assiduita’ e

puntualita’ nella presenza in ufficio, nelle udienze e nei

giorni stabiliti; e’ riferita inoltre al rispetto dei

termini per la redazione, il deposito di provvedimenti o

comunque per il compimento di attivita’ giudiziarie,

nonche’ alla partecipazione alle riunioni previste

dall’ordinamento giudiziario per la discussione e

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l’approfondimento delle innovazioni legislative, nonche’

per la conoscenza dell’evoluzione della giurisprudenza;

d) l’impegno e’ riferito alla disponibilita’ per

sostituzioni di magistrati assenti e alla frequenza di

corsi di aggiornamento organizzati dalla Scuola superiore

della magistratura; nella valutazione dell’impegno rileva,

inoltre, la collaborazione alla soluzione dei problemi di

tipo organizzativo e giuridico.

3. Il Consiglio superiore della magistratura, entro

novanta giorni dalla data di entrata in vigore della

presente disposizione, disciplina con propria delibera gli

elementi in base ai quali devono essere espresse le

valutazioni dei consigli giudiziari, i parametri per

consentire l’omogeneita’ delle valutazioni, la

documentazione che i capi degli uffici devono trasmettere

ai consigli giudiziari entro il mese di febbraio di ciascun

anno. In particolare disciplina:

a) i modi di raccolta della documentazione e di

individuazione a campione dei provvedimenti e dei verbali

delle udienze di cui al comma 4, ferma restando l’autonoma

possibilita’ di ogni membro del consiglio giudiziario di

accedere a tutti gli atti che si trovino nella fase

pubblica del processo per valutarne l’utilizzazione in sede

di consiglio giudiziario;

b) i dati statistici da raccogliere per le valutazioni

di professionalita’;

c) i moduli di redazione dei pareri dei consigli

giudiziari per la raccolta degli stessi secondo criteri

uniformi;

d) gli indicatori oggettivi per l’acquisizione degli

elementi di cui al comma 2; per l’attitudine direttiva gli

indicatori da prendere in esame sono individuati d’intesa

con il Ministro della giustizia;

e) l’individuazione per ciascuna delle diverse funzioni

svolte dai magistrati, tenuto conto anche della

specializzazione, di standard medi di definizione dei

procedimenti, ivi compresi gli incarichi di natura

obbligatoria per i magistrati, articolati secondo parametri

sia quantitativi sia qualitativi, in relazione alla

tipologia dell’ufficio, all’ambito territoriale e

all’eventuale specializzazione.

4. Alla scadenza del periodo di valutazione il

consiglio giudiziario acquisisce e valuta:

a) le informazioni disponibili presso il Consiglio

superiore della magistratura e il Ministero della giustizia

anche per quanto attiene agli eventuali rilievi di natura

contabile e disciplinare, ferma restando l’autonoma

possibilita’ di ogni membro del consiglio giudiziario di

accedere a tutti gli atti che si trovino nella fase

pubblica del processo per valutarne l’utilizzazione in sede

di consiglio giudiziario;

b) la relazione del magistrato sul lavoro svolto e

quanto altro egli ritenga utile, ivi compresa la copia di

atti e provvedimenti che il magistrato ritiene di

sottoporre ad esame;

c) le statistiche del lavoro svolto e la comparazione

con quelle degli altri magistrati del medesimo ufficio;

d) gli atti e i provvedimenti redatti dal magistrato e

i verbali delle udienze alle quali il magistrato abbia

partecipato, scelti a campione sulla base di criteri

oggettivi stabiliti al termine di ciascun anno con i

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http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario Pagina 43 di 82

provvedimenti di cui al comma 3, se non gia’ acquisiti;

e) gli incarichi giudiziari ed extragiudiziari con

l’indicazione dell’impegno concreto che gli stessi hanno

comportato;

f) il rapporto e le segnalazioni provenienti dai capi

degli uffici, i quali devono tenere conto delle situazioni

specifiche rappresentate da terzi, nonche’ le segnalazioni

pervenute dal consiglio dell’ordine degli avvocati, sempre

che si riferiscano a fatti specifici incidenti sulla

professionalita’, con particolare riguardo alle situazioni

eventuali concrete e oggettive di esercizio non

indipendente della funzione e ai comportamenti che denotino

evidente mancanza di equilibrio o di preparazione

giuridica. Il rapporto del capo dell’ufficio e le

segnalazioni del consiglio dell’ordine degli avvocati sono

trasmessi al consiglio giudiziario dal presidente della

corte di appello o dal procuratore generale presso la

medesima corte, titolari del poteredovere di sorveglianza,

con le loro eventuali considerazioni e quindi trasmessi

obbligatoriamente al Consiglio superiore della

magistratura.

5. Il consiglio giudiziario puo’ assumere informazioni

su fatti specifici segnalati da suoi componenti o dai

dirigenti degli uffici o dai consigli dell’ordine degli

avvocati, dando tempestiva comunicazione dell’esito

all’interessato, che ha diritto ad avere copia degli atti,

e puo’ procedere alla sua audizione, che e’ sempre disposta

se il magistrato ne fa richiesta.

6. Sulla base delle acquisizioni di cui ai commi 4 e 5,

il consiglio giudiziario formula un parere motivato che

trasmette al Consiglio superiore della magistratura

unitamente alla documentazione e ai verbali delle

audizioni.

7. Il magistrato, entro dieci giorni dalla notifica del

parere del consiglio giudiziario, puo’ far pervenire al

Consiglio superiore della magistratura le proprie

osservazioni e chiedere di essere ascoltato personalmente.

8. Il Consiglio superiore della magistratura procede

alla valutazione di professionalita’ sulla base del parere

espresso dal consiglio giudiziario e della relativa

documentazione, nonche’ sulla base dei risultati delle

ispezioni ordinarie; puo’ anche assumere ulteriori elementi

di conoscenza.

9. Il giudizio di professionalita’ e’ «positivo» quando

la valutazione risulta sufficiente in relazione a ciascuno

dei parametri di cui al comma 2; e’ «non positivo» quando

la valutazione evidenzia carenze in relazione a uno o piu’

dei medesimi parametri; e’ «negativo» quando la valutazione

evidenzia carenze gravi in relazione a due o piu’ dei

suddetti parametri o il perdurare di carenze in uno o piu’

dei parametri richiamati quando l’ultimo giudizio sia stato

“non positivo”.

10. Se il giudizio e’ «non positivo», il Consiglio

superiore della magistratura procede a nuova valutazione di

professionalita’ dopo un anno, acquisendo un nuovo parere

del consiglio giudiziario; in tal caso il nuovo trattamento

economico o l’aumento periodico di stipendio sono dovuti

solo a decorrere dalla scadenza dell’anno se il nuovo

giudizio e’ «positivo». Nel corso dell’anno antecedente

alla nuova valutazione non puo’ essere autorizzato lo

svolgimento di incarichi extragiudiziari.

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http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario Pagina 44 di 82

11. Se il giudizio e’ «negativo», il magistrato e’

sottoposto a nuova valutazione di professionalita’ dopo un

biennio. Il Consiglio superiore della magistratura puo’

disporre che il magistrato partecipi ad uno o piu’ corsi di

riqualificazione professionale in rapporto alle specifiche

carenze di professionalita’ riscontrate; puo’ anche

assegnare il magistrato, previa sua audizione, a una

diversa funzione nella medesima sede o escluderlo, fino

alla successiva valutazione, dalla possibilita’ di accedere

a incarichi direttivi o semidirettivi o a funzioni

specifiche. Nel corso del biennio antecedente alla nuova

valutazione non puo’ essere autorizzato lo svolgimento di

incarichi extragiudiziari.

12. La valutazione negativa comporta la perdita del

diritto all’aumento periodico di stipendio per un biennio.

Il nuovo trattamento economico eventualmente spettante e’

dovuto solo a seguito di giudizio positivo e con decorrenza

dalla scadenza del biennio.

13. Se il Consiglio superiore della magistratura,

previa audizione del magistrato, esprime un secondo

giudizio negativo, il magistrato stesso e’ dispensato dal

servizio.

14. Prima delle audizioni di cui ai commi 7, 11 e 13 il

magistrato deve essere informato della facolta’ di prendere

visione degli atti del procedimento e di estrarne copia.

Tra l’avviso e l’audizione deve intercorrere un termine non

inferiore a sessanta giorni. Il magistrato ha facolta’ di

depositare atti e memorie fino a sette giorni prima

dell’audizione e di farsi assistere da un altro magistrato

nel corso della stessa. Se questi e’ impedito, l’audizione

puo’ essere differita per una sola volta.

15. La valutazione di professionalita’ consiste in un

giudizio espresso, ai sensi dell’art. 10 della legge 24

marzo 1958, n. 195, dal Consiglio superiore della

magistratura con provvedimento motivato e trasmesso al

Ministro della giustizia che adotta il relativo decreto. Il

giudizio di professionalita’, inserito nel fascicolo

personale, e’ valutato ai fini dei tramutamenti, del

conferimento di funzioni, comprese quelle di legittimita’,

del conferimento di incarichi direttivi e ai fini di

qualunque altro atto, provvedimento o autorizzazione per

incarico extragiudiziario.

16. I parametri contenuti nel comma 2 si applicano

anche per la valutazione di professionalita’ concernente i

magistrati fuori ruolo. Il giudizio e’ espresso dal

Consiglio superiore della magistratura, acquisito, per i

magistrati in servizio presso il Ministero della giustizia,

il parere del consiglio di amministrazione, composto dal

presidente e dai soli membri che appartengano all’ordine

giudiziario, o il parere del consiglio giudiziario presso

la corte di appello di Roma per tutti gli altri magistrati

in posizione di fuori ruolo, compresi quelli in servizio

all’estero. Il parere e’ espresso sulla base della

relazione dell’autorita’ presso cui gli stessi svolgono

servizio, illustrativa dell’attivita’ svolta, e di ogni

altra documentazione che l’interessato ritiene utile

produrre, purche’ attinente alla professionalita’, che

dimostri l’attivita’ in concreto svolta.

17. Allo svolgimento delle attivita’ previste dal

presente articolo si fa fronte con le risorse di personale

e strumentali disponibili.».

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http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario Pagina 45 di 82

– Si riporta il testo dell’art. 5 del decreto del

Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487

(Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle

pubbliche amministrazioni e le modalita’ di svolgimento dei

concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di

assunzione nei pubblici impieghi):

«Art. 5 (Categorie riservatarie e preferenze). – 1. Nei

pubblici concorsi, le riserve di posti, di cui al

successivo comma 3 del presente articolo, gia’ previste da

leggi speciali in favore di particolari categorie di

cittadini, non possono complessivamente superare la meta’

dei posti messi a concorso.

2. Se, in relazione a tale limite, sia necessaria una

riduzione dei posti da riservare secondo legge, essa si

attua in misura proporzionale per ciascuna categoria di

aventi diritto a riserva.

3. Qualora tra i concorrenti dichiarati idonei nella

graduatoria di merito ve ne siano alcuni che appartengono a

piu’ categorie che danno titolo a differenti riserve di

posti, si tiene conto prima del titolo che da’ diritto ad

una maggiore riserva nel seguente ordine:

1) riserva di posti a favore di coloro che appartengono

alle categorie di cui alla legge 2 aprile 1968, n. 482, e

successive modifiche ed integrazioni, o equiparate,

calcolata sulle dotazioni organiche dei singoli profili

professionali o categorie nella percentuale del 15%, senza

computare gli appartenenti alle categorie stesse vincitori

del concorso;

2) riserva di posti ai sensi dell’art. 3, comma 65,

della legge 24 dicembre 1993, n. 537, a favore dei militari

in ferma di leva prolungata e di volontari specializzati

delle tre Forze armate congedati senza demerito al termine

della ferma o rafferma contrattuale nel limite del 20 per

cento delle vacanze annuali dei posti messi a concorso;

3) riserva del 2 per cento dei posti destinati a

ciascun concorso, ai sensi dell’art. 40, secondo comma,

della legge 20 settembre 1980, n. 574, per gli ufficiali di

complemento dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica

che hanno terminato senza demerito la ferma biennale.

4. Le categorie di cittadini che nei pubblici concorsi

hanno preferenza a parita’ di merito e a parita’ di titoli

sono appresso elencate. A parita’ di merito i titoli di

preferenza sono:

1) gli insigniti di medaglia al valor militare;

2) i mutilati ed invalidi di guerra ex combattenti;

3) i mutilati ed invalidi per fatto di guerra;

4) i mutilati ed invalidi per servizio nel settore

pubblico e privato;

5) gli orfani di guerra;

6) gli orfani dei caduti per fatto di guerra;

7) gli orfani dei caduti per servizio nel settore

pubblico e privato;

8) i feriti in combattimento;

9) gli insigniti di croce di guerra o di altra

attestazione speciale di merito di guerra, nonche’ i capi

di famiglia numerosa;

10) i figli dei mutilati e degli invalidi di guerra ex

combattenti;

11) i figli dei mutilati e degli invalidi per fatto di

guerra;

12) i figli dei mutilati e degli invalidi per servizio

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http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario Pagina 46 di 82

nel settore pubblico e privato;

13) i genitori vedovi non risposati, i coniugi non

risposati e le sorelle ed i fratelli vedovi o non sposati

dei caduti di guerra;

14) i genitori vedovi non risposati, i coniugi non

risposati e le sorelle ed i fratelli vedovi o non sposati

dei caduti per fatto di guerra;

15) i genitori vedovi non risposati, i coniugi non

risposati e le sorelle ed i fratelli vedovi o non sposati

dei caduti per servizio nel settore pubblico o privato;

16) coloro che abbiano prestato servizio militare come

combattenti;

17) coloro che abbiano prestato lodevole servizio a

qualunque titolo, per non meno di un anno

nell’amministrazione che ha indetto il concorso;

18) i coniugati e i non coniugati con riguardo al

numero dei figli a carico;

19) gli invalidi ed i mutilati civili;

20) militari volontari delle Forze armate congedati

senza demerito al termine della ferma o rafferma.

5. A parita’ di merito e di titoli la preferenza e’

determinata:

a) dal numero dei figli a carico, indipendentemente dal

fatto che il candidato sia coniugato o meno;

b) dall’aver prestato lodevole servizio nelle

amministrazioni pubbliche;

c) dalla maggiore eta’.».

Capo VI

Dell’astensione e della ricusazione

Art. 19

Astensione e ricusazione

1. Con riguardo ai procedimenti civili, il giudice onorario di pace

ha l’obbligo di astenersi nei casi previsti dall’articolo 51, primo

comma, del codice di procedura civile e puo’ essere ricusato, a norma

dell’articolo 52 del medesimo codice. Ha altresi’ l’obbligo di

astenersi e puo’ essere ricusato quando egli o il coniuge o la parte

dell’unione civile, il convivente, i parenti fino al secondo grado o

gli affini entro il primo grado, sono stati associati o in qualunque

modo collegati con lo studio professionale di cui ha fatto o fa parte

il difensore di una delle parti.

2. Con riguardo ai procedimenti penali, il giudice onorario di pace

ha l’obbligo di astenersi nei casi previsti dall’articolo 36 del

codice di procedura penale e puo’ essere ricusato, a norma

dell’articolo 37 del medesimo codice. Ha altresi’ l’obbligo di

astenersi e puo’ essere ricusato quando egli o il coniuge o la parte

dell’unione civile, il convivente, i parenti fino al secondo grado o

gli affini entro il primo grado, sono stati associati o comunque

collegati con lo studio professionale di cui ha fatto o fa parte il

difensore di una delle parti.

3. Il giudice onorario di pace ha inoltre l’obbligo di astenersi e

puo’ essere ricusato quando egli o il coniuge o la parte dell’unione

civile o il convivente ha in precedenza assistito, nella qualita’ di

avvocato, una delle parti in causa o uno dei difensori, ovvero egli o

il coniuge o la parte dell’unione civile o il convivente ha svolto

attivita’ professionale nella qualita’ di notaio per una delle parti

in causa o uno dei difensori. La disposizione di cui al primo periodo

*** ATTO COMPLETO *** 01/08/17 07:12

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario Pagina 47 di 82

si applica anche quando l’attivita’ professionale e’ stata svolta da

un avvocato o da un notaio che fa parte dell’associazione

professionale, della societa’ tra professionisti o dello studio

associato a cui partecipa il giudice onorario.

4. Il giudice onorario di pace ha l’obbligo di astenersi anche in

ogni caso in cui egli, il coniuge o la parte dell’unione civile, il

convivente, i parenti fino al secondo grado abbia avuto o abbia

rapporti di lavoro autonomo o di collaborazione con una delle parti.

La disposizione di cui al primo periodo si applica anche quando il

rapporto di lavoro autonomo o di collaborazione e’ intercorso tra la

parte e un soggetto che fa parte dell’associazione professionale,

della societa’ tra professionisti o dello studio associato a cui

partecipa il giudice onorario.

5. Il vice procuratore onorario ha l’obbligo di astenersi nei casi

di cui al presente articolo.

Note all’art. 19:

– Si riporta il testo degli articoli 51 e 52 del Codice

di procedura civile:

«Art. 51 (Astensione del giudice). – Il giudice ha

l’obbligo di astenersi:

1) se ha interesse nella causa o in altra vertente su

identica questione di diritto;

2) se egli stesso o la moglie e’ parente fino al quarto

grado o legato da vincoli di affiliazione, o e’ convivente

o commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei

difensori;

3) se egli stesso o la moglie ha causa pendente o grave

inimicizia o rapporti di credito o debito con una delle

parti o alcuno dei suoi difensori;

4) se ha dato consiglio o prestato patrocinio nella

causa, o ha deposto in essa come testimone, oppure ne ha

conosciuto come magistrato in altro grado del processo o

come arbitro o vi ha prestato assistenza come consulente

tecnico;

5) se e’ tutore, curatore, amministratore di sostegno,

procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti;

se, inoltre, e’ amministratore o gerente di un ente, di

un’associazione anche non riconosciuta, di un comitato, di

una societa’ o stabilimento che ha interesse nella causa.

In ogni altro caso in cui esistono gravi ragioni di

convenienza, il giudice puo’ richiedere al capo

dell’ufficio l’autorizzazione ad astenersi; quando

l’astensione riguarda il capo dell’ufficio l’autorizzazione

e’ chiesta al capo dell’ufficio superiore.

Art. 52 (Ricusazione del giudice). – Nei casi in cui e’

fatto obbligo al giudice di astenersi, ciascuna delle parti

puo’ proporre la ricusazione mediante ricorso contenente i

motivi specifici e i mezzi di prova.

Il ricorso, sottoscritto dalla parte o dal difensore,

deve essere depositato in cancelleria due giorni prima

dell’udienza, se al ricusante e’ noto il nome dei giudici

che sono chiamati a trattare o decidere la causa, e prima

dell’inizio della trattazione o discussione di questa nel

caso contrario.

La ricusazione sospende il processo.».

– Si riporta il testo degli articoli 36 e 37 del Codice

di procedura penale:

«Art. 36 (Astensione). – 1. Il giudice ha l’obbligo di

astenersi:

a) se ha interesse nel procedimento o se alcuna delle

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parti private o un difensore e’ debitore o creditore di

lui, del coniuge o dei figli;

b) se e’ tutore, curatore, procuratore o datore di

lavoro di una delle parti private ovvero se il difensore,

procuratore o curatore di una di dette parti e’ prossimo

congiunto di lui o del coniuge;

c) se ha dato consigli o manifestato il suo parere

sull’oggetto del procedimento fuori dell’esercizio delle

funzioni giudiziarie;

d) se vi e’ inimicizia grave fra lui o un suo prossimo

congiunto e una delle parti private;

e) se alcuno dei prossimi congiunti di lui o del

coniuge e’ offeso o danneggiato dal reato o parte privata;

f) se un prossimo congiunto di lui o del coniuge svolge

o ha svolto funzioni di pubblico ministero;

g) se si trova in taluna delle situazioni di

incompatibilita’ stabilite dagli articoli 34 e 35 e dalle

leggi di ordinamento giudiziario;

h) se esistono altre gravi ragioni di convenienza.

2. I motivi di astensione indicati nel comma 1 lettera

b) seconda ipotesi e lettera e) o derivanti da

incompatibilita’ per ragioni di coniugio o affinita’,

sussistono anche dopo l’annullamento, lo scioglimento o la

cessazione degli effetti civili del matrimonio.

3. La dichiarazione di astensione e’ presentata al

presidente della corte o del tribunale, che decide con

decreto senza formalita’ di procedura.

4. Sulla dichiarazione di astensione del presidente del

tribunale decide il presidente della corte di appello; su

quella del presidente della corte di appello decide il

presidente della corte di cassazione.

Art. 37 (Ricusazione). – 1. Il giudice puo’ essere

ricusato dalle parti:

a) nei casi previsti dall’art. 36 comma 1 lettere a),

b), c), d), e), f), g);

b) se nell’esercizio delle funzioni e prima che sia

pronunciata sentenza, egli ha manifestato indebitamente il

proprio convincimento sui fatti oggetto dell’imputazione.

2. Il giudice ricusato non puo’ pronunciare ne’

concorrere a pronunciare sentenza fino a che non sia

intervenuta l’ordinanza che dichiara inammissibile o

rigetta la ricusazione.».

Capo VII

Dei doveri del magistrato onorario, della decadenza, della dispensa e della revoca

Art. 20

Doveri del magistrato onorario

1. Il magistrato onorario e’ tenuto all’osservanza dei doveri

previsti per i magistrati ordinari, in quanto compatibili e in

particolare esercita le funzioni e i compiti attribuitigli con

imparzialita’, correttezza, diligenza, laboriosita’, riserbo e

equilibrio e rispetta la dignita’ della persona nell’esercizio delle

funzioni.

Art. 21

Decadenza, dispensa e revoca

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http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario Pagina 49 di 82

1. Il magistrato onorario decade dall’incarico quando viene meno

taluno dei requisiti necessari per essere ammesso alle funzioni e ai

compiti ad esso relativi, per dimissioni volontarie ovvero quando

sopravviene una causa di incompatibilita’.

2. Il magistrato onorario e’ dispensato, anche d’ufficio, per

impedimenti di durata superiore a sei mesi. Per impedimenti di durata

non superiore a sei mesi, l’esecuzione dell’incarico rimane sospesa

senza diritto all’indennita’ prevista dall’articolo 23.

3. Il magistrato onorario e’ revocato dall’incarico in ogni caso in

cui risulta l’inidoneita’ ad esercitare le funzioni giudiziarie o i

compiti dell’ufficio del processo; in particolare e’ revocato quando,

senza giustificato motivo, ha conseguito risultati che si discostano

gravemente dagli obiettivi prestabiliti dal presidente del tribunale

o dal procuratore della Repubblica a norma dell’articolo 23 ovvero,

nel caso di assegnazione di procedimenti civili o penali a norma

dell’articolo 11, non ha definito, nel termine di tre anni

dall’assegnazione, un numero significativo di procedimenti, secondo

le determinazioni del Consiglio superiore della magistratura.

4. Costituiscono, tra l’altro, circostanze di fatto rilevanti ai

fini della valutazione di inidoneita’ di cui al comma 3:

a) l’adozione di provvedimenti non previsti dalla legge ovvero

fondati su grave violazione di legge o travisamento del fatto,

determinati da ignoranza o negligenza;

b) l’adozione di provvedimenti affetti da palese e intenzionale

incompatibilita’ tra la parte dispositiva e la motivazione, tali da

manifestare una inequivocabile contraddizione sul piano logico,

contenutistico o argomentativo;

c) la scarsa laboriosita’ o il grave e reiterato ritardo nel

compimento degli atti relativi allo svolgimento delle funzioni ovvero

nell’adempimento delle attivita’ e dei compiti a lui devoluti;

d) l’assenza reiterata, senza giustificato motivo, alle riunioni

periodiche di cui all’articolo 22, commi 1, 2 e 4, nonche’ alle

iniziative di formazione di cui al comma 3 del predetto articolo.

5. La revoca e’ altresi’ disposta quando il magistrato onorario

tenga in ufficio o fuori una condotta tale da compromettere il

prestigio delle funzioni attribuitegli.

6. Il capo dell’ufficio comunica immediatamente al presidente della

corte di appello o al procuratore generale presso la medesima corte

ogni circostanza di fatto rilevante ai fini della decadenza, della

dispensa o della revoca.

7. Relativamente all’ufficio del giudice di pace la comunicazione

di cui al comma 6 e’ effettuata dal presidente del tribunale.

8. Il magistrato professionale che il magistrato onorario coadiuva

a norma dell’articolo 10, comma 10, e dell’articolo 16, comma 1,

comunica al capo dell’ufficio ogni circostanza di fatto rilevante per

l’adozione dei provvedimenti di cui al presente articolo.

9. Nei casi di cui al presente articolo, con esclusione delle

ipotesi di dimissioni volontarie, il presidente della corte

d’appello, per i giudici onorari di pace, o il procuratore generale

della Repubblica presso la corte di appello, per i vice procuratori

onorari, propone alla sezione autonoma per i magistrati onorari del

consiglio giudiziario di cui all’articolo 10 del decreto legislativo

n. 25 del 2006 la decadenza, la dispensa o la revoca. La sezione

autonoma, sentito l’interessato e verificata la fondatezza della

proposta, trasmette gli atti al Consiglio superiore della

magistratura affinche’ deliberi sulla proposta di decadenza, di

dispensa o di revoca.

10. Il Ministro della giustizia dispone la decadenza, la dispensa e

la revoca con decreto.

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http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario Pagina 50 di 82

Note all’art. 21:

– Per l’art. 10 del citato decreto legislativo 27

gennaio 2006, n. 25 vedi note all’art. 6 del presente

decreto.

Capo VIII

Delle riunioni periodiche e della formazione permanente

Art. 22

Formazione dei magistrati onorari

1. I giudici onorari di pace partecipano alle riunioni trimestrali

organizzate dal presidente del tribunale o, su delega di

quest’ultimo, da un presidente di sezione o da un giudice

professionale, per l’esame delle questioni giuridiche piu’ rilevanti

di cui abbiano curato la trattazione, per la discussione delle

soluzioni adottate e per favorire lo scambio di esperienze

giurisprudenziali e di prassi innovative; alle predette riunioni

partecipano anche i giudici professionali che si occupano delle

materie di volta in volta esaminate.

2. I vice procuratori onorari partecipano alle riunioni trimestrali

organizzate dal procuratore della Repubblica o da un procuratore

aggiunto o da un magistrato professionale da lui delegato, per

l’esame delle questioni giuridiche piu’ rilevanti di cui abbiano

curato la trattazione, per la discussione delle soluzioni adottate e

per favorire lo scambio di esperienze giurisprudenziali e di prassi

innovative; alle predette riunioni partecipano anche i magistrati

professionali che si occupano delle materie di volta in volta

esaminate.

3. Sono tenuti, con cadenza almeno semestrale, corsi di formazione

specificamente dedicati ai giudici onorari di pace e ai vice

procuratori onorari, organizzati dalla Scuola superiore della

magistratura nel quadro delle attivita’ di formazione della

magistratura onoraria di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), del

decreto legislativo n. 26 del 2006, avvalendosi della rete della

formazione decentrata di cui alla lettera f) del comma 1 del predetto

articolo. Gli ordini professionali ai quali i magistrati onorari

risultino eventualmente iscritti valutano positivamente la

partecipazione ai corsi di cui al presente comma ai fini

dell’assolvimento degli obblighi formativi previsti dai rispettivi

ordinamenti. La struttura della formazione decentrata attesta

l’effettiva partecipazione del magistrato onorario alle attivita’ di

formazione e trasmette l’attestazione alla sezione autonoma per i

magistrati onorari del consiglio giudiziario in occasione della

formulazione del giudizio di cui all’articolo 18.

4. I giudici onorari di pace inseriti nell’ufficio per il processo

a norma dell’articolo 10, destinati nei collegi a norma dell’articolo

12 o assegnatari di procedimenti di competenza del tribunale ai sensi

dell’articolo 11, partecipano alle riunioni convocate ai sensi

dell’articolo 47-quater del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, per

la trattazione delle materie di loro interesse.

5. La partecipazione alle riunioni periodiche di cui al presente

articolo e alle iniziative di formazione e’ obbligatoria.

Note all’art. 22:

– Si riporta il testo dell’art. 47-quater del citato

regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12:

«Art. 47-quater (Attribuzioni del presidente di

sezione). – Il presidente di sezione, oltre a svolgere il

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http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario Pagina 51 di 82

lavoro giudiziario, dirige la sezione cui e’ assegnato e,

in particolare, sorveglia l’andamento dei servizi di

cancelleria ed ausiliari, distribuisce il lavoro tra i

giudici e vigila sulla loro attivita’, curando anche lo

scambio di informazioni sulle esperienze giurisprudenziali

all’interno della sezione. Collabora, altresi’, con il

presidente del tribunale nell’attivita’ di direzione

dell’ufficio.

Con le tabelle formate ai sensi dell’art. 7-bis, al

presidente di sezione puo’ essere attribuito l’incarico di

dirigere piu’ sezioni che trattano materie omogenee, ovvero

di coordinare uno o piu’ settori di attivita’

dell’ufficio.».

Capo IX

Delle indennità e del regime previdenziale e assistenziale

Art. 23

Indennita’ spettante ai magistrati onorari

1. L’indennita’ spettante ai magistrati onorari si compone di una

parte fissa e di una parte variabile di risultato.

2. Ai magistrati onorari che esercitano funzioni giudiziarie e’

corrisposta, con cadenza trimestrale, un’indennita’ annuale lorda in

misura fissa, pari ad euro 16.140,00, comprensiva degli oneri

previdenziali ed assistenziali.

3. Ai giudici onorari di pace e ai vice procuratori onorari

inseriti rispettivamente nell’ufficio per il processo e nell’ufficio

di collaborazione del procuratore della Repubblica che svolgono i

compiti e le attivita’ di cui agli articoli 10 e 16, comma 1, lettera

a), l’indennita’ di cui al comma 2 e’ corrisposta nella misura

dell’ottanta per cento.

4. Le indennita’ previste ai commi 2 e 3 non sono tra loro

cumulabili.

5. Quando il magistrato onorario svolge sia le funzioni giudiziarie

che i compiti e le attivita’ di cui al comma 3, l’indennita’ fissa e’

corrisposta nella misura prevista dal comma 2 o dal comma 3, in

considerazione delle funzioni ovvero dei compiti e delle attivita’

svolti in via prevalente.

6. Il presidente del tribunale, con provvedimento da adottare entro

il 31 gennaio di ogni anno, tenuto conto della media di produttivita’

dei magistrati dell’ufficio o della sezione e dei principi e degli

obiettivi delineati dalle tabelle di organizzazione dell’ufficio e,

per il tribunale, dai programmi di gestione adottati ai sensi

dell’articolo 37 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito,

con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, assegna ai

magistrati onorari gli obiettivi da raggiungere nell’anno solare, sia

con riguardo all’esercizio della giurisdizione presso l’ufficio del

giudice di pace che ai compiti e alle funzioni assegnati ai sensi

degli articoli 10, 11 e 12, attenendosi ai criteri oggettivi fissati,

in via generale, con delibera del Consiglio superiore della

magistratura. Il provvedimento adottato a norma del presente comma e’

comunicato alla sezione autonoma per i magistrati onorari del

consiglio giudiziario, di cui all’articolo 10 del decreto legislativo

27 gennaio 2006, n. 25.

7. Il procuratore della Repubblica, con provvedimento da adottare

entro il 31 gennaio di ogni anno, tenuto conto della media di

produttivita’ dei magistrati dell’ufficio, assegna ai vice

procuratori onorari gli obiettivi da raggiungere nell’anno solare,

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sia con riguardo alle funzioni di cui all’articolo 16, comma 1,

lettera b), che ai compiti e alle attivita’ di cui all’articolo 16,

comma 1, lettera a), attenendosi ai criteri oggettivi fissati con la

delibera di cui al comma 6. Il provvedimento adottato a norma del

presente comma e’ comunicato alla sezione autonoma per i magistrati

onorari del consiglio giudiziario, di cui all’articolo 10 del decreto

legislativo 27 gennaio 2006, n. 25.

8. Con la delibera di cui al comma 6 il Consiglio superiore della

magistratura individua i criteri e le procedure per la valutazione

della realizzazione degli obiettivi. Tra i criteri di valutazione

rientrano la puntualita’ nel deposito dei provvedimenti, le modalita’

di gestione dell’udienza e di rapporto con gli altri magistrati

onorari, con i magistrati professionali, con gli avvocati ed il

personale amministrativo, la partecipazione all’attivita’ di

formazione, la percentuale di impugnazioni rispetto alla media

dell’ufficio.

9. L’indennita’ di risultato puo’ essere riconosciuta in misura non

inferiore al quindici per cento e non superiore al trenta per cento

dell’indennita’ fissa spettante a norma dei commi 2 o 3 ed e’ erogata

in tutto o in parte in relazione al livello di conseguimento degli

obiettivi assegnati a norma del presente articolo, verificato e

certificato con le modalita’ di cui al comma 10.

10. Con cadenza annuale il presidente del tribunale e il

procuratore della Repubblica, verificato, con la procedura indicata

nella delibera di cui al comma 6, il livello di conseguimento degli

obiettivi assegnati, adottano uno specifico provvedimento con cui

certificano il grado di conseguimento dei risultati e propongono la

liquidazione dell’indennita’ di risultato indicandone la misura. Con

il medesimo provvedimento il presidente del tribunale o il

procuratore della Repubblica attestano se il magistrato onorario

esercita le funzioni giudiziarie o svolge i compiti e le attivita’ di

cui al comma 3 ovvero, nel caso di cui al comma 5, indicano le

incombenze svolte in via prevalente. Il provvedimento e’

immediatamente esecutivo e ne e’ data comunicazione alla sezione

autonoma del Consiglio giudiziario di cui all’articolo 10 del decreto

legislativo 27 gennaio 2006, n. 25, e, ai fini del pagamento

dell’indennita’, al presidente della Corte di appello o al

procuratore generale presso la medesima Corte.

11. Per l’esercizio delle funzioni e dei compiti previsti dal

presente decreto e’ dovuta esclusivamente l’indennita’ di cui al

presente articolo.

Note all’art. 23:

– Per l’art. 37 del citato decreto-legge 6 luglio 2011,

n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio

2011, n. 111 vedi note all’art. 2 del presente decreto.

– Per l’art. 10 del citato decreto legislativo 27

gennaio 2006, n. 25 vedi note all’art. 6 del presente

decreto.

Art. 24

Attivita’ dei magistrati onorari durante il periodo feriale

1. I magistrati onorari non prestano attivita’ durante il periodo

feriale di cui all’articolo 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742,

salvo che ricorrano specifiche esigenze d’ufficio; in tal caso, e’

riconosciuto il diritto di non prestare attivita’ nel periodo

ordinario per un corrispondente numero di giorni. L’indennita’

prevista dall’articolo 23 e’ corrisposta anche durante il periodo di

cui al presente articolo.

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Note all’art. 24:

– Si riporta il testo dell’art. 1 della legge 7 ottobre

1969, n. 742 (Sospensione dei termini processuali nel

periodo feriale):

«Art. 1. – Il decorso dei termini processuali relativi

alle giurisdizioni ordinarie ed a quelle amministrative e’

sospeso di diritto dal 1° al 31 agosto di ciascun anno, e

riprende a decorrere dalla fine del periodo di sospensione.

Ove il decorso abbia inizio durante il periodo di

sospensione, l’inizio stesso e’ differito alla fine di

detto periodo.

La stessa disposizione si applica per il termine

stabilito dall’art. 201 del codice di procedura penale.».

Art. 25

Tutela della gravidanza, malattia e infortunio.

Iscrizione alla gestione separata presso l’INPS

1. La malattia e l’infortunio dei magistrati onorari non comportano

la dispensa dall’incarico, la cui esecuzione rimane sospesa, senza

diritto all’indennita’ prevista dall’articolo 23, per un periodo non

superiore a quello previsto dall’articolo 21, comma 2.

2. La gravidanza non comporta la dispensa dall’incarico, la cui

esecuzione rimane sospesa, senza diritto all’indennita’ prevista

dall’articolo 23, durante i due mesi precedenti la data presunta del

parto e nel corso dei tre mesi dopo il parto o, alternativamente, a

partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro

mesi successivi al parto.

3. Ai fini della tutela previdenziale e assistenziale, i giudici

onorari di pace e i vice procuratori onorari sono iscritti alla

Gestione Separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8

agosto 1995, n. 335. Per il versamento del contributo si applicano le

modalita’ ed i termini previsti per i lavoratori autonomi di cui

all’articolo 53, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica

22 dicembre 1986, n. 917, iscritti alla gestione separata.

4. Le disposizioni del comma 3 non si applicano agli iscritti agli

albi forensi che svolgono le funzioni di giudice onorario di pace o

di vice procuratore onorario, per i quali si applicano le

disposizioni contenute nel regolamento di attuazione dell’articolo

21, commi 8 e 9, della legge 31 dicembre 2012, n. 247.

5. L’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie

professionali dei giudici onorari di pace e dei vice procuratori

onorari e’ attuata con le modalita’ previste dall’articolo 41 del

decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, in

base al tasso di rischio corrispondente all’attivita’ svolta. Ai fini

del calcolo del premio assicurativo, si assume, come retribuzione

imponibile ai sensi dell’articolo 30, quarto comma, del decreto del

Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, l’importo

mensile stabilito per la retribuzione di ragguaglio, pari al minimale

di legge per la liquidazione delle rendite di cui all’articolo 116,

terzo comma, del predetto decreto. Tale importo mensile, rivalutato

annualmente, non e’ frazionabile.

Note all’art. 25:

– Si riporta il testo dell’art. 2, comma 26, della

legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema

pensionistico obbligatorio e complementare):

«Art. 2 (Armonizzazione). – (Omissis).

26. A decorrere dal 1° gennaio 1996, sono tenuti

all’iscrizione presso una apposita Gestione separata,

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presso l’INPS, e finalizzata all’estensione

dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidita’,

la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitano per

professione abituale, ancorche’ non esclusiva, attivita’ di

lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell’art. 49 del testo

unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del

Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e

successive modificazioni ed integrazioni, nonche’ i

titolari di rapporti di collaborazione coordinata e

continuativa, di cui al comma 2, lettera a), dell’art. 49

del medesimo testo unico e gli incaricati alla vendita a

domicilio di cui all’art. 36 della legge 11 giugno 1971, n.

426. Sono esclusi dall’obbligo i soggetti assegnatari di

borse di studio, limitatamente alla relativa attivita’.

(Omissis).».

– Si riporta il testo dell’art. 53, comma 1, del

decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,

n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui

redditi-Testo post riforma 2004):

«Art. 53 (Redditi di lavoro autonomo). – 1. Sono

redditi di lavoro autonomo quelli che derivano

dall’esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti

e professioni si intende l’esercizio per professione

abituale, ancorche’ non esclusiva, di attivita’ di lavoro

autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI,

compreso l’esercizio in forma associata di cui alla lettera

c) del comma 3 dell’art. 5.

(Omissis).».

– Si riporta il testo dell’art. 21, commi 8 e 9, della

legge 31 dicembre 2012, n. 247 (Nuova disciplina

dell’ordinamento della professione forense):

«Art. 21 (Esercizio professionale effettivo,

continuativo, abituale e prevalente e revisione degli albi,

degli elenchi e dei registri; obbligo di iscrizione alla

previdenza forense). – (Omissis).

8. L’iscrizione agli Albi comporta la contestuale

iscrizione alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza

forense.

9. La Cassa nazionale di previdenza e assistenza

forense, con proprio regolamento, determina, entro un anno

dalla data di entrata in vigore della presente legge, i

minimi contributivi dovuti nel caso di soggetti iscritti

senza il raggiungimento di parametri reddituali, eventuali

condizioni temporanee di esenzione o di diminuzione dei

contributi per soggetti in particolari condizioni e

l’eventuale applicazione del regime contributivo.

10. (Omissis).».

– Si riporta il testo degli articoli 30 e 41 del

decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n.

1124 (Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione

obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie

professionali):

«Art. 30. – Per le categorie per le quali siano

stabiliti salari medi o convenzionali, questi valgono per

la determinazione della retribuzione.

Se la retribuzione consiste in tutto o in parte nel

vitto o alloggio o in altre prestazioni in natura, il

valore di essa e’ determinato in ragione dei prezzi locali,

con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza

sociale.

Nei lavori retribuiti a cottimo o a provvigione si

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intende per retribuzione il guadagno di cottimo o l’importo

della provvigione depurati dalle spese fatte a proprio

carico dal lavoratore, anche se determinate in misura

forfettaria.

Nei casi in cui i prestatori d’opera non percepiscano

retribuzione fissa o comunque la remunerazione non sia

accettabile, si assume, qualora non siano stabilite tabelle

fisse di salari medi o convenzionali, la retribuzione

valida ai fini della determinazione del minimale di legge

per la liquidazione delle rendite di cui all’art. 116,

comma 3.

Per gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado la

retribuzione annua da assumersi a base della determinazione

della rendita di inabilita’ o della rendita ai superstiti

e’ fissata, avuto riguardo a classi di eta’ ed alla natura

del corso degli studi seguiti dagli alunni stessi, con

decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale,

di concerto con i Ministri per il tesoro e per la pubblica

istruzione. Per gli alunni delle scuole private detta

retribuzione vale anche ai fini contributivi.».

«Art. 41. – Il premio di assicurazione e’ dovuto dal

datore di lavoro in base al tasso di premio previsto dalla

tariffa di cui al precedente articolo e applicato

dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli

infortuni sul lavoro nella misura, con le modalita’ e

secondo le condizioni della tariffa stessa, sull’ammontare

complessivo delle retribuzioni effettivamente corrisposte o

convenzionali o, comunque, da assumersi ai sensi di legge

per tutta la durata dei lavori, ai prestatori d’opera

compresi nell’obbligo dell’assicurazione.

I tassi della tariffa sono riferiti a mille lire di

retribuzione.».

Art. 26

Modifiche al testo unico delle imposte sui redditi

1. Al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.

917, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 50, comma 1, lettera f), le parole: «ai giudici di

pace e» sono soppresse;

b) all’articolo 53, comma 2, dopo la lettera f) e’ aggiunta la

seguente: «f-bis) le indennita’ corrisposte ai giudici onorari di

pace e ai vice procuratori onorari.»;

c) all’articolo 54, comma 8, e’ aggiunto, in fine, il seguente

periodo: «I redditi indicati alla lettera f-bis) del comma 2

dell’articolo 53 sono costituiti dall’ammontare delle indennita’ in

denaro o in natura percepite nel periodo di imposta.».

Note all’art. 26:

– Si riporta il testo degli articoli 50, comma 1, 53,

comma 2 e 54, comma 8, del citato decreto del Presidente

della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, cosi’ come

modificati dal presente decreto:

«Art. 50 (Redditi assimilati a quelli di lavoro

dipendente). – 1. Sono assimilati ai redditi di lavoro

dipendente:

a) i compensi percepiti, entro i limiti dei salari

correnti maggiorati del 20 per cento, dai lavoratori soci

delle cooperative di produzione e lavoro, delle cooperative

di servizi, delle cooperative agricole e di prima

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trasformazione dei prodotti agricoli e delle cooperative

della piccola pesca;

b) le indennita’ e i compensi percepiti a carico di

terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi

svolti in relazione a tale qualita’, ad esclusione di

quelli che per clausola contrattuale devono essere

riversati al datore di lavoro e di quelli che per legge

devono essere riversati allo Stato;

c) le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa

di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di

studio o di addestramento professionale, se il beneficiario

non e’ legato da rapporti di lavoro dipendente nei

confronti del soggetto erogante;

c-bis) le somme e i valori in genere, a qualunque

titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma

di erogazioni liberali, in relazione agli uffici di

amministratore, sindaco o revisore di societa’,

associazioni e altri enti con o senza personalita’

giuridica, alla collaborazione a giornali, riviste,

enciclopedie e simili, alla partecipazione a collegi e

commissioni, nonche’ quelli percepiti in relazione ad altri

rapporti di collaborazione aventi per oggetto la

prestazione di attivita’ svolte senza vincolo di

subordinazione a favore di un determinato soggetto nel

quadro di un rapporto unitario e continuativo senza impiego

di mezzi organizzati e con retribuzione periodica

prestabilita, sempreche’ gli uffici o le collaborazioni non

rientrino nei compiti istituzionali compresi nell’attivita’

di lavoro dipendente di cui all’art. 46, comma 1,

concernente redditi di lavoro dipendente, o nell’oggetto

dell’arte o professione di cui all’art. 49, comma 1,

concernente redditi di lavoro autonomo, esercitate dal

contribuente;

d) le remunerazioni dei sacerdoti, di cui agli articoli

24, 33, lettera a), e 34 della legge 20 maggio 1985, n.

222, nonche’ le congrue e i supplementi di congrua di cui

all’art. 33, primo comma, della legge 26 luglio 1974, n.

343;

e) i compensi per l’attivita’ libero professionale

intramuraria del personale dipendente del Servizio

sanitario nazionale, del personale di cui all’art. 102 del

decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n.

382 e del personale di cui all’art. 6, comma 5,del decreto

legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive

modificazioni, nei limiti e alle condizioni di cui all’art.

1, comma 7, della legge 23 dicembre 1996, n. 662;

f) le indennita’, i gettoni di presenza e gli altri

compensi corrisposti dallo Stato, dalle regioni, dalle

province e dai comuni per l’esercizio di pubbliche

funzioni, sempreche’ le prestazioni non siano rese da

soggetti che esercitano un’arte o professione di cui

all’art. 49, comma 1, e non siano state effettuate

nell’esercizio di impresa commerciale, nonche’ i compensi

corrisposti ai membri delle commissioni tributarie, agli

esperti del tribunale di sorveglianza, ad esclusione di

quelli che per legge devono essere riversati allo Stato;

g) le indennita’ di cui all’art. 1 della legge 31

ottobre 1965, n. 1261, e all’art. 1 della legge 13 agosto

1979, n. 384, percepite dai membri del Parlamento nazionale

e del Parlamento europeo e le indennita’, comunque

denominate, percepite per le cariche elettive e per le

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funzioni di cui agli articoli 114 e 135 della Costituzione

e alla legge 27 dicembre 1985, n. 816 nonche’ i conseguenti

assegni vitalizi percepiti in dipendenza dalla cessazione

delle suddette cariche elettive e funzioni e l’assegno del

Presidente della Repubblica;

h) le rendite vitalizie e le rendite a tempo

determinato, costituite a titolo oneroso, diverse da quelle

aventi funzione previdenziale. Le rendite aventi funzione

previdenziale sono quelle derivanti da contratti di

assicurazione sulla vita stipulati con imprese autorizzate

dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private

(ISVAP) ad operare nel territorio dello Stato, o quivi

operanti in regime di stabilimento o di prestazione di

servizi, che non consentano il riscatto della rendita

successivamente all’inizio dell’erogazione;

h-bis) le prestazioni pensionistiche di cui al decreto

legislativo 21 aprile 1993, n. 124, comunque erogate;

i) gli altri assegni periodici, comunque denominati,

alla cui produzione non concorrono attualmente ne’ capitale

ne’ lavoro, compresi quelli indicati alle lettere c) e d)

del comma 1 dell’art. 10 tra gli oneri deducibili ed

esclusi quelli indicati alla lettera c) del comma 1

dell’art. 41;

l) i compensi percepiti dai soggetti impegnati in

lavori socialmente utili in conformita’ a specifiche

disposizioni normative.

(Omissis).».

«Art. 53 (Redditi di lavoro autonomo). – 1. (Omissis).

2. Sono inoltre redditi di lavoro autonomo:

a);

b) i redditi derivanti dalla utilizzazione economica,

da parte dell’autore o inventore, di opere dell’ingegno, di

brevetti industriali e di processi, formule o informazioni

relativi ad esperienze acquisite in campo industriale,

commerciale o scientifico, se non sono conseguiti

nell’esercizio di imprese commerciali;

c) le partecipazioni agli utili di cui alla lettera f)

del comma 1 dell’art. 41 quando l’apporto e’ costituito

esclusivamente dalla prestazione di lavoro;

d) le partecipazioni agli utili spettanti ai promotori

e ai soci fondatori di societa’ per azioni, in accomandita

per azioni e a responsabilita’ limitata;

e) le indennita’ per la cessazione di rapporti di

agenzia;

f) i redditi derivanti dall’attivita’ di levata dei

protesti esercitata dai segretari comunali ai sensi della

legge 12 giugno 1973, n. 349;

f-bis) le indennita’ corrisposte ai giudici onorari di

pace e ai vice procuratori onorari.

3. (Omissis).».

«Art. 54 (Determinazione del reddito di lavoro

autonomo). – (Omissis).

8. I redditi indicati alla lettera b) del comma 2

dell’art. 49 sono costituiti dall’ammontare dei proventi in

denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta, anche

sotto forma di partecipazione agli utili, ridotto del 25

per cento a titolo di deduzione forfettaria delle spese ,

ovvero del 40 per cento se i relativi compensi sono

percepiti da soggetti di eta’ inferiore a 35 anni; le

partecipazioni agli utili e le indennita’ di cui alle

lettere c), d) ed e) costituiscono reddito per l’intero

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ammontare percepito nel periodo di imposta. I redditi

indicati alla lettera f) dello stesso comma sono costituiti

dall’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti

nel periodo di imposta, ridotto del 15 per cento a titolo

di deduzione forfettaria delle spese. I redditi indicati

alla lettera f-bis) del comma 2 dell’art. 53 sono

costituiti dall’ammontare delle indennita’ in denaro o in

natura percepite nel periodo d’imposta.

(Omissis).».

Capo X

Dell’ampliamento della competenza dell’ufficio del giudice di pace

Art. 27

Ampliamento della competenza del giudice

di pace in materia civile

1. Al codice di procedura civile sono apportate le seguenti

modificazioni:

a) al libro primo sono apportate le seguenti modificazioni:

1) all’articolo 7, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, la parola: «cinquemila» e’ sostituita dalla

seguente: «trentamila»;

b) al secondo comma, la parola: «ventimila» e’ sostituita dalla

seguente: «cinquantamila»;

c) al terzo comma sono apportate le seguenti modificazioni:

1) il numero 1) e’ sostituito dal seguente: «1) per le cause

relative ad apposizione di termini;»;

2) il numero 2) e’ sostituito dal seguente: «2) per le cause in

materia di condominio negli edifici, come definite ai sensi

dell’articolo 71-quater delle disposizioni per l’attuazione del

codice civile;»;

3) dopo il numero 3-bis), sono aggiunti i seguenti:

«3-ter) per le cause nelle materie di cui al libro terzo, titolo

II, Capo II, Sezione VI del codice civile, fatta eccezione per quella

delle distanze nelle costruzioni;

3-quater) per le cause relative alle materie di cui al libro terzo,

titolo II, Capo II, Sezione VII del codice civile, fatta eccezione

per quella delle distanze di cui agli articoli 905, 906 e 907 del

medesimo codice;

3-quinquies) per le cause in materia di stillicidio e di acque di

cui al libro terzo, titolo II, Capo II, sezioni VIII e IX del codice

civile;

3-sexies) per le cause in materia di occupazione e di invenzione di

cui al libro terzo, titolo II, Capo III, sezione I del codice civile;

3-septies) per le cause in materia di specificazione, unione e

commistione di cui al libro terzo, titolo II, Capo III, sezione II

del codice civile;

3-octies) per le cause in materia di enfiteusi di cui al libro

terzo, titolo IV del codice civile;

3-novies) per le cause in materia di esercizio delle servitu’

prediali;

3-decies) per le cause di impugnazione del regolamento e delle

deliberazioni di cui agli articoli 1107 e 1109 del codice civile;

3-undecies) per le cause in materia di diritti ed obblighi del

possessore nella restituzione della cosa, di cui al libro terzo,

titolo VIII, Capo II, Sezione I del codice civile.»;

d) dopo il terzo comma sono aggiunti, in fine, i seguenti:

«Il giudice di pace e’ altresi’ competente, purche’ il valore della

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controversia, da determinarsi a norma dell’articolo 15, non sia

superiore a trentamila euro:

1) per le cause in materia di usucapione dei beni immobili e dei

diritti reali immobiliari;

2) per le cause in materia di riordinamento della proprieta’ rurale

di cui al libro terzo, titolo II, Capo II, sezione II del codice

civile;

3) per le cause in materia di accessione;

4) per le cause in materia di superficie.

Quando una causa di competenza del giudice di pace a norma dei

commi terzo, numeri da 3-ter) a 3-undecies), e quarto e’ proposta,

contro la stessa parte, congiuntamente ad un’altra causa di

competenza del tribunale, le relative domande, anche in assenza di

altre ragioni di connessione, sono proposte innanzi al tribunale

affinche’ siano decise nello stesso processo.»;

2) dopo l’articolo 15 e’ inserito il seguente:

«Art. 15-bis (Esecuzione forzata). – Per l’espropriazione forzata

di cose mobili e’ competente il giudice di pace.

Per l’espropriazione forzata di cose immobili e di crediti e’

competente il tribunale.

Se cose mobili sono soggette all’espropriazione forzata insieme con

l’immobile nel quale si trovano, per l’espropriazione e’ competente

il tribunale anche relativamente ad esse.

Per la consegna e il rilascio di cose nonche’ per l’esecuzione

forzata degli obblighi di fare e di non fare e’ competente il

tribunale.»;

3) all’articolo 113, secondo comma, la parola: «millecento» e’

sostituita dalla seguente: «duemilacinquecento»;

b) al libro terzo, titolo II, sono apportate le seguenti

modificazioni:

1) all’articolo 513, terzo comma, le parole: «Il presidente del

tribunale o un giudice da lui delegato» sono sostituite dalle

seguenti: «Il giudice di pace»;

2) all’articolo 518, sesto comma, la parola: «tribunale» e’

sostituita dalle seguenti: «giudice di pace»;

3) all’articolo 519, primo comma, le parole: «presidente del

tribunale o da un giudice da lui delegato» sono sostituite dalle

seguenti: «giudice di pace»;

4) all’articolo 520, primo comma, la parola: «tribunale» e’

sostituita dalle seguenti: «giudice di pace»;

5) all’articolo 521-bis, quinto comma, la parola: «tribunale» e’

sostituita dalle seguenti: «giudice di pace»;

6) all’articolo 543, la parola: «tribunale», ovunque ricorra, e’

sostituita dalla seguente: «giudice»;

c) al libro quarto, titolo IV, sono apportate le seguenti

modificazioni:

1) all’articolo 763, primo comma, dopo le parole: «dal giudice»

sono inserite le seguenti: «di pace»;

2) all’articolo 764, primo comma, dopo le parole: «al giudice» sono

inserite le seguenti: «di pace»;

3) all’articolo 765, secondo comma, sono apportate le seguenti

modificazioni:

a) al primo periodo, la parola: «tribunale» e’ sostituita dalle

seguenti: «giudice di pace»;

b) il secondo periodo e’ soppresso;

4) all’articolo 769 la parola: «tribunale» e’ sostituita, ovunque

ricorra, dalle seguenti: «giudice di pace».

2. Al codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al libro secondo sono apportate le seguenti modificazioni:

1) all’articolo 485, primo comma, secondo periodo, la parola:

«tribunale» e’ sostituita dalle seguenti: «giudice di pace»;

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2) all’articolo 620 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al secondo comma, le parole: «tribunale del circondario»

sono sostituite dalle seguenti: «giudice di pace del luogo»;

b) al sesto comma, la parola: «tribunale» e’ sostituita dalle

seguenti: «giudice di pace»;

3) all’articolo 621, primo comma, le parole: «tribunale del

circondario» sono sostituite dalle seguenti: «giudice di pace del

luogo»;

4) all’articolo 736, secondo comma, la parola: «tribunale» e’

sostituita dalle seguenti: «giudice di pace».

b) al libro quarto sono apportate le seguenti modificazioni:

1) all’articolo 1211 la parola: «tribunale» e’ sostituita dalle

seguenti: «giudice di pace»;

2) all’articolo 1514, primo comma, la parola: «tribunale» e’

sostituita dalle seguenti: «giudice di pace»;

3) all’articolo 1515, terzo comma, le parole: «dal tribunale» sono

sostitute dalle seguenti: «dal giudice di pace»;

4) all’articolo 1841, la parola: «tribunale» e’ sostituita, ovunque

ricorra, dalle seguenti: «giudice di pace».

3. Alle disposizioni per l’attuazione del codice civile sono

apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 51-bis, le parole: «620, secondo e sesto comma,

621, primo comma,», nonche’ le parole: «e 736, secondo comma,» sono

soppresse;

b) all’articolo 57, il primo comma e’ sostituito dal seguente: «Le

azioni previste dall’articolo 849 del codice sono di competenza del

tribunale, in quanto non siano di competenza del giudice di pace a

norma dell’articolo 7, quarto comma, del codice di procedura

civile.»;

c) all’articolo 57-bis, le parole: «tribunale in composizione

monocratica» sono sostituite dalle seguenti: «giudice di pace»;

d) dopo l’articolo 60 sono inseriti i seguenti:

«Art. 60-bis. – Le domande previste dall’articolo 1105, quarto

comma, del codice si propongono con ricorso al giudice di pace.

Art. 60-ter. – Sull’impugnazione del regolamento e delle

deliberazioni, di cui agli articoli 1107 e 1109 del codice, e’

competente il giudice di pace.»;

e) all’articolo 64, sono apportate le seguenti modificazioni:

1) al primo comma, le parole: «il tribunale» sono sostituite dalle

seguenti: «il giudice di pace»;

2) il secondo comma e’ sostituito dal seguente: «Contro il

provvedimento del giudice di pace puo’ essere proposto reclamo in

tribunale entro dieci giorni dalla notificazione o dalla

comunicazione.»;

f) l’articolo 73-bis e’ abrogato;

g) all’articolo 77, secondo comma, la parola: «pretore» e’

sostituita dalle seguenti: «giudice di pace»;

h) all’articolo 79, sono apportate le seguenti modificazioni:

1) al primo comma, le parole: «dal presidente del tribunale» sono

sostituite dalle seguenti: «dal giudice di pace»;

2) il secondo comma e’ sostituito dal seguente: «Il giudice di pace

provvede con decreto, sentito il creditore. Contro tale decreto e’

ammesso reclamo a norma dell’articolo 739 del codice di procedura

civile.».

4. All’articolo 17, comma 2, della legge 7 marzo 1996, n. 108, le

parole: «presidente del tribunale» sono sostituite dalle seguenti:

«giudice di pace».

5. All’articolo 13, comma 2, del decreto legislativo 1° settembre

2011, n. 150, le parole: «la corte di appello» sono sostituite dalle

seguenti: «il tribunale».

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Note all’art. 27:

– Si riporta il testo degli articoli 7, 113, 513, 518,

519, 520, 521-bis, 543, 763, 764, 765 e 769 del Codice di

procedura civile, come modificati dal presente decreto:

«Art. 7 (Competenza del giudice di pace). – Il giudice

di pace e’ competente per le cause relative a beni mobili

di valore non superiore a trentamila euro, quando dalla

legge non sono attribuite alla competenza di altro giudice.

Il giudice di pace e’ altresi’ competente per le cause

di risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di

veicoli e di natanti, purche’ il valore della controversia

non superi cinquantamila euro.

E’ competente qualunque ne sia il valore:

1) per le cause relative ad apposizione di termini;

2) per le cause in materia di condominio negli edifici,

come definite ai sensi dell’art. 71-quater delle

disposizioni per l’attuazione del codice civile;

3) per le cause relative a rapporti tra proprietari o

detentori di immobili adibiti a civile abitazione in

materia di immissioni di fumo o di calore, esalazioni,

rumori, scuotimenti e simili propagazioni che superino la

normale tollerabilita’;

3-bis) per le cause relative agli interessi o accessori

da ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o

assistenziali;

3-ter) per le cause nelle materie di cui al libro

terzo, titolo II, Capo II, Sezione VI del codice civile,

fatta eccezione per quella delle distanze nelle

costruzioni;

3-quater) per le cause relative alle materie di cui al

libro terzo, titolo II, Capo II, Sezione VII del codice

civile, fatta eccezione per quella delle distanze di cui

agli articoli 905, 906 e 907 del medesimo codice;

3-quinquies) per le cause in materia di stillicidio e

di acque di cui al libro terzo, titolo II, Capo II, sezioni

VIII e IX del codice civile;

3-sexies) per le cause in materia di occupazione e di

invenzione di cui al libro terzo, titolo II, Capo III,

sezione I del codice civile;

3-septies) per le cause in materia di specificazione,

unione e commistione di cui al libro terzo, titolo II, Capo

III, sezione II del codice civile;

3-octies) per le cause in materia di enfiteusi di cui

al libro terzo, titolo IV del codice civile;

3-novies) per le cause in materia di esercizio delle

servitu’ prediali;

3-decies) per le cause di impugnazione del regolamento

e delle deliberazioni di cui agli articoli 1107 e 1109 del

codice civile;

3-undecies) per le cause in materia di diritti ed

obblighi del possessore nella restituzione della cosa, di

cui al libro terzo, titolo VIII, Capo II, Sezione I del

codice civile.

Il giudice di pace e’ altresi’ competente, purche’ il

valore della controversia, da determinarsi a norma

dell’art. 15, non sia superiore a trentamila euro:

1) per le cause in materia di usucapione dei beni

immobili e dei diritti reali immobiliari;

2) per le cause in materia di riordinamento della

proprieta’ rurale di cui al libro terzo, titolo II, Capo

II, sezione II del codice civile;

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3) per le cause in materia di accessione;

4) per le cause in materia di superficie.

Quando una causa di competenza del giudice di pace a

norma dei commi terzo, numeri da 3-ter) a 3-undecies), e

quarto e’ proposta, contro la stessa parte, congiuntamente

ad un’altra causa di competenza del tribunale, le relative

domande, anche in assenza di altre ragioni di connessione,

sono proposte innanzi al tribunale affinche’ siano decise

nello stesso processo.».

«Art. 113 (Pronuncia secondo diritto). – Nel

pronunciare sulla causa il giudice deve seguire le norme

del diritto, salvo che la legge gli attribuisca il potere

di decidere secondo equita’.

Il giudice di pace decide secondo equita’ le cause il

cui valore non eccede duemilacinquecento euro, salvo quelle

derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti

conclusi secondo le modalita’ di cui all’art. 1342 del

codice civile.».

«Art. 513 (Ricerca delle cose da pignorare). –

L’ufficiale giudiziario, munito del titolo esecutivo e del

precetto, puo’ ricercare le cose da pignorare nella casa

del debitore e negli altri luoghi a lui appartenenti. Puo’

anche ricercarle sulla persona del debitore, osservando le

opportune cautele per rispettarne il decoro.

Quando e’ necessario aprire porte, ripostigli o

recipienti, vincere la resistenza opposta dal debitore o da

terzi, oppure allontanare persone che disturbano

l’esecuzione del pignoramento, l’ufficiale giudiziario

provvede secondo le circostanze, richiedendo, quando

occorre l’assistenza della forza pubblica.

Il giudice di pace, su ricorso del creditore, puo’

autorizzare con decreto l’ufficiale giudiziario a pignorare

cose determinate che non si trovano in luoghi appartenenti

al debitore, ma delle quali egli puo’ direttamente

disporre.

In ogni caso l’ufficiale giudiziario puo’ sottoporre a

pignoramento, secondo le norme della presente sezione, le

cose del debitore che il terzo possessore consente di

esibirgli.».

«Art. 518 (Forma del pignoramento). – L’ufficiale

giudiziario redige delle sue operazioni processo verbale

nel quale da’ atto dell’ingiunzione di cui all’art. 492 e

descrive le cose pignorate, nonche’ il loro stato, mediante

rappresentazione fotografica ovvero altro mezzo di ripresa

audiovisiva, determinandone approssimativamente il

presumibile valore di realizzo con l’assistenza, se

ritenuta utile o richiesta dal creditore, di un esperto

stimatore da lui scelto. Se il pignoramento cade su frutti

non ancora raccolti o separati dal suolo, l’ufficiale

giudiziario ne descrive la natura, la qualita’ e

l’ubicazione.

Quando ritiene opportuno differire le operazioni di

stima l’ufficiale giudiziario redige un primo verbale di

pignoramento, procedendo senza indugio e comunque entro il

termine perentorio di trenta giorni alla definitiva

individuazione dei beni da assoggettare al pignoramento

sulla base dei valori indicati dall’esperto, al quale e’

consentito in ogni caso accedere al luogo in cui i beni si

trovano.

Il giudice dell’esecuzione liquida le spese ed il

compenso spettanti all’esperto, tenuto conto dei valori di

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effettiva vendita o assegnazione dei beni o, in qualunque

altro caso, sulla base dei valori stimati.

Nel processo verbale l’ufficiale giudiziario fa

relazione delle disposizioni date per conservare le cose

pignorate.

Se il debitore non e’ presente, l’ufficiale giudiziario

rivolge l’ingiunzione alle persone indicate nell’art. 139,

secondo comma, e consegna loro un avviso dell’ingiunzione

stessa per il debitore. In mancanza di dette persone

affigge l’avviso alla porta dell’immobile in cui ha

eseguito il pignoramento.

Compiute le operazioni, l’ufficiale giudiziario

consegna senza ritardo al creditore il processo verbale, il

titolo esecutivo e il precetto. Il creditore deve

depositare nella cancelleria del giudice di pace competente

per l’esecuzione la nota di iscrizione a ruolo, con copie

conformi degli atti di cui al periodo precedente, entro

quindici giorni dalla consegna. La conformita’ di tali

copie e’ attestata dall’avvocato del creditore ai soli fini

del presente articolo. Il cancelliere al momento del

deposito forma il fascicolo dell’esecuzione. Sino alla

scadenza del termine di cui all’art. 497 copia del processo

verbale e’ conservata dall’ufficiale giudiziario a

disposizione del debitore. Il pignoramento perde efficacia

quando la nota di iscrizione a ruolo e le copie degli atti

di cui al primo periodo del presente comma sono depositate

oltre il termine di quindici giorni dalla consegna al

creditore.

Su istanza del creditore, da depositare non oltre il

termine per il deposito dell’istanza di vendita, il

giudice, nominato uno stimatore quando appare opportuno,

ordina l’integrazione del pignoramento se ritiene che il

presumibile valore di realizzo dei beni pignorati sia

inferiore a quello indicato nel primo comma. In tale caso

l’ufficiale giudiziario riprende senza indugio le

operazioni di ricerca dei beni.».

«Art. 519 (Tempo del pignoramento). – Il pignoramento

non puo’ essere eseguito nei giorni festivi ne’ fuori delle

ore indicate nell’art. 147, salvo che ne sia data

autorizzazione dal giudice di pace.

Il pignoramento iniziato nelle ore prescritte puo’

essere proseguito fino al suo compimento.».

«Art. 520 (Custodia dei mobili pignorati). –

L’ufficiale giudiziario consegna al cancelliere del giudice

di pace il danaro, i titoli di credito e gli oggetti

preziosi colpiti dal pignoramento. Il danaro deve essere

depositato dal cancelliere nelle forme dei depositi

giudiziari, mentre i titoli di credito e gli oggetti

preziosi sono custoditi nei modi che il giudice

dell’esecuzione determina.

Per la conservazione delle altre cose l’ufficiale

giudiziario provvede, quando il creditore ne fa richiesta,

trasportandole presso un luogo di pubblico deposito oppure

affidandole a un custode diverso dal debitore; nei casi di

urgenza l’ufficiale giudiziario affida la custodia agli

istituti autorizzati di cui all’art. 159 delle disposizioni

per l’attuazione del presente codice.».

«Art. 521-bis (Pignoramento e custodia di autoveicoli,

motoveicoli e rimorchi). – Oltre che con le forme previste

dall’art. 518, il pignoramento di autoveicoli, motoveicoli

e rimorchi puo’ essere eseguito anche mediante

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notificazione al debitore e successiva trascrizione di un

atto nel quale si indicano esattamente, con gli estremi

richiesti dalla legge speciale per la loro iscrizione nei

pubblici registri, i beni e i diritti che si intendono

sottoporre ad esecuzione, e gli si fa l’ingiunzione

prevista nell’art. 492. Il pignoramento contiene altresi’

l’intimazione a consegnare entro dieci giorni i beni

pignorati, nonche’ i titoli e i documenti relativi alla

proprieta’ e all’uso dei medesimi, all’istituto vendite

giudiziarie autorizzato ad operare nel territorio del

circondario nel quale e’ compreso il luogo in cui il

debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede

o, in mancanza, a quello piu’ vicino.

Col pignoramento il debitore e’ costituito custode dei

beni pignorati e di tutti gli accessori comprese le

pertinenze e i frutti, senza diritto a compenso.

Al momento della consegna l’istituto vendite

giudiziarie assume la custodia del bene pignorato e ne da’

immediata comunicazione al creditore pignorante, a mezzo

posta elettronica certificata ove possibile.

Decorso il termine di cui al primo comma, gli organi di

polizia che accertano la circolazione dei beni pignorati o

comunque li rinvengono procedono al ritiro della carta di

circolazione nonche’, ove possibile, dei titoli e dei

documenti relativi alla proprieta’ e all’uso dei beni

pignorati e consegnano il bene pignorato all’istituto

vendite giudiziarie piu’ vicino al luogo in cui il bene

pignorato e’ stato rinvenuto. Si applica il terzo comma.

Eseguita l’ultima notificazione, l’ufficiale

giudiziario consegna senza ritardo al creditore l’atto di

pignoramento perche’ proceda alla trascrizione nei pubblici

registri. Entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al

terzo comma, il creditore deve depositare nella cancelleria

del giudice di pace competente per l’esecuzione la nota di

iscrizione a ruolo, con copie conformi del titolo

esecutivo, del precetto, dell’atto di pignoramento e della

nota di trascrizione. La conformita’ di tali copie e’

attestata dall’avvocato del creditore ai soli fini del

presente articolo.

Il cancelliere forma il fascicolo dell’esecuzione. Il

pignoramento perde efficacia quando la nota di iscrizione a

ruolo e le copie dell’atto di pignoramento, del titolo

esecutivo e del precetto sono depositate oltre il termine

di cui al quinto comma.

In deroga a quanto previsto dall’art. 497, l’istanza di

assegnazione o l’istanza di vendita deve essere depositata

entro quarantacinque giorni dal deposito da parte del

creditore della nota di iscrizione a norma del presente

articolo ovvero dal deposito da parte di quest’ultimo delle

copie conformi degli atti, a norma dell’art. 159-ter delle

disposizioni per l’attuazione del presente codice.

Si applicano in quanto compatibili le disposizioni del

presente capo.».

«Art. 543 (Forma del pignoramento). – Il pignoramento

di crediti del debitore verso terzi o di cose del debitore

che sono in possesso di terzi, si esegue mediante atto

notificato al terzo e al debitore a norma degli articoli

137 e seguenti.

L’atto deve contenere, oltre all’ingiunzione al

debitore di cui all’art. 492:

1. l’indicazione del credito per il quale si procede,

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del titolo esecutivo e del precetto;

2. l’indicazione, almeno generica, delle cose o delle

somme dovute e l’intimazione al terzo di non disporne senza

ordine di giudice;

3. la dichiarazione di residenza o l’elezione di

domicilio nel comune in cui ha sede il giudice competente

nonche’ l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica

certificata del creditore procedente;

4. la citazione del debitore a comparire davanti al

giudice competente, con l’invito al terzo a comunicare la

dichiarazione di cui all’art. 547 al creditore procedente

entro dieci giorni a mezzo raccomandata ovvero a mezzo di

posta elettronica certificata; con l’avvertimento al terzo

che in caso di mancata comunicazione della dichiarazione,

la stessa dovra’ essere resa dal terzo comparendo in

un’apposita udienza e che quando il terzo non compare o,

sebbene comparso, non rende la dichiarazione, il credito

pignorato o il possesso di cose di appartenenza del

debitore, nell’ammontare o nei termini indicati dal

creditore, si considereranno non contestati ai fini del

procedimento in corso e dell’esecuzione fondata sul

provvedimento di assegnazione.

Nell’indicare l’udienza di comparizione si deve

rispettare il termine previsto nell’art. 501.

Eseguita l’ultima notificazione, l’ufficiale

giudiziario consegna senza ritardo al creditore l’originale

dell’atto di citazione. Il creditore deve depositare nella

cancelleria del giudice competente per l’esecuzione la nota

di iscrizione a ruolo, con copie conformi dell’atto di

citazione, del titolo esecutivo e del precetto, entro

trenta giorni dalla consegna. La conformita’ di tali copie

e’ attestata dall’avvocato del creditore ai soli fini del

presente articolo. Il cancelliere al momento del deposito

forma il fascicolo dell’esecuzione. Il pignoramento perde

efficacia quando la nota di iscrizione a ruolo e le copie

degli atti di cui al secondo periodo sono depositate oltre

il termine di trenta giorni dalla consegna al creditore.

Quando procede a norma dell’art. 492-bis, l’ufficiale

giudiziario consegna senza ritardo al creditore il verbale,

il titolo esecutivo ed il precetto, e si applicano le

disposizioni di cui al quarto comma. Decorso il termine di

cui all’art. 501, il creditore pignorante e ognuno dei

creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo possono

chiedere l’assegnazione o la vendita delle cose mobili o

l’assegnazione dei crediti. Sull’istanza di cui al periodo

precedente il giudice fissa l’udienza per l’audizione del

creditore e del debitore e provvede a norma degli articoli

552 o 553. Il decreto con cui viene fissata l’udienza di

cui al periodo precedente e’ notificato a cura del

creditore procedente e deve contenere l’invito e

l’avvertimento al terzo di cui al numero 4) del secondo

comma.».

«Art. 763 (Provvedimento di rimozione). – La rimozione

dei sigilli e’ ordinata con decreto dal giudice di pace su

istanza di alcuna delle persone indicate nell’art. 753,

numeri 1, 2 e 4.

Nei casi previsti nell’art. 754 puo’ essere ordinata

anche di ufficio e, se ricorrano le ipotesi di cui ai nn. 2

e 3, la rimozione deve essere seguita dall’inventario.

L’istanza e il decreto sono stesi di seguito al

processo verbale di apposizione.».

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«Art. 764 (Opposizione). – Chiunque vi ha interesse

puo’ fare opposizione alla rimozione dei sigilli con

dichiarazione inserita nel processo verbale di apposizione

o con ricorso al giudice di pace.

Il giudice fissa con decreto una udienza per la

comparizione delle parti e stabilisce il termine perentorio

entro il quale il decreto stesso deve essere notificato a

cura dell’opponente.

Il giudice provvede con ordinanza non impugnabile, e,

se ordina la rimozione, puo’ disporre che essa sia seguita

dall’inventario e puo’ dare le opportune cautele per la

conservazione delle cose che sono oggetto di

contestazione.».

«Art. 765 (Ufficiale procedente). – La rimozione dei

sigilli e’ eseguita dall’ufficiale che puo’ procedere

all’inventario a norma dell’art. 769.

Se non occorre l’inventario, la rimozione e’ eseguita

dal cancelliere del giudice di pace.».

«Art. 769 (Istanza). – L’inventario puo’ essere chiesto

al tribunale dalle persone che hanno diritto di ottenere la

rimozione dei sigilli ed e’ eseguito dal cancelliere del

giudice di pace o da un notaio designato dal defunto con

testamento o nominato dal giudice di pace.

L’istanza si propone con ricorso, nel quale il

richiedente deve dichiarare la residenza o eleggere

domicilio nel comune in cui ha sede il giudice di pace.

Il giudice di pace provvede con decreto.

Quando non sono stati apposti i sigilli, l’inventario

puo’ essere chiesto dalla parte che ne assume l’iniziativa

direttamente al notaio designato dal defunto nel testamento

ovvero, in assenza di designazione, al notaio scelto dalla

stessa parte.».

– Si riporta il testo degli articoli 485, 620, 621,

736, 1211, 1514, 1515 e 1841 del Codice civile, come

modificati dal presente decreto:

«Art. 485 (Chiamato all’eredita’ che e’ nel possesso di

beni). – Il chiamato all’eredita’, quando a qualsiasi

titolo e’ nel possesso di beni ereditari, deve fare

l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della

successione o della notizia della devoluta eredita’. Se

entro questo termine lo ha cominciato ma non e’ stato in

grado di completarlo, puo’ ottenere dal giudice di pace del

luogo in cui si e’ aperta la successione una proroga che,

salvo gravi circostanze, non deve eccedere i tre mesi.

Trascorso tale termine senza che l’inventario sia stato

compiuto, il chiamato all’eredita’ e’ considerato erede

puro e semplice.

Compiuto l’inventario, il chiamato che non abbia ancora

fatto la dichiarazione a norma dell’art. 484 ha un termine

di quaranta giorni da quello del compimento dell’inventario

medesimo, per deliberare se accetta o rinunzia

all’eredita’. Trascorso questo termine senza che abbia

deliberato, e’ considerato erede puro e semplice.».

«Art. 620 (Pubblicazione del testamento olografo). –

Chiunque e’ in possesso di un testamento olografo deve

presentarlo a un notaio per la pubblicazione, appena ha

notizia della morte del testatore.

Chiunque crede di avervi interesse puo’ chiedere, con

ricorso al giudice di pace del luogo in cui si e’ aperta la

successione, che sia fissato un termine per la

presentazione.

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Il notaio procede alla pubblicazione del testamento in

presenza di due testimoni, redigendo nella forma degli atti

pubblici un verbale nel quale descrive lo stato del

testamento, ne riproduce il contenuto e fa menzione della

sua apertura, se e’ stato presentato chiuso con sigillo. Il

verbale e’ sottoscritto dalla persona che presenta il

testamento, dai testimoni e dal notaio. Ad esso sono uniti

la carta in cui e’ scritto il testamento, vidimata in

ciascun mezzo foglio dal notaio e dai testimoni, e

l’estratto dell’atto di morte del testatore o copia del

provvedimento che ordina l’apertura degli atti di ultima

volonta’ dell’assente o della sentenza che dichiara la

morte presunta.

Nel caso in cui il testamento e’ stato depositato dal

testatore presso un notaio, la pubblicazione e’ eseguita

dal notaio depositario.

Avvenuta la pubblicazione, il testamento olografo ha

esecuzione.

Per giustificati motivi, su istanza di chiunque vi ha

interesse, il giudice di pace puo’ disporre che periodi o

frasi di carattere non patrimoniale siano cancellati dal

testamento e omessi nelle copie che fossero richieste,

salvo che l’autorita’ giudiziaria ordini il rilascio di

copia integrale.».

«Art. 621 (Pubblicazione del testamento segreto). – Il

testamento segreto deve essere aperto e pubblicato dal

notaio appena gli perviene la notizia della morte del

testatore. Chiunque crede di avervi interesse puo’

chiedere, con ricorso al giudice di pace del luogo in cui

si e’ aperta la successione, che sia fissato un termine per

l’apertura e la pubblicazione.

Si applicano le disposizioni del terzo comma dell’art.

620.».

«Art. 736 (Consegna dei documenti). – Compiuta la

divisione, si devono rimettere a ciascuno dei condividenti

i documenti relativi ai beni e diritti particolarmente loro

assegnati.

I documenti di una proprieta’ che e’ stata divisa

rimangono a quello che ne ha la parte maggiore, con

l’obbligo di comunicarli agli altri condividenti che vi

hanno interesse, ogni qualvolta se ne faccia richiesta. Gli

stessi documenti, se la proprieta’ e’ divisa in parti

eguali, e quelli comuni all’intera eredita’ si consegnano

alla persona scelta a tal fine da tutti gli interessati, la

quale ha obbligo di comunicarli a ciascuno di essi, a ogni

loro domanda. Se vi e’ contrasto nella scelta, la persona

e’ determinata con decreto dal giudice di pace del luogo

dell’aperta successione, su ricorso di alcuno degli

interessati, sentiti gli altri.».

«Art. 1211 (Cose deperibili o di dispendiosa custodia).

– Se le cose non possono essere conservate o sono

deteriorabili, oppure se le spese della loro custodia sono

eccessive, il debitore, dopo l’offerta reale o

l’intimazione di ritirarle, puo’ farsi autorizzare dal

giudice di pace a venderle nei modi stabiliti per le cose

pignorate e a depositarne il prezzo.».

«Art. 1514 (Deposito della cosa venduta). – Se il

compratore non si presenta per ricevere la cosa acquistata,

il venditore puo’ depositarla, per conto e a spese del

compratore medesimo, in un locale di pubblico deposito,

oppure in altro locale idoneo determinato dal giudice di

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pace del luogo in cui la consegna doveva essere fatta.

Il venditore deve dare al compratore pronta notizia del

deposito eseguito.».

«Art. 1515 (Esecuzione coattiva per inadempimento del

compratore). – Se il compratore non adempie l’obbligazione

di pagare il prezzo, il venditore puo’ far vendere senza

ritardo la cosa per conto e a spese di lui.

La vendita e’ fatta all’incanto a mezzo di una persona

autorizzata a tali atti o, in mancanza di essa nel luogo in

cui la vendita deve essere eseguita, a mezzo di un

ufficiale giudiziario. Il venditore deve dare tempestiva

notizia al compratore del giorno, del luogo e dell’ora in

cui la vendita sara’ eseguita.

Se la cosa ha un prezzo corrente, stabilito per atto

della pubblica autorita’ [o da norme corporative], ovvero

risultante da listini di borsa o da mercuriali, la vendita

puo’ essere fatta senza incanto, al prezzo corrente, a

mezzo delle persone indicate nel comma precedente o di un

commissario nominato dal giudice di pace. In tal caso il

venditore deve dare al compratore pronta notizia della

vendita.

Il venditore ha diritto alla differenza tra il prezzo

convenuto e il ricavo netto della vendita, oltre al

risarcimento del maggior danno.».

«Art. 1841 (Apertura forzata della cassetta). – Quando

il contratto e’ scaduto, la banca, previa intimazione

all’intestatario e decorsi sei mesi dalla data della

medesima, puo’ chiedere al giudice di pace l’autorizzazione

ad aprire la cassetta. L’intimazione puo’ farsi anche

mediante raccomandata con avviso di ricevimento.

L’apertura si esegue con l’assistenza di un notaio

all’uopo designato e con le cautele che il giudice di pace

ritiene opportune.

Il giudice di pace puo’ dare le disposizioni necessarie

per la conservazione degli oggetti rinvenuti e puo’

ordinare la vendita di quella parte di essi che occorra al

soddisfacimento di quanto e’ dovuto alla banca per canoni e

spese.».

– Si riporta il testo degli articoli 51-bis, 57,

57-bis, 64, 73-bis, 77 e 79 delle disposizioni per

l’attuazione del Codice civile e disposizioni transitorie,

come modificati dal presente decreto:

«Art. 51-bis. – I provvedimenti previsti negli articoli

485, primo comma, 508, primo comma, 509, primo comma, 517,

secondo comma, 528, primo comma, 529, 530, primo comma,

730, primo comma, del codice sono adottati dal tribunale in

composizione monocratica.».

«Art. 57. – Le azioni previste dall’art. 849 del codice

sono di competenza del tribunale, in quanto non siano di

competenza del giudice di pace a norma dell’art. 7, quarto

comma, del codice di procedura civile.

Nel caso regolato dall’art. 849 il giudice fissa con

ordinanza l’udienza per la comparizione del rappresentante

dell’associazione professionale, il quale puo’ delegare

altra persona. Si osservano nel resto, in quanto

applicabili, le disposizioni dettate dal codice di

procedura civile per i consulenti tecnici.».

«Art. 57-bis. – L’autorizzazione prevista nell’art.

915, primo comma, del codice e’ data dal giudice di pace.».

«Art. 64. – Sulla revoca dell’amministratore, nei casi

indicati dall’undicesimo comma dell’art. 1129 e dal quarto

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comma dell’art. 1131 del codice, il giudice di pace

provvede in camera di consiglio, con decreto motivato,

sentito l’amministratore in contraddittorio con il

ricorrente.

Contro il provvedimento del giudice di pace puo’ essere

proposto reclamo in tribunale entro dieci giorni dalla

notificazione o dalla comunicazione.».

«Art. 77. – Il deposito di cose mobili diverse dal

danaro e di titoli di credito, nei casi previsti dagli

articoli 1210, primo comma, e 1214 del codice e in ogni

altro caso in cui esso sia prescritto dalla legge o dal

giudice ovvero sia voluto dalle parti, si esegue presso

stabilimenti di pubblico deposito a norma delle leggi

speciali.

Qualora non esistano stabilimenti di pubblico deposito

nel luogo in cui deve essere eseguita la prestazione, o se

ricorrono particolari ragioni, il giudice di pace del luogo

predetto, su ricorso della parte interessata, puo’

autorizzare con decreto il deposito presso altro locale

idoneo.».

«Art. 79. – Il sequestratario dell’immobile, nel caso

previsto dal secondo comma dell’art. 1216 del codice, e’

nominato, se non vi e’ giudizio pendente, dal giudice di

pace del luogo in cui si trova l’immobile.

Il giudice di pace provvede con decreto, sentito il

creditore. Contro tale decreto e’ ammesso reclamo a norma

dell’art. 739 del codice di procedura civile.

La consegna dell’immobile al sequestratario deve

risultare da processo verbale redatto da un notaio o da un

ufficiale giudiziario. Copia del processo verbale deve

essere notificata al creditore che non sia stato

presente.».

– Si riporta il testo dell’art. 17 della legge 7 marzo

1996, n. 108 (Disposizioni in materia di usura), come

modificato dal presente decreto:

«Art. 17. – 1. Il debitore protestato che abbia

adempiuto all’obbligazione per la quale il protesto e’

stato levato e non abbia subito ulteriore protesto ha

diritto ad ottenere, trascorso un anno dal levato protesto,

la riabilitazione.

2. La riabilitazione e’ accordata con decreto del

giudice di pace su istanza dell’interessato corredata dai

documenti giustificativi.

3. Avverso il diniego di riabilitazione il debitore

puo’ proporre opposizione. L’opposizione e’ disciplinata

dall’art. 13 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n.

150.

4. Il decreto di riabilitazione e’ pubblicato nel

Bollettino dei protesti cambiari ed e’ opponibile ai sensi

del comma 3 da chiunque vi abbia interesse.

5.

6. Per effetto della riabilitazione il protesto si

considera, a tutti gli effetti, come mai avvenuto.

6-bis. Il debitore protestato e riabilitato ha diritto

di ottenere la cancellazione definitiva dei dati relativi

al protesto anche dal registro informatico di cui all’art.

3-bis del decreto-legge 18 settembre 1995, n. 381,

convertito, con modificazioni, dalla legge 15 novembre

1995, n. 480. La cancellazione dei dati del protesto e’

disposta dal responsabile dirigente dell’ufficio protesti

competente per territorio non oltre il termine di venti

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giorni dalla data di presentazione della relativa istanza,

corredata del provvedimento di riabilitazione.

6-ter. Ove sussistano tutte le condizioni indicate nel

comma 1, e’ consentita la presentazione di un’unica istanza

di riabilitazione anche in riferimento a piu’ protesti,

purche’ compresi nello spazio temporale di un triennio.».

– Si riporta il testo dell’art. 13 del decreto

legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni

complementari al codice di procedura civile in materia di

riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di

cognizione, ai sensi dell’art. 54 della legge 18 giugno

2009, n. 69), come modificato dal presente decreto:

«Art. 13 (Dell’opposizione ai provvedimenti in materia

di riabilitazione del debitore protestato). – 1. Le

controversie aventi ad oggetto l’opposizione al

provvedimento di diniego di riabilitazione di cui all’art.

17, comma 3, della legge 7 marzo 1996, n. 108, ovvero al

decreto di riabilitazione ai sensi del comma 4 del medesimo

articolo sono regolate dal rito del lavoro, ove non

diversamente disposto dal presente articolo.

2. E’ competente il tribunale.

3. Il ricorso e’ proposto, a pena di inammissibilita’,

entro trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento

di diniego di riabilitazione o dalla pubblicazione del

decreto di riabilitazione effettuata ai sensi dell’art. 17,

comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, ovvero entro

sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero.

4. Il provvedimento che accoglie il ricorso e’

pubblicato nel registro informatico dei protesti

cambiari.».

Art. 28

Ampliamento della competenza del giudice di pace

in materia tavolare

1. All’allegato, denominato «Nuovo testo della legge generale sui

libri fondiari», al regio decreto 28 marzo 1929, n. 499, sono

apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo l’articolo 95-bis e’ inserito il seguente:

«Art. 95-ter. – Sono emessi dal giudice di pace, a condizione che

il conservatore abbia espresso, senza osservazioni, una valutazione

di piena concordanza dello stato tavolare, sulle domande tavolari e

sui documenti allegati, i decreti tavolari relativi a:

a) contratti, stipulati per atto notarile, che abbiano per effetto

esclusivamente il trasferimento della proprieta’ di un immobile o di

altro diritto reale immobiliare, in relazione ai quali e’ concesso un

finanziamento da parte di una banca o di altro soggetto autorizzato a

concedere finanziamenti nei confronti del pubblico, garantito da

ipoteca sull’immobile trasferito;

b) ipoteche volontarie costituite, mediante atto ricevuto da

notaio, a garanzia di finanziamenti concessi da una banca o altro

soggetto autorizzato a concedere finanziamenti nei confronti del

pubblico.»;

b) all’articolo 130-ter, dopo le parole: «giudice tavolare,» sono

inserite le seguenti: «nonche’ avverso il decreto tavolare emesso dal

giudice di pace».

Note all’art. 28:

– Si riporta il testo dell’art. 130-ter del regio

decreto 28 marzo 1929, n. 499 (Disposizioni relative ai

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libri fondiari nei territori delle nuove province), cosi’

come modificato dal presente decreto:

«Art. 130-ter. – 1. Avverso il decreto tavolare del

conservatore dei libri fondiari, emesso per delega del

giudice tavolare nonche’ avverso il decreto tavolare emesso

dal giudice di pace, e’ ammesso reclamo con le modalita’

previste dagli articoli 126 e seguenti.».

Capo XI

Disposizioni relative ai magistrati onorari in servizio

Art. 29

Durata dell’incarico dei magistrati onorari in servizio

1. I magistrati onorari in servizio alla data di entrata in vigore

del presente decreto possono essere confermati, alla scadenza del

primo quadriennio di cui al decreto legislativo 31 maggio 2016, n.

92, o di cui all’articolo 32, comma 8, a domanda e a norma

dell’articolo 18, commi da 4 a 14, per ciascuno dei tre successivi

quadrienni.

2. In ogni caso, l’incarico cessa al compimento del sessantottesimo

anno di eta’.

Note all’art. 29:

– Il decreto legislativo 31 maggio 2016, n. 92

(Disciplina della sezione autonoma dei Consigli giudiziari

per i magistrati onorari e disposizioni per la conferma

nell’incarico dei giudici di pace, dei giudici onorari di

tribunale e dei vice procuratori onorari in servizio) e’

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 31 maggio 2016, n. 126.

Art. 30

Funzioni e compiti dei magistrati onorari in servizio

1. Sino alla scadenza del quarto anno successivo alla data di

entrata in vigore del presente decreto, il presidente del tribunale:

a) puo’ assegnare, con le modalita’ e in applicazione dei criteri

di cui all’articolo 10, all’ufficio per il processo del tribunale i

giudici onorari di pace gia’ in servizio alla data di entrata in

vigore del presente decreto come giudici onorari di tribunale e, a

domanda, quelli gia’ in servizio alla medesima data come giudici di

pace;

b) puo’ assegnare, anche se non ricorrono le condizioni di cui

all’articolo11, comma 1, e nel rispetto di quanto previsto dal comma

6, lettere a) e b), del predetto articolo e delle deliberazioni del

Consiglio superiore della magistratura, la trattazione dei nuovi

procedimenti civili e penali di competenza del tribunale

esclusivamente ai giudici onorari di pace in servizio alla data di

entrata in vigore del presente decreto come giudici onorari di

tribunale;

c) assegna la trattazione dei procedimenti civili e penali di nuova

iscrizione e di competenza dell’ufficio del giudice di pace

esclusivamente ai giudici onorari di pace gia’ in servizio alla data

di entrata in vigore del presente decreto come giudici di pace,

compresi coloro che risultano assegnati all’ufficio per il processo a

norma della lettera a) del presente comma.

2. Resta ferma l’assegnazione dei procedimenti civili e penali ai

giudici onorari di pace in servizio alla data di entrata in vigore

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del presente decreto come giudici onorari di tribunale effettuata, in

conformita’ alle deliberazioni del Consiglio superiore della

magistratura, prima della predetta data nonche’ la destinazione degli

stessi giudici a comporre i collegi gia’ disposta antecedentemente

alla medesima data. Per i procedimenti nelle materie di cui

all’articolo 11, comma 6, lettera a), numero 3), resta ferma

l’assegnazione ai giudici onorari di pace in servizio alla data di

entrata in vigore del presente decreto come giudici onorari di

tribunale qualora effettuata prima del 30 giugno 2017.

3. I giudici onorari di pace assegnati all’ufficio per il processo

a norma del comma 1, lettera a), possono svolgere i compiti e le

attivita’ di cui all’articolo 10.

4. Il Consiglio superiore della magistratura stabilisce il numero

minimo dei procedimenti da trattare nell’udienza tenuta dal giudice

onorario di pace, inclusi quelli delegati.

5. Sino alla scadenza del termine di cui al comma 1, i giudici

onorari di pace in servizio alla data di entrata in vigore del

presente decreto come giudici onorari di tribunale possono essere

destinati a comporre i collegi civili e penali del tribunale, anche

quando non sussistono le condizioni di cui all’articolo 11, comma 1,

fermi i divieti di cui all’articolo 12 nei limiti di quanto previsto

dai commi 6 e 7. La destinazione e’ mantenuta sino alla definizione

dei relativi procedimenti.

6. Per i procedimenti relativi ai reati indicati nell’articolo 407,

comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, iscritti alla

data di entrata in vigore del presente decreto, i divieti di

destinazione dei giudici onorari di pace di cui al comma 5 nei

collegi non si applicano se, alla medesima data, sia stata esercitata

l’azione penale.

7. Per i procedimenti di riesame di cui all’articolo 324 del codice

di procedura penale il divieto di destinazione dei giudici onorari di

pace di cui al comma 5 nei collegi non si applica se la notizia di

reato e’ stata acquisita dall’ufficio di procura prima dell’entrata

in vigore del presente decreto.

8. Nei procedimenti relativi a notizie di reato acquisite

dall’ufficio di procura prima dell’entrata in vigore del presente

decreto non si applicano, relativamente ai vice procuratori onorari

in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, i

divieti relativi alle attivita’ delegabili di cui all’articolo 17,

comma 3.

9. Nel corso del quarto mandato:

a) i giudici onorari di pace in servizio alla data di entrata in

vigore del presente decreto sono inseriti nell’ufficio per il

processo e possono svolgere esclusivamente i compiti e le attivita’

allo stesso inerenti a norma dell’articolo 10;

b) i vice procuratori onorari in servizio alla data di entrata in

vigore del presente decreto possono svolgere esclusivamente i compiti

e le attivita’ di cui all’articolo 16, comma 1, lettera a).

10. I limiti di cui al comma 9 non operano quando il Consiglio

superiore della magistratura, con la deliberazione di conferma

nell’incarico, riconosca la sussistenza di specifiche esigenze di

funzionalita’ relativamente:

a) alla procura della Repubblica presso la quale il vice

procuratore onorario svolge i compiti di cui all’articolo 16;

b) all’ufficio del giudice di pace al quale il giudice onorario di

pace e’ addetto, nonche’ al tribunale ordinario nel cui circondario

il predetto ufficio ha sede.

11. Le esigenze di funzionalita’ di cui al comma 10 sussistono

esclusivamente quando ricorre almeno una delle condizioni di cui

all’articolo 11, comma 1. Il Consiglio superiore della magistratura,

con propria delibera, individua le modalita’ con le quali le

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condizioni di cui al primo periodo trovano applicazione in relazione

agli uffici di cui al comma 10 diversi dai tribunali.

Note all’art. 30:

– Si riporta il testo degli articoli 324 e 407, comma

2, lettera a), del Codice di procedura penale:

«Art. 324 (Procedimento di riesame). – 1. La richiesta

di riesame e’ presentata, nella cancelleria del tribunale

indicato nel comma 5, entro dieci giorni dalla data di

esecuzione del provvedimento che ha disposto il sequestro o

dalla diversa data in cui l’interessato ha avuto conoscenza

dell’avvenuto sequestro.

2. La richiesta e’ presentata con le forme previste

dall’art. 582. Se la richiesta e’ proposta dall’imputato

non detenuto ne’ internato, questi, ove non abbia gia’

dichiarato o eletto domicilio o non si sia proceduto a

norma dell’art. 161 comma 2, deve indicare il domicilio

presso il quale intende ricevere l’avviso previsto dal

comma 6; in mancanza, l’avviso e’ notificato mediante

consegna al difensore. Se la richiesta e’ proposta da

un’altra persona e questa abbia omesso di dichiarare il

proprio domicilio, l’avviso e’ notificato mediante deposito

in cancelleria.

3. La cancelleria da’ immediato avviso all’autorita’

giudiziaria procedente che, entro il giorno successivo,

trasmette al tribunale gli atti su cui si fonda il

provvedimento oggetto del riesame.

4. Con la richiesta di riesame possono essere enunciati

anche i motivi. Chi ha proposto la richiesta ha, inoltre,

facolta’ di enunciare nuovi motivi davanti al giudice del

riesame, facendone dare atto a verbale prima dell’inizio

della discussione.

5. Sulla richiesta di riesame decide, in composizione

collegiale, il tribunale del capoluogo della provincia

nella quale ha sede l’ufficio che ha emesso il

provvedimento nel termine di dieci giorni dalla ricezione

degli atti.

6. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in

camera di consiglio nelle forme previste dall’art. 127.

Almeno tre giorni prima, l’avviso della data fissata per

l’udienza e’ comunicato al pubblico ministero e notificato

al difensore e a chi ha proposto la richiesta. Fino al

giorno dell’udienza gli atti restano depositati in

cancelleria.

7. Si applicano le disposizioni dell’art. 309, commi 9,

9-bis e 10. La revoca del provvedimento di sequestro puo’

essere parziale e non puo’ essere disposta nei casi

indicati nell’art. 240 comma 2 del codice penale.

8. Il giudice del riesame, nel caso di contestazione

della proprieta’, rinvia la decisione della controversia al

giudice civile, mantenendo nel frattempo il sequestro.».

«Art. 407 (Termini di durata massima delle indagini

preliminari). – 1. (Omissis).

2. La durata massima e’ tuttavia di due anni se le

indagini preliminari riguardano:

a) i delitti appresso indicati:

1) delitti di cui agli articoli 285, 286, 416-bis e 422

del codice penale, 291-ter, limitatamente alle ipotesi

aggravate previste dalle lettere a), d) ed e) del comma 2,

e 291-quater, comma 4, del testo unico approvato con

decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n.

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43;

2) delitti consumati o tentati di cui agli articoli

575, 628, terzo comma, 629, secondo comma, e 630 dello

stesso codice penale;

3) delitti commessi avvalendosi delle condizioni

previste dall’art. 416-bis del codice penale ovvero al fine

di agevolare l’attivita’ delle associazioni previste dallo

stesso articolo;

4) delitti commessi per finalita’ di terrorismo o di

eversione dell’ordinamento costituzionale per i quali la

legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel

minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni, nonche’

delitti di cui agli articoli 270, terzo comma e 306,

secondo comma, del codice penale;

5) delitti di illegale fabbricazione, introduzione

nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto

in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o

tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi

clandestine nonche’ di piu’ armi comuni da sparo escluse

quelle previste dall’art. 2, comma terzo, della legge 18

aprile 1975, n. 110;

6) delitti di cui agli articoli 73, limitatamente alle

ipotesi aggravate ai sensi dell’art. 80, comma 2, e 74 del

testo unico delle leggi in materia di disciplina degli

stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e

riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza,

approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9

ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni;

7) delitto di cui all’art. 416 del codice penale nei

casi in cui e’ obbligatorio l’arresto in flagranza;

7-bis) dei delitti previsto dagli articoli 600,

600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma, 601,

602, 609-bis nelle ipotesi aggravate previste dall’art.

609-ter, 609-quater, 609-octies del codice penale, nonche’

dei delitti previsti dall’art. 12, comma 3, del testo unico

di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e

successive modificazioni;

(Omissis).».

Art. 31

Indennita’ spettante ai magistrati onorari in servizio

1. Per la liquidazione delle indennita’ dovute ai giudici di pace,

ai giudici onorari di tribunale e ai vice procuratori onorari in

servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto

continuano ad applicarsi, sino alla scadenza del quarto anno

successivo alla medesima data, i criteri previsti dalle disposizioni

di cui all’articolo 11 della legge 21 novembre 1991, n. 374, per i

giudici di pace, dall’articolo 4 del decreto legislativo 28 luglio

1989, n. 273, per i giudici onorari di tribunale e per i vice

procuratori onorari.

2. Nel corso del primo quadriennio successivo alla scadenza del

termine di cui al comma 1, ai magistrati onorari di cui al medesimo

comma che ne facciano richiesta con le modalita’ di cui al comma 3,

le indennita’ spettano in conformita’ alla complessiva disciplina di

cui all’articolo 23, sostituendo l’importo dell’indennita’ lorda

annuale in misura fissa di euro 16.140, di cui al comma 2 del citato

articolo 23, con l’importo annuo di euro 24.210; resta ferma

l’applicazione delle altre disposizioni contenute nel predetto

articolo. In tal caso quanto previsto dall’articolo 1, comma 3,

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secondo e terzo periodo, si applica in relazione a tre, invece che a

due, giorni a settimana.

3. I magistrati onorari di cui al comma 1 optano per il regime

previsto dal comma 2 con istanza trasmessa al capo dell’Ufficio entro

il termine di sei mesi prima della scadenza del quarto anno

successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto. Il

termine di cui al presente comma e’ perentorio. Relativamente

all’ufficio del giudice di pace l’istanza e’ presentata al presidente

del tribunale nel cui circondario ha sede l’ufficio. Il capo

dell’ufficio trasmette immediatamente al Ministero della giustizia le

istanze ricevute.

4. Fermo quanto previsto dai commi 2 e 3, per la liquidazione delle

indennita’ dovute ai magistrati onorari di cui al comma 1 si

applicano, a decorrere dalla scadenza del quarto anno successivo alla

data di entrata in vigore del presente decreto, le disposizioni del

Capo IX.

5. In conseguenza di quanto disposto dal comma 1 e fermo quanto

previsto ai commi 2 e 3, le disposizioni di cui all’articolo 1, comma

3, secondo e terzo periodo, si applicano ai magistrati onorari in

servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto a

decorrere dalla scadenza del quarto anno successivo alla predetta

data.

Note all’art. 31:

– Si riporta il testo dell’art. 11 della citata legge

21 novembre 1991, n. 374:

«Art. 11 (Indennita’ spettanti al giudice di pace). –

1. L’ufficio del giudice di pace e’ onorario.

2. Ai magistrati onorari che esercitano la funzione di

giudice di pace e’ corrisposta un’indennita’ di euro 36,15

per ciascuna udienza civile o penale, anche se non

dibattimentale, e per l’attivita’ di apposizione dei

sigilli, nonche’ di euro 56,81 per ogni altro processo

assegnato e comunque definito o cancellato dal ruolo.

3. E’ altresi’ dovuta un’indennita’ di euro 258,23 per

ciascun mese di effettivo servizio a titolo di rimborso

spese per l’attivita’ di formazione, aggiornamento e per

l’espletamento dei servizi generali di istituto. Nulla e’

dovuto per le cause cancellate che vengono riassunte e per

le udienze complessivamente tenute oltre le 110 l’anno. Nel

numero delle 110 udienze non si computano quelle per i

provvedimenti indicati al comma 3-quater, per ciascuna

delle quali e’ dovuta una indennita’ di euro 20.

3-bis. In materia civile e’ corrisposta altresi’ una

indennita’ di euro 10,33 per ogni decreto ingiuntivo o

ordinanza ingiuntiva emessi, rispettivamente, a norma degli

articoli 641 e 186-ter del codice di procedura civile;

l’indennita’ spetta anche se la domanda di ingiunzione e’

rigettata con provvedimento motivato.

3-ter. In materia penale al giudice di pace e’

corrisposta una indennita’ di euro 10,33 per l’emissione di

ognuno dei seguenti provvedimenti:

a) decreto di archiviazione, di cui agli articoli 17,

comma 4, e 34, comma 2, del decreto legislativo 28 agosto

2000, n. 274, e successive modificazioni;

b) ordinanza che dichiara l’incompetenza, di cui

all’art. 26, commi 3 e 4, del decreto legislativo n. 274

del 2000, e successive modificazioni;

c) provvedimento con il quale il giudice di pace

dichiara il ricorso inammissibile o manifestamente

infondato, disponendone la trasmissione al pubblico

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ministero per l’ulteriore corso del procedimento, di cui

all’art. 26, comma 2, del decreto legislativo n. 274 del

2000, e successive modificazioni;

d) decreto ed ordinanza nel procedimento di esecuzione,

di cui all’art. 41, comma 2, del decreto legislativo n. 274

del 2000, e successive modificazioni;

e) provvedimento di modifica delle modalita’ di

esecuzione della permanenza domiciliare e del lavoro di

pubblica utilita’, di cui all’art. 44, comma 1, del decreto

legislativo n. 274 del 2000, e successive modificazioni;

f) ordinanza di rinvio degli atti al pubblico ministero

per ulteriori indagini, di cui all’art. 17, comma 4, del

decreto legislativo n. 274 del 2000, e successive

modificazioni;

g) decreto di sequestro preventivo e conservativo, di

cui all’art. 19 del decreto legislativo n. 274 del 2000, e

successive modificazioni, e provvedimento motivato di

rigetto della richiesta di emissione del decreto di

sequestro preventivo e conservativo;

h) decisione sull’opposizione al decreto del pubblico

ministero che dispone la restituzione delle cose

sequestrate o respinge la relativa richiesta, di cui

all’art. 19, comma 2, del decreto legislativo n. 274 del

2000, e successive modificazioni;

i) decisione sulla richiesta di riapertura delle

indagini, di cui all’art. 19, comma 2, del decreto

legislativo n. 274 del 2000, e successive modificazioni;

l) autorizzazione a disporre le operazioni di

intercettazione di conversazioni telefoniche, di

comunicazioni informatiche o telematiche, ovvero altre

forme di telecomunicazione, di cui all’art. 19, comma 2,

del decreto legislativo n. 274 del 2000, e successive

modificazioni, o rigetto motivato dell’autorizzazione.

3-quater. Per i provvedimenti di cui agli articoli 13,

commi 5-bis e 8, e 14, comma 4, del testo unico delle

disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e

norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto

legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e successive

modificazioni, e’ corrisposta una indennita’ di euro 10.

4. L’ammontare delle indennita’ di cui ai commi 2, 3,

3-bis e 3-ter, nonche’ 3-quater, del presente articolo e di

cui al comma 2-bis dell’art. 15 e’ rideterminato ogni tre

anni, con decreto emanato dal Ministro della giustizia, di

concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della

programmazione economica, in relazione alla variazione,

accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per

le famiglie di operai e impiegati verificatasi nel triennio

precedente.

4-bis. Le indennita’ previste dal presente articolo

sono cumulabili con i trattamenti pensionistici e di

quiescenza comunque denominati.

4-ter. Le indennita’ previste dal presente articolo non

possono superare in ogni caso l’importo di euro 72.000

lordi annui.».

– Per l’art. 4 del citato decreto legislativo 28 luglio

1989, n. 273, vedi nelle note alle premesse.

Capo XII

Disposizioni transitorie e finali

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Art. 32

Disposizioni transitorie e abrogazioni

1. Le disposizioni dei capi da I a IX si applicano ai magistrati

onorari immessi nel servizio onorario successivamente alla data di

entrata in vigore del presente decreto. Sino alla scadenza del quarto

anno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto,

le disposizioni dei capi da I a IX si applicano ai magistrati onorari

in servizio alla medesima data per quanto non previsto dalle

disposizioni del capo XI. Dalla scadenza del termine di cui al

secondo periodo, ai magistrati onorari in servizio alla data di

entrata in vigore del presente decreto si applicano tutte le

disposizioni del medesimo decreto. E’ in ogni caso fatto salvo quanto

disposto dall’articolo 31, commi 2 e 3.

2. Dell’organico dei giudici onorari di pace e dei vice procuratori

onorari, determinato con il decreto di cui all’articolo 3, comma 1,

primo periodo, entrano a far parte i magistrati onorari in servizio

alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro della

giustizia di cui al predetto articolo. I predetti magistrati sono

assegnati, con decreto del Ministro della giustizia, all’ufficio dove

prestano servizio alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale

della Repubblica Italiana del decreto di cui all’articolo 3, comma 1,

secondo periodo, a condizione che quest’ultimo decreto preveda il

corrispondente posto in pianta organica, anche con riferimento

all’individuazione prevista dal comma 7 del predetto articolo. Quando

con il decreto di cui all’articolo 3, comma 1, secondo periodo, e’

disposta la riduzione dell’organico di un ufficio, i magistrati

onorari in servizio ai quali e’ stato conferito l’incarico da minor

tempo che risultino in soprannumero sono riassegnati ad altro analogo

ufficio dello stesso distretto.

3. Le disposizioni dell’articolo 27 entrano in vigore il 31 ottobre

2021, ad eccezione di quelle di cui al comma 1, lettera a), numero 1,

lettera c), numero 2), e al comma 3, lettera d), capoverso «Art.

60-bis», e lettera e), che entrano in vigore il 31 ottobre 2025.

4. Le disposizioni dell’articolo 28 entrano in vigore il 31 ottobre

2021.

5. A decorrere dal 31 ottobre 2021 ai procedimenti civili

contenziosi, di volontaria giurisdizione e di espropriazione forzata

introdotti dinanzi al giudice di pace a norma dell’articolo 27 si

applicano le disposizioni, anche regolamentari, in materia di

processo civile telematico per i procedimenti di competenza del

tribunale vigenti alla medesima data. Per i procedimenti di cui

all’articolo 27, comma 1, lettera a), numero 1, lettera c), numero

2), e comma 3, lettera d), capoverso «Art. 60-bis», e lettera e), la

disposizione del primo periodo si applica a decorrere dal 31 ottobre

2025.

6. Ai fini del computo di cui all’articolo 4, comma 2, lettera e),

si considera anche lo svolgimento di funzioni giudiziarie onorarie in

epoca anteriore alla data di entrata in vigore del presente decreto.

La disposizione di cui al presente comma si applica anche ai fini del

computo di cui all’articolo 18, comma 2.

7. Il Consiglio superiore della magistratura adotta la delibera di

cui all’articolo 6, comma 1, entro sei mesi dalla pubblicazione nella

Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del decreto del Ministro

della giustizia di cui all’articolo 3, comma 1, secondo periodo.

8. L’incarico dei magistrati onorari nominati successivamente

all’entrata in vigore del decreto legislativo 31 maggio 2016, n. 92,

e prima dell’entrata in vigore del presente decreto ha durata

quadriennale con decorrenza dalla nomina. La nomina e il tirocinio

dei magistrati onorari di cui al presente comma sono regolati dalle

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disposizioni vigenti prima della data di entrata in vigore del

presente decreto.

9. Fermo quanto disposto dall’articolo 6 della legge 28 aprile

2016, n. 57, dalla data di entrata in vigore del presente decreto i

giudici di pace e i giudici onorari di tribunale in servizio a tale

data possono essere destinati in supplenza o in applicazione, anche

parziale, in un ufficio del giudice di pace del circondario dove

prestano servizio, ove ricorrano presupposti di cui all’articolo 14 e

con le modalita’ indicate nella stessa disposizione. Nel corso del

periodo di supplenza o di applicazione la liquidazione delle

indennita’ ha luogo in conformita’ ai criteri previsti per le

funzioni e i compiti effettivamente svolti.

10. In attesa dell’adozione del decreto del Ministro della

giustizia di cui all’articolo 3, comma 1, secondo periodo, entro tre

mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto il

Consiglio superiore della magistratura adotta per l’anno 2017 la

delibera di cui all’articolo 6, comma 1, individuando, nei limiti

delle risorse disponibili, i posti da pubblicare, sulla base delle

piante organiche degli uffici del giudice di pace e delle

ripartizioni numeriche per ufficio dei giudici onorari di tribunale e

dei vice procuratori onorari.

11. I procedimenti disciplinari pendenti nei confronti di

magistrati onorari in servizio alla data di entrata in vigore del

presente decreto continuano ad essere regolati dalle disposizioni

vigenti prima della predetta data.

12. Fermo quanto disposto dal comma 11, non possono essere promosse

nuove azioni disciplinari a carico di magistrati onorari gia’ in

servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto per

fatti commessi prima della medesima data; in relazione ai predetti

fatti si applicano le disposizioni di cui all’articolo 21, commi da 3

a 10.

Note all’art. 32:

– Per il decreto legislativo 21 maggio 2016, n. 92,

vedi nelle note all’art. 29 del presente decreto.

– Si riporta il testo dell’art. 6 della citata legge 28

aprile 2016, n. 57:

«Art. 6 (Applicazione dei giudici di pace). – 1. Fermi

i divieti di cui all’art. 4, possono essere applicati ad

altri uffici del giudice di pace, indipendentemente

dall’integrale copertura del relativo organico, quando le

esigenze di servizio in tali uffici sono imprescindibili e

prevalenti, uno o piu’ giudici di pace in servizio presso

gli uffici del medesimo distretto.

2. La scelta dei giudici di pace da applicare e’

operata secondo criteri obiettivi e predeterminati

indicati, in via generale, con deliberazione del Consiglio

superiore della magistratura. L’applicazione e’ disposta

con decreto motivato, sentito il consiglio giudiziario

integrato a norma del comma 2 dell’art. 4 della legge 21

novembre 1991, n. 374, dal presidente della corte di

appello. Copia del decreto e’ trasmessa al Consiglio

superiore della magistratura e al Ministro della giustizia

a norma dell’art. 42 del decreto del Presidente della

Repubblica 16 settembre 1958, n. 916.

3. Il parere del consiglio giudiziario di cui al comma

2 e’ espresso, sentito previamente l’interessato, nel

termine perentorio di dieci giorni dalla richiesta.

4. L’applicazione non puo’ superare la durata di un

anno. Nei casi di necessita’ dell’ufficio al quale il

giudice di pace e’ applicato puo’ essere rinnovata per un

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periodo non superiore ad un anno. In ogni caso,

un’ulteriore applicazione non puo’ essere disposta se non

siano decorsi due anni dalla fine del periodo precedente.

5. Le disposizioni del presente articolo cessano di

avere efficacia decorsi due anni dalla data di entrata in

vigore della presente legge.

6. Per le finalita’ di cui ai commi precedenti e’

autorizzata la spesa di euro 100.550 per l’anno 2016, di

euro 201.100 per l’anno 2017 e di euro 100.550 per l’anno

2018. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente

riduzione dello stanziamento per gli anni 2016, 2017 e 2018

del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del

bilancio triennale 2016-2018, nell’ambito del programma

“Fondi di riserva e speciali” della missione “Fondi da

ripartire” dello stato di previsione del Ministero

dell’economia e delle finanze per l’anno 2016, allo scopo

parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al

Ministero della giustizia.».

Art. 33

Abrogazioni

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto

sono abrogati:

a) gli articoli 42-ter, 42-quater, 42-quinquies, 42-sexies,

42-septies, 43-bis, 71, 71-bis e 72 del regio decreto 30 gennaio

1941, n. 12;

b) gli articoli 3, 4, 4-bis, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 10-bis, 10-ter e 15

della legge 21 novembre 1991, n. 374;

c) l’articolo 245 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51.

2. Gli articoli 11 della legge 21 novembre 1991, n. 374, 4 del

decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 273, e 64 del decreto del

Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, sono abrogati a

decorrere dalla scadenza del quarto anno successivo alla data di

entrata in vigore del presente decreto.

Note all’art. 33:

– Il regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 (Ordinamento

giudiziario), modificato dal presente decreto, e’

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4 febbraio 1941, n. 28.

– La legge 21 novembre 1991, n. 374 (Istituzione del

giudice di pace), modificata dal presente decreto, e’

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 27 novembre 1991, n.

278, S.O.

– Il decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51 (Norme

in materia di istituzione del giudice unico di primo

grado), modificato dal presente decreto, e’ pubblicato

nella Gazzetta Ufficiale 20 marzo 1998, n. 66, S.O.

– Il decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 273 (Norme

di attuazione, di coordinamento e transitorie del decreto

del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 449,

recante norme per l’adeguamento dell’ordinamento

giudiziario al nuovo processo penale ed a quello a carico

degli imputati minorenni), modificato dal presente decreto,

e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 5 agosto 1989, n.

182, S.O.

– Il decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio

2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e

regolamentari in materia di spese di giustizia -Testo A),

modificato dal presente decreto, e’ pubblicato nella

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Gazzetta Ufficiale 15 giugno 2002, n. 139, S.O.

Art. 34

Monitoraggio

1. Il Ministro della giustizia provvede annualmente al monitoraggio

dello stato di attuazione delle disposizioni del presente decreto,

con particolare riferimento agli effetti prodotti e ai risultati

conseguiti. I criteri di monitoraggio e i dati rilevanti sono

stabiliti dal Ministro della giustizia, acquisito il parere del

Consiglio superiore della magistratura.

2. Ai fini del comma 1, il Ministro della giustizia sottopone, in

particolare, a monitoraggio i seguenti dati:

a) il numero dei procedimenti pendenti, sopravvenuti e definiti

presso gli uffici del giudice di pace, distinti per settore civile e

penale e, all’interno del medesimo settore, per materie;

b) la durata media dei procedimenti di cui alla lettera a),

distintamente rilevata con riguardo al settore e alle materie;

c) il numero dei procedimenti pendenti, sopravvenuti e definiti

presso i tribunali ordinari, distinti per settore civile e penale e,

all’interno del medesimo settore, per materie;

d) la durata media dei procedimenti di cui alla lettera c),

distintamente rilevata con riguardo al settore e alle materie;

e) il numero dei tribunali ordinari nei quali e’ stata disposta

l’assegnazione della trattazione di procedimenti ai giudici onorari

di pace a norma dell’articolo 11, con specifica rilevazione della

condizione di cui al comma 1 del predetto articolo posta a fondamento

del provvedimento di assegnazione;

f) lo stato delle spese di giustizia relative alla magistratura

onoraria, distinguendo tra componente fissa e variabile

dell’indennita’;

g) il numero dei magistrati onorari confermati nell’incarico e di

quelli revocati.

3. Per ciascun ufficio del giudice di pace mantenuto a norma

dell’articolo 3 del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 156, e’

sottoposto a verifica, nell’ambito dell’attivita’ di monitoraggio di

cui al presente articolo, il livello di efficienza nell’erogazione

del servizio giustizia in relazione ai dati medi nazionali. Fermo

quanto previsto dall’articolo 3, comma 5, del decreto legislativo 7

settembre 2012, n. 156, qualora il livello di efficienza risulti

insufficiente il relativo ufficio viene soppresso con le modalita’

previste dal comma 3 del predetto articolo 3. I giudici onorari in

servizio presso l’ufficio soppresso sono riassegnati, con le

modalita’ di cui all’articolo 32, comma 2, ad altro ufficio dello

stesso circondario.

4. L’attivita’ di monitoraggio di cui al presente articolo e’, in

ogni caso, svolta avendo particolare riguardo alla piena

compatibilita’ tra lo stato di attuazione delle disposizioni del

presente decreto e i livelli minimi di regolazione previsti dalla

normativa europea.

5. Entro il 30 giugno di ogni anno, il Ministro della giustizia

trasmette alle Camere e al Consiglio superiore della magistratura una

relazione concernente gli esiti dell’attivita’ di monitoraggio svolta

a norma del presente articolo.

Note all’art. 34:

– Si riporta il testo dell’art. 3 del decreto

legislativo 7 settembre 2012, n. 156 (Revisione delle

circoscrizioni giudiziarie – Uffici dei giudici di pace, a

norma dell’art. 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011,

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n. 148):

«Art. 3 (Pubblicazione degli elenchi e richieste degli

enti locali interessati). – 1. Le tabelle di cui agli

articoli 1 e 2 sono pubblicate sul bollettino ufficiale e

sul sito internet del Ministero della giustizia, con

l’espressa indicazione del termine perentorio per la

presentazione della richiesta di cui al comma 2.

2. Entro sessanta giorni dalla pubblicazione di cui al

comma 1 gli enti locali interessati, anche consorziati tra

loro, possono richiedere il mantenimento degli uffici del

giudice di pace, con competenza sui rispettivi territori,

di cui e’ proposta la soppressione, anche tramite eventuale

accorpamento, facendosi integralmente carico delle spese di

funzionamento e di erogazione del servizio giustizia nelle

relative sedi, ivi incluso il fabbisogno di personale

amministrativo che sara’ messo a disposizione dagli enti

medesimi.

3. Entro dodici mesi dalla scadenza del termine di cui

al comma 2, il Ministro della giustizia, valutata la

rispondenza delle richieste e degli impegni pervenuti ai

criteri di cui al medesimo comma, apporta con proprio

decreto le conseguenti modifiche alle tabelle di cui agli

articoli 1 e 2.

4. Nei casi di cui al comma 2, rimane a carico

dell’amministrazione giudiziaria unicamente la

determinazione dell’organico del personale di magistratura

onoraria entro i limiti della dotazione nazionale

complessiva nonche’ la formazione del relativo personale

amministrativo.

5. Qualora l’ente locale richiedente non rispetti gli

impegni relativi al personale amministrativo ed alle spese

di cui al comma 2 per un periodo superiore ad un anno, il

relativo ufficio del giudice di pace verra’

conseguentemente soppresso con le modalita’ previste dal

comma 3.».

Art. 35

Disposizioni finanziarie e finali

1. Per l’attuazione delle disposizioni di cui al presente decreto

legislativo si provvede nel limite delle risorse finanziarie, umane e

strumentali disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o

maggiori oneri per la finanza pubblica.

2. Al giudice onorario di pace assegnato nell’ufficio per il

processo ai sensi dell’articolo 10 ovvero applicato ad altro ufficio

del giudice di pace a norma dell’articolo 14 non e’ dovuta alcuna

indennita’ di missione o di trasferimento, dovendosi intendere per

sede di servizio il circondario del tribunale.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito

nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica

italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo

osservare.

Dato a Roma, addi’ 13 luglio 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del

Consiglio dei ministri

Orlando, Ministro della giustizia

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Visto, il Guardasigilli: Orlando


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