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Conto corrente e comunione dei beni

12 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 agosto 2017



Con lo scioglimento della comunione si dividono non solo i beni della stessa, ma anche il saldo del proprio corrente personale.

Secondo la legge italiana, quando due persone si sposano, entra in vigore un regime patrimoniale tra i coniugi, notoriamente denominato comunione legale dei beni. Si tratta di una conseguenza giuridica automatica, che gli sposi possono evitare semplicemente dichiarando al momento del matrimonio che preferiscono optare per la cosiddetta separazione dei beni (la predetta dichiarazione può tranquillamente essere fatta anche al prete, contestualmente alla celebrazione del rito religioso). Detto ciò, le differenze tra i due regimi patrimoniali non sono di poco conto e in particolare si evidenziano, quando il matrimonio viene meno con la separazione personale dei coniugi [1]. In tal caso, infatti, i beni che sono entrati a far parte del patrimonio in comune della coppia vanno divisi, ma sono da ripartire anche alcuni che prima non facevano parte della detta comunione. Tra questi, potrebbero esserci anche i saldi attivi dei propri conti corrente personali: è possibile tutto ciò? Ebbene si.

 

Che cos’è e la comunione legale dei beni?

Con la comunione legale dei beni, la legge crea una vera e propria condivisione tra i coniugi. Si tratta di un regime patrimoniale automaticamente previsto al sorgere del matrimonio. In particolare la comunione riguarda:

  • i beni acquistati personalmente o congiuntamente dopo il matrimonio (ma, al momento dell’acquisto e con il consenso dell’altro coniuge, tali cespiti possono diventare beni personali);
  • le aziende costituite successivamente e gestite da entrambi i coniugi;
  • gli utili derivanti dalle stesse aziende;

Vi sono, inoltre, alcuni beni, che cadono in comunione soltanto dopo lo scioglimento della stessa (che avviene con la separazione personale). Questi sono i redditi personali dei coniugi, costituiti dal frutto del proprio lavoro o dei propri beni personali, non consumati al momento dello scioglimento.

La comunione de residuo e il conto corrente

Con il venire meno del matrimonio, viene altresì a mancare il presupposto della comunione dei beni e, pertanto, ne è necessario lo scioglimento. Ebbene, a tal proposito, così come ho anticipato in precedenza, sono oggetto di divisione non soltanto i beni che erano in comunione, ma anche alcuni che prima non facevano parte della medesima (comunione de residuo): tra questi i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati [2].

Ebbene, per pacifica opinione giurisprudenziale [3], tra i beni che occorrerà dividere alla luce della norma richiamata e al momento dello scioglimento della comunione, ci sono anche i saldi attivi dei propri conti corrente.

Se quindi, un coniuge, in pendenza di matrimonio e della comunione è considerato titolare esclusivo delle somme presenti sul proprio conto nonché di quelle che confluiranno successivamente, alla separazione personale (ad esempio), sarà costretto a dividere il saldo attivo con l’altro coniuge: tali beni mobili, infatti, rientreranno nella descritta comunione de residuo, cioè quella formata dai beni non consumati e dovranno essere ripartiti al 50% tra i coniugi che si separeranno.

Come evitare di dividere il saldo attivo del proprio conto corrente?

Se durante il matrimonio avete un diritto assolutamente personale ed esclusivo sul proprio conto corrente e sulle somme che sono confluite sul medesimo, all’eventuale separazione personale col vostro coniuge, sarete tenuti a dividerne il saldo, così come prevede la norma richiamata in nota [2] ed alla luce della corrente interpretazione giurisprudenziale della stessa.

Per evitare tale sorte, in prospettiva di un malaugurato caso di separazione, dovrete soltanto “consumare prima“ questi soldi oppure investirli nell’acquisto di beni personali, in quanto tali non rientranti nella comunione o in quella de residuo, come i beni che servono alla vostra professione (ad esempio, computer, tablet, libri, ecc) oppure quelli di uso strettamente personale (ad esempio, gioielli, vestiario, ecc).

In mancanza, all’esito dell’eventuale separazione, dovrete “sopportare” la divisione, al 50%, del saldo presente sul vostro conto.

note

[1] Art. 191 cod. civ.

[2] Art. 177 lett. c cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 10386/2009 – Trib. di Padova sent. n. 1981/2011.

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1 Commento

  1. Dividere i conti correnti è abbastanza semplice ma, nel caso in due coniugi in vista della separazione si sono divisi premi assicurativi e altro.
    Nella fattispecie: lei apre un conto personale, lui mantiene quello comune onde evitare l’apertura di altro conto. Si dividono i soldi e dopo tre mesi tornano insieme.
    Dopo nove mesi decidono nuovamente di separarsi. A questo punto come si dividono i conti correnti?

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