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Lo sai che? Diagnosi autismo errata: cosa rischia il medico?

Lo sai che? Pubblicato il 18 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 agosto 2017

Il medico che compie una errata diagnosi di autismo, suscitando inutili preoccupazioni ed angoscia, è soggetto a responsabilità professionale

I temi della malasanità e della colpa medica sono argomenti molto attuali e oggetto di grande dibattito sia in giurisprudenza che nell’opinione pubblica e ciò soprattutto quando si tratta di patologie molto delicate quali l’autismo. Proprio di tanto parleremo nel presente articolo. Tuttavia, prima di analizzare cosa rischia il medico in caso di errata diagnosi di autismo, è bene fare il punto della situazione.

Ebbene, ad oggi, i dati mostrano che il contenzioso in materia di c.d. malpractice sanitaria è notevolmente aumentato e i medici, dal canto loro, lavorano nel timore che i pazienti – o eventualmente i loro congiunti – possano un domani citarli in giudizio. In particolare si parla di errore medico non solo quando, in presenza di uno o più sintomi di una malattia, non si riesca ad inquadrare il caso clinico, ma anche quando si ometta di eseguire o disporre controlli e accertamenti prudenzialmente doverosi ai fini di una corretta formulazione della diagnosi.

Cosa rischia il medico in questi casi?

Prima di spiegare cosa rischia il medico in caso di diagnosi errata è bene premettere che le tipologie di errori medici sono molteplici, dovute talvolta a scarsa preparazione, talaltra a disattenzione e a mancanza delle necessarie cautele. Ciò posto, si tenga presente che la condotta del medico che colposamente procuri al paziente un peggioramento delle sue condizioni di salute, oltre a dare vita ai presupposti per un risarcimento del danno, può integrare anche il reato di lesioni personali colpose [1] oppure – in caso di decesso del paziente a causa dell’errore – il reato di omicidio colposo [2].  Il medico, dunque, in caso di diagnosi errata rischia – addirittura – di esser sottoposto ad un processo penale avente ad oggetto l’accertamento dei reati anzidetti, con tutte le conseguenze, oltre che sul piano penale, anche su quello più strettamente concernente la propria professionalità.

Ciò è tanto più vero, quanto più si consideri che vi sono casi in cui la corretta e tempestiva diagnosi costituisce un vero e proprio strumento salvavita per il paziente. Altre volte, invece,  una diagnosi errata o tardiva non determina conseguenze immediate sullo stato di salute del soggetto. Cosa rischia il medico in questi casi? In altri termini, se all’errata o tardiva diagnosi non consegue un immediato danno all’integrità psico-fisica del paziente, si configura ugualmente una responsabilità del medico?

La risposta è si. E l’esempio più calzante per spiegarne il motivo concerne proprio il caso di errata diagnosi di autismo.

Ed ecco che possiamo finalmente rispondere alla domanda che ci eravamo posti ad incipit del presente articolo e cioè: cosa rischia il medico in caso di errata diagnosi di autismo?

Ebbene, nel caso di errata diagnosi di autismo, la responsabilità medica sussiste per il solo fatto dell’inesatta valutazione.

Ciò posto, si tratta di stabilire se anche in assenza di conseguenze sotto il profilo psicofisico del paziente possa ritenersi sussistente una responsabilità medica. Per comprendere meglio la questione, pensiamo al caso in cui un medico erri nel ritenere autistico un bambino che, a seguito di susseguenti analisi, risulti invece essere sano. Cosa rischia il medico in questo caso?

Di sicuro il bambino (risultato essere appunto sano) non subirà danno alcuno. Ma cosa dire dei genitori e dei parenti più stretti, che – a causa della comunicazione dell’errata diagnosi – avranno sicuramente vissuto momenti di terribile angoscia e turbamento? È risarcibile il danno non patrimoniale derivante dallo stato di angoscia e turbamento conseguente alla comunicazione dell’errata diagnosi?

La risposta ci è offerta dalla giurisprudenza. Ed infatti la giurisprudenza, inizialmente riluttante ad ammettere il risarcimento del danno non patrimoniale da errata diagnosi, da circa un decennio ha iniziato a mostrare un cambio di prospettiva [3].

Non solo: secondo la giurisprudenza detta sofferenza non incide solo sulla sfera del diretto interessato (il paziente), al contrario si tratta di una sofferenza patita anche dai prossimi congiunti della vittima dell’errore diagnostico, in quanto soggetti ad evidenti ripercussioni sulla propria sfera emotiva [4].

Tale situazione è tanto più vera quando si tratta appunto di errata diagnosi di autismo, dove il paziente è generalmente un bambino nei primi anni di vita e, quindi, non pienamente in grado – a differenza ad esempio dei suoi genitori – di comprendere la gravità di una situazione, a prescindere da una susseguente risoluzione positiva della stessa. In tali casi, infatti, l’afflizione viene patita dai genitori e dai parenti più vicini e per tale motivo questi hanno diritto ad una tutela risarcitoria per l’ansia generata dall’errore medico.

Pertanto, in caso di errata diagnosi di autismo la condotta colposa del medico sarà sicuramente valutata ai fini della determinazione della responsabilità risarcitoria civile. Per quanto riguarda i profili penali, invece, la possibilità di ravvisare condotte penalmente rilevanti è subordinata alla ricorrenza di eventi in grado di integrare fattispecie che incidano effettivamente sulle condizioni di salute del piccolo paziente.

note

[1] art. 590 Cod. Pen.

[2] art. 589 Cod. Pen.

[3] Trib. Palermo, sent. n. 1579 del 19.03.2014; Cass. sent. n. 1511 del 24.01.2007.

[4] Cass., sent. n. 14040 del 04.06.2013.


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