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Lo sai che? Come fare causa alla banca senza andare in tribunale

Lo sai che? Pubblicato il 1 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 agosto 2017

Per risparmiare tempo e soldi, c’è l’Abf, l’Arbitro bancario finanziario, e quello per le controversie finanziarie. Mancano tutele sulle polizze dei mutui.

Pensare ad una causa in tribunale fa subito venire in mente due cose: tempi lunghi e tanti soldi. Pensare di farla alla banca, poi, potrebbe aggiungere una terza considerazione: il timore di avere un avversario potente.

C’è, però, un’alternativa per fare causa alla banca senza andare in tribunale. Si tratta dell’Arbitro bancario finanziario (l’Abf), istituito nel 2009 [1]. E’ una soluzione diversa rispetto alle aule di giustizia alle controversie tra clienti e banche o altri intermediari in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari. Ma è, soprattutto, una soluzione più veloce ed economica: volendo, si può anche fare a meno dell’avvocato.

Tuttavia, l’Abf presenta parecchie criticità. Il ricorso all’Arbitro bancario non sempre è possibile a causa di alcuni vincoli su materie, controparti e importi delle controversie.

Ma vediamo come funziona l’Arbitro bancario finanziario e quali sono i pro e i contro di questa possibilità di fare causa alla banca senza andare in tribunale.

Come funziona l’Abf

L’Abf, Arbitro bancario finanziario, è un organismo indipendente ed imparziale sia nei compiti sia nelle decisioni, il cui funzionamento gode del supporto della Banca d’Italia.

A differenza di quelle del giudice, le decisioni dell’Arbitro non sono vincolanti (quanto vorrebbero gli anti-juventini che fosse così anche nel calcio) ma se non vengono rispettate, la notizia dell’inadempimento viene resa pubblica.

In Italia esistono sette Collegi dell’Abf: Bari, Bologna, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino. Ciascuno di essi è così composto:

  • un presidente e due membri nominati dalla Banca d’Italia;
  • un membro scelto dalle associazioni degli intermediari;
  • un membro scelto dai rappresentanti dei clienti (associazioni di consumatori e di imprenditori).

L’Organo collegiale resta in carica per tre anni, tranne il presidente, che rimane per cinque anni.

C’è, inoltre, in ciascun Collegio una segreteria tecnica gestita dal personale della Banca d’Italia. I suoi compiti sono:

  • ricevere ed esaminare il ricorso, verificando completezza, regolarità e tempistica;
  • ricevere la documentazione dalle parti, compresa quella relativa al reclamo presentato all’intermediario;
  • se necessario, chiedere al cliente di regolarizzare il ricorso e di fornire ulteriori elementi;
  • curare le comunicazioni alle parti relative alla procedura di ricorso.

Le materie di cui si occupa maggiormente l’Abf sono quelle inerenti i rapporti bancari o finanziari tra cliente e istituto di credito, come quelle che riguardano conti correnti, carte di credito, mutui o prestiti, ecc. Ad ogni modo, le controversie sui servizi bancari, finanziari o di pagamento devono essere successive al 1° gennaio 2009.

Si può ricorrere all’Arbitro bancario solo dopo aver tentato di trovare una soluzione alla controversia attraverso un reclamo scritto inviato all’intermediario.

Se dopo l’intervento dell’Abf il cliente non rimane soddisfatto, è possibile tentare la via giudiziaria.

I vantaggi di rivolgersi all’Abf

Come dicevamo all’inizio, fare causa alla banca senza andare in tribunale ma rivolgendosi all’Abf ha – almeno sulla carta – i suoi vantaggi. L’istituto è stato concepito come la soluzione veloce ed economica alle controversie di tipo bancario o finanziario. Quindi, in teoria, dovrebbe essere un’alternativa più rapida e meno costosa.

Vediamo i dettagli:

  • il costo del ricorso è di 20 euro, che vengono restituiti al cliente nel caso in cui abbia ragione;
  • la decisione dell’Arbitro bancario arriva dopo circa 328 giorni (comunque meno di un anno, secondo le stime della Banca d’Italia);
  • i giorni previsti normativamente sono 105, di cui 45 per le controdeduzioni dell’intermediario e 60 per prendere una decisione;
  • la controparte è obbligata a partecipare al procedimento;
  • l’importo massimo per la richiesta di restituzione è di 100mila euro;
  • il tempo di attesa per il ricorso dopo il reclamo è di 30 giorni.

I punti critici dell’Arbitro bancario finanziario

Ma ci sono anche dei punti critici nel funzionamento dell’Arbitro bancario finanziario a cui ci si rivolge per fare causa alla banca senza andare in tribunale.

Uno di questi riguarda proprio la sostanza della controversia. Un cliente può portare davanti all’Arbitro una materia di competenza dell’Abf, ma può succedere che l’intermediario non sia tenuto ad aderire all’arbitrato. Il risultato è che l’Abf dichiarerà la richiesta inammissibile.

Farà lo stesso nel caso in cui il cliente presenti una controversia anteriore al 1° gennaio 2009 oppure di una materia di non competenza dell’Arbitro bancario (ad esempio questioni che riguardano prodotti, servizi e attività con finalità di investimento, che competono all’Acf, l’Arbitro per le controversie finanziarie). Solo nel primo trimestre del 2017, le richieste respinte sono state circa 600.

Quale soluzione

Come si potrebbe semplificare la vita agli investitori, cioè ai clienti delle banche, ed evitare che sbaglino la porta a cui bussare o che si vedano costretti ad andare in tribunale, perdendo altro tempo e altro denaro? Il perno della questione sembra ruotare attorno ad un solo problema: la mancanza di informazione e di coordinamento tra i vari Arbitri che si occupano di questioni bancarie e finanziarie. E la mancanza di un Arbitro in campo assicurativo. Per chi ha dimestichezza con questi temi, può sembrare un discorso obsoleto. Per il cliente comune, per l’investitore che ha affidato i suoi risparmi a qualcuno ed ha avuto qualche brutta sorpresa, non è così scontato poter sapere come difendere i propri diritti.

Facciamo un esempio

Poniamo che Tizio (sempre lui, poverino) ha chiesto un finanziamento per l’acquisto degli elettrodomestici o ha chiesto un mutuo per comprare una casa. Il tavolo sul quale ha firmato il prestito è quello della banca. Ma il finanziamento o il mutuo, di norma, vengono assicurati. Quindi c’è un terzo interlocutore in questa operazione.

Se il problema sorge con chi ha assicurato il prestito, a chi rivolgersi? L’Arbitro bancario finanziario può occuparsi di queste materie.

Deve, invece, respingere la richiesta se il problema è legato ad una polizza vita. E il cliente, quindi, che deve fare? Deve ricorrere alla mediazione civile. Sapete a quali condizioni? Guardate un po’:

  • il costo del ricorso è variabile a seconda dell’ente a cui ci si rivolge. C’è, comunque, un contributo di 40 euro più Iva per l’avvio della procedura fino a 250mila euro e di 80 euro più Iva per l’avvio di quelle oltre i 250mila euro;
  • la controparte non è obbligata a partecipare al procedimento, anche se il giudice può sanzionare questo comportamento.

Costi, quindi, più elevati rispetto all’Arbitro bancario finanziario e possibilità di trovarsi da soli, senza la controparte.

Il problema è che, molto spesso, il cliente tutto questo non lo sa. Bussa alla porta sbagliata, perdendo tempo e soldi. E quando l’Arbitro respinge la richiesta dicendo che non è di sua competenza, il cliente deve perdere altro tempo e altri soldi per bussare a un’altra di porta. Gli addetti ai lavori stanno pensando come superare questa situazione. I clienti stanno aspettando una risposta.

Una, a dire la verità, è arrivata da Bankitalia che, come abbiamo detto, è il supporto dell’Abf. Sui siti dei vari Arbitri sono state pubblicate le materie di competenza di ciascuno. Ma è la stessa Banca d’Italia ad ammettere che c’è ancora molto da fare per guidare l’investitore nel labirinto delle cause bancarie e finanziarie.

La rete europea di Arbitri

Qui la Uefa non c’entra: qui parliamo di Arbitri che operano in una rete europea in materia finanziaria. Si chiama Fin-Net e mette in contatto gli organismi Adr dell’Ue e di qualche altro Paese non comunitario, come la Svizzera.

Ecco, altra sigla: che significa Adr? Sta per Alternative Dispute Resolutions, cioè una soluzione alternativa alle controversie, di cui fanno parte sia l’Arbitro bancario finanziario (Abf), sia l’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf), che fa riferimento alla Consob, la Commissione che controlla le società quotate in Borsa . Permette agli investitori che hanno avuto qualche guaio all’estero di poter difendere dall’Italia i propri diritti.

Assicurazioni: nessun Arbitro designato

Sul campo delle assicurazioni, siamo ancora nella fase del «bisogna fare». C’è una direttiva europea [2] che prevede l’istituzione di una soluzione alternativa alle controversie come l’Abf o l’Acf.

Infatti, la direttiva recita: «Appaiono necessarie adeguate ed efficaci procedure di reclamo e ricorso stragiudiziale negli Stati membri per la risoluzione delle controversie tra distributori di prodotti assicurativi e clienti, utilizzando, se del caso, le procedure già esistenti. È opportuno che siano disponibili dette procedure per gestire le controversie inerenti ai diritti e agli obblighi stabiliti ai sensi della presente direttiva. Tali procedure di reclamo e ricorso stragiudiziale dovrebbero cercare di realizzare una composizione più rapida e meno costosa delle controversie tra distributori di prodotti assicurativi e clienti».

Ma queste «adeguate ed efficaci procedure di reclamo e ricorso stragiudiziale» ancora non esistono.

Che «ci azzecca» con la causa alla banca senza andare in tribunale? Ci azzecca, ci azzecca.

Lasciando stare il settore delle assicurazioni auto, per il quale esiste una procedura di mediazione e di conciliazione (non sempre efficace, ma c’è), c’è un altro settore in cui si può ricorrere all’arbitrato ma a certe condizioni.

E’ il caso delle polizze sottoscritte quando si fa un mutuo o un finanziamento in banca (il caso di prima del povero Tizio). Materia, questa, dell’Abf, l’Arbitro bancario finanziario, oppure dell’Acf se si tratta di polizze index, unit linked e polizze ramo V. Purché siano state firmate dopo il 1° luglio 2007. E purché venga rispettato un altro vincolo.

Quando, infatti si sottoscrive una polizza finanziaria venduta da un agente o da un broker il consumatore non può avere accesso all’arbitro finanziario. L’Abf, infatti, non è competente in materia, mentre l’Acf può intervenire soltanto sulle le polizze finanziarie assicurative collocate da consulenti finanziari autonomi e da società di consulenza finanziaria iscritti all’apposito albo in via di definizione, Poste, banche, sim o  dall’impresa di assicurazione stessa

L’Acf, però, ha competenza limitata alla distribuzione, ad esempio se il prodotto non è adeguato oppure sono state fornite al cliente delle informazioni insufficienti. Ma non su tutto il resto (rendimenti, mancata rendicontazione liquidazione, ecc.).

note

[1] Art. 128-bis Testo Unico Bancario, introdotto dalla legge n. 262/2005 (lege sul risparmio).

[2] Direttiva Ue 2016/97.

Autore immagine: 123rf.com


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