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Figlia vende al posto del padre per eludere il Fisco: che fare?

5 agosto 2017


Figlia vende al posto del padre per eludere il Fisco: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 agosto 2017



Due coniugi cedono al Comune un terreno per esproprio. Il marito ha debiti con Equitalia e cede la sua quota alla figlia. Sarà lei a vendere il terreno. Cosa posso fare io, come cittadino, per impedire tutto questo?

Le circostanze riferite non sembrano integrare una condotta elusiva, quantomeno nei termini che seguono.

Invero, deve parlarsi di condotta elusiva in tutti quei casi in cui il contribuente cerchi di evitare che sorgano tributi a suo carico. Diversamente, nel caso di specie, laddove un tributo era già esistente e la condotta integrata non lo ha eliminato, il contribuente ha evitato soltanto la procedura di pignoramento peculiare [1]. Come il lettore ha correttamente rilevato, con questa procedura vengono sospesi i pagamenti che la P. A. deve effettuare in favore del privato nel caso in cui questi abbia un debito nei confronti del fisco superiore ad 10.000 euro. Tuttavia, la norma non fissa il momento che individua i casi di applicabilità della sospensione citata all’avvio del procedimento amministrativo (avvio che nel caso di specie è avvenuto con riguardo al soggetto debitore) bensì a quello finale, ovverosia al momento del pagamento (laddove, secondo quanto riferito, il debitore era già stato estromesso dal procedimento amministrativo in quanto non più titolare della proprietà esproprianda). Sicchè, non essendo mai sorto alcun credito in capo al soggetto debitore, risulta a questi presumibilmente inapplicabile la normativa sopra citata. Inoltre, il debito che questi ha nei confronti del fisco non si è affatto eluso; un’operazione di questo tipo (la vendita alla figlia della proprietà immobiliare), essendo direttamente mirata ad escludere dalla garanzia del credito del fisco un bene immobile, può essere sottoposta ad azione revocatoria. Con detta azione Equitalia può rendere a sé inopponibile qualsiasi alienazione del bene, che si considera ancora facente parte del patrimonio del debitore. Quello che potrebbe in tal caso profilarsi è, piuttosto, un danno erariale, denunciabile con esposto alla Procura della Corte dei Conti. Invero, qualora fosse provata la responsabilità del dirigente perché con siffatta procedura si è, quantomeno, ritardata l’esecuzione nei confronti del debitore o più gravemente perché, in seguito ad azione revocatoria da parte di Equitalia, l’acquisto del terreno effettuato si riveli viziato con conseguente nocumento dell’interesse pubblico, quanto esposto potrà far emergere un danno economico per la P.A. perseguibile dai procuratori della Corte dei Conti. In questo caso, l’impiegato che per azione od omissione, anche solo colposa, nell’esercizio delle sue funzioni, cagioni danno allo Stato, è tenuto a risarcirlo.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Alessandro Dini

note

[1] Prevista ex art. 48 bis d.P.R. n. 602 del 16.10.1973.

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