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Lo sai che? Trasferire la residenza: niente pignoramento della casa

Lo sai che? Pubblicato il 18 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 agosto 2017

Ho debiti con l’Agenzia delle Entrate Riscossione con preavviso di ipoteca. Se vendo la casa in cui risiedo e sposto la residenza nell’altra, c’è pignoramento?

Il decreto del Fare [1] ha stabilito l’impignorabilità dell’unica casa di residenza del debitore. In particolare, l’Agenzia delle Entrate Riscossione non può procedere all’espropriazione se l’immobile:

  • è l’unico di proprietà del contribuente;
  • se è adibito ad uso abitativo (esclusi, quindi, gli studi e gli usi aziendali);
  • costituisce la residenza anagrafica del debitore;
  • non si tratta di abitazione di lusso: non deve cioè rientrare nelle categorie catastali A/8 e A/9.

Quindi, il contribuente che possiede due immobili, ne vende uno e va a vivere nell’altro (che resta, quindi, l’unico di proprietà) e vi fissi la residenza, non potrà subire il pignoramento dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. A condizione, comunque, che non si tratti di una casa di lusso.

L’Agente di riscossione può, però, iscrivere ipoteca su tale casa (la soglia minima di debito per poter iscrivere ipoteca per crediti esattoriali è di 20mila euro).

Inoltre, nulla toglie che eventuali altri creditori (per esempio, una banca) possano comunque mettere in vendita, con un’esecuzione forzata, la prima casa di proprietà. In tal caso, l’Agenzia delle Entrate Riscossione concorrerà normalmente alla ripartizione del ricavato.

In buona sostanza, la normativa impone all’Ente di riscossione il solo divieto di iniziare procedure di esecuzione forzata sull’unica casa, ferma restando la possibilità di iscrivere ipoteca e di partecipare all’esecuzione forzata avviata da altri creditori.

In ogni caso, non si ravvisa né la necessità, né l’opportunità di procedere a vendita della seconda casa. E questo per due ragioni.

Vendere la seconda casa non è necessario

L’Agenzia delle Entrate Riscossione può mettere all’asta gli immobili di proprietà del contribuente a condizione che il proprio credito sia di almeno 120mila euro.

Quindi, se per l’iscrizione di ipoteca il credito minimo fatto valere dall’Agenzia è pari a 20mila euro, per procedere poi alla materiale espropriazione ed esecuzione forzata (solo in presenza di più immobili) è necessario che l’ammontare delle cartelle esattoriali non pagate raggiunga la soglia dei fatidici 120mila euro.

Vendere la seconda casa non è opportuno

In caso di vendita della casa, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può sempre esercitare l’azione revocatoria (nei 5 anni successivi all’atto di vendita) se riesce a dimostrare (e ci riesce senza troppa fatica) che la cessione è avvenuta per frodare le ragioni del creditore. È sufficiente dimostrare che il contribuente non abbia altri beni «facilmente» aggredibili come quello alienato, per poter rendere inefficace l’atto di compravendita e consentire all’Agente di riscossione di mettere le mani su quell’immobile. Con un doppio, amaro risultato per il contribuente: dovrà restituire i soldi ottenuti dall’acquirente del bene e, in più, perderà anche l’immobile.

Le cose non cambiano in caso di donazione dell’immobile medesimo (anzi, in tal caso, l’onere della prova per l’Agenzia delle Entrate Riscossione è più agevole).

Senza contare il rischio che, da una manovra così congeniata, qualcuno possa intravedere l’ipotesi di reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. In tal caso, scattando un procedimento penale, per il contribuente i problemi potrebbero essere più gravi della perdita di una casa. O di pagare il debito.

note

[1] Dl n. 69/2013.

Autore immagine: 123rf.com


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