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Ritiro patente: che fare se l’auto mi serve?

2 agosto 2017


Ritiro patente: che fare se l’auto mi serve?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 agosto 2017



È possibile ottenere il permesso a guidare l’auto anche dopo la sospensione della patente se ci sono necessità di lavoro o per fare la spesa e comprare le medicine.

Se, per un’infrazione al codice della strada, la polizia dovesse notificarti, insieme alla multa, anche il ritiro della patente, cosa potresti fare se l’auto ti serve per andare a lavorare, per fare la spesa o comprare le medicine per te o per i tuoi familiari? Il codice della strada [1] consente di richiedere uno speciale «permesso di guida» solo per motivi di lavoro, non invece per altre esigenze. Senonché, sul punto, si è di recente espresso il Giudice di Pace di Trapani [2] estendendo l’applicazione della norma anche ad altre ipotesi. Alla luce di questa interessante e innovativa sentenza, vediamo che fare, in caso di ritiro della patente, quando l’auto serve al conducente multato.

Permesso di guida per motivi di lavoro

Come abbiamo anticipato, il codice della strada prevede la possibilità di ottenere una particolare licenza di guida, in caso di patente sospesa, solo per esigenze lavorative. In particolare, la norma dispone che, entro 5 giorni da quando ha avuto conoscenza del ritiro della patente, l’automobilista può presentare un’istanza al prefetto del luogo ove è stata commessa la violazione per ottenere un permesso di guida. Tale permesso può essere concesso solo a condizione che il ritiro della patente non sia stato disposto a seguito di incidente stradale.

Il permesso viene concesso solo per determinate fasce orarie nell’arco della giornata e, comunque, per massimo tre ore al giorno.

Per ottenere il permesso, l’interessato deve dimostrare che, senza auto, è per lui oltremodo difficoltoso raggiungere il luogo di lavoro, circostanza che ricorre ad esempio quando la zona non è ben collegata coi mezzi pubblici e non c’è possibilità di valersi di altri mezzi (ad esempio un passaggio del coniuge). La stessa istanza può essere motivata per il fatto di essere fruitori dei permessi di cui alla legge 104 del 1992, ossia per la necessità di assistere un familiare disabile o portatore di handicap.

L’automobilista non può limitarsi a chiedere il permesso di guida alla luce delle ragioni appena elencate, ma deve anche dettagliatamente motivarle e documentarle.

Nei 15 giorni successivi il prefetto decide se accogliere o meno l’istanza. Nel primo caso emana l’ordinanza di sospensione, indicando il periodo al quale si estende la sospensione stessa. Tale periodo è determinato anche in base al pericolo che l’ulteriore circolazione dell’automobilista potrebbe comportare per il traffico (si pensi a un soggetto ricorrentemente ubriaco).

Se il prefetto accoglie la richiesta di «permesso di guida per lavoro» il periodo di sospensione della patente è aumentato di un numero di giorni pari al doppio delle complessive ore per le quali è stata autorizzata la guida, arrotondato per eccesso. Ad esempio, se il conducente viene autorizzato a utilizzare l’auto per 30 ore al mese onde raggiungere il luogo di lavoro, la sospensione della patente viene allungata di altre 60 ore complessive.

Permesso di guida per fare la spesa e acquistare le medicine

Non meno importante del lavoro però sono le esigenze di sostentamento come quelle collegate all’acquisto dei viveri e delle medicine. Che senso ha autorizzare l’automobilista a usare l’auto per lavorare se poi i soldi così guadagnati non possono essere usati per fare la spesa? Alla luce di ciò, il Giudice di Pace di Trani ha esteso l’applicazione della norma che consente il «permesso di guida per esigenze di lavoro» anche a necessità diverse ma comunque essenziali alla sopravvivenza. Anche in questo caso, l’istanza deve essere motivata e documentata: l’automobilista dovrà cioè dar prova di vivere lontano da farmacie, negozi, centri commerciali e di non poterli raggiungere neanche coi mezzi pubblici.

Per comprendere il fondamento giuridico di questa decisione bisogna fare un passo indietro e tornare alla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione [3] che ha riconosciuto al giudice la facoltà di “ridurre” la multa comminata dalla pubblica amministrazione sulla base del caso concreto (e pur sempre nei limiti del minimo e del massimo edittale indicati dalla norma). Questo potere – secondo la sentenza in commento – si applica non solo alla sanzione pecuniaria vera e propria, ma anche alle sanzioni accessorie come, appunto, il ritiro della patente. E la base per stabilire come si deve muovere tale potere di limitare la sospensione della patente è proprio l’articolo del codice della strada che consente il permesso di guida per motivi di lavoro.

Come fare, dunque, in caso di ritiro della patente se l’auto serve alle più svariate esigenze come lavoro, spesa quotidiana, acquisto farmaci? Il prefetto sarà portato ad accogliere solo l’istanza per lavoro; per le altre esigenze però, in caso di diniego, c’è sempre il giudice a cui si può sempre presentare un’istanza. Ovviamente bisognerà dimostrare le esigenze inderogabili e vitali collegate al sostentamento dell’automobilista.


note

[1] Art. 218 co. 2, cod. str.

[2] Gdp Trapani ord. del 10.07.2017.

[3] Cass. S.U. sent. n. 25304/2010.

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI TRAPANI Dott. Vincenzo Vitale ORDINANZA

Visti gli atti della causa n. 737/17 R.G., e considerata l’istanza di sospensione provvisoria del provvedimento prot. n. 00015527, emesso dal Prefetto della Provincia di Trapani in data 21/04/2017, con cui si ordinava al ricorrente, sig. … , la sospensione della patente di guida per la durata di anni due (ex art. 154 co. 3-8 C.d.S.);

Valutata la documentazione probatoria depositata dall’opponente, con specifico riferimento al c.d. periculum in mora (soggetto anziano, residente in zona extra-urbana, sprovvista di esercizi commerciali e farmacie; coniugato con persona affetta da cataratta incipiente);
Considerata, in subordine, la richiesta di modifica della sanzione accessoria applicata, inaudita altera parte;

Ritenuto che la giurisprudenza della Suprema Corte (a Sezioni Unite) ha affermato che “il giudice fosse legittimato a determinare, in senso migliorativo per l’opponente, la misura della sanzione, recependo le considerazioni svolte al riguardo dall’interessato, anche nell’ipotesi in cui la P.A. sia tenuta per legge, a determinare la sanzione con un limite non inferiore ad una data soglia“ (v. S.U. Cass. Civ. sent. n. 25304/2010; conf. da Cass. 17 novembre 1999, n. 12747; 20 maggio 2000, n 5070);

Rilevato, dunque, che, secondo il dictum della Suprema Corte, “il giudicante, in base al di lui libero convincimento…ha la possibilità di determinare l’entità della sanzione in tutto il suo intervallo edittale disponendo dei criteri di cui all’art. 195 c.d.s.”;
Ritenuta l’applicazione del principio giuridico suesposto, in via analogica, anche all’ambito delle sanzioni accessorie prescritte, in quanto eziologicamente connesse alle sanzioni amministrative pecuniarie, previste dal codice della stada;

Considerato tuttavia imprescindibile ancorare la facoltà del giudicante di ridurre la sanzione

accessoria applicata dalla P.A. al dato normativo, stabilito dal legislatore per fattispecie analoghe al caso in esame;
Rilevato, in particolare, che l’art. 218 comma 2 del C.d.S. (rubricato “Sanzione accessoria della sospensione della patente. Permesso di guida in fasce orarie prestabilite”), come modificato dalla legge n. 120 del 29 luglio 2010, prevede espressamente che, in caso di ritiro della patente di guida, il conducente a cui è stata sospesa la patente può presentare istanza “intesa ad ottenere un permesso

di guida, per determinate fasce orarie, e comunque di non oltre tre ore al giorno, adeguatamente motivato e documentato per ragioni di lavoro, qualora risulti impossibile o estremamente gravoso raggiungere il posto di lavoro con mezzi pubblici o comunque non propri, ovvero per il ricorrere di una situazione che avrebbe dato diritto alle agevolazioni di cui all’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104” ;

Tutto ciò premesso, la prospettazione giuridica offerta, unitamente ai riscontri probatori rinvenibili nelle allegazioni documentali, delineano univocamente il presupposto del fumus boni iuris richiesto per la concessione del provvedimento cautelare invocato, così come evidente risulta il periculum in mora, considerata altresì la misura della sanzione accessoria applicata.

Ben si legittima, pertanto, la concessione dell’invocata misura inaudita altera parte ai sensi dell’art. 5, comma secondo, D.lgs. 01.09.2011, n. 150, ricorrendone i presupposti di legge.

P. Q. M.

In riferimento all’ordinanza di sospensione prot. n. 00015527, emessa dal Prefetto della Provincia di Trapani in data 21/04/2017, se ne sospendono gli effetti per la durata di 3 (tre) ore al giorno nella fascia oraria diurna.
Manda alla Cancelleria per quanto di competenza.

Trapani, lì 10/07/2017.

Il Giudice di Pace Dott. Vincenzo Vitale


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1 Commento

  1. mi e’ stata ritirata la patente per 18 mesi causa guida in stato di ebrezza devo raggiungere il lavoro ma non riesco a prendere i mezzi pubblici come posso fare? sono sola e una mamma di 81 anni

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