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Manutenzione piscina pubblica: a chi spetta?

2 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 agosto 2017



La piscina pubblica è una struttura che viene gestita da un Ente che ha obbligo di provvedere alla manutenzione periodica e alla vigilanza per la salvaguardia di coloro che la utilizzano.

La piscina pubblica: sport e relax per i cittadini

La piscina è una struttura realizzata appositamente per lo sport e il relax: uno spazio in cui nuotare, prendere il sole e godere appieno il tempo libero. Logicamente, l’acqua, per le sue caratteristiche, può costituire un pericolo per gli utenti, soprattutto per coloro che non rispettano le misure di sicurezza in materia.

La manutenzione della piscina pubblica

La piscina necessita di interventi costanti di manutenzione, volti a garantire la salute e l’incolumità di coloro che la utilizzano. E’ fondamentale provvedere alla pulizia e alla rimozione di residui ed incrostazioni, e  l’acqua deve essere sottoposta a trattamenti antisettici che eliminano batteri, funghi e germi responsabili di fastidiose infezioni. Inoltre la piscina deve essere sorvegliata da un bagnino, o in caso di numerosi utenti più di uno, addetto al salvataggio in determinate fasce orarie che devono essere indicate chiaramente attraverso appositi cartelli. In taluni casi, nelle ore serali, stante la mancanza di sorveglianza, si preferisce impedire l’accesso al pubblico all’area della piscina chiudendola con dei cancelli.

Responsabilità in caso di incidenti o uso improprio

Secondo la regola generale, la responsabilità della piscina pubblica è attribuita all’ente gestore della stessa, come ad esempio il Comune, nella persona del suo amministratore, che risponde in caso di incidenti o di danni alla salute se l’acqua non viene disinfettata nella maniera adeguata o se non vengono effettuate le dovute attività di manutenzione periodiche. In altre parole, l’Ente pubblico, poiché proprietario della piscina, è responsabile dei danni eventualmente arrecati ai suoi utenti e ha dunque l’obbligo di porre in essere tutti gli adempimenti imposti dalla normativa vigente onde preservare al massimo salute ed incolumità degli utilizzatori.

Risarcimento del danno in caso di incidente

Occorre però evidenziare che, al fine di un eventuale risarcimento del danno avvenuto nella piscina pubblica, è necessario che la stessa sia stata utilizzata seguendo tutte le accortezze connesse al caso.

Ad esempio, se l’utente si reca in piscina negli orari di apertura, con sorveglianza da parte di addetto al salvataggio si parla di un uso proprio della piscina stessa. Se, al contrario, l’utente accede alla piscina negli orari di chiusura, in cui non vi è illuminazione adeguata né tanto meno sorveglianza pone in essere un’attività pericolosa facendone dunque un uso improprio.

Pertanto, in caso di incidente occorso in piscina, l’Ente pubblico gestore della struttura è chiamato a risponderne solo in caso di utilizzo proprio, mentre non lo è se l’utente con il suo comportamento pone in essere una condotta rischiosa, in tal caso infatti, secondo l’orientamento prevalente, il danno è provocato da negligenza, imperizia e mancanza assoluta di attenzione.

Le attività pericolose, che per loro stessa natura od anche per i mezzi impiegati rendono probabile e non semplicemente possibile il verificarsi di un evento dannoso e che importano responsabilità ex art. 2050 c.c., devono essere tenute distinte quelle normalmente innocue ma che possono diventare pericolose per la condotta di chi le esercita e che comportano responsabilità secondo la regola generale prevista dall’art. 2043 c.c.” Cassazione, sentenza del 26 aprile 2004, n. 7916.

Il caso fortuito idoneo ad interrompere il nesso causale e, di conseguenza, ad escludere la responsabilità del custode, di cui all’art. 2051 cod. civ. può essere costituito anche dalla condotta, imprevista ed imprevedibile, della stessa vittima: nella specie annegata in una piscina condominiale, nella quale si era introdotta superando un cancello, al di fuori del periodo di apertura, nonostante il divieto di entrata alle persone estranee e in mancanza di autorizzazioni o di assenso da parte del custode.” Cassazione, sentenza del 28 ottobre 2009, n. 22807.


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