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Lo sai che? Quale la differenza tra residenza e domicilio

Lo sai che? Pubblicato il 2 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 agosto 2017

La residenza è il luogo in cui una persona ha la dimora abituale, il domicilio indica la sede principale dei suoi affari e interessi

La vita di ognuno di noi è indissolubilmente legata al territorio di appartenenza o a quello in cui si vive. Nel gergo comune, tuttavia, quando si deve descrivere la propria relazione con il territorio si confondono i termini di residenza e domicilio, molto spesso usati come fossero dei sinonimi. Niente di più errato: si tratta di due concetti molto distinti, dai quali la legge fa discendere conseguenze pratiche e burocratiche diverse. È molto importante, dunque, conoscere e riconoscere qual è la differenza tra residenza e domicilio.

Prima di analizzare nel dettaglio la differenza tra residenza e domicilio,  è utile soffermarsi su un altro e distinto concetto, ovvero quello di dimora.

Cos’è la dimora?

La dimora indica il luogo in cui la persona si trova, anche solo in via transitoria. Tuttavia, affinché si possa parlare realmente di dimora, è necessario trovarsi in un determinato luogo per una certa durata di tempo. La parola stessa, infatti, deriva dal latino (morari) e significa rimanere. Ora, più che il latino ci aiuteranno degli esempi. Così, se ad esempio, una persona si reca per qualche giorno di ferie in un determinato luogo, ivi avrà dimora per quel periodo. La stessa cosa, però, non potrà valere per il soggetto che, per un ritardo ferroviario, resti diverse ore in una stazione o per chi si fermi in una città solo per il tempo necessario al disbrigo di alcune faccende.

In realtà il concetto di dimora ha scarso rilevo per il diritto, tant’è che manca una definizione di dimora nel codice civile e si ricorre a detto concetto solo in via sussidiaria e cioè quando non sia nota la residenza ai fini della notifica di atti giudiziari [1].

Detto ciò passiamo all’analisi dei concetti di residenza e di domicilio e cerchiamo di comprenderne la differenza.

Cos’è la residenza?

Cominciamo, innanzitutto, con il dire che la residenza è il luogo in cui una persona ha la dimora abituale [2], cioè vive in modo stabile e duraturo. Da qui l’importanza di quanto detto sopra a proposito della dimora, che per rilevare quale residenza deve avere natura abituale e non occasionale e circoscritta a determinati periodi (quali, ad esempio, quelli di villeggiatura). Si tratta, principalmente, di una questione di fatto. La residenza, cioè risulta dal fatto che la persona ha abituale dimora in un determinato posto, con una stabilità che, anche se non perpetua e continua, sia quantomeno duratura  e accompagnata dalla volontà di fissare in quel luogo la propria abitazione.  La residenza, infatti, va fissata in un determinato Comune e ciò ha effetti importanti per la vita sociale di ogni cittadino, che di seguito approfondiremo.

Generalmente, ed eccezion fatta per gli incapaci, ognuno stabilisce la propria residenza dove meglio crede.

Cos’ è il domicilio?

Il domicilio [3] è invece il luogo in cui una persona stabilisce la sede principale dei suoi affari e interessi: ad esempio, il posto in cui lavora o da cui intende seguire uno specifico affare. Non si tratta, come avviene per la residenza, di una questione di fatto, ma di una relazione con il territorio determinata da ragioni di diritto. In pratica, se la residenza indica il posto in cui un soggetto vive, il domicilio rappresenta la sede della sua vita professionale e lavorativa.

Il domicilio può dunque coincidere con la residenza o meno. In quest’ultimo caso, occorrerà eleggere (attenzione, non fissare come avviene per la residenza) domicilio in un luogo diverso rispetto a quello di residenza. L’elezione di domicilio va fatta per iscritto [4].

Si è soliti, inoltre, distinguere tra domicilio generale e domicilio speciale: il domicilio generale è unico, mentre si possono avere più domicili speciali. Il primo si riferisce in genere a tutti i diritti e a tutti gli atti di una persona; il secondo, detto anche elettivo, si può (ed in certi casi si deve) stabilire per determinati affari, ha speciali effetti e si trasmette anche agli eredi [5].

Alcuni esempi ci aiuteranno a capire meglio. Se, ad esempio, diamo mandato ad un legale di rappresentarci o assisterci in una causa, eleggeremo domicilio nel suo studio professionale: in questo modo tutte le comunicazioni e notificazioni riguardanti la controversia perverranno direttamente in questo luogo (è questa un’ipotesi di domicilio speciale). L’avvocato, a sua volta, ha di regola il suo domicilio nel proprio studio (che rappresenta la sede della sua vita lavorativa, oltreché un’ipotesi di domicilio generale). Ancora, se partecipiamo ad un concorso pubblico ci verrà chiesto se il nostro domicilio coincide con la residenza: se indichiamo un indirizzo diverso, tutte le comunicazioni relative al concorso ci verranno inviate al domicilio indicato. Lo stesso può avvenire quando sottoscriviamo un abbonamento per i servizi di energia elettrica, telefonia e così via.

Quale la differenza tra residenza e domicilio

Alla di quanto sin qui scritto è facile comprendere la differenza tra residenza e domicilio, anche se nell’uso comune, in linea generale, si utilizza residenza, dimora o domicilio per indicare il luogo in cui una persona vive. In realtà, come abbiamo visto,  la residenza coincide con il luogo in cui il soggetto ha fissato la propria abituale dimora.

La residenza, infatti, deve essere fissata recandosi presso gli appositi sportelli comunali, ove si effettua una dichiarazione in cui si riporta precisamente il luogo in cui si vive abitualmente. Nell’arco di alcuni giorni il Comune si preoccuperà di verificare la veridicità delle dichiarazioni effettuate dal cittadino, controllando che effettivamente viva all’interno del territorio comunale. Questo perché fissare la residenza in un luogo comporta una serie di oneri, di doveri e di vantaggi, quali ad esempio:

  • l’iscrizione alla lista elettorale di quel determinato Comune;
  • gli adempimenti da svolgere in caso di matrimonio;
  • la scelta del medico di famiglia;
  • la competenza dei tribunali e degli uffici giudiziari in generale;
  • la ricezione di certificati anagrafici;
  • la possibilità di accedere ai servizi demografici del proprio Comune.

Per tutte queste ragioni, è consigliabile cambiare la residenza se il trasferimento in un’altra città avrà una durata molto lunga. Se invece ci si trasferisce solo per qualche mese, non occorre fissare altrove la propria residenza: cambierà solo la dimora, ma per quest’ultima non bisogna avviare alcuna pratica.

Il domicilio ha un significato ben diverso dalla residenza: si elegge a domicilio il luogo in cui hanno sede affari e interessi. Riprendendo un esempio già fatto, quindi, un professionista eleggerà a domicilio il suo ufficio, dove potrà ricevere tutto quanto riguarda il suo lavoro quotidiano. Come accennato, inoltre, il domicilio può coincidere o meno con la residenza: dipende dal tipo di lavoro che si svolge o dagli interessi personali. Una persona che ha un’attività commerciale in una zona molto distante da casa può eleggere a domicilio tale luogo, dove probabilmente trascorre la maggior parte della giornata, salvo tornare la sera nel luogo di residenza (casa sua).

L’elezione del proprio domicilio in luogo piuttosto che in un altro determina, ad esempio:

  • il luogo dove si apre la tutela;
  • il luogo dove si apre la successione a causa di morte;
  • il luogo in cui viene dichiarato il fallimento dell’imprenditore.

Infine, effetti comuni alla determinazione di domicilio e residenza sono:

  • la determinazione della competenza territoriale degli organi giudiziari [6];
  • la fissazione del luogo in cui alcuni atti vanno notificati.

note

[1] Art. 13 Cod. Proc. Civ.

[2] Art 43, comma 2, Cod. Civ.

[3] Art 43, comma 1, Cod. Civ.

[4] Art 47 Cod. Civ.

[5] Artt. 30 e 141 Cod. Proc. Civ.

[6] Art. 18, comma 1, Cod. Proc. Civ.


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