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Chiamata con insulti verbali: è possibile querelare?

2 agosto 2017


Chiamata con insulti verbali: è possibile querelare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 agosto 2017



La telefonata può essere registrata ma gli insulti non sono più reato. Non si può querelare ma si può solo chiedere il risarcimento del danno.

Può capitare che un diverbio scoppiato nel corso di una conversazione telefonica faccia sfociare una normale chiacchierata in una serie di offese e minacce. In questi casi, l’assenza di un contatto diretto tra le parti spinge i conversanti a far ricorso a frasi e parole che, in altri contesti, magari, non avrebbero mai usato. C’è però chi non vuol lasciare impuniti certi affronti e promette vendetta “giudiziale”. È lecito pertanto chiedersi se, in caso di una chiamata con insulti verbali, è possibile querelare. Cerchiamo di comprendere cosa prevede la legge a riguardo.

Iniziamo subito dalla qualificazione giuridica del comportamento di chi proferisce insulti verbali e minacce nel corso di una telefonata: siamo in presenza di un reato o meno? La risposta è negativa per le offese, è invece positiva per le minacce. Gli insulti comunicati in faccia al diretto interessato si qualificano come ingiuria e questo comportamento non è più reato dall’anno scorso. È solo un illecito civile che può essere punito con il risarcimento del danno e un’ulteriore multa solo a seguito di una causa civile. Al contrario le minacce costituiscono ancora reato. Quindi per lo stesso episodio (la conversazione telefonica) bisogna separare due diversi comportamenti per stabilire la corretta tutela giudiziaria:

In entrambi i casi, l’onere della prova – ossia la necessità di dimostrare il comportamento illecito della controparte – spetta alla vittima. E qui si pone una grossa differenza tra le due condotte. Se infatti contro le minacce la parte offesa può essere testimone di sé stessa (così è nel processo penale) ciò non avviene ne processo civile dove invece il danneggiato deve fornire altre prove. In termini pratici ciò significa che:

  • a seguito della querela per minaccia, le dichiarazioni rilasciate dalla vittima alle autorità e poi ribadite nel corso del processo penale possono, da sole, fare prova contro il colpevole e portare il giudice a una sentenza di condanna pur in assenza di altre prove;
  • nella causa di risarcimento del danno per ingiuria è invece necessaria la testimonianza di un terzo che abbia ascoltato la conversazione telefonica (cosa possibile solo se questa è avvenuta col “vivavoce”) oppure una registrazione. A riguardo ricordiamo infatti che registrare una telefonata è legale.
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