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Definizione agevolata liti fiscali: quanto si risparmia?

12 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 agosto 2017



Come si calcola l’importo da pagare per la definizione agevolata delle liti fiscali.

Il contribuente che si trova in causa con l’Agenzia delle Entrate, dinanzi alle commissioni tributarie, in ogni stato e grado del giudizio (compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio), può chiudere definitivamente la lite, pagando un importo ridotto.

Si tratta della definizione agevolata (meglio conosciuta come rottamazione) delle liti fiscali: essa avviene con il pagamento di tutti gli importi dell’atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione in primo grado e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, calcolati fino al sessantesimo giorno successivo alla notifica dell’atto.

In sostanza, vengono rottamate solo le sanzioni e gli interessi di mora.

Vediamo come si calcola l’importa da pagare per chiudere la lite con il Fisco.

Quanto si paga con la definizione delle liti fiscali?

La definizione agevolata delle liti fiscali avviene col pagamento di tutti gli importi dell’atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione in primo grado e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo di cui calcolati fino al sessantesimo giorno successivo alla notifica dell’atto, escluse le sanzioni collegate al tributo e gli interessi di mora.

Le sanzioni collegate al tributo sono quelle irrogate a seguito di violazioni c.d. sostanziali, cioè incidenti sulla determinazione e sul pagamento del tributo (ad esempio, sanzione di omessa o infedele dichiarazione e sanzione di omesso o ritardato versamento).

Se la controversia attiene esclusivamente agli interessi di mora o alle sanzioni non collegate ai tributi, per la definizione è dovuto il 40% degli importi in contestazione.

In caso di controversia relativa esclusivamente alle sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono, per la definizione non è dovuto alcun importo qualora il rapporto relativo ai tributi sia stato definito anche con modalità diverse dalla definizione.

La somma dovuta per la definizione, cosiddetto “importo lordo dovuto”, è costituita:

– da tutti gli importi spettanti all’Agenzia delle entrate, richiesti con l’atto impugnato, nella misura in cui sono stati contestati con l’atto introduttivo del giudizio di primo grado, con esclusione solo delle sanzioni pecuniarie.

Dunque, non rientra nell’ambito di applicazione della definizione agevolata la parte di tributo e relativi accessori (sanzioni e interessi) che non ha formato oggetto di impugnazione;

– dagli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, calcolati sull’importo dei tributi recati dall’atto impugnato per il periodo che va dalla data di notifica dell’atto medesimo fino al sessantesimo giorno successivo.

Per le liti che attengono esclusivamente alle sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono, occorre verificare se l’importo relativo agli stessi tributi sia stato definito con altra tipologia di definizione (ad esempio, definizione dei carichi affidati all’agente della riscossione – rottamazione cartelle esattoriali) o sia stato, comunque, pagato.

In tali casi, la lite si definisce senza versare alcun importo, vale a dire con la sola presentazione della domanda di definizione entro il 2 ottobre 2017.

 

Importi scomputabili definizione liti fiscali

Dall’importo lordo dovuto per la definizione vanno scomputati gli importi già versati per effetto delle disposizioni vigenti in materia di riscossione in pendenza di giudizio nonché quelli dovuti per la definizione agevolata delle cartelle esattoriali.

Più precisamente, l’importo da versare per la definizione, cosiddetto “importo netto dovuto”, si calcola al netto di:

a) somme pagate prima della presentazione della domanda di definizione a titolo di riscossione provvisoria in pendenza del termine di impugnazione dell’atto ovvero del giudizio. Possono essere scomputati tutti gli importi pagati a titolo provvisorio per tributi, sanzioni amministrative, interessi ed indennità di mora di spettanza dell’Agenzia delle entrate, sempre che siano ancora in contestazione nella lite che si intende definire.

In sintesi, vanno scomputati tutti gli importi in contestazione già pagati in esecuzione dell’atto impugnato, esclusi solo quelli di spettanza dell’agente della riscossione (aggi, spese per le procedure esecutive, spese di notifica, ecc.);

b) somme dovute per l’adesione alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali. Il legislatore ha preso in considerazione l’ipotesi in cui, nell’ambito della controversia pendente oggetto di definizione, una parte della pretesa in contestazione abbia formato oggetto di definizione secondo le regole previste dalla definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione.

In sostanza, qualora l’iscrizione a ruolo o l’affidamento del carico, relativi all’atto in contestazione, siano stati oggetto di definizione, dalle somme dovute per la definizione della lite vanno detratte quelle dovute in dipendenza della definizione del carico, prescindendo dalla circostanza che all’atto della definizione della lite siano state integralmente pagate.

Somme non scomputabili

Ovviamente, poiché le somme scomputabili sono solo quelle di spettanza dell’Agenzia delle entrate non vanno scomputati gli importi di spettanza dell’agente della riscossione (aggio, spese di notifica, oneri di riscossione, spese procedure esecutive).

Non vanno scomputati, inoltre, gli interessi per dilazione di pagamento che si applicano per il pagamento rateale delle somme dovute per la definizione dei carichi iscritti a ruolo.

Somme già pagate

Se le somme già versate in pendenza di giudizio o dovute per la definizione dei carichi risultano maggiori o uguali all’importo lordo dovuto per la definizione della lite, per il perfezionamento della medesima non occorrerà effettuare alcun versamento, fermo restando l’obbligo di presentare la domanda di definizione entro il termine del 2 ottobre 2017.

Qualora le somme già versate in pendenza di giudizio siano di ammontare superiore rispetto all’importo lordo dovuto per la chiusura della lite, non spetta il rimborso della differenza.

Risparmio definizione agevolata liti fiscali

Il risparmio e quindi la convenienza della definizione agevolata dipende sostanzialmente dall’ammontare delle sanzioni contenute nell’atto impugnato. Se queste sono particolarmente elevate, può essere opportuno eliminarle e pagare solo l’importo del tributo, evitando le lungaggini processuali e, in caso di perdita del giudizio, la condanna alle spese processuali.

Essa conviene sicuramente nei casi in cui siano stati impugnati atti con soli interessi, i quali vengono decurtati del 40%, o ancora meglio, a chi ha impugnato atti con sole sanzioni, le quali vengono definitivamente annullate.

La definizione agevolata è poi conveniente per chi, per esempio, ha già perso il giudizio in primo grado e non ha buona possibilità di vincere in secondo grado: definendo la lite potrebbe risparmiare, non solo sulle sanzioni e interessi di mora, ma anche sulle spese legali.

La definizione è invece sconsigliabile per chi ha già avuto in primo grado una sentenza favorevole o comunque ritiene che sia illegittimo proprio il tributo impugnato (perché per esempio già pagato o prescritto) il quale comunque non sarebbe oggetto di rottamazione.

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