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Lo sai che? Quali beni rientrano nella comunione tra moglie e marito?

Lo sai che? Pubblicato il 2 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 agosto 2017

Beni acquistati prima e dopo il matrimonio: quali rientrano nella proprietà di entrambi i coniugi? Quali restano di proprietà del solo partner che li ha acquistati?

Il matrimonio comporta l’applicazione del regime patrimoniale ordinario di comunione dei beni tra moglie e marito, a meno  che questi non dichiarino espressamente di volere la separazione de beni (menzione a margine dell’atto di matrimonio).

Con la comunione legale, tutti i beni acquistati durante il matrimonio, dalla moglie o dal marito, diventano di comproprietà di entrambi, salvo alcune eccezioni.

Vediamo nel dettaglio quali beni rientrano nella comunione legale e quali no e come si stabilisce se un bene resta del coniuge o diventa di entrambi.

 

Quali beni entrano nella comunione dei coniugi?

Rientrano nella comunione legale i seguenti beni e diritti:

  • tutti i beni ed i diritti acquistati dai coniugi durante il matrimonio (salvo alcune eccezioni). Rientrano nella comunione anche i beni che siano stati acquistati separatamente (per esempio immobili);
  • i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi. I frutti si devono essere formati dopo il matrimonio. Per esempio, un appartamento può restare di proprietà esclusiva di uno dei due coniugi perché già acquistato prima delle nozze, ma i canoni di locazione percepiti dopo il matrimonio entrano in comunione;
  • i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi. Si pensi al caso in cui il marito eserciti un’azienda da prima il matrimonio. Questa resta nella sua titolarità, ma il reddito prodotto dall’attività commerciale entra nella comunione;
  • le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio.

Quali beni non entrano nella comunione?

Non entrano nella comunione legale i seguenti beni:

  • i beni che, prima del matrimonio, erano di proprietà del coniuge (o sui quali aveva un altro diritto reale come per esempio una servitù o un usufrutto): si tratta non solo dei beni in proprietà ma anche dei diritti reali di godimento (usufrutto, uso, abitazione). Ciò vale anche per il denaro posseduto prima del matrimonio che rimane personale: si pensi al saldo di un conto corrente non speso prima delle nozze.
  • i beni ottenuti, anche dopo il matrimonio, con donazioni o eredità, salvo che nell’atto di liberalità o nel testamento venga specificato che essi sono attribuiti a entrambi i coniugi in comunione;
  • i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori (si pensi ai capi di abbigliamento);
  • i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge (per esempio computer o macchianari), tranne quelli destinati alla conduzione di un’azienda facente parte della comunione;
  • i soldi ottenuti a titolo di risarcimento danni nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
  • i beni comprati con il denaro derivante dalla vendita dei beni appena elencati o con il loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto.

Come escludere dalla comunione un bene acquistato dopo il matrimonio?

È possibile acquistare un bene dopo il matrimonio e prevedere che esso sia escluso dalla comunione. Ciò può valere per qualsiasi tipo di bene, mobile o immobile. A tal fine è necessario che:

  • detta esclusione del bene dalla comunione venga menzionata espressamente nell’atto di acquisto;
  • all’atto di acquisto partecipi anche l’altro coniuge, non ovviamente in qualità di acquirente, ma solo per prendere atto dell’esclusione del bene dalla comunione. Così, per esempio, la moglie può acquistare un’abitazione non inserendola nella comunione legale, ma ciò dovrà risultare nell’atto notarile che il marito dovrà comunque firmare.

Beni acquistati dopo il matrimonio

I beni acquistati durante il matrimonio, anche separatamente, da ciascuno dei coniugi ricadono in comunione.

I beni acquistati da un coniuge a titolo gratuito, per successione o donazione, non ricadono nella comunione, salvo che nell’atto di donazione o nel testamento, non sia specificatamente indicato come beneficiario la comunione; tali beni sono personali del coniuge beneficiario anche se l’acquisto avviene durante il matrimonio.

Fra i diritti acquistati gratuitamente può rientrare anche quello di godimento di un bene concesso tramite un comodato.

Beni acquistati dopo il matrimonio con denaro personale

Quanto acquistato durante il matrimonio rientra nella comunione anche se l’acquisto è effettuato con denaro proveniente dall’attività lavorativa di uno dei coniugi.

Diversamente, se il denaro utilizzato per l’acquisto proviene dal trasferimento di beni personali, non rientra nella comunione a condizione che:

  • nel caso di beni o diritti aventi ad oggetto immobili o beni mobili registrati, l’esclusione dalla comunione risulti dall’atto e all’atto partecipi anche l’altro coniuge;
  • nel caso di beni diversi dai precedenti, nell’atto di acquisto il coniuge dichiari espressamente che il bene è comprato con il ricavato della vendita di beni personali.

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1 Commento

  1. se così fosse che i frutti dei beni acquistati prima del matrimonio sono in comunione dei beni , per assurdo anche i frutti o le rendite dei beni ereditati potrebbero essere in comunione dei beni. In qualunque caso potremmo assistere che un canone di locazione immobile venga assegnato anche all’altro coniuge senza esporre nella denunzia dei redditi alcuna percentuale di possesso immobile. Mi pare strano e la problematica meriterebbe migliore approfondimento tranne che io non abbia capito niente.

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