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Incentivo all’esodo, come si calcola?

2 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 agosto 2017



Con quali criteri si deve calcolare l’incentivo all’esodo e come è tassato?

 

L’azienda mi ha proposto l’uscita anticipata: a quanto ammonta l’incentivo all’esodo?

L’incentivo all’esodo è una somma che l’azienda propone per agevolare l’uscita anticipata dei dipendenti: in pratica, in cambio delle dimissioni volontarie del lavoratore, il datore di lavoro offre una sorta di buonuscita, l’incentivo all’esodo appunto.

Per calcolare l’incentivo all’esodo non esistono delle regole uguali per tutti, ma bisogna tener conto di diversi elementi, che riguardano sia il rapporto lavorativo e il reddito ed i benefici derivanti, che la possibilità, immediata o futura, di godere di sussidi a sostegno del reddito o di pensioni e altre prestazioni (ad esempio l’assegno ordinario d’invalidità).

Come calcolare l’incentivo all’esodo

Semplificando, per valutare la congruità dell’incentivo, cioè per valutare se la somma corrisposta dall’azienda è proporzionata al reddito perso per l’uscita anticipata, bisogna aver riguardo:

  • allo stipendio annuo percepito e ad eventuali benefits aziendali: la quantificazione della retribuzione persa è importante anche dal punto di vista previdenziale, in quanto l’uscita anticipata comporta :
    • un minore versamento di contributi, che si riflette sull’assegno di pensione (ricordiamo che per i dipendenti i contributi annui ai fini della pensione sono pari al 33% dello stipendio nella generalità dei casi);
    • in numerosi casi, lo slittamento della data della pensione, o addirittura l’impossibilità di conseguirla senza il versamento di contributi volontari (che devono essere, dunque, quantificati e determinano un esborso di denaro in capo al dipendente);
  • in rapporto a quanto appena esposto, bisogna poi aver riguardo alla prima data utile al raggiungimento della pensione (ricordiamo che dal 2018 per la pensione di vecchiaia sono necessari 66 anni e 7 mesi di età con 20 anni di contributi, per la pensione anticipata almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne) e alla possibilità di percepire altri sussidi, come l’assegno d’invalidità; bisogna considerare, per quanto riguarda i sussidi a sostegno del reddito, che le dimissioni volontarie non consentono di percepire la Naspi o altre indennità di disoccupazione;
  • bisogna infine considerare la somma che il datore di lavoro sarebbe tenuto a pagare a seguito di contenzioso per licenziamento illegittimo (questa dipende sia dalle dimensioni dell’azienda, sopra, o meno, i 15 dipendenti, che dall’anzianità del lavoratore e dal motivo dell’illegittimità del licenziamento; nel caso di lavoratori con un’importante anzianità di servizio, ai quali si applica la Legge Fornero e non il contratto a tutele crescenti, ipotizzando un licenziamento per motivo economico illegittimo, ci si dovrebbe basare su 24 mensilità di stipendio).

Com’è tassato l’incentivo all’esodo

È importante valutare anche la tassazione dell’incentivo all’esodo: questo, essendo un emolumento legato alla fine del rapporto di lavoro, è sottoposto a tassazione separata, come il tfr, il trattamento di fine rapporto. In pratica, l’incentivo non entra nell’imponibile Irpef dell’anno ma viene tassato separatamente (per approfondimenti, si veda Come si calcola la tassazione del Tfr)

Il prelievo fiscale varia a seconda del numero di anni e mesi di anzianità di servizio: l’aliquota applicata è però provvisoria, perché l’amministrazione fiscale provvede, entro 5 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro, a riliquidare l’imposta in base all’aliquota media di tassazione dei 5 anni precedenti a quello in cui è liquidata la somma tassata. È dunque necessario considerare la tassazione a titolo definitivo dell’incentivo all’esodo, non la tassazione provvisoria operata dal datore di lavoro, per capire qual è il netto “reale” a cui ha diritto il lavoratore.

In definitiva, valutare l’opportunità di accettare l’uscita anticipata e la congruità dell’incentivo all’esodo richiede uno studio molto approfondito della situazione lavorativa, previdenziale e personale: è dunque consigliabile rivolgersi a un professionista prima di compiere una scelta che potrebbe pregiudicare il proprio futuro.

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