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Se l’ex coniuge rinuncia al mantenimento può cambiare idea?

2 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 agosto 2017



Sono divorziata consensualmente da alcuni anni. Ai due figli, ora maggiorenni, il padre ha versato solo parte del mantenimento e di loro mi sono sempre occupata io. Lui è libero professionista conosciuto in tutta la città, ciononostante si dichiara indigente. Se gli chiedessi gli arretrati per i ragazzi, lui potrebbe ancora chiedermi un assegno di divorzio?

Per dare risposta al quesito della lettrice occorre partire da un presupposto essenziale: gli accordi raggiunti tra i coniugi in sede di separazione o divorzio, dipendono dallo stato dei fatti esistente al momento della loro sottoscrizione; ciò comporta che ciascuno potrà sempre chiederne la successiva modifica provando il mutamento delle circostanze rispetto al momento in cui sono stati conclusi.

Separazione e divorzio: che valore ha la dichiarazione di autosufficienza?

Orbene, l’accordo di divorzio (così come quello di separazione) non fa alcuna menzione di una mancanza di autosufficienza economica da parte dell’ex marito e anzi, (specie in sede di separazione) si dà atto del fatto che entrambe le parti «sono indipendenti economicamente e pertanto non intendono avanzare reciproche pretese di natura economica». Vi è quindi una implicita reciproca rinuncia al mantenimento.

L’unico “indizio” che è possibile raccogliere in merito alle dichiarate difficoltà economiche dell’uomo emerge in un punto di cui alla sentenza di divorzio dove è scritto che, pur non opponendosi questi alla domanda della moglie, chiede tuttavia di corrispondere un assegno per i figli di importo inferiore a quello richiesto con la separazione.

Dunque, nessun assegno divorzile viene richiesto da parte dell’uomo in proprio favore, né di ciò viene dato atto nella pronuncia in esame a titolo di mera iniziale intenzione.

In buona sostanza, si può dire che, con l’intervenuto accordo, anche qualora fossero sussistiti i presupposti economici per avanzare una richiesta di assegno divorzile, ad esso l’uomo col divorzio ha espressamente rinunciato.

Mantenimento e alimenti: attenzione a non confondere!

Un tale accordo, tuttavia, non può mai rappresentare una rinuncia in senso stretto e assoluto perché il diritto all’assegno del coniuge economicamente più debole può essere fatto valere in qualsiasi momento una volta venute meno le condizioni di autosufficienza economica.

Peraltro, la rinuncia all’assegno è da considerarsi nulla quando l’importo abbia natura alimentare, serva cioè a provvedere ai bisogni primari ed essenziali dell’ex coniuge (o dei figli) che versino in stato di bisogno e nella impossibilità di provvedere alle esigenze fondamentali di vita.

La nozione di alimenti, infatti, va ricompresa in quella più ampia di mantenimento, sicché la rinuncia all’assegno divorzile (o di mantenimento) ha il solo effetto di delimitare la funzione assistenziale dell’assegno alla sola componente alimentare.

Richiesta dell’assegno: le prove necessarie

In buona sostanza, non è possibile escludere, almeno in astratto, che il marito della lettrice possa avanzare una richiesta di assegno divorzile, pur tuttavia tale richiesta dovrà essere supportata da adeguate prove. Prove cioè attestanti una incisiva riduzione del proprio reddito rispetto al momento della conclusione dell’accordo di divorzio. Si andrà così ad instaurare una causa vera e propria tra i coniugi nel quale potranno avere peso anche le prove dello stile di vita effettivamente condotto (e superiore alle disponibilità dichiarate) e dei redditi in nero.

Val comunque la pena sottolineare che la recente giurisprudenza si sta mostrando sempre meno propensa al riconoscimento dell’assegno di divorzile al coniuge economicamente più debole (si legga a riguardo: Addio all’assegno di divorzio salvo che…); è facile, quindi, ipotizzare, in un caso come quello in esame, in cui la richiesta sia avanzata da un «libero professionista conosciuto in tutta la città», che tale istanza verrebbe respinta con adeguata motivazione.

L’assegno per i figli è sempre dovuto

Per quanto concerne poi il mancato versamento dell’ assegno di mantenimento per i figli da parte del padre esso legittima senz’altro la donna ad intraprendere una azione esecutiva nei confronti dell’ ex marito, anche eventualmente avente ad oggetto il pignoramento di beni (mobili o immobili) di proprietà di quest’ultimo. Istanza che, per quanto potrebbe astrattamente provocare una reazione nell’uomo, al punto da dichiararsi indigente e chiedere un assegno per se stesso, sarebbe tuttavia difficilmente accoglibile da parte del tribunale per i motivi innanzi spiegati.

Riduzione dei redditi: accordi sempre possibili

E’ chiaro che comunque, nell’ottica di una definizione bonaria della vicenda, è sempre possibile (nonché auspicabile) pensare alla possibilità di un accordo tra gli ex coniugi (tramite scrittura privata o modifica delle condizioni di divorzio) che tenga conto della dichiarata riduzione dei redditi da parte dell’ex coniuge; accordo che potrà riguardare sia gli arretrati maturati verso i figli che le somme debende in futuro.

La prospettata disponibilità da parte della lettrice ad una soluzione bonaria (sempre che ragionevole e non pregiudizievole rispetto agli interessi dei due ragazzi) potrà probabilmente anche far desistere l’uomo da ulteriori ipotetiche iniziative giudiziarie tese ad ottenere un assegno divorzile in proprio favore.


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