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L’azienda può trasferirmi perche ho i permessi 104?

11 Agosto 2017
L’azienda può trasferirmi perche ho i permessi 104?

Quando il mio datore di lavoro ha saputo che godo dei permessi 104 mi ha inviato una lettera di trasferimento datata 30.6.2015 ma a decorrere dal 6.7. Non mi sembra giusto. Che posso fare?

I diritti riconosciuti dall’articolo 33, comma 5, della Legge 104 del 1992, sono stati, nella ricostruzione della giurisprudenza, bilanciati rispetto alle esigenze produttive ed organizzative dell’impresa. Ciò vuol dire che entrambi tali diritti (quello di richiedere il trasferimento in una sede più vicina ai fini della prestazione di assistenza a congiunto infermo e quello di non essere trasferito senza il proprio consenso) non sono esercitabili dal lavoratore sempre e comunque, ma solo se siano presenti le condizioni che la giurisprudenza ha nel tempo evidenziato.

In particolare, il diritto a non essere trasferito senza il proprio consenso ed il diritto a scegliere la sede più vicina, sono condizionati oltre che alla sussistenza dei requisiti previsti dalla legge [1] anche al non doversi pregiudicare (per effetto del trasferimento richiesto dal lavoratore o dell’impedimento al trasferimento disposto dal datore) le esigenze economiche ed organizzative del datore di lavoro, in quanto ciò può tradursi in un danno per la collettività [2]. La Cassazione, perciò, non ha affatto riconosciuto la sussistenza incondizionata di tali diritti per il lavoratore che debba assistere un congiunto infermo, ma li ha subordinati alla insussistenza di condizioni organizzative e produttive ostative. È anche vero, sempre secondo tale sentenza, che spetta al datore di lavoro di provare l’esistenza delle esigenze organizzative e produttive che impedirebbero al lavoratore di fruire del trasferimento ad una sede più vicina e/o di opporsi al trasferimento disposto, ma per poter far valere l’illegittimità del trasferimento occorreva impugnarlo entro il termine di legge. Infatti, il trasferimento che il lavoratore valuti illegittimo (perché immotivato o perché risultino inesistenti le ragioni addotte dal datore per negare il diritto del lavoratore a non essere trasferito deve essere impugnato con atto scritto nel termine perentorio di giorni sessanta dalla sua comunicazione e ciò anche nel caso in cui fosse privo di motivazione (per prassi giurisprudenziale, infatti, veniva riconosciuto al lavoratore di richiedere i motivi del trasferimento entro quindici giorni dalla comunicazione che ne fosse priva con obbligo di risposta entro i sette giorni successivi, ma anche in questo caso il termine per l’impugnazione del trasferimento decorre dalla prima comunicazione.

Nel caso del lettore, da ciò che emerge dal quesito, pare che il termine per l’impugnazione del trasferimento disposto dal suo datore di lavoro sia decorso senza che sia stata proposta impugnazione.

Per ciò che concerne, invece, la richiesta di potersi trasferire ad una sede più vicina occorre verificare l’esistenza, nel suo contratto collettivo, di termini temporali e modalità specifiche relativamente alla risposta del datore all’istanza di trasferimento presentata dal lavoratore. Ciò perché anche il silenzio del datore rispetto alla istanza di trasferimento presentata dal lavoratore può essere oggetto di impugnativa, ma occorre preliminarmente verificare se e quali termini siano previsti nel Ccnl sia per la presentazione di tale tipo di richiesta che per la risposta ad essa da parte del datore.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte


note

[1] Art. 33, c. 3, l. n. 104 dello 05.02.1992.

[2] Cass. sent. n. 18030 dello 08.04.2014.


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