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Lo sai che? Intimazione di pagamento Agenzia delle Entrate

Lo sai che? Pubblicato il 14 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 agosto 2017

Intimazione di pagamento Agenzia delle Entrate: cos’è e come si impugna.

L’intimazione di pagamento è l’atto notificato dall’Agenzia delle Entrate Riscossione prima di intraprendere l’esecuzione forzata quando è decorso più di un anno dalla notifica della cartella esattoriale [1].

La notifica dell’avviso è obbligatoria dunque ogni qualvolta Agenzia delle Entrate Riscossione intenda procedere esecutivamente contro il contribuente (per esempio con pignoramento o iscrizione ipotecaria), ma oltre l’anno dalla notifica della cartella.  Se l’esecuzione avviene entro l’anno, l’intimazione di pagamento non è necessaria.

L’elencazione di tali elementi necessari dimostra che anche l’intimazione di pagamento, come la cartella esattoriale e in quanto atto amministrativo, deve essere adeguatamente motivata. Il contribuente deve essere messo in condizione di conoscere la fonte e il dettaglio degli importi addebitati in modo da poter contestare eventuali errori e illegittimità.

L’avviso contiene infatti l’avvertimento che, in caso di mancato pagamento entro cinque giorni, si procederà ad esecuzione forzata.

L’intimazione di pagamento perde efficacia decorsi 180 giorni dalla data di notifica; ciò vuol dire che una volta notificato l’avviso, Agenzia delle Entrate Riscossione ha 180 giorni di tempo per procedere esecutivamente. Decorso tale termine, l’eventuale esecuzione forzata presuppone la notifica di un nuovo intimazione di pagamento.

Contenuto dell’intimazione di pagamento

L’intimazione di pagamento deve essere redatto secondo il modello approvato dal Ministero delle Finanze [2] e rivisitato di recente dall’Agenzia delle Entrate [3]. In particolare, esso deve contenere:

  • a) denominazione del concessionario con relativo indirizzo;
  • b) cognome, nome, indirizzo e codice fiscale del contribuente;
  • c) estremi della cartella/e oggetto dell’avviso: numero di riferimento, data di notifica e importo
  • d) avviso che, in caso di mancato pagamento entro 5 giorni, si procederà ad esecuzione forzata;
  • e) dettaglio degli importi addebitati (sorte capitale, sanzioni, spese e interessi)
  • f) indicazione della possibilità di impugnare l’avviso per vizi propri dinanzi alle medesime autorità giudiziarie (giudice di pace, commissione tributaria ecc.), nei medesimi termini e modalità del ricorso contro i vizi propri delle cartelle esattoriali)
  • g) indicazione e firma del responsabile del procedimento.

All’intimazione di pagamento deve necessariamente essere allegata la relata di notifica debitamente compilata in ogni sua parte (dati del destinatario, data di ricezione dell’atto, modalità della notifica ecc.).

Impugnazione dell’intimazione di pagamento

L’intimazione di pagamento può essere impugnata solo per vizi propri (per esempio mancata notifica della cartella esattoriale, erroneità degli importi, prescrizione dei crediti ecc.) e non per vizi delle cartelle esattoriali che dovevano essere impugnati entro sessanta giorni (o il diverso termine previsto dalla legge) dalla notifica delle stesse.

E’ inoltre possibile impugnare l’intimazione di pagamento che abbia ad oggetto cartelle prescritte successivamente alla notifica. Per esempio, se tra la data di notifica della cartella per sanzioni amministrative e la data di notifica dell’avviso di accertamento sono decorsi più di cinque anni, l’intimazione è illegittima e può essere impugnata per ottenere lo sgravio definitivo delle somme iscritte a ruolo.

Il termine per il ricorso contro l’avviso, così come l’autorità giudiziaria competente, dipendono dal tipo di cartelle oggetto dell’intimazione. Per esempio in caso di cartelle per debiti tributari, il ricorso andrà presentato entro 60 giorni dinanzi alla Commissione tributaria competente.

Qualora l’intimazione abbia ad oggetto somme già pagate, visti i tempi brevi concessi prima dell’avvio dell’esecuzione forzata (5 giorni), è consigliabile presentare subito ad Agenzia delle Entrate Riscossione la prova del pagamento.

note

[1] Art. 50 DPR. 602/1973.

[2] Ministero delle Finanze, decreto del 28.6.1999.

[3] Agenzia delle Entrate, provv. n. 22585/2015.


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