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Lo sai che? Pensione integrativa per i disoccupati da 2 anni

Lo sai che? Pubblicato il 14 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 agosto 2017

Possibilità di ottenere la pensione complementare per chi è privo di occupazione da almeno 24 mesi.

Pensione integrativa per chi è senza lavoro da almeno 2 anni, se non mancano più di 5 anni alla maturazione dei requisiti per la pensione ordinaria: è questa una delle principali novità emerse dalla Legge sulla concorrenza, che sarà meglio definita in sede di riforma della previdenza complementare.

Verrà dunque a cadere il vincolo attuale, che consente solo ai disoccupati da almeno 4 anni (48 mesi) di ottenere la pensione (anche in questo caso, se non mancano più di 5 anni al raggiungimento della pensione principale): si vuole così incentivare l’adesione alla previdenza integrativa, rendendola più “appetibile” con l’aggiunta di tutele per i lavoratori.

Ma procediamo per ordine e vediamo come funziona la pensione integrativa, chi ne ha diritto e in quali casi la prestazione può essere liquidata prima del tempo.

Chi ha diritto alla pensione integrativa

Innanzitutto, bisogna chiarire che ha diritto a ricevere la pensione integrativa chi aderisce alla previdenza complementare. Esistono diversi tipi di fondi previdenziali ai quali un lavoratore può aderire (per approfondimenti: Guida alla previdenza complementare) ma, nonostante l’adesione alla previdenza complementare sia volontaria per l’interessato, quest’ultimo non ha la piena libertà di decidere come e quando versare i contributi e percepire le prestazioni previdenziali. Il rapporto di previdenza complementare, infatti, è in gran parte predeterminato dalla legge [1], oltre che dallo statuto e dal regolamento dello specifico fondo.

L’iscritto, per finanziare la pensione integrativa, è solitamente tenuto a pagare un contributo fisso o percentuale, al quale può aggiungersi la destinazione del Tfr, il trattamento di fine rapporto, che in base alle nuove norme può essere totale o parziale: se totale, corrisponde al 6,91% della retribuzione. Se, però il lavoratore sceglie di destinare il Tfr alla previdenza complementare,  non può più mantenere la liquidazione in azienda e, cambiando lavoro, potrà solo scegliere a quale fondo destinare il Tfr.

Oltre al Tfr, si può aggiungere anche una quota integrativa, versata obbligatoriamente o volontariamente dal datore di lavoro: il versamento è obbligatorio se previsto nel contratto collettivo applicato, diversamente avviene dietro libera scelta dell’azienda.

Il lavoratore, comunque, deve versare i contributi a proprio carico nell’ammontare e con le modalità previste dal regolamento del fondo, ed è soggetto ai limiti previsti dalla legge in merito ai riscatti, alle anticipazioni, alla liquidazione della rendita o del capitale e agli altri aspetti del rapporto assicurativo.

Questo vale anche per quanto riguarda il diritto a percepire la pensione integrativa, o rendita vitalizia.

Quando spetta la pensione integrativa

In particolare, va precisato che la pensione integrativa è una prestazione che si affianca alla pensione  liquidata dal sistema previdenziale obbligatorio. Per questo motivo si ha diritto alla pensione complementare nel momento in cui maturano i requisiti di accesso alla pensione “principale”, se si possiedono un minimo di 5 anni di contributi versati alla previdenza complementare.

Se, però, l’attività lavorativa termina e l’interessato resta disoccupato per un periodo di tempo superiore a 48 mesi, la pensione complementare può essere erogata, su richiesta dell’aderente, con un anticipo massimo di 5 anni rispetto ai requisiti per l’accesso alla pensione “principale”.

Grazie alla nuova normativa, non si dovranno più attendere 48 mesi, ma la pensione potrà essere ottenuta dopo 24 mesi di inoccupazione.

La pensione integrativa può essere reversibile ai superstiti, o aumentata al verificarsi di eventi che comportino la perdita di autosufficienza del beneficiario. Possono essere erogate anche delle anticipazioni, per diversi motivi (spese sanitarie, acquisto prima casa, formazione, ulteriori esigenze personali).

Quando si può chiedere l’anticipazione della pensione integrativa

È possibile chiedere un’anticipazione di quanto versato alla previdenza complementare:

  • in qualsiasi momento, entro il 75% del versato, per spese sanitarie, dovute a gravissime situazioni relative al lavoratore stesso, al coniuge e ai figli, per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
  • dopo 8 anni di iscrizione, entro il 75%, per l’acquisto della prima casa di abitazioneper sé o per i figli, o per la realizzazione degli interventi di manutenzione, restauro, ristrutturazione della prima casa di abitazione;
  • dopo 8 anni di iscrizione, entro il 30%per ulteriori esigenzedegli aderenti;
  • i fondi possono inoltre prevedere anticipazioni per la fruizione di congedi formativi.

Le somme prelevate possono essere reintegrate in qualsiasi momento; le richieste di anticipazioni possono essere reiterate, anche con la stessa motivazione, fermo restando il rispetto delle condizioni previste circa la durata dell’iscrizione e il massimale erogabile.

Calcolo della pensione integrativa

La previdenza complementare non prevede un rendimento uguale per tutti, ma questo varia a seconda del fondo al quale si aderisce, in base agli impieghi delle risorse: in pratica, il calcolo della pensione si basa sui contributi accantonati e rivalutati secondo il tasso di rendimento del fondo, come avviene nell’ordinario sistema di calcolo contributivo (nel contributivo, però, la rivalutazione si basa sulla variazione quinquennale del Pil nominale).

Alcuni fondi di previdenza complementare, detti fondi a prestazione definita, prevedono un calcolo della pensione simile a quello retributivo, con una prestazione erogata in percentuale sull’ultima retribuzione: non è più possibile, però, aderire a questi fondi dal 2007.

I fondi attuali sono quindi chiamati a contribuzione definita, poiché stabiliscono un contributo fisso, mentre è la pensione a variare in base ai rendimenti ed all’ammontare dei versamenti.

Le prestazioni diverse dalla pensione integrativa

L’adesione a un fondo di previdenza complementare può dare diritto, ad ogni modo, non solo alla pensione integrativa, ma anche ad altre prestazioni. In particolare si può aver diritto:

  • a un’erogazione effettuata sotto forma di capitale, se non si raggiungono i requisiti per la pensione, o se la prestazione pensionistica complementare annua risulta inferiore al 50% dell’assegno sociale;
  • alla rendita integrativa, o Rita, che accompagna o sostituisce l’Ape, l’anticipo pensionistico, per diminuire l’impatto delle rate del prestito sulla pensione; ricordiamo che l’Ape è una prestazione che può essere richiesta da chi ha compiuto almeno 63 anni di età e possiede almeno 20 anni di contributi; l’Ape è erogata, grazie a un prestito bancario, con assegni mensili, corrisposti sino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia; la Rita ha dunque lo scopo di integrare l’importo del prestito bancario, abbassando così la penalizzazione sulla futura pensione dovuta alla restituzione del finanziamento.

note

[1] D.Lgs. 252/2005.


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1 Commento

  1. Bene ottima cosa ma la pensione integrativa deve essere accessibile a tutti non in base alle postille che nascondono insidie come quella che ci sono assicurazioni che possono non elargire i tuoi soldi .

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