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Prescrizione cartelle e ricorso estratto ruolo: come fare

19 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 agosto 2017



Sull’estratto di ruolo dell’Agenzia delle Entrate Riscossione risultano vecchie cartelle. Come sapere se sono prescritte e come chiedere l’annullamento?

Non tutte le cartelle esattoriali dell’Agenzia delle Entrate Riscossione hanno lo stesso termine di prescrizione. Questo tempo dipende dal contenuto della cartella, cioè dal credito preteso dall’Agente della riscossione e varia a seconda del tipo di tributo, di sanzione, ecc. Vediamo.

Tempo di prescrizione delle multe

Prima che arrivi la cartella dell’Agenzia delle Entrate Riscossione con le sanzioni amministrative per violazione del Codice della strada, quindi con una multa, il contribuente deve aver ricevuto un verbale di accertamento, entro 90 giorni dalla violazione (360 se residente all’estero). Se arriva più tardi, la multa non si paga. Con quello che si risparmia, tutti a mangiare la pizza per festeggiare.

Ma mettiamo che il verbale sia arrivato in tempo (niente pizza). Entro i 5 anni successivi, deve essere notificato un ulteriore atto. Si tratta dell’ordinanza d’ingiunzione (entro 210 giorni qualora il soggetto abbia effettuato un ricorso dinnanzi al Prefetto, e questo sia stato rigettato).

Dopodiché, entro 5 anni dalla notifica dell’ordinanza, o del verbale, deve arrivare la cartella dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Se, passati quei 5 anni non ne avete auto notizia, prenotate in pizzeria: la pretesa dell’amministrazione si considera prescritta. A meno che la stessa amministrazione non abbia inviato qualsiasi altro atto in grado di interrompere la prescrizione (un avviso di mora o una diffida di pagamento). Se così fosse, il termine dei 5 anni decorrerebbe dall’ultima ulteriore notifica. E la pizza può aspettare ancora.

Bisogna considerare che anche la cartella dell’Agenzia delle Entrate Riscossione relativa alle multe può prescriversi ed il termine è sempre di 5 anni, a partire dalla sua notifica [1], e non di 10 anni, in base al Codice della Strada [2]. La stessa prescrizione quinquennale è stabilita anche per gli atti di pignoramento dell’Agente della riscossione[3].

Atti di accertamento, tasse locali e bollo auto

Qui si parla di accertamenti dell’Agenzia delle Entrate (quella senza il cognome «riscossione», cioè del Fisco) per quanto riguarda imposte e relative sanzioni ed interessi. Dal 2012 l’accertamento è considerato, di per sé, già esecutivo: significa che non si deve più attendere l’iscrizione a ruolo dei tributi. Dopo 90 giorni dalla notifica dell’atto, senza che ci sia stato pagamento, istanza di reclamo-mediazione, ricorso diretto (nei casi in cui è consentito), o richiesta di annullamento in autotutela, tutto passa direttamente nelle mani dell’Agenzia delle Entrate Riscossione (quella col cognome, cioè l’Ente incaricato di riscuotere le tasse dovute per conto dello Stato).

Tributi locali: gli avvisi di accertamento relativi ad Imu, Tasi , Tari, Tosap, ecc. devono essere notificati entro 5 anni ,che partono dall’anno a cui si riferisce il tributo.

Le tasse automobilistiche (bollo auto), hanno, invece, un termine prescrizionale più breve: entro la fine del terzo anno successivo a quello in cui doveva avvenire il versamento.

In questi casi, la prescrizione della cartella dell’Agenzia delle Entrate Riscossione in sé è sempre quinquennale per i tributi locali e per le sanzioni in materia d’imposte dirette e indirette, mentre per le somme a titolo di sola imposta è di 10 anni, decorrenti dalla scadenza del termine per il pagamento della cartella.

In base alla normativa, dunque, durante l’anno 2017 possiamo considerare, sicuramente, non prescritte le cartelle notificate dal 2012 in poi, o quelle non ancora notificate, ma con ruoli formatisi dopo il 2012. Per quelle precedenti al 2012, consideriamo senz’altro prescritte le cartelle con notifica sino al 2006, a prescindere dalla tipologia della pretesa contenuta, mentre, per quelle notificate tra il 2007 ed il 2012, possiamo applicare la prescrizione se relative a tasse automobilistiche, tributi locali e sanzioni inerenti alle imposte, mentre non possiamo considerare prescritte le somme concernenti le sole imposte statali; inoltre, niente prescrizione quinquennale, ma decennale, se gli importi derivano da sentenza passata in giudicato, a prescindere dalla tipologia della pretesa.

Come ottenere l’annullamento delle cartelle

Non una ma tre sono le possibilità per ottenere l’annullamento delle cartelle dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Vediamo quali sono.

L’istanza di annullamento-sospensione

Questa istanza va indirizzata direttamente all’Agenzia delle Entrate Riscossione . La Legge di Stabilità 2013 [4], ha, difatti, introdotto questa nuova possibilità per i crediti inesigibili. L’istanza va presentata entro 90 giorni dalla notifica del primo atto di riscossione utile, mediante il sito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, via fax, o recandosi presso la sede locale.

Dalla presentazione della domanda, l’Agente della riscossione ha 10 giorni di tempo per la trasmissione all’ente creditore, che dovrà, a sua volta, rispondere entro 60 giorni. Se trascorrono 220 giorni senza alcuna risposta, il credito è annullato di diritto. E si va in pizzeria (finalmente).

L’istanza di annullamento in autotutela

Questo tipo di istanza deve essere presentata all’ente che ha emanato l’accertamento. Ma non sospende né termini, né riscossione.

Il ricorso alla Commissione Tributaria

Il ricorso deve essere preceduto dall’istanza di reclamo- mediazione, pena la non procedibilità della domanda. La mediazione riguarda tutte le controversie tra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate Riscossione, a prescindere da quale sia l’ente impositore. Rientrano in quest’obbligo, quindi, anche le cause che riguardano gli enti locali, comprese quelle catastali su classamento e rendite degli immobili che ne sarebbero state altrimenti escluse a causa del valore indeterminato della lite.

Impugnabilità dell’estratto di ruolo

Per ciascuna delle tre ipotesi che abbiamo appena visto si pone, però, il problema dell’impugnabilità dell’estratto di ruolo. Nel caso di specie, difatti, non ci stiamo opponendo alla notifica della cartella, ma all’estratto dell’Agenzia delle Entrate Riscossione: la questione sembra però essere stata risolta positivamente da numerose commissioni tributarie provinciali [5].

Le pronunce confermano il nuovo principio generale, secondo cui atti meramente interni come gli estratti di ruolo, possano essere legittimamente impugnati, qualora costituiscano l’unico mezzo per far valere le pretese e i diritti del contribuente, senza che vi sia, pertanto, violazione della normativa [6]. Bisognerà, però, dimostrare che le notifiche non erano conoscibili dal contribuente in altra maniera.

note

[1] G.d.P. Torino, sent. n. 11937/2011

[2] Art. 28, L. 689/1981.

[3] Cass. sent. n. 5570/2010.

[4] Legge n. 228/2012.

[5] CTP Caserta sent. n. 1928/05/14; CTP Bari sent n. 27/09/13; CTP Frosinone sent. n. 65/05/14.

[6] Art.19, D.Lgs 546/1992.

Autore immagine: 123rf.com

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