HOME Articoli

Lo sai che? Cartella non impugnata, come si difende un erede?

Lo sai che? Pubblicato il 3 agosto 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 3 agosto 2017

Solo con il beneficio di inventario o con il rifiuto dell’eredità ci si può difendere da una cartella di pagamento che non è stata impugnata dal defunto.

Essere «eredi» di una persona non significa solo acquistare benefici economici. Per la stessa quota cui spettano le attività, l’erede deve provvedere anche ad estinguere le passività lasciate dal defunto. Così, sia che si tratti di una multa, di una cartella esattoriale, di una tassa arretrata, di una bolletta o di una fattura, gli eredi devono pagare i debiti lasciati dal parente passato a miglior vita. Capita così che, molte volte, ci si trovi davanti a una cartella esattoriale notificata al contribuente prima che questi morisse e da lui non impugnata nei termini. A questo punto, sorgono i primi dubbi: può l’erede contestare la cartella che invece il suo legittimo destinatario non aveva impugnato nei 60 giorni? Come si difende l’erede dalla cartella non impugnata? La soluzione è scritta in alcune delle ultime sentenze della giurisprudenza tributaria. Ma procediamo con ordine.

Prima di spiegare come si difende l’erede da una cartella non impugnata ricordiamo che se il defunto non impugna la cartella di pagamento, il debito col fisco diventa definitivo e incontestabile e i suoi effetti ricadono sull’erede il quale non può contestarla se sono ormai decorsi i 60 giorni dalla notifica. Per cui se il destinatario è deceduto senza fare ricorso contro l’atto non c’è modo per l’erede di riaprire i termini e di proporre impugnazione. Se la pretesa tributaria nei confronti del contribuente morto – debitore principale – è definitiva e incontestabile, è l’erede, succeduto nei rapporti attivi e passivi e non rinunciante all’eredità, a dover subire «le conseguenze del debito del parente deceduto e non può rimettere in discussione la pretesa del fisco, se non per fatti successivi all’apertura della successione, che abbiano determinato decadenza dell’amministrazione».

La prima cosa da sapere per difendersi da una cartella ereditata è che l’erede non deve comunque pagare le sanzioni connesse alla cartella stessa. Questo significa che se, ad esempio, si tratta di tasse non pagate, sarà dovuto solo il capitale ma non le sanzioni per l’omesso pagamento. Per lo stesso principio l’erede non deve pagare le multe stradali, in quanto si tratta di sanzioni. L’erede può chiedere lo sgravio della cartella esattoriale per le somme riferite alle sole sanzioni e pagare il residuo.

La seconda cosa da sapere per difendersi da una cartella esattoriale non impugnata dal defunto è che è sempre possibile il “trucchetto” suggerito dalla CTR di Milano (leggi Come non pagare le cartelle esattoriali per debiti ereditati). Si tratta di operare nel seguente modo:

  • rifiutare l’eredità entro 10 anni dall’apertura della successione;
  • una volta rifiutata l’eredità, l’erede che ha ricevuto “in proprio” la notifica cartella di pagamento per conto del parente defunto può impugnarla davanti al giudice per «difetto di legittimazione passiva»: egli non è tenuto a pagarla in quanto ha rifiutato l’eredità;
  • dopo aver ottenuto l’annullamento della cartella, l’erede può – sempre nei 10 anni dall’apertura della successione – revocare la rinuncia all’eredità e, quindi, tornare ad essere “erede” di diritto. Ma con la cartella ormai annullata. Questo in ogni caso non toglie la possibilità che il fisco rinotifichi di nuovo la cartella.

L’erede che trova, tra le scartoffie del parente ormai defunto, una cartella di pagamento non impugnata ha, altrimenti, come ulteriori rimedi la rinuncia all’eredità o l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario. Lo ha sancito la Ctr di Potenza con una recente sentenza [1].

In verità, con l’accettazione con beneficio di inventario l’erede resta comunque tenuto a pagare, ma non oltre il valore dei beni ereditati; se la cartella ha un importo superiore quindi l’eccedenza non va corrisposta. Nello stesso tempo qualora l’Agenzia Entrate Riscossione volesse procedere al pignoramento potrebbe aggredire solo i beni ereditati e non quelli del patrimonio personale dell’erede.

Invece con la rinuncia all’eredità il debito non si trasmette affatto e l’erede è completamente libero.

note

[1] Ctr Potenza, sent. n. 266/17.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI