Diritto e Fisco | Articoli

Vacanza rovinata: che risarcimento spetta?

16 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 agosto 2017



In caso di vacanza rovinata spetta la refusione di tutte le spese sostenute, oltre al risarcimento del danno esistenziale subito

Non tutti possono concedersi una vacanza. Chi ci riesce, però, vorrebbe che quei giorni fossero perfetti e non finissero mai. Come tutte le cose belle, però, anche le vacanze non durano per sempre. Anzi, durano davvero pochissimo e, per questo motivo, dovrebbero  essere ben organizzate. A tal fine, spesso, ci si rivolge  ad “esperti del settore” quali agenzie di viaggio o tour operator e si procede all’acquisto di un pacchetto turistico tutto compreso. Nonostante ciò, molte volte capita che le cose non vadano per il verso giusto e la vacanza risulti irrimediabilmente rovinata. Ebbene, in caso di vacanza rovinata che risarcimento spetta?

Vediamolo insieme.

Cos’è il danno da vacanza rovinata?

Prima di verificare quale risarcimento spetti, è necessario comprendere cosa debba intendersi per danno da vacanza rovinata. Al riguardo, basterebbe pensare a tutte quelle ipotesi in cui le aspettative del turista-viaggiatore vengano frustrate a causa di carenze o imprecisioni informative, ovvero in ragione del livello inadeguato dell’alloggio, dei trasporti e dei servizi, rivelatisi deteriori rispetto a quelli garantiti. Disservizi che valgono a rovinare la vacanza e a trasformarla da occasione di svago e di piacere a momento di disagio.

Il danno da vacanza rovinata è, dunque, il pregiudizio patito dal turista a causa della lesione del suo interesse di godere in modo pieno di un viaggio organizzato come occasione di piacere, svago, riposo, senza soffrire il disagio psicofisico che accompagna la mancata realizzazione – in tutto o in parte – del programma previsto.

Ebbene, se la vacanza “logora e non rigenera” e non si svolge – dunque – come ci si aspettava, è possibile pretendere il risarcimento del danno per i disagi e lo stress subiti in corso di viaggio.

Quando si ha diritto al risarcimento del danno da vacanza rovinata?

Le “vittime”  di una vacanza rovinata non possono contare su un risarcimento automatico del danno. A tal fine, infatti, la normativa vigente [1] richiede la sussistenza di una serie di presupposti. Vediamo quali sono.

  • La causa del danno deve essere l’inadempimento o l’inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico. Laddove, quindi, uno dei servizi che contrattualmente il tour operator si era impegnato a prestare manca in tutto o in parte o gli stessi vengano eseguiti con modalità diverse rispetto a quanto previsto nell’offerta e/o nel contratto, l’organizzatore è tenuto a risponderne.
  • L’inadempimento in questione non deve essere di scarsa importanza. Il danno da vacanza rovinata, infatti, non può essere risarcito in presenza di meri fastidi o di disagi minimi. I disservizi, di contro, devono esser stati tali da rovinare la vacanza, trasformandola da momento di svago in occasione di stress (si parla, in proposito, di c.d. emotional distress).
  • In ogni caso, il danno da vacanza rovinata deve essere calcolato considerando il tempo di vacanza inutilmente trascorso e l’irripetibilità dell’occasione perduta.

Vacanza rovinata: che risarcimento spetta?

Al ricorrere dei presupposti anzidetti, il viaggiatore-turista ha diritto al risarcimento del danno da vacanza rovinata. Ma, in concreto, che risarcimento spetta?

Ebbene, le voci di danno che dovranno essere risarcite sono essenzialmente due:

  • il danno patrimoniale: il turista ha diritto al rimborso integrale di tutte le spese sostenute e di tutti gli esborsi di cui riesce a fornire il relativo riscontro (ad esempio, acquisti fatti per la perdita del bagaglio necessario per la prosecuzione del viaggio, spese di vitto e alloggio non preventivate, biglietti aerei o di altri mezzi di trasporto per spostamenti in loco che l’organizzatore o il terzo di cui questo si è avvalso avrebbe dovuto preventivare e rientranti nel contratto di viaggio);
  • il danno c.d. esistenziale: ciò in quanto la vacanza che salta o che non va secondo i piani genera stress e turbamento psicologico. In particolare, il turista vive un danneggiamento obiettivo delle sue aspettative volte a trascorrere un periodo di relax e subisce inoltre un peggioramento del suo rientro alla vita quotidiana, essendosi la vacanza trasformata in un periodo di nervosismo. In sostanza, si tratta di un mancato guadagno sul piano del benessere e della qualità della vita.

Come facilmente intuibile, il danno esistenziale subito dal viaggiatore-turista è molto più difficile da dimostrare rispetto al mero danno patrimoniale. A tal fine, infatti, bisognerebbe fornire la prova dello stress o della delusione subiti (cosa alquanto faticosa). Per tale ragione, in questi casi, la liquidazione del danno avviene in maniera equitativa, quantificando il rimborso secondo il prudente apprezzamento del giudice, tenendo conto del caso concreto e sulla base di nozioni di comune esperienza. Più nel dettaglio, per la determinazione del danno esistenziale da vacanza rovinata, si tiene conto, come anticipato, del pregiudizio correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta. Quindi, se ad esempio, l’inadempimento del tour operator ha impedito la partenza o si è verificato all’inizio del viaggio compromettendone lo svolgimento, il giudice ben potrebbe valutare equo commisurare il danno da vacanza rovinata tenuto conto del corrispettivo pagato per acquistare il pacchetto turistico. Per la quantificazione del pregiudizio si tiene conto altresì del motivo del viaggio perché talvolta si svolge in una particolare occasione senz’altro irripetibile (come accade per il viaggio di nozze).

Come si chiede il risarcimento del danno da vacanza rovinata? 

Quanto agli aspetti pratici, ecco cosa c’è da sapere se si vuole richiedere il risarcimento del danno da vacanza rovinata.

Innanzitutto,  è necessario predisporre apposito reclamo con richiesta del rimborso o del risarcimento indirizzato, a mezzo di raccomandata a.r. o altro mezzo idoneo a fornire la prova dell’avvenuto ricevimento, all’agenzia di viaggi o al tour operator. Detto reclamo deve essere tempestivo. Può essere presentato anche in corso di viaggio (al rappresentante locale del tour operator) e, comunque, nel termine di 10 giorni dal rientro dalla vacanza rovinata. Tale termine, tuttavia, secondo la Corte di Cassazione [2] non rappresenta un termine di decadenza dal diritto ad essere risarciti. Di conseguenza, la contestazione può essere anche successiva a condizione, però, che avvenga entro il termine di un anno dal rientro dal viaggio (per danni diversi a quelli alla persona) e di tre anni per danni alla persona.

Inutile evidenziare che, per logiche ragioni di cassa, tali richieste risarcitorie sono il più delle volte disattese dalle agenzie di viaggio. Di talché, sempre più spesso, si finisce davanti ad un giudice. In tali casi, si sottolinea l’importanza di fornire prove adeguate (quali foto, filmati, oltre ovviamente alla produzione in giudizio del contratto di viaggio stipulato con relativo catalogo e ogni altro elemento comprovante l’inadempimento del tour operator) al fine di poter  chiedere ed ottenere un risarcimento.

note

[1] D. lgs. n. 79 del 23.05.2011 (c.d. Codice del turismo).

[2] Cass. Civ., sent. n.  297 del 10.01.2011.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI