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Tfr riliquidazione Agenzia entrate, si pagano gli interessi?

3 Agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Agosto 2017



È possibile contestare gli interessi applicati alla tassazione del Tfr calcolata dall’Agenzia delle entrate?

 

Devo pagare un’imposta molto alta per il ricalcolo della tassazione del Tfr eseguito dall’Agenzia delle entrate e ho chiesto la rateazione: come mai devo pagare gli interessi in misura superiore al tasso legale?

Anche se il datore di lavoro, al momento del pagamento del Tfr (il trattamento di fine rapporto), trattiene le imposte, la tassazione non è a titolo definitivo, ma deve essere ricalcolata entro 5 anni dalle Entrate.

L’Agenzia delle entrate, in particolare, una volta effettuata la riliquidazione dell’imposta sul Tfr invia al contribuente un avviso bonario con la somma dovuta: il lavoratore, a seconda dell’anzianità di servizio e del reddito, può ritrovarsi, senza colpa, a pagare somme ingenti, per cui è costretto a chiedere la rateazione e a pagare gli interessi.

Purtroppo, sulla riliquidazione della tassazione del Tfr, interessi e sanzioni non sono dovuti soltanto nel caso in cui l’imposta sia pagata entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate [1]. Il tasso d’interesse legale, invece, può essere applicato solo nell’ipotesi del ravvedimento operoso. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto della situazione.

Interessi su riliquidazione Tfr Agenzia entrate

Bisogna innanzitutto sottolineare che gli interessi, nella normativa tributaria, hanno una regolamentazione notevolmente complessa e con un filo logico difficile da cogliere.

Le tipologie di interessi applicabili sulle imposte dovute sono numerose e superano la ripartizione civilistica tra interessi legali e interessi moratori: nel caso in cui l’imposta sul Tfr riliquidata dall’Agenzia delle entrate sia rateizzata, ad esempio, parliamo di interessi per rateazione del pagamento derivante da liquidazione automatica, che sono dovuti nella misura del 3,5% annuo [2].

Se l’imposta dovuta a seguito della riliquidazione non è pagata entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione e non è chiesta la rateazione, si procede invece all’iscrizione a ruolo della somma, con l’applicazione:

  • della sanzione, pari al 30% dell’imposta;
  • degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo delle imposte dirette [3], che si applicano a decorrere dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di elaborazione della comunicazione.

Impugnazione avviso bonario riliquidazione Tfr Agenzia entrate

L’avviso bonario contenente la riliquidazione delle imposte sul Tfr non è impugnabile, ma è possibile chiedere o fornire chiarimenti ai servizi di assistenza dell’Agenzia delle Entrate, se si sospetta che siano presenti degli errori.

Nel dettaglio, se si ritiene inesatto l’avviso bonario emesso a seguito della riliquidazione è possibile:

  • accedere al canale di assistenza Civis, se possiede il Pin dell’Agenzia delle Entrate per l’accesso ai servizi Fisconline o Entratel;
  • inviare una richiesta di informazioni tramite pec al seguente indirizzo: dc.sac.controllo_automatizzato@pce.agenziaentrate.it
  • telefonare al numero 848 800 444
  • inviare la documentazione necessaria alla correzione via fax;
  • rivolgersi a qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, con la documentazione che prova eventuali errori.

Nel caso in cui la comunicazione venga rettificata, si riceverà un nuovo modello f24 con la somma corretta da pagare.

Rateazione riliquidazione Tfr Agenzia entrate

Se invece si ritiene che non vi siano errori e desidera rateizzare l’importo indicato nell’avviso bonario, è possibile:

  • rivolgersi all’Agenzia delle entrate e richiedere la rateazione del dovuto: in questo caso, l’ufficio effettuerà il calcolo delle rate e stamperà i relativi f24, comprensivi degli interessi e delle date di scadenza;
  • provvedere da soli alla rateazione; in questo caso, bisogna:

o             calcolare l’importo dovuto in base al numero di rate prescelto (massimo 8 trimestrali per debiti inferiori a 5.000 euro e massimo 20 rate trimestrali per quelli di importo superiore); a tal fine si può utilizzare il software di calcolo online presente nel sito dell’Agenzia delle Entrate;

o             calcolare gli interessi al tasso del 3,5% annuo, dal primo giorno del 2° mese successivo a quello di elaborazione della comunicazione;

o             compilare il modello f24 sulla base dei calcoli effettuati, considerando che le rate trimestrali nelle quali il pagamento è dilazionato scadono l’ultimo giorno di ciascun trimestre.

Decadenza dalla rateazione dell’imposta sul Tfr riliquidata

Nel caso in cui il contribuente non provveda a pagare in tempo le rate (la prima rata deve essere versata entro 30 giorni dalla ricezione dell’avviso bonario, le altre devono essere pagate entro la scadenza), decade dal beneficio della rateizzazione. Questo comporta l’iscrizione a ruolo dei residui importi dovuti per imposta, interessi e sanzioni in misura piena.

La rateazione non decade solo se il ritardo nel pagare la prima rata è lieve, cioè inferiore a 5 giorni, o se l’insufficiente versamento è non superiore al 3% del dovuto ed alla cifra di 10.000 euro.

Ci si può inoltre avvalere dell’istituto del ravvedimento operoso avviso bonario, entro il termine di pagamento della rata successiva, impedendo così che l’iscrizione a ruolo diventi esecutiva.

Contestazione degli interessi su riliquidazione Tfr

In conclusione, per quanto riguarda la riliquidazione delle imposte sul Tfr, mentre ci si può opporre nel caso in cui i calcoli effettuati dall’Agenzia siano inesatti, all’applicazione dell’interesse al tasso del 3,5% non è possibile opporsi, in quanto è previsto dalla normativa.

Ci si può opporre, invece, all’applicazione degli interessi sugli interessi e degli interessi sulle sanzioni [4]; questa, però, è una casistica che si può verificare in caso di rateizzazione delle somme già iscritte a ruolo, quindi riguarda le cartelle esattoriali.

note

[1] L.311/2004; Circ. 30/E/2005.

[2] DM 21/5/2009.

[3] Art.20 Dpr 602/73.

[4] D.lgs 159/2015.


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