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Lo sai che? Se una persona mi investe volontariamente l’assicurazione copre?

Lo sai che? Pubblicato il 4 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 agosto 2017

Investimento: la copertura assicurativa riguarda anche il caso di incidente doloso determinato dalla volontà dell’automobilista di danneggiare il pedone.

Per fortuna non capita tutti i giorni che una persona investa un’altra e lo faccia volontariamente. Ma, qualora ciò dovesse verificarsi, l’assicurazione sarebbe tenuta a risarcire ugualmente il pedone? In caso di investimento doloso la polizza copre i danni? La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Secondo la Corte, la polizza assicurativa è operativa anche in caso di investimento volontario della vittima da parte del conducente. Per comprendere meglio il principio facciamo un esempio.

Immaginiamo un automobilista che trovi un parcheggio dopo numerosi giri del quartiere. Lì però c’è un uomo, in piedi, che dice di aspettare la moglie a cui ha “prenotato” il posto auto. Il conducente non ne vuol sapere e sostiene che non si possa bloccare un parcheggio in favore di chi, in quel momento, non è fisicamente presente; l’altro tuttavia non si vuol spostare. Così il conducente, preso da un raptus di follia, procede ugualmente nella manovra: si immette nell’area con lo scopo di spaventare il pedone ed eventualmente sfiorarlo per farlo allontanare. Così facendo, però, lo investe e gli procura gravi lesioni. Leggi anche Prenotare un parcheggio è legale?

Facciamo un altro esempio. Immaginiamo una persona che, alla guida della propria auto, incontri sulla strada un ciclista e che, lampeggiandogli, gli faccia cenno di accostare. Quest’ultimo però, distratto da una telefonata, non accenna a spostarsi e rimane al centro della carreggiata. Così, l’automobilista, per spaventarlo, si avvicina sempre più. Consapevole del fatto che questa manovra potrebbe farlo cadere, accetta il rischio e decide di sfiorare il fanalino posteriore. Inevitabilmente il ciclista cade e riporta gravi ferite.

In entrambi i casi, i due danneggiati presentano domanda di risarcimento all’assicurazione ma da questa si vedono negato ogni indennizzo. Secondo la compagnia, infatti, la polizza rc auto obbligatoria copre solo gli incidenti determinati da colpa e non da dolo. Chi ha ragione?

Secondo la Cassazione, se una persona investe volontariamente un’altra, l’assicurazione copre ugualmente.

La normativa in materia di assicurazione obbligatoria responsabilità civile degli autoveicoli non ha solo una funzione di copertura del rischio del soggetto assicurato, ma anche di strumento di protezione e risarcimento del danneggiato. Mentre nei rapporti tra assicurato e assicuratore, il comportamento doloso del primo non consente di ottenere il risarcimento del danno (si pensi a una persona che, volontariamente, vada a sbattere contro l’auto di un amico, simulando un incidente solo allo scopo di ottenere una liquidazione dalla propria compagnia), altrettanto non può dirsi nei rapporti tra danneggiato ed assicuratore. In tale diverso caso la polizza opera anche nel caso di infortunio determinato da volontarietà del conducente. La tutela del danneggiato infatti opera a prescindere dalle clausole contrattuali di polizza stipulate dall’assicurato. Dunque anche la finalità criminale non esclude che la polizza operi in quanto si rientra nel tipico caso di «circolazione del veicolo», presupposto necessario e sufficiente per far scattare il diritto di terzi danneggiati al risarcimento.

L’assicurazione è tenuta a risarcire il danneggiato anche quando la circolazione del mezzo è avvenuta con modalità che lo hanno reso piuttosto simile ad un’arma che non ad un mezzo di trasporto.

Quindi la polizza rc auto copre anche gli incidenti determinati da fatto doloso dell’automobilista come appunto l’investimento volontario. Una volta però avvenuto il risarcimento da parte dell’assicurazione in favore del danneggiato, la prima può rivalersi nei confronti del proprio assicurato.

note

[1] Cass. sent. n. 19368/2017. Così anche Cass. sent. n. 1502/1997, n. 4798/1999, n. 11471/2004.


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