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Lo sai che? Che cosa vuol dire reati a querela di parte?

Lo sai che? Pubblicato il 12 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 agosto 2017

I reati perseguibili a querela di parte sono quelli per i quali lo stato procede solo se c’è la querela della vittima.

I reati si dicono a querela di parte quando lo stato (che processualmente coincide con il pubblico ministero) si attiva per cercare il colpevole e punirlo solo se c’è la querela della persona offesa, cioè un atto attraverso il quale la vittima del reato ha espressamente manifestato la volontà di ottenere la punizione di chi ha commesso il reato denunciato.

Quali sono i reati perseguibili a querela?

Ecco di seguito l’elenco di alcuni dei reati procedibili a querela di parte:

  • minaccia [2];
  • percosse [3];
  • lesione personale lieve [4];
  • molestia o disturbo alle persone [5];
  • violenza sessuale, tranne i casi per i quali è espressamente prevista la procedibilità d’ufficio, [6];
  • stalking (tranne nei casi in cui vi sia stato l’ammonimento da parte del questore o se sia commesso nei confronti di minore o di persona incapace) [7];
  • furto semplice [8].

Si tratta di reati (procedibili a querela di parte) per i quali il pubblico ministero (al pari dei carabinieri e delle autorità giudiziarie) non svolgerà alcuna indagine senza la querela della persona offesa (cioè della vittima del reato). Poiché, infatti, si tratta di reati meno gravi (puniti con pene non particolarmente severe) lo stato li persegue solo a tutela della persona offesa: è evidente, pertanto, che, in assenza della sua volontà punitiva, non vi saranno alcuna indagine ed alcun processo.

La querela

Abbiamo chiarito che alcuni reati sono perseguibili a querela di parte. Ma cos’è la querela? Sembra una domanda banale ma capita spesso che si confonda la querela con la denuncia: e questo è un errore che può essere pagato a caro prezzo dalla vittima del reato.

La querela è la dichiarazione con la quale chi ha subito un reato (in genere meno grave), non perseguibile d’ufficio (bensì a querela di parte),  esprime la sua volontà che si proceda per punire il colpevole. Mi spiego meglio.

Se ho subito una minaccia, e voglio che il colpevole sia punito, devo querelarlo ovvero descrivere quanto accaduto all’autorità giudiziaria e chiedere che il responsabile del reato sia punito. Se descrivo la minaccia che Tizio mi ha rivolto (e dimentico di specificare la mia volontà punitiva nei suoi confronti) il pubblico ministero non potrà procedere contro di lui. Io, infatti, avrò presentato una denuncia e non una querela.

La querela, peraltro, deve essere presentata personalmente (o attraverso un avvocato munito di procura speciale): nessuno potrà farlo al tuo posto proprio perché il reato di minaccia è uno tra quelli perseguibili a querela di parte.

La querela è soggetta a termini perentori e deve essere presentata:

  • entro tre mesi dal giorno in cui si ha notizia del fatto che costituisce il reato [1];
  • entro sei mesi per il reato di stalking e per i reati contro la libertà sessuale (violenza sessuale o atti sessuali con minorenne).

Questo significa che se subisco la minaccia il 20.9.2017 devo sporgere la querela, al massimo, entro il 20.12.2017 altrimenti non avrò più titolo per ottenere la punizione del colpevole. Il termine decorre da quando la persona offesa viene a conoscenza del reato. È evidente, pertanto, che:

  • se (come nel caso della minaccia) il reato è stato commesso con un’azione realizzata direttamente nei confronti della vittima, la conoscenza del reato coincide con la sua commissione (tecnicamente si parla di consumazione del reato);
  • se, invece, il reato viene commesso in altro modo (ad esempio il furto di un’auto di cui il proprietario si accorge dopo un mese, perché era in vacanza quando gliel’hanno sottratta), il termine di tre mesi decorrerà da quando il proprietario ha scoperto il furto (e non da quando è stato realizzato).

In alcuni casi, abbiamo visto che i termini per la querela sono più lunghi (sei mesi invece di tre); ciò al fine di garantire alla persona offesa un effettivo diritto di difesa.

La remissione di querela e la rinuncia

Se sei vittima di un reato (per esempio vittima di minaccia di un condomino oppure vittima di diffamazione), puoi recarti nell’immediato (ovvero nei termini di tre o di sei mesi a seconda del reato) dai carabinieri, dalla polizia o in procura ed informarli (per iscritto o oralmente) dell’illecito; puoi farlo personalmente o a mezzo di procuratore speciale [9]. In caso di querela, non devi dimenticare di affermare che vuoi che nasca un procedimento nei confronti del colpevole, sia esso noto o sconosciuto.  

La querela, essendo un atto di parte, può essere anche soggetta a rinuncia o remissione da parte della persona offesa. La rinuncia [10] al diritto di querela è l’atto  attraverso il quale la persona offesa esprime la volontà di non voler procedere penalmente per il reato di cui è stata vittima (e di non voler, dunque, sporgere querela).

Si tratta di un atto irrevocabile e recettizio (cioè che non ha bisogno di accettazione ma diventa efficace nel momento in cui viene a conoscenza del destinatario): può essere fatto personalmente o a mezzo di procuratore speciale.

La rinuncia può essere espressa o tacita (ovvero essere desunta da fatti seri, inequivoci ed incompatibili con la volontà di querelare) e non può essere sottoposta a condizioni o a termini (per esempio non può esservi rinuncia condizionata ad un risarcimento del danno).

Quindi, la persona offesa potrebbe, prima dello scadere dei tre mesi dalla scoperta del reato, recarsi presso i carabinieri e dichiarare che non intende querelare Tizio che l’ha minacciata.

La remissione [11] è qualcosa di diverso dalla rinuncia perchè presuppone che la persona offesa abbia già presentato la querela e voglia ritirarla. Con la remissione (che si effettua con le stesse forme della rinuncia) la persona offesa (dopo avere presentato una querela) dichiara la propria volontà di non volere più perseguire penalmente l’autore del reato.

La remissione può essere fatta in qualsiasi momento, purché prima della eventuale sentenza di condanna passata in giudicato (in caso di processo già in corso). La remissione deve essere accettata dal querelato (personalmente o a mezzo di procuratore speciale): l’accettazione determina la cessazione dell’azione penale e l’estinzione del reato.

La remissione di querela non è consentita per i reati in materia sessuale.

note

[1] Art. 124 cod. pen.

[2] Art. 612 cod. pen.

[3] Art. 581 cod. pen.

[4] Art. 582 cod. pen.

[5] Art. 660 cod. pen.

[6] Art. 609 bis cod. pen.

[7] Art. 612 bis cod. pen.

[8] Art. 624 cod. pen.

[9] Art. 336 cod. proc. pen.

[10] Art. 339 cod. proc. pen.

[11] Art. 340 cod. proc. pen.


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