HOME Articoli

Lo sai che? Cassa integrazione e periodo di prova

Lo sai che? Pubblicato il 29 ottobre 2012

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 29 ottobre 2012

Il lavoratore beneficiario di un trattamento di Cassa Integrazione Guadagni (CIG), nel caso di mancato superamento del periodo di prova previsto in un nuovo contratto di lavoro, va riammesso nel programma di integrazione salariale.

La legge durante il periodo di cassa integrazione non proibisce al lavoratore di svolgere un altro e nuovo lavoro, sia autonomo che subordinato, per conto di un diverso datore di lavoro.

Come noto, nei contratti a tempo indeterminato, può essere anche previsto un periodo di prova [1] non superiore ai sei mesi, che deve risultare per iscritto e firmato sia dal lavoratore che dal datore di lavoro.

Durante questo periodo, sia il lavoratore che il datore di lavoro  possono interrompere il rapporto lavorativo.

In questi casi, il lavoratore già precedentemente titolare di CIG ha diritto a percepire nuovamente i benefici dell’integrazione salariale. E’ quanto charito recentemente dall’INPS [2].

La cassa integrazione è un istituto previsto dalla legge italiana in favore dei lavoratori sospesi dall’obbligo di eseguire gli incarichi lavorativi.

Può esse ordinaria (nel qual caso viene chiamata CIGO) o straordinaria (denominata CIGS).
La Cassa Integrazione è considerata ordinaria quando la sospensione del lavoro è dovuta ad accadimenti temporanei che non dipendono né dai lavoratori né tanto meno dal datore di lavoro.  Pensiamo ad esempio ai danni provocati da alluvioni, frane o comunque da eventi naturali, casi di incendio o crollo della struttura, mancata erogazione dell’energia elettrica senza preavviso, che rendono impossibile l’ attività lavorativa.

Con la cassa integrazione ordinaria il lavoratore percepisce una retribuzione pari all’80% della retribuzione percepita normalmente, per un massimo di 52 settimane.

La Cassa Integrazione è invece straordinaria quando l’impresa o l’azienda subisce eventi non temporanei ma definitivi: ad esempio nel caso di una crisi economica (fallimento o liquidazione coatta) o  una riorganizzazione aziendale.

In tal caso, il lavoratore percepisce quanto previsto dal contratto di lavoro per le ore prestate, nonché un indennizzo pari  all’80% dell’ammontare della retribuzione per le ore che invece avrebbe dovuto prestare.

La durata della CIGS varia a seconda i casi.

Se si tratta di ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione aziendale il limite massimo è di due anni consecutivi, prorogabili due volte.

Se invece è dovuta ad una crisi economica, il limite massimo è di un anno consecutivo, prorogabile di un ulteriore anno.

di ANDREA BORSANI

note

[1] La Corte Costituzionale, in merito ai periodi di prova, ha affermato “che l’assunzione in prova è un contratto di lavoro completo in tutti i suoi elementi equiparabile a tutti gli effetti a quelli del contratto definitivo. Con ciò non si tiene conto dell’elemento specifico che individua la causa dell’assunzione in prova e distingue questa dal contratto definitivo, cioé accertamento di determinate qualificazioni tecniche del prestatore necessarie allo svolgimento dell’attività per la quale intende essere assunto … può correttamente dirsi che il contratto di lavoro nel periodo di prova, non seguito da assunzione, si configura come contratto a tempo determinato (C. Cost. sent. n. 204 del 1976; sent. n. 189/1980; sent. n. 172/1996; sent. n. 541/2000).

[2] Messaggio Inps n.166606 del 12 ottobre 2012.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI