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Lo sai che? Cosa fare se ricevo una cartella per una multa?

Lo sai che? Pubblicato il 19 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 agosto 2017

Come comportarsi quando arriva dall’Agenzia delle Entrate Riscossione una cartella di pagamento relativa a sanzioni per violazioni del Codice della strada.

Non passa giorno senza che un cittadino si veda arrivare una cartella dell’Agenzia delle Entrate Riscossione per una violazione al Codice della strada. Cosa deve fare l’automobilista che riceve una cartella per una multa?

Dopo aver alzato gli occhi al cielo, è bene che li posi sulla cartella di pagamento per leggerla attentamente.

La prima pagina può leggera per curiosità, ma la seconda pagina è quella che conta veramente. Lì sono contenute le informazioni essenziali, vale a dire: gli estremi della sanzione (quindi data dell’accertamento e data della notificazione del verbale della multa se avvenuta per posta), la targa dell’auto sanzionata e l’ente creditore.

Scorrendo gli occhi in basso, e sempre alla seconda pagina della cartella, il cittadino deve trovare il nome del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e la data in cui è stato reso esecutivo il ruolo, cioè l’elenco dei debitori che l’ente creditore trasmette all’Agente della riscossione.

Sulla base di queste informazioni il contribuente dovrebbe fare uno sforzo di memoria per essere in grado di ricordare e valutare innanzitutto:

  • se effettivamente il verbale di accertamento della violazione alle norme del Codice della strada gli sia stato notificato come impone la legge [1], nel termine di 90 giorni dalla violazione. Teniamo presente che la notificazione è atto doveroso se non ci fu la contestazione immediata della violazione, cioè direttamente sul posto, da parte degli organi accertatori, cosa che succede, soprattutto in caso di multa per eccesso di velocità;
  • se sia o meno prescritta la somma che gli viene richiesta in pagamento con la cartella, calcolando, cioè, se siano passati più di cinque anni [2] tra la data della notificazione del verbale di accertamento (indicata nella cartella stessa, come detto prima, alla seconda pagina) e la data di notificazione della cartella.

Prima di continuare, una premessa fondamentale: non ritirare un plico raccomandato e lasciarlo in giacenza alla posta oppure rifiutarlo equivale a notificazione perfettamente compiuta e non, come molti erroneamente ritengono, a notificazione non effettuata. Bene. A questo punto, se il contribuente è certo che il verbale di accertamento non gli sia mai stato notificato potrà impugnare entro 30 giorni dalla notifica la cartella davanti al Giudice di pace competente in relazione al luogo in cui la violazione fu commessa [3] e chiedere l’annullamento della cartella perché il verbale di accertamento non gli fu mai notificato.

Se, invece, la notifica del verbale di accertamento fu correttamente eseguita, ma risultano decorsi più di cinque anni tra la data di notificazione del verbale e quella di notificazione della cartella, il contribuente potrà impugnare, con citazione [4], la cartella di pagamento dinanzi al Giudice di pace competente in relazione al luogo in cui la cartella è stata notificata (cioè la residenza del contribuente) chiedendo l’annullamento della cartella per prescrizione.

Infine, e nel caso in cui la notifica del verbale di accertamento sia stata regolarmente eseguita e dalla data della notificazione del verbale a quella della cartella siano decorsi meno di cinque anni, al contribuente non resterebbe che pagare l’importo della cartella della multa anche ratealmente (recandosi presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate Riscossione). Eviterà in questo modo, successivamente alla notifica della cartella, lo stesso Agente della riscossione avvii le procedure per il recupero forzoso delle somme (attraverso pignoramenti di conti correnti bancari o postali o dello stipendio o pensione del contribuente).

note

[1] Art. 201 cod. str.

[2] Art. 28 legge n. 689/1981.

[3] Art. 7 Dlgs. n. 150/2011.

[4] Art. 615, 1° comma, cod. proc. civ.


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