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Ravvedimento operoso: cos’è e come funziona

21 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 maggio 2018



Violazioni fiscali: rimediare subito pagando le sanzioni ridotte all’Agenzia delle Entrate.

Può capitare (e capita spesso) di commettere errori di calcolo nella dichiarazione dei redditi o di omettere voci di reddito, o addirittura di dimenticarsi di presentare la dichiarazione dei redditi stessa o di pagare gli acconti o le imposte integrali. In tutti questi casi, i controlli fiscali, gli accertamenti e le conseguenti sanzioni sono quasi inevitabili. Esiste però un modo per rimediare agli errori e alle omissioni e almeno ridurre la sanzioni pecuniarie: utilizzare lo strumento del ravvedimento operoso.

Il ravvedimento operoso consente al contribuente di regolarizzare versamenti di imposte omessi o insufficienti e altre irregolarità fiscali, beneficiando della riduzione delle sanzioni. Salvo diversa indicazione di legge, il ravvedimento è possibile per ogni tipo di violazione, escludendo quelle commesse con l’intento consapevole di violare la legge (dolo specifico) e frodare il Fisco.

Il ravvedimento operoso avviene con il pagamento spontaneo:

  • dell’imposta dovuta
  • degli interessi, calcolati al tasso legale annuo dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui viene effettivamente eseguito
  • della sanzione in misura ridotta.

Riduzione della sanzione con il ravvedimento operoso

La sanzione ridotta è pari a:

  • 1/10 di quella ordinaria nei casi di mancato pagamento del tributo o di un acconto, se esso viene eseguito nel termine di trenta giorni dalla data di scadenza;
  • 1/9 del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il novantesimo giorno successivo al termine per la presentazione della dichiarazione, oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro novanta giorni dall’omissione o dall’errore;
  • 1/8 del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore;
  • 1/7 del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro due anni dall’omissione o dall’errore;
  • 1/6 del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, oppure, quando non è prevista dichiarazione periodica, oltre due anni dall’omissione o dall’errore;
  • 1/5 del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene dopo la constatazione della violazione, salvo nei casi di mancata emissione di ricevute fiscali, scontrini fiscali o documenti di trasporto o di omessa installazione degli apparecchi per l’emissione dello scontrino fiscale);
  • 1/10 del minimo di quella prevista per l’omissione della presentazione della dichiarazione, se questa viene presentata con ritardo non superiore a novanta giorni, oppure a 1/10 del minimo di quella prevista per l’omessa presentazione della dichiarazione periodica prescritta in materia di imposta sul valore aggiunto, se questa viene presentata con ritardo non superiore a trenta giorni.

Riduzione sanzioni omesso o ritardato versamento

In caso di ritardati od omessi versamenti, prevedendo la riduzione alla metà della sanzione ordinaria per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 90 giorni dalla scadenza. In tali casi, quindi, la sanzione passa dal 30% al 15%. Per esempio: se la regolarizzazione avviene entro 30 giorni dall’originaria data di scadenza del pagamento del tributo, la sanzione ridotta da versare in sede di ravvedimento sarà pari all’1,5% dell’imposta dovuta (1/10 della sanzione ordinaria ridotta alla metà). Un’ulteriore riduzione della sanzione è prevista per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni. In tali casi la sanzione del 15% è ulteriormente ridotta a 1/15 per ogni giorno di ritardo (1%). Pertanto, in sede di ravvedimento, la sanzione da versare sarà pari allo 0,1% per ciascun giorno di ritardo (1/10 dell’1%).

Versamenti ravvedimento operoso

Per i versamenti occorre utilizzare:

  • il modello F24, per le imposte sui redditi, le relative imposte sostitutive, l’Iva, l’Irap e l’imposta sugli intrattenimenti
  • il modello F23, per l’imposta di registro e gli altri tributi indiretti.
  • l’F24 Elide per tributi, sanzioni e interessi, connessi alla registrazione dei contratti di locazione e affitto di beni immobili.

Ravvedimento operoso: termini

Quando tempo ha il contribuente per rimediare agli errori e omissioni con il ravvedimento operoso? La risposta dipende dalla tipologia del tributo.

Ravvedimento operoso Agenzia delle Entrate

Se il tributo interessato dall’irregolarità o violazione è  di competenza dall’Agenzia delle Entrate (per esempio Irpef e Iva), il ravvedimento può avvenire in qualsiasi momento senza limiti temporali, ma è inibito dalla notifica degli atti di liquidazione e di accertamento o dalle comunicazioni di irregolarità derivanti dal controllo automatizzato e formale delle dichiarazioni.

In altri termini, il contribuente può avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso, fino a quando non riceve l’avviso di accertamento o di liquidazione. In quel caso, infatti, non si avrebbe più un ravvedimento ma un adempimento all’obbligazione tributaria già accertata con un atto impositivo.

Il ravvedimento operoso non è invece escluso, per esempio, da una verifica fiscale presso i locali del contribuente o dalla consegna del processo verbale di constatazione.

Si precisa, tuttavia che il ravvedimento operoso serve a regolarizzare unicamente una determinata posizione e non a mettersi per sempre in pace con il Fisco. Il ravvedimento operoso non preclude, infatti, l’inizio o la prosecuzione di accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di controllo e accertamento fiscale.

Ravvedimento operoso Dogana

La legge ha esteso anche alle accise e ai tributi doganali la disciplina relativa al ravvedimento per i tributi di competenza dell’Agenzia delle Entrate; il ravvedimento operoso è quindi possibile fino alla notifica dell’avviso di accertamento o di pagamento.

Ravvedimento operoso tributi enti locali e altri creditori

Per i tributi amministrati da enti impositori diversi (per esempio Comuni, Camere di commercio), il ravvedimento operoso è escluso quando è già avvenuto il controllo fiscale. Più precisamente , il ravvedimento operoso è possibile entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore.

Ravvedimento operoso come causa di non punibilità

Nell’ambito dei reati tributari, il ravvedimento operoso costituisce, in alcuni casi, circostanza attenuante e, in altri, causa di non punibilità del contribuente che abbia commesso un reato tributario.

Secondo la legge [1], i reati di omesso versamento ritenute, di omesso versamento Iva  e di indebita compensazione di crediti inesistenti (per un importo annuo superiore a cinquantamila euro) non sono punibili se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie, nonché del ravvedimento operoso.

I reati di omessa dichiarazione e di dichiarazione infedele non sono punibili se i debiti tributari, comprese sanzioni e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, a seguito del ravvedimento operoso o della presentazione della dichiarazione omessa entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo. E’ tuttavia necessario che il ravvedimento o la presentazione siano intervenuti prima che l’autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali.

Ravvedimento operoso come circostanza attenuante

Fuori dai casi di non punibilità, le pene per i reati tributari sono diminuite fino alla metà e non si applicano le pene accessorie se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento.

Inoltre l’applicazione della pena diminuita fino ad un terzo [2] può essere richiesta dalle parti solo quando vi sia l’integrale pagamento delle somme dovute, nonché il ravvedimento operoso.

note

[1] Art. 13 D.Lgs. n. 74/2000.

[2] Ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen. (applicazione della pena su richiesta).

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