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Segnalazione sofferenza Centrale Rischi: come difendersi

22 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 agosto 2017



La temporanea crisi di liquidità del cliente non legittima la banca ad effettuare la segnalazione di sofferenza: è necessaria una situazione di crisi economica grave assimilabile ad uno stato di insolvenza.

Il titolare di un conto corrente o di un finanziamento può essere segnalato alla Banca d’Italia come debitore “in sofferenza” solo in presenza di una “situazione di impotenza finanziaria che non lasci presagire alcun margine di superamento” e tale da porsi come lo stadio immediatamente anteriore alla situazione di fallimento. In pratica, si deve trattare di una condizione di difficoltà economica tale da rendere difficile la reversibilità della stessa.

Al contrario, la semplice crisi di liquidità, ma comunque recuperabile, non legittima la segnalazione da parte della banca.

La segnalazione di sofferenza è particolarmente incisiva in quanto ha come conseguenza diretta la revoca delle linee di credito da parte di altri istituti bancari e l’impossibilità di accedere al sistema del credito in generale. Inoltre, un’erronea segnalazione di sofferenza può danneggiare fortemente la reputazione e la dignità personale del soggetto interessato, incidendo negativamente sulle relazioni sociali e professionali.

È pertanto illegittimo il comportamento delle banche che, di fronte al mancato pagamento di qualche rata da parte del cliente, si allertino e facciano scattare la segnalazione “in sofferenza” alla Centrale Rischi della Banca d’Italia e in qualsiasi altra centrale privata.

Segnalazione Centrale Rischi

La Centrale dei rischi è un sistema informativo sull’indebitamento della clientela delle banche e degli intermediari finanziari vigilati dalla Banca d’Italia. Esso accentra le informazioni sugli affidamenti concessi da ciascun intermediario ai singoli clienti (persone fisiche e giuridiche).

La Banca d’Italia, attraverso la Centrale dei rischi, fornisce agli intermediari segnalanti un’informativa utile, anche se non esaustiva, per la valutazione del merito creditizio della clientela e, in generale, per la gestione del rischio di credito. L’obiettivo perseguito è di contribuire a migliorare la qualità degli impieghi degli intermediari partecipanti e, in ultima analisi, ad accrescere la stabilità del sistema creditizio e finanziario.

Gli intermediari segnalano mensilmente alla Banca d’Italia gli affidamenti concessi a ciascun cliente, singolarmente e in cointestazione con altri soggetti. Oltre alle contestazioni, la Centrale dei rischi rileva anche i rapporti di coobbligazione esistenti tra le società censite e i soci che rispondono illimitatamente e solidalmente delle obbligazioni assunte dalle società stesse verso l’intermediario.

“Passaggio a sofferenza” Centrale Rischi

La segnalazione di un cliente alla Centrale Rischi è dovuta innanzitutto quando il rapporto di credito rientra nei limiti di censimento definiti dalle Istruzioni della Banca d’Italia. Tra le segnalazioni dovute, la maggior parte non presentano margini di discrezionalità per gli intermediari, in quanto è la stessa norma che determina l’importo oltre il quale la registrazione deve comunque effettuarsi. L’appostazione a sofferenza, invece, implica una valutazione complessa ed entro certi limiti discrezionale per gli intermediari.

Nella categoria di censimento “sofferenze” va ricondotta l’intera esposizione per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertata giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dall’azienda. Si prescinde, pertanto, dall’esistenza di eventuali garanzie (reali o personali) poste a presidio dei crediti.

Sono escluse le posizioni la cui situazione di anomalia sia riconducibile a profili attinenti al rischio-paese.

L’appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte dell’intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito.

Segnalazione sofferenza: cosa si intende per stato di insolvenza

Secondo la giurisprudenza di merito e di legittimità, la segnalazione della posizione a sofferenza richiede che il soggetto si trovi in uno stato di persistente instabilità patrimoniale e finanziaria idonea ad intralciare il recupero del credito da parte dell’intermediario.

Deve, quindi, distinguersi:

– l’appostazione in sofferenza: quando vi è l’impossibilità di recuperare il credito vantato perché il soggetto affidato si trova in gravi e non transitorie difficoltà economiche, in stato di insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili;

– l’incaglio: in caso di temporanei disagi economici destinati ad essere superati in un congruo periodo di tempo senza che si prospetti come verosimile l’azione giudiziaria di recupero.

Dunque la segnalazione di sofferenza non può discendere automaticamente dall’inadempimento del debitore, perché dal semplice ritardo non può scaturire la segnalazione.

Parimenti, non può essere considerata lecita una segnalazione di un credito contestato (cd. “credito litigioso”) qualora la contestazione abbia i caratteri della non manifesta infondatezza (per esempio questioni di anatocismo conti correnti) e quando tale contestazione sia alla base del rifiuto del cliente di adempiere alla obbligazione pecuniaria oggetto di segnalazione.

Qualora la concreta situazione del cliente non crei alcun allarme quanto alla sua generale solvibilità, non vi è ragione di creare un pregiudizio per la sua immagine  e, anzi, un diverso comportamento sarebbe sanzionabile sul piano della responsabilità civile.

L’obbligo di diligenza incombente sulla banca non è adeguatamente assolto se si traduce in un’automatica denuncia di un mero inadempimento, che di per sé non può avere alcuna valenza di sofferenza nel senso normativo sopra precisato.

L’istituto segnalante, infatti, è tenuto in ogni caso, ad appurare la sussistenza di una condizione di complessivo e grave (ossia non transitoria) difficoltà economica del soggetto segnalato, giacché solo questo tipo di verifica rende legittima la comunicazione alla Centrale Rischi.

Segnalazione sofferenza illegittima: cosa fare?

Se la banca effettua la segnalazione “in sofferenza” del cliente anche in una situazione non grave, questi può agire, dinanzi al tribunale, “in sede cautelare” (ossia con un ricorso d’urgenza) e chiedere la cancellazione della sofferenza nella Centrale Rischi della Banca d’Italia e in qualsiasi altra centrale privata (per esempio Crif).

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1 Commento

  1. Scusate, ma questo articolo lo mettete solo adesso? ce gente che è stata segnalata alla centrale rischi anche per rate pagate in ritardo di qualche mese, oppure senza neanche sapere se un debitore è rimasto disoccupato (NASPI), o ha perso tutto per colpa di questo stato di m………e quindi non ha potuto più onorare il debito!!!!!!. La crisi vera, così come i suicidi hanno avuto inizio nel 2013, ( scommetto che alla Centrale Rischi, pochissime persone erano segnalate prima del 2013) per colpa di questi ultimi 4 governi. Non per niente hanno fatto la “Legge salva suicidi” che non è servita a nessuno!!!!!!! Visto che i suicidi ci sono stati lo stesso. Dovrebbero prendersi loro la responsabilità di quanto è avvenuto!!!!! e di quanto sta avvenendo ancora!!!!!! La Banca d’ Italia può vedere benissimo quanti Italiani erano segnalati alla Centrale Rischi prima del 2013!!!!!!!
    In Italia si sa solo che le banche/finanziarie fanno quello che vogliono!!!!!! loro non si chiedono il perchè!!!!! loro segnalano!!!!! Come al solito le cose si vengono a sapere sempre dopo molto!!!! molto!!!!! molto!!!! tempo!!!!! chissà perchè!!!!!! Questa è la Democrazia Liberale!!! liberale per fare qualsiasi cosa contro i cittadini, anche da parte dei Tribunali!!!! tanto noi non conosciamo tutte le leggi!!!!!
    Scommetto, che nessuno la conosceva:
    La temporanea crisi di liquidità del cliente non legittima la banca ad effettuare la segnalazione di sofferenza: è necessaria una situazione di crisi economica grave assimilabile ad uno stato di insolvenza.

    SI DIVENTA INSOLVENTI, O INDEBITATI NON PER
    VOLONTA’ PROPRIA!!!!

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