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Lo sai che? I controlli dell’Agenzia delle Entrate

Lo sai che? Pubblicato il 6 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 agosto 2017

Dichiarazione dei redditi ed accertamenti fiscali: ecco le comunicazioni che puoi ricevere prima dell’arrivo della cartella di pagamento.

Siamo abituati a pensare alla cartella di pagamento come al male peggiore per il contribuente; in verità, spesso, questa non è altro che l’ultimo atto di una catena che vede a monte un accertamento fiscale, a sua volta generato da un controllo dell’Agenzia delle Entrate. Ed è contro quest’ultimo che il contribuente deve ricorrere se vuol davvero contestare la pretesa di pagamento e l’erroneità dei suoi presupposti; diversamente, una volta scaduti i termini per impugnare l’accertamento fiscale, la cartella esattoriale non può più essere contestata se non per vizi propri di essa stessa (errata compilazione, difetto di notifica o di motivazione, omessa indicazione del criterio di calcolo degli interessi, ecc.). Dunque, per comprendere come e quando può arrivare un accertamento sulla nostra dichiarazione dei redditi è bene comprendere come funzionano e quali sono i controlli dell’Agenzia delle Entrate.

Entro quanto tempo i controlli sulla dichiarazione dei redditi?

Prima di spiegare quali sono i controlli dell’Agenzia delle Entrate sulla dichiarazione dei redditi è bene però spiegare entro quanto tempo questi accertamenti possono intervenire. In altre parole si tratta di stabilire la decadenza oltre la quale ogni verifica fiscale è illegittima. Conseguentemente, superato questo termine, il contribuente che abbia omesso l’indicazione di alcuni redditi o l’abbia indicato in modo errato è salvo da qualsiasi sanzione.

Di recente i termini di controllo della dichiarazione dei redditi sono cambiati. Sicché dobbiamo distinguere due ipotesi a seconda che si tratti delle dichiarazioni dei redditi presentate prima o dopo la riforma.

Dichiarazioni dei redditi fino al 31.12.2016

In generale e salvo i casi particolari che vedremo a breve, l’Agenzia delle Entrate può eseguire un controllo fiscale a condizione che il relativo avviso di accertamento (e le conseguenti sanzioni) sia notificato entro i seguenti termini:

  • se è stata presentata la dichiarazione ma in questa ci sono errori o omissioni (cosiddetta infedele dichiarazione), entro il 31 dicembre del quarto anno successivo alla presentazione;
  • se la dichiarazione è stata omessa o è nulla (cosiddetta omessa dichiarazione), entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui avrebbe dovuto essere presentata.

Entro lo stesso termine l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza possono esercitare i poteri istruttori loro riconosciuti (accessi, ispezioni, verifiche e acquisizioni in genere di dati, elementi e notizie).

I termini sono interrotti solo dalla notifica dell’accertamento.

Per verificare se il termine viene rispettato si considera la data di spedizione dell’accertamento fiscale e non quella in cui il contribuente lo riceve dal postino.

Per esempio: per il periodo di imposta 2014, l’anno di presentazione della dichiarazione è il 2015, l’accertamento per la dichiarazione presentata scade nel 2019 mentre quello per l’omessa dichiarazione scade nel 2020.

Dichiarazioni dei redditi dal 1.01.2017

Sono sottoposte a nuovi termini di decadenza le dichiarazioni del 2016 da presentarsi con Unico 2017 [1]. A partire da queste dichiarazioni, gli uffici potranno svolgere accertamenti:

  • se è stata presentata la dichiarazione ma in questa ci sono degli errori o omissioni (cosiddetta infedele dichiarazione), entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione (quindi entro il 31 dicembre 2022 per il periodo 2016). Il precedente termine era di quattro anni;
  • se la dichiarazione è stata omessa o è nulla (cosiddetta omessa dichiarazione) entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui si sarebbe dovuta presentare in ipotesi di omissione o nullità della dichiarazione (quindi entro il 31 dicembre 2024 per il periodo 2016). Il precedente termine era di cinque anni.

Le nuove norme tuttavia sembrano interessare solo le imposte dirette, l’Iva e i tributi collegati.

Raddoppio dei termini

Quando il contribuente ha commesso una violazione che comporta obbligo di denuncia per uno dei reati tributari previsti dalla legge [2] i termini ordinari sono raddoppiati (quindi, per le dichiarazioni anteriori al 2017, passano al 31 dicembre rispettivamente dell’8° e del 10° anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata o doveva essere presentata; per le dichiarazioni successive al 1.01.2017 i termini diventano di 10 e 14 anni).

Il raddoppio opera a prescindere dall’esito del giudizio penale che consegue alla denuncia.

L’avviso di accertamento

Prima di procedere all’accertamento fiscale vero e proprio, l’Agenzia delle Entrate inizia una procedura che parte dal controllo e termina con l’atto di irrogazione delle sanzioni e il recupero dell’imposta.

L’Agenzia delle Entrate si riserva il diritto di verificare che quanto da voi dichiarato corrisponda al vero, che i documenti presentati giustifichino le somme pagate. Che, insomma i conti tornino. In caso contrario: che succede?

L’avviso di accertamento serve a informare il contribuente dell’incongruenza emersa dai controlli e a dargli l’opportunità di mettersi subito in regola, pagando una sanzione ridotta.

I controlli

Vi sono tre tipi di attività di controllo che l’Agenzia delle Entrate svolge sulle dichiarazioni dei contribuenti e dalle quali possono poi scaturire gli accertamenti fiscali veri e propri:

  • il controllo automatico serve per evidenziare la correttezza della dichiarazione dei redditi e viene utilizzato per rilevare eventuali errori. Se l’Agenzia delle Entrate dovesse rilevare irregolarità nella compilazione della dichiarazione dei redditi invia una raccomandata a.r. al contribuente, presso l’indirizzo di residenza (o, se diverso, presso la residenza fiscale). Se hai dato delega alla presentazione della dichiarazione dei redditi a un intermediario (ad esempio il commercialista) quest’ultimo riceve copia dell’avviso di controllo;
  • il controllo formale: verifica la conformità dei dati della dichiarazione con la documentazione giustificativa (spese mediche, documenti di enti previdenziali, banche, assicurazioni, ecc.). Il controllo formale consiste dunque in un semplice riscontro cartolare delle dichiarazioni; è diretto alla verifica della correttezza degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione. Esso consente di correggere gli errori materiali e di calcolo commessi dai dichiaranti, senza precludere la possibilità di ulteriori accertamenti effettuati con il controllo di merito. Il contribuente riceve una richiesta di trasmettere all’Agenzia delle Entrate la documentazione che comprovi la correttezza dei dati dichiarati e di fornire eventuali chiarimenti se emergono incongruenze. L’esito del controllo formale viene comunicato al contribuente per lettera, insieme alla richiesta di pagamento delle somme dovute;
  • il controllo sulla liquidazione della tassazione separata: in tale ipotesi l’Agenzia delle Entrate determina l’imposta dovuta sui redditi per i quali sono già stati versati acconti, come nel caso del trattamento di fine rapporto o degli arretrati di stipendio o di pensione. Se la differenza tra quanto pagato e quanto dovuto è a sfavore del contribuente, non viene richiesto il pagamento di sanzioni o interessi, ma solo le somme ancora dovute.

Accertamento

L’accertamento fiscale può essere eseguito sulla base di metodi diversi di determinazione del reddito o del volume d’affari, a seconda della natura e della gravità delle infrazioni commesse e delle categorie di reddito possedute.

  • accertamento analitico: vale per le imposte sui redditi e Iva e riguarda tutti i tipi di contribuenti. L’accertamento analitico ha carattere ordinario, in quanto è applicabile dagli uffici quando non ricorrono le ipotesi specifiche, caratterizzate da particolare gravità, che consentono il ricorso all’accertamento induttivo e/o sintetico. L’accertamento analitico è un atto unitario, in quanto interessa la posizione fiscale complessiva del contribuente (salvo la possibilità di accertamenti parziali e la possibilità di integrare accertamenti già eseguiti). Per le imposte sui redditi, l’accertamento analitico è volto a rideterminare il reddito complessivo imponibile mediante: a) il ricalcolo di specifici elementi, individuati con riferimento alle singole categorie reddituali; b) lo scomputo, in tutto o in parte, delle deduzioni e detrazioni non spettanti indicate in dichiarazione. Invece, ai fini IVA e, in particolare, dei redditi di lavoro autonomo e d’impresa, l’accertamento analitico è effettuato sulla base dei dati emergenti dalle scritture contabili;
  • accertamento d’ufficio: vale per le imposte sui redditi e Iva e riguarda tutti i contribuenti. Si ricorre all’accertamento d’ufficio nei casi di omessa dichiarazione o di dichiarazione considerata nulla. Tale accertamento è volto a determinare il reddito complessivo del contribuente. Viene eseguito sulla base delle notizie e dei dati di cui l’Agenzia delle Entrate è in possesso. È possibile utilizzare presunzioni, anche non gravi, precise e concordanti e si può prescindere, in tutto o in parte, dalle risultanze della dichiarazione e dalle scritture contabili, ancorché regolarmente tenute. In questo caso l’Agenzia delle Entrate ha maggiore controllo rispetto alle altre ipotesi di accertamento, potendo far riferimento a circostanze isolate da cui si possa ricavare il reddito del contribuente;
  • accertamento induttivo puro: vale per le imposte sui redditi e Iva e riguarda solo i soggetti tenuti alle scritture contabili (imprenditori e professionisti). Vi si ricorre solo al verificarsi di gravi violazioni contabili, determinate dalla legge. In tal caso, dall’avviso di accertamento che l’Agenzia delle Entrate invia al contribuente deve desumersi come si sia arrivati alla determinazione del reddito, nonché le ragioni per cui si è ritenuto di procedere ad accertamento induttivo;
  • accertamento analitico-induttivo: vale per le imposte sui redditi e Iva e riguarda solo i soggetti tenuti alle scritture contabili (imprenditori e professionisti). Vi si ricorre quando vengono riscontrate specifiche attività non dichiarate ovvero l’inesistenza di specifiche passività dichiarate. Esso è basato su prove presuntive, anche se gravi, precise e concordanti, e comprende anche gli accertamenti basati, rispettivamente, sugli studi di settore e su strumenti statistico-matematici;
  • accertamento sintetico: vale solo per le persone fisiche e serve per accertare le imposte sui redditi. È alternativo all’accertamento analitico e utilizzabile anche in caso di omessa dichiarazione dei redditi.

note

[1] Legge 208/2015 (legge di Stabilità 2016).

[2] D.Lgs. 74/2000.

[3] Art. 2 D.Lgs. 128/2015.


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