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I diritti di chi è ipocondriaco

7 agosto 2017 | Autore:


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Il cosiddetto «malato immaginario» è affetto da un disturbo psichico ma non ha diritto all’invalidità. Ha solo qualche agevolazione se affetto da depressione.

Lo chiamano «malato immaginario» ma, in realtà, chi è ipocondriaco è, a tutti gli affetti, un soggetto affetto da un vero disturbo psichico o da una patologia. Anzi, meglio sarebbe dire una «patofobia», per usare un termine medico. Patofobia in grado di ridurre, seppur in termini piuttosto limitati secondo le tabelle ufficiali, la capacità lavorativa di chi la soffre.

Chi è ipocondriaco, dunque, non si inventa di avere delle malattie per il gusto di farlo o con la semplice intenzione di attirare l’attenzione degli altri. A causa del suo disturbo psichico, l’ipocondriaco è davvero preoccupato in maniera eccessiva e, nella maggior parte dei casi, infondata sulla propria salute. Ed è fermamente convinto del fatto che qualsiasi sintomo avvertito (anche tre-quattro starnuti a raffica, un dolorino alla schiena, un mal di testa che non vuol passare) possa nascondere qualche patologia. Pure se il medico gli ha detto che non è così, anzi: già il fatto di dover andare dal medico, per lui è già un brutto segnale.

C’è un elemento che rende particolarmente difficile definire quali siano i diritti di chi è ipocondriaco, ed è il fatto che, a livello patologico, questo soggetto non ha assolutamente nulla. Nel senso che i sintomi da lui rilevati (o che lui è convinto di avvertire) non indicano alcuna effettiva patologia grave. Quindi, il medico non può fare niente, se non tentare di fargli capire che deve stare tranquillo e che è tutto a posto. Tutt’al più, dovrà dirgli che quella tosse persistente è sintomo di una «bronchitella» che passa con un antibiotico ed un aerosol, ma che non si tratta di un tumore al polmone. O che l’affaticamento nel fare un paio di rampe di scale ci sta se si è in abbondante sovrappeso, ma che non c’entra nulla con un’aritmia cardiaca o con un serio problema cardiovascolare: basterebbe mettersi un po’ a dieta.

Ma non è così semplice.

Perché chi è ipocondriaco soffre di una patofobia che si manifesta in vari modi e in stadi diversi. La più tipica e diffusa forma di ipocondria è quella nevrotica, quindi collegata ad un disturbo d’ansia. Ma ci sono altre forme ben più serie, che possono provocare deliri e allucinazioni e che, quindi, rientrano di diritto tra i disturbi psichici. E’ quello che, in altre parole, viene chiamata una malattia psicosomatica: ti sei talmente convinto di avere quella patologia che ne accusi i sintomi.

Le cause dell’ipocondria

Ed è proprio l’ansia, insieme alla depressione, tra le principali cause della patofobia che soffre chi è ipocondriaco. Mentre, da un punto di vista psicologico, questo disturbo si associa ad una sorta di meccanismo di autodifesa rispetto ad un pericolo esterno o interno, che arriva, cioè, dalla sua vita sociale o dalla sua identità personale. In sostanza, di fronte al pericolo di una malattia o ad un fallimento personale o professionale, chi è ipocondriaco cerca di allontanare questi elementi negativi focalizzando l’attenzione su se stesso per sentirsi dire: «Tranquillo, non succede niente, va tutto bene».

 

Ipocondria o nevrosi: c’è differenza?

Cambia qualcosa, per quanto riguarda i diritti di chi è ipocondriaco, se utilizziamo la parola «nevrotico», visto che di una forma di nevrosi si tratta? No, non cambia nulla. Questo tipo di patologia non dà, praticamente, alcun diritto o agevolazione a chi se la porta dietro a vita. A meno che l’ipocondria sia provocata da uno stato depressivo. In questo caso, sarà possibile beneficiare, soprattutto al lavoro, di alcune agevolazioni che abbiamo spiegato nel nostro articolo «diritti di chi soffre di depressione».

Segnaliamo, in particolare, che per quanto riguarda il diritto di chi è ipocondriaco all’invalidità, la percentuale di riduzione della capacità lavorativa (cioè quella che può consentire di percepire un assegno dall’Inps) è piuttosto bassa: alla nevrosi fobico ossessiva e/o ipocondriaca di media entità, infatti, viene riconosciuta una riduzione tra il 21 ed il 30%. Essendo inferiore ad 1/3, non si avrà diritto allo status di invalido civile, previsto per chi ha una percentuale di riduzione della capacità lavorativa di almeno il 34%.

Potrebbe avere diritto all’invalidità soltanto se presentasse una nevrosi fobico ossessiva grave (ma nella tabella ufficiale dell’Inps non si parla più di ipocondria): in questo caso, la percentuale va dal 41 al 50% di riduzione della capacità lavorativa, che consente, ad esempio, di essere iscritti al collocamento mirato.

note

Autore immagine: 123rf.com


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