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Legato oggetto di permuta: che fare se il costruttore non fa i lavori?

11 agosto 2017


Legato oggetto di permuta: che fare se il costruttore non fa i lavori?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 agosto 2017



Mia madre mi ha lasciato una particella di terreno. Nel 2004 ha sottoscritto un contratto di permuta con un costruttore. Ho sollecitato il costruttore a proseguire i lavori ma nulla. Che fare?

La nullità della disposizione testamentaria, da qualunque causa dipenda, non può essere fatta valere da chi, conoscendo la causa della nullità, ha, dopo la morte del testatore, confermato la disposizione o dato ad essa volontaria esecuzione [1]. In virtù di questa disposizione, colui il quale ha conoscenza di una causa di nullità del testamento ma ne dà comunque accettazione o volontaria esecuzione, perde la possibilità di proporre l’impugnativa. Per cui, non appena conosciuta la causa di nullità, è imposto al soggetto interessato l’obbligo di agire tempestivamente.

Ai fini del quesito posto, è bene precisare che la norma parla di cause di nullità, trattando dunque di vizi di forma o di sostanza della disposizione testamentaria, quali, ad esempio, mancanza delle forme previste dalla legge, violenza fisica, incapacità a ricevere del notaio, motivo illecito, indeterminatezza assoluta del beneficiario, condizione illecita o impossibile. Dette circostanze, sussistenti sin dall’origine dell’atto, producono la conseguenza, ove fatte valere tempestivamente, di caducare l’atto e di renderlo privo di effetti. Tuttavia, nel caso che riguarda il lettore, un testamento che si presume perfetto (nel senso che è immune da vizi) è stato superato, con relazione al legato in suo favore, dall’alienazione della particella in occasione della permuta con la società costruttrice. Sicchè, stante il palpabile contrasto tra la disposizione testamentaria e la successiva disposizione di trasferimento del bene, l’ordinamento tutela la seconda [2], anche a salvaguardia del principio che l’atto testamentario è sempre modificabile dal testatore.

A riprova di quanto sopra spiegato, l’alienazione che il testatore faccia della cosa legata o di parte di essa, anche mediante vendita con patto di riscatto, revoca il legato riguardo a ciò che è stato alienato, anche quando l’alienazione è annullabile per cause diverse dai vizi del consenso, ovvero la cosa ritorna in proprietà del testatore. Persino nel caso in cui il bene ritorni nella proprietà del testatore la norma impone la revoca del legato, situazione del tutto simile al caso di specie, dunque disciplinata espressamente con norma di legge che lascia pochissimo spazio ad una possibile difesa.

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Alessandro Dini

note

[1] Art. 590 cod. civ.

[2] Art. 686 cod. civ.

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