Diritto e Fisco | Articoli

Rumori e schiamazzi: quando scatta il reato?

12 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 agosto 2017



In caso di rumori e schiamazzi, il reato scatta solo quando ad essere disturbato è un numero indefinito di persone, in caso contrario sarà possibile esperire esclusivamente un’azione civile

Quante volte ci è capitato di non riuscire a dormire a causa di schiamazzi notturni? Alzi la mano chi non è mai stato disturbato nelle proprie attività quotidiane (quali il lavoro, lo studio o il riposo) da rumori molesti.  Al riguardo, forse non tutti sanno che c’è una norma del codice penale che punisce chiunque disturbi in vario modo le occupazioni ed il riposo delle persone. In caso di schiamazzi e rumori molesti, però, non sempre scatta il reato. Talvolta, infatti, si tratterà di un mero illecito civile. Di tanto parleremo in questo articolo.

Tuttavia, prima di capire quando può parlarsi di vero e proprio reato (e non di mero illecito civile) analizziamo qual è la fattispecie criminosa che potrebbe configurarsi in tali casi: ovverosia il reato di disturbo alla quiete pubblica.

Il reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone

 Il reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, meglio conosciuto come «disturbo della quiete pubblica», rientra nelle contravvenzioni previste dal codice penale [1] per la tutela dell’ordine pubblico, inteso sia quale pubblica tranquillità che come quiete privata.

In particolar modo, il codice penale prevede due fattispecie autonome di reato:

  • disturbare le occupazioni o il riposo delle persone, o gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, mediante schiamazzi o rumori, o abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, o suscitando o non impedendo strepiti di animali;
  • esercitare una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’Autorità.

Il reato si consuma nel momento in cui si realizza l’attività rumorosa idonea ad arrecare disturbo, a prescindere dall’esistenza del dolo o della colpa.

La pena per la prima condotta è l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a euro 309; per la seconda è l’ammenda da euro 103 a euro 516.

I rumori e gli schiamazzi non devono esser tali da arrecare meri fastidi insignificanti. Ai fini della configurabilità del reato, infatti, è necessario che il rumore abbia superato i limiti della c.d. normale tollerabilità (stabiliti, di norma, mediante perizia del consulente tecnico del giudice).

Ma non è tutto. Affinché scatti il reato di disturbo alla quiete pubblica non è sufficiente il solo superamento della predetta soglia della tollerabilità, ma è necessario che il frastuono abbia l’attitudine a propagarsi in modo tale da disturbare una pluralità indeterminata di persone e non un singolo soggetto. Così, per intenderci, se il rumore molesta esclusivamente il vicino di casa, perché solo da questi è percepibile, allora non c’è alcun reato. Viceversa se le onde sonore si propagano anche oltre gli appartamenti confinanti, sino a raggiungere un gruppo indeterminato di persone (per esempio, tutto il quartiere o tutto il vicinato) allora può parlarsi di reato.

Del resto il bene giuridico protetto dalla norma non è di certo la tranquillità di un singolo soggetto ma va ravvisato, più in generale, nella quiete pubblica. Di conseguenza, affinché la relativa fattispecie criminosa possa ritenersi integrata, è fondamentale che il frastuono si propaghi in maniera tale da disturbare una pluralità di persone e non un solo soggetto.

Ad ogni modo, per far scattare il reato non è necessario che a lamentarsi siano tutte le persone molestate – presentando la querela o una “raccolta firme” – ma ben potrebbe essere che a sporgere la denuncia sia una sola: quel che conta, infatti, è la potenzialità del rumore a disturbare una pluralità indeterminata di soggetti.

L’illecito civile per immissioni rumorose

Ma cosa succede se i rumori sono tali da arrecare disturbo ad una singola persona? In tali ipotesi (pensiamo al classico esempio del condomino disturbato dalle abitudini rumorose del dirimpettaio) non scatta il reato [2]. Tuttavia, è sempre consentita l’azione civile per il risarcimento del danno e la cessazione delle turbative. In tali  casi, dunque, sono le norme del codice civile [3] a venire in rilievo e non si configurerà alcuna responsabilità penale.

Quali le differenze tra il reato di disturbo alla quiete e l’ illecito civile di immissioni rumorose

Come chiarito, per poter parlare del reato di disturbo alla quiete pubblica è inspensabile un presupposto fondamentale: il numero dei soggetti infastiditi dai rumori. Quindi, se si parla di una o poche persone, siamo nell’ambito della responsabilità civile per immissioni rumorose. Si ricade, invece, in ambito penale se i soggetti molestati sono un numero indeterminabile per via della propagazione dei rumori.

Da un punto di vista pratico, le differenze tra causa penale e causa civile sono numerose.

Innanzitutto il procedimento penale è volto solo all’applicazione della sanzione nei confronti del colpevole. Se, dunque, si vuole ottenere anche un risarcimento dei danni subiti non è la (sola) strada penale quella da percorrere. A tal fine, infatti, sarà necessario instaurare una causa civile, che ha lo scopo di ottenere – oltre all’ordine di cessazione dei rumori –  il risarcimento del danno patito.

Per avviare il procedimento penale, è sufficiente avvertire le autorità di pubblica sicurezza (polizia, vigili o carabinieri) che interverranno prontamente sul posto, stileranno il verbale per poi, eventualmente, procedere alla trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica. Altra possibilità è quella di recarsi (anche senza avvocato) presso la stazione dei Carabinieri e sporgere denuncia-querela.

Per l’azione civile, invece, sarà necessario rivolgersi ad un avvocato, che instaurerà un’apposita causa,  il cui esito potrebbe arrivare anche dopo diverso tempo. Anche i termini per agire sono completamente diversi: 3 mesi per il reato, 5 anni per l’azione civile. Nel giudizio civile, poi, le prove sono a carico di chi ha subito il danno, il quale però non potrà testimoniare, ma solo fornire prove diverse; in quello penale, invece, la prova costituisce un onere del pubblico ministero e la parte lesa potrà dare testimonianza della molestia subita.

Ciò posto, una volta superati i limiti della normali tollerabilità, ben si potrà porre la questione all’attenzione delle autorità pubbliche. Al riguardo, tuttavia, è bene tenere a mente che solo nel caso in cui il disturbo riguardi più persone scatterà il reato di disturbo alla quiete pubblica. Qualora, invece, a subire il fastidio degli schiamazzi sia solo un soggetto non si configurerà alcuna responsabilità penale, rimanendo possibile esperire soltanto un’azione civile.

note

[1] Art. 659 Cod. Pen.

[2] In tal senso, da ultimo, Cass., sent. n. 18416 del 12.04.2017.

[3] Artt. 844 e 2043 Cod. Civ.

 

 

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI