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Lo sai che? Come non pagare la cartella di Agenzia Entrate

Lo sai che? Pubblicato il 7 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 agosto 2017

Tutti i metodi per impedire il pignoramento dell’Agenzia Entrate Riscossione a seguito della notifica della cartella di pagamento.

È un po’ come formula segreta per trasformare il metallo in oro la risposta a «come non pagare la cartella di Agenzia Entrate». Questo perché sottrarsi all’esecuzione esattoriale non significa solo disporre di quasi il doppio del reddito (a tanto ammonta, per determinati livelli di contribuzione, l’imposizione fiscale), ma anche salvare la casa e le proprietà familiari, la liquidazione di fine lavoro, lo stipendio e la pensione. Chi non paga la cartella esattoriale, difatti, rischia con tutto il proprio patrimonio, presente e futuro. E se è nullatenente, il debito si trasferisce agli eredi a meno che questi non rifiutino l’eredità. Insomma, non ci si libera facilmente dei debiti con il fisco. Ma è anche vero che esistono delle soluzioni, spesso perseguite da numerosi contribuenti, per non pagare la cartella di Agenzia Entrate Riscossione (il nuovo ente pubblico che, dal 1° luglio 2017, ha sostituito Equitalia nella riscossione esattoriale). Procediamo dunque con ordine e vediamo, singolarmente, se tra tutti gli espedienti utilizzabili per evitare il pignoramento ce n’è uno che fa al caso tuo.

Esiste un metodo legale per liberarsi dai debiti fiscali?

Prima però di spiegare come non pagare la cartella di Agenzia Entrate Riscossione è necessaria una precisazione. Gli unici metodi validi per liberarsi dai debiti con il fisco sono quelli previsti dalla legge, che consente di impugnare la cartella di pagamento nulla o, comunque, invalida. In altri termini, poiché la normativa speciale stabilisce una serie di regole che l’esattore deve rispettare nel riscuotere le entrate tributarie, solo una violazione di tali disposizioni può dar luogo a valide forme di opposizione. Ecco perché è sempre bene diffidare dalle elusioni e dai trucchetti, spesso pubblicizzati dalle società difesa dei debitori che promettono una facile liberazione dai debiti; tali sistemi potrebbero invece far trovare il contribuente in problemi ben più gravi. Tanto per fare un esempio, si pensi a una falsa vendita della casa a un parente per sottrarsi al pagamento dell’Irpef. In questo caso, da un punto di vista civilistico, l’Agenzia Entrate Riscossione può promuovere, entro cinque anni, l’azione revocatoria volta a rendere inefficace la cessione; da un punto di vista penalistico scatta il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Detto ciò, è possibile, quanto meno in via statistica, definire quali sono, nella maggior parte dei casi, le principali cause di invalidità delle cartelle di pagamento e le conseguenti tutele che ha il contribuente nel momento in cui riceve la notifica di una di queste: insomma, cerchiamo di comprendere come non pagare le cartelle esattoriali non dovute.

Cartella di Agenzia Entrate Riscossione: esiste un importo minimo?

Innanzitutto ricordiamo che, quando il 1° luglio 2017 è arrivata Agenzia Entrate Riscossione a sostituire Equitalia, le regole previste per quest’ultima sono divenute automaticamente applicabili alla prima. Ivi compreso il divieto di inviare cartelle di pagamento per importi inferiori a 30 euro. In particolare, a partire dal 1° luglio 2012 non è più possibile iscrivere a ruolo somme inferiori a tale limite minimo, comprensivo di sanzioni e interessi e con riferimento a un singolo periodo d’imposta. Si tratta di un tetto che, comunque, è facilmente superabile a causa dell’applicazione degli interessi e sanzioni che fanno lievitare la cartella già dopo poco tempo. Nel tetto delle 30 euro possono rientrare poche ipotesi (si pensi a una multa pagata senza gli interessi o le spese di notifica).

Cartella di Agenzia Entrate Riscossione: esiste un importo massimo?

Non esiste un tetto massimo alla cartella di pagamento la quale può pertanto arrivare anche a cifre stratosferiche. Tuttavia, come chi ha un debito insignificante, anche chi ne ha uno sproporzionato alle proprie possibilità può stare tranquillo. Il nullatenente è, infatti, un’alta categoria di contribuente che non deve temere nulla: chi non ha nulla intestato non può subire alcuna sanzione o conseguenza dal mancato pagamento delle cartelle esattoriali che non sia, appunto, il pignoramento. Solo se l’evasione supera determinate soglie può scattare il reato e quindi il procedimento penale (250mila euro per l’omesso versamento di IVA, 150mila euro per l’omesso versamento ritenute previdenziali).

Il debitore che non sia riuscito a pagare la cartella di Equitalia non viene segnalato in Crif o alla Centrale Rischi così come invece rischierebbe se il creditore fosse una banca, una finanziaria o altro intermediario finanziario.

Se poi il debitore possiede qualche bene o reddito e vuol mettere al riparo anche questi ultimi può sempre contare sulla procedura del sovrindebitamento; si tratta di un metodo previsto da una legge del 2012 (meglio conosciuta come «legge salva suicidi») con la quale si può ottenere un sostanzioso sconto del debito in tre modi diversi:

  • per le obbligazioni contratte a seguito della propria attività lavorativa o professionale, si presenta in tribunale un programma di pagamento che deve trovare il consenso di almeno il 60% dei creditori; l’accordo viene poi ratificato dal tribunale (è il cosiddetto accordo coi creditori). Secondo la giurisprudenza questo iter si può azionare anche quando il creditore è uno solo, ossia l’Agenzia Entrate Riscossione. Con la legge salva suicidi, chi non per sua colpa non ha pagato le cartelle esattoriali e l’esposizione è talmente alta da non consentirgli di rimediare coi redditi di cui dispone, può quindi proporre all’Esattore un “saldo e stralcio”. Il programma di liquidazione va presentato a mezzo di un organismo di composizione della crisi (anche un avvocato o un commercialista);
  • per tutte le altre obbligazioni (non quindi quelle collegate all’impresa o all’attività lavorativa) si può ottenere la decurtazione del debito direttamente dal tribunale, senza il consenso dei creditori (cosiddetta procedura del piano del consumatore). Qui è il giudice a valutare la meritevolezza dell’offerta fatta dal contribuente e, se la valuta positivamente, accorda il taglio sul debito (che, a volte, può raggiungere cifre fino al 70-80%;
  • in ultimo è possibile disporre la vendita dei propri beni attraverso il tribunale e procedendo alla ripartizione del ricavato tra i creditori (cosiddetta procedura di liquidazione del patrimonio).

In tali casi bisogna dimostrare al tribunale di non essersi indebitati per propria colpa. Non si può inoltre utilizzare la legge «salva suicidi» per più di una volta ogni cinque anni. L’interessato dovrà farsi redigere un apposito programma da parte di un professionista, che sarà presentato in tribunale. A presiedere sulla regolarità della procedura sarà chiamato un «organismo di composizione della crisi», che potrebbe essere anche un commercialista o un avvocato.

Cartella Agenzia Entrate Riscossione e pignoramento casa

Per evitare il pignoramento della casa è sufficiente fare in modo di riportare il debito sotto 120mila euro oppure non avere altri immobili intestati. Inoltre non è possibile il pignoramento della casa se la somma del valore di tutti gli immobili posseduti dal debitore non supera 120mila euro. Se poi si vuol anche evitare l’ipoteca, è necessario che il debito scenda al di sotto di 20mila euro. Per capire come orientarsi bisogna fare alcune premesse (leggi sul punto Debiti con Agenzia Entrate Riscossione e pignoramento casa).

Agenzia Entrate Riscossione può pignorare la casa del contribuente solo se ricorrono tutte le seguenti ipotesi:

  • il debitore non deve avere un solo immobile, il quale: a) non deve essere accatastato A/8 e A/9; b) deve essere civile abitazione; b) deve essere immobile di residenza. È il cosiddetto «divieto di pignoramento della prima casa»;
  • anche se proprietario di più immobili, la somma del valore di questi non deve essere superiore a 120mila euro;
  • il debito totale non deve essere superiore a 120mila euro;
  • prima del pignoramento deve essere stata iscritta ipoteca e, dall’ipoteca, devono essere decorsi almeno 6 mesi.

Agenzia Entrate Riscossione non può invece iscrivere ipoteca se:

  • il debito è inferiore a 20mila euro;
  • non ha inviato, sei mesi prima, un preavviso.

Il contribuente può sempre effettuare pagamenti parziali, anche non ricompresi in una rateazione, in modo da ridurre l’esposizione debitoria al di sotto dei suddetti limiti (20mila euro per l’ipoteca; 120mila euro per il pignoramento), in tal modo evitando le suddette conseguenze.

Eredi: come non pagare la cartella di Agenzia Entrate Riscossione

Per gli eredi esistono diversi metodi per non pagare la cartella esattoriale. Di tanto abbiamo parlato in Cartella non impugnata: come si difende un erede.

Il primo aspetto da sapere è che l’erede non paga né le sanzioni, né le multe stradali. Per cui, se la cartella contiene tali somme (si pensi alle sanzioni collegate al mancato versamento dell’Irpef) si può chiedere lo sgravio.

In secondo luogo è possibile rinunciare all’eredità, fare annullare dal giudice la cartella di pagamento nel frattempo ricevuta e, successivamente, revocare la rinuncia all’eredità, tornando ad essere erede. Il tutto però deve avvenire entro 10 anni dall’apertura della successione, perché questo è il termine per rinunciare all’eredità e revocare la rinuncia all’eredità.

Si può poi accettare l’eredità con beneficio di inventario. In questo modo il fisco può pignorare solo i beni oggetto dell’eredità e non il patrimonio personale dell’erede.

Infine, quando il debito lasciato dal defunto è così elevato da non esserci modo per rimediare, è possibile impedire ai debiti di trasferirsi agli eredi con la rinuncia all’eredità.

Un altro modo che ha l’erede per non pagare i debiti del defunto è quello di verificare che la cartella esattoriale sia stata correttamente notificata. La notifica, infatti, nel primo anno dopo il decesso, deve avvenire:

  • direttamente e nominativamente agli eredi: se questi hanno fatto la comunicazione di decesso all’Agenzia delle Entrate;
  • impersonalmente e cumulativamente a tutti gli eredi, all’ultimo indirizzo del soggetto defunto (la dicitura della raccomandata sarà “Eredi del sig…..”).

Invece, dopo un anno dalla morte del debitore, Equitalia deve effettuare la notifica personalmente e nominativamente ai singoli eredi, ciascuno per la sua parte. A tal fine, la notifica dovrà avvenire presso il rispettivo indirizzo di residenza.

Per approfondimenti leggi: “Se ricevi una cartella da Equitalia per un parente defunto”.

Come evitare il pignoramento del conto corrente

Se il conto corrente è in rosso o è affidato il pignoramento del conto è impossibile.

Se invece il conto corrente è d’appoggio a stipendio o pensioni, questo può essere pignoramento solo nella parte che eccede 1.345,56 euro (ossia il triplo dell’assegno sociale). In pratica, tenendo il deposito entro questa soglia non si rischia alcun pignoramento; mentre le successive mensilità che saranno accreditate dopo il pignoramento saranno bloccate fino a massimo:

  • un decimo, per stipendi o pensioni non superiori a 2.500 euro;
  • un settimo, per stipendi o pensioni non superiori a 5.000 euro;
  • un quinto per stipendi o pensioni superiori a 5.000 euro.

Per maggiori approfondimenti leggi la guida Come il fisco pignora il conto corrente.

 

Limiti al pignoramento della pensione e dello stipendio

Nel caso in cui il pignoramento dello stipendio avvenga presso il datore di lavoro esso può avvenire fino a massimo 1/10 del netto della busta paga se questa non raggiunge 2.500 euro; se invece la busta paga è compresa tra 2.500 e 5.000 euro, il pignoramento può avvenire fino a massimo 1/7. Per importi superiori, il limite è di 1/5.

Nel caso in cui il pignoramento della pensione avvenga direttamente in capo all’ente previdenziale (per es. Inps), vigono due regole:

  • così come con lo stipendio, il pignoramento può avvenire fino a massimo 1/10 della pensione se questa non raggiunge 2.500 euro; se invece la pensione è compresa tra 2.500 e 5.000 euro, il pignoramento può avvenire fino a massimo 1/7. Per importi superiori, il limite è di 1/5;
  • tali percentuali non si applicano su tutta la pensione, ma su quella parte che eccede il cosiddetto minimo vitale che è pari a 672,76 euro (l’assegno sociale aumentato della metà). Quindi, se una pensione è di 1.000 euro, il decimo (1/10) si applica sulla differenza tra 1.000 e 672,76 euro.

 

La prescrizione per non pagare la cartella esattoriale

L’ultimo metodo per non pagare la cartella esattoriale di Agenzia Entrate Riscossione è valersi della prescrizione. Le cartelle di pagamento “scadono” dopo il decorso di un termine (diverso a seconda del tipo di tributo) senza che, nel frattempo, sia stato inviato un sollecito di pagamento, avviato un pignoramento, un fermo o un’ipoteca. La prescrizione delle cartelle di pagamento è la seguente:

  • 10 anni per Irpef, IVA, Imposta di Registro, Irap, imposta ipocatastale, canone Rai, diritti camera di commercio;
  • 5 anni per sanzioni amministrative, codice della strada, contributi Inps, e Inail, imposte locali come Tari, Ici, Imu, Tarsu, Tasi;
  • 3 anni per bollo auto (i tre anni decorrono dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il pagamento doveva essere effettuato).

note

[1] L. 3/2012

 

Autore immagine: 123rf com


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