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Come vendere una piattaforma internet

19 Agosto 2017


Come vendere una piattaforma internet

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Agosto 2017



Io e altri colleghi abbiamo creato una piattaforma informatica che gestisce trasporti sanitari (tutto tramite sito web). La nostra intenzione è di poterla vendere. Dobbiamo certificarla? Come?

Quando la vendita della piattaforma internet viene effettuata da un privato, ossia soggetto non provvisto di partita Iva, la medesima viene considerata come una cessione di tipo occasionale, ed ai fini reddituali, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, la inserisce all’interno dell’articolo 67, e sarà assoggettata ad Irpef. Ovviamente per poter rientrare in questa categoria è necessario che la vendita sia effettivamente a carattere occasionale: se un soggetto vende costantemente domini o siti web, è tenuto ad aprire partita Iva ed operare come un commerciante, mentre se la vendita è solo episodica ed occasionale, è possibile rientrare nella disciplina disposta dall’articolo 67 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. In questa circostanza il compenso ottenuto dovrà essere inserito nel quadro D del modello 730, oppure nel quadro RL del modello Unico P.F. ed essere assoggettato ad Irpef.

Quando, al contrario, la vendita del sito internet viene effettuata da una impresa commerciale il guadagno dovrà essere assoggettato alla disciplina del reddito di impresa, ai sensi degli articoli 55 e seguenti del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Questo vale sia se la vendita avviene da parte di un’impresa che ha come oggetto principale della sua attività tutt’altro settore, ma si trova a dover vendere un dominio precedentemente acquistato, sia se l’attività di vendita è promossa da un’impresa che si occupa come oggetto principale della sua attività di cessione di domini o siti web. Secondo il principio generale di attrazione del reddito di impresa, infatti, ogni compenso percepito da imprese commerciali è soggetto a questo tipo di tassazione. La tassazione effettiva della vendita di domini dipenderà poi dalla forma giuridica adottata, Irpef, se si tratta di imprenditore individuale o società di persone, Ires, se si tratta di società di capitali.

In caso di vendita di sito internet, ai sensi della Legge n. 633/41, il creatore del sito è tutelato dalla disciplina del diritto di autore in quanto, ai sensi di tale legge, sono protette le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle scienze, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione. Sono altresì protetti i programmi per computer come opere letterarie ai sensi della convenzione di Berna sulla protezione delle opere letterarie ed artistiche ratificata e resa esecutiva con Legge n. 399/78, nonché le banche di dati che per la scelta o la disposizione del materiale costituiscono una creazione intellettuale dell’autore.

Con la creazione dell’opera l’autore, ai sensi dell’art. 2576 c.c., acquista a titolo originario i diritti sulla stessa. Non vi è obbligo di registrazione perché il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale. Il creatore può pertanto disporre di diritti morali, quali ad esempio il diritto alla paternità, all’inedito, all’integrità dell’opera, diritto di pentimento; e diritti patrimoniali: riprodurre, eseguire, diffondere, distribuire, noleggiare trasformare e modificare.

Da questi diritti nasce poi il riconoscimento di una particolare disciplina fiscale prevista dal all’articolo 53, comma 2, lettera b) del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, secondo il quale non vi è differenza fra i proventi da cessione definitiva dei diritti d’autore e le royalties derivanti da semplice concessione. Perché si parli di opere dell’ingegno è necessario che siano presenti congiuntamente tre requisiti: creatività (è stato realizzato qualcosa di nuovo), originalità (dev’essere facilmente distinguibile da altre opere, e dunque non trattarsi di una semplice variazione di altre creazioni) e concretezza (l’opera deve essere riproducibile e quindi sfruttabile commercialmente). In questo caso, quando la vendita della piattaforma online è effettuata direttamente dall’autore dello stesso si rende quindi applicabile la disciplina legata allo sfruttamento del diritto di autore. Il reddito percepito rientra nel novero dei redditi assimilati a quelli di lavoro autonomo, tassato secondo il principio di cassa (in base alla data di effettivo incasso), con l’applicazione di una deduzione forfettaria delle spese sostenute del 25% o del 40% del reddito percepito.

La qualificazione del sito internet posto in vendita può essere riferita ai servizi sanitari e/o al trasporto connesso ai servizi stessi.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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