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Impugnare cartella se manca il contenuto essenziale

7 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 agosto 2017



Cartelle esattoriali Agenzia Entrate Riscossione: senza i requisiti essenziali previsti dalla legge la cartella è nulla e può essere impugnata dal giudice.

Una cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate Riscossione può essere dichiarata nulla se al suo interno manca il contenuto essenziale. In effetti, l’assenza di quegli elementi che la legge ritiene essenziali, può consentire al contribuente di impugnare la cartella davanti al giudice. Il che significa dire addio al debito.

La cartella di pagamento è lo strumento attraverso il quale l’Agenzia delle Entrate Riscossione informa il contribuente dei crediti (in genere, tributi) vantati dagli enti creditori (Agenzia delle Entrate, Inps, Comuni e simili) e ne richiede il pagamento [1].

Dal 1° ottobre 2011, gli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate sono diventati direttamente esecutivi. Significa che rendono direttamente legittimo il pignoramento nei confronti del debitore moroso, con le dovute eccezioni dei beni che non possono essere pignorati. Ci sono dei casi, quindi, in cui detti avvisi sostituiscono la cartella esattoriale che, a questo punto, diventa innecessaria: si tratta dei crediti erariali maturati dal periodo d’imposta 2007 in poi, e delle imposte sui redditi (Irpef e addizionali, Ires), dell’Irap, e dell’Iva [2]. Di conseguenza, la riscossione dei tributi di competenza dell’Agenzia delle Entrate continua a essere effettuata con la cartella di pagamento solo per gli atti derivanti da controllo automatizzato e controllo formale delle dichiarazioni [3]. In tutti gli altri casi, l’avviso inviato dall’Agenzia ha la stessa forza ed efficacia della cartella dell’Agente di riscossione.

Contenuto e requisiti essenziali

Come abbiamo detto, è possibile impugnare la cartella esattoriale se manca il contenuto essenziale. Quindi è di vitale importanza verificare che nella cartella inviata dall’Agenzia delle Entrate Riscossione ci sia [4]:

  • l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro il termine di 60 giorni dalla notifica, con l’avvertimento che, in difetto, si procederà a esecuzione forzata (il pignoramento);
  • l’indicazione della data in cui il ruolo è stato reso esecutivo.

I requisiti essenziali della cartella di pagamento sono [5]:

  • il numero identificativo della cartella;
  • l’ente titolare del credito per il quale sta agendo l’Agenzia delle Entrate Riscossione;
  • la specie del ruolo;
  • il codice fiscale e i dati anagrafici del debitore;
  • l’anno o il periodo di riferimento del credito;
  • l’importo di ogni articolo di ruolo;
  • il totale degli importi iscritti a ruolo;
  • il numero delle rate in cui il ruolo deve essere riscosso, l’importo e la cadenza di ciascuna di esse;
  • l’indicazione sintetica degli elementi sulla base dei quali è stata fatta l’iscrizione a ruolo;
  • qualora l’iscrizione a ruolo sia conseguente a un atto notificato in precedenza, devono essere indicati gli estremi di tale atto e la relativa data di notifica;
  • l’avviso che, in caso di mancato pagamento, l’agente della riscossione potrà procedere ad acquisire, in via stragiudiziale, i dati relativi a eventuali crediti vantati dallo stesso debitore nei confronti di terzi, al fine dello svolgimento di eventuali azioni di espropriazione [6].

Non è finita: la cartella di pagamento deve contenere, inoltre, a pena di nullità, e con riferimento ai ruoli consegnati dagli agenti della riscossione a partire dal 1° giugno 2008, l’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo, nonché di quello di emissione e notifica della cartella [7]. Questo per assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa, la piena informazione del cittadino e la garanzia del diritto alla difesa [8].

Non mancano i casi in cui la giurisprudenza ha ritenuto nulla una cartella di pagamento che non forniva al contribuente gli elementi necessari per poter esercitare il proprio diritto alla difesa. Ad esempio, quelle che non indicano il dettaglio nel calcolo degli interessi [9]. Infatti, la trasparenza della cartella esattoriale è un elemento essenziale per la sua legittimità. Il contribuente, insomma, deve essere messo in condizione di verificare la correttezza dei calcoli effettuati dall’Agenzia delle Entrate Riscossione. Pertanto, è nulla la cartella dalla quale non mostri chiaramente quale sia il tasso degli interessi applicato, né il metodo di calcolo o il periodo di riferimento. Riportare solo la cifra globale degli interessi dovuti, senza l’indicazione delle specifiche modalità di calcolo degli stessi, non è sufficiente per rendere valida la cartella. [10].

Sempre la Cassazione [11] ha ritenuto nulla la cartella esattoriale che rechi unicamente l’indicazione “omesso o carente versamento dell’imposta”. Secondo la Suprema Corte, questa semplice dicitura non costituisce adeguata motivazione di una pretesa fiscale e la cartella esattoriale è nulla se non contiene ulteriori dati idonei a sorreggere le ragioni dell’amministrazione.

In ultimo, gli ermellini [12] hanno sancito la nullità della cartella esattoriale quando non risulta essere chiara al suo interno la causale delle somme pretese dal fisco. Secondo la Cassazione, infatti, la cartella deve contenere le indicazioni sufficienti a permettere al contribuente di identificare in maniera agevole la causale delle somme pretese dall’amministrazione finanziaria.

note

[1] L’attuale modello è stato introdotto nel 2008 [1] e, nel corso degli anni, ha subito numerose modifiche e integrazioni, l’ultima delle quali è stata disposta dal un provvedimento del 5.03.2013.

[2] L. n. 111 del 15.07.2011.

[3] Oltre a quelli notificati prima dell’1.10.2011 e relativi a crediti precedenti all’anno 2007.

[4] A norma dell’art. 25, c. 2 e 2-bis del d.pr. n. 602/73.

[5] A norma dell’art. 6, d.m. n. 321 del 3.09.2013.

[6] Ex art. 543 e ss. cod.proc.civ.

[7] Art. 36, c. 4-ter, d.l. 248/07.

[8] Cass. sent. n. 377 del 9.11.2007.

[9] Da ultimo CTR Piemonte sent. n. 92/36/12.

[10] Cass. sent. n. 4616/12.

[11] Cass. ord. n. 20211 del 3.09.2013.

[12] Cass. ord. n. 15188 del 18.06.2013.

Autore immagine: 123rf.com

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