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Lo sai che? Causa contro Agenzia Entrate Riscossione: avvocati vietati

Lo sai che? Pubblicato il 7 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 agosto 2017

Come l’Agenzia delle Entrate, anche Agenzia Entrate Riscossione deve valersi necessariamente di personale interno per la difesa nelle cause contro i contribuenti.

Nel caso in cui il contribuente impugni una cartella di pagamento, l’Agente per la riscossione, ossia Agenzia Entrate Riscossione, deve costituirsi in giudizio a mezzo del proprio personale interno e non con avvocati esterni. Infatti la legge [1] stabilisce il divieto, per l’esattore, di valersi di liberi professionisti nella difesa per le cause successive al 1° gennaio 2016. È questo l’utile chiarimento fornito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Napoli [2]. Utile perché il contribuente, in caso di costituzione irregolare da parte dell’Agenzia Entrate Riscossione, potrà far valere l’inutilizzabilità delle difese di quest’ultima e, quindi, la mancanza di contestazioni alle eccezioni da lui sollevate. Il che significa vittoria, se non sicura, almeno altamente probabile.

Nelle cause, anche quelle contro il fisco, vale il principio di «non contestazione»: in pratica tutte le eccezioni mosse da una parte nei confronti dell’altra, che non trovano nella difesa dell’avversario una valida risposta e una prova contraria, si considerano come “non contestate” ossia fondate. Con la conseguenza che il giudice non è tenuto a verificare tali circostanze e a fondare su di esse la sua decisione. Un esempio potrà rendere molto più chiaro ciò che stiamo dicendo. Immaginiamo che un contribuente contesti un pignoramento perché – così sostiene – non ha mai ricevuto la precedente cartella esattoriale. Nella causa così promossa, l’Agenzia Entrate Riscossione non si costituisce, pur avendo, nei propri archivi, gli avvisi di ricevimento che dimostrano la regolarità della notifica. In assenza della prova contraria, il tribunale è tenuto a ritenere fondata l’eccezione del contribuente e, quindi, a dargli ragione.

Facciamo un secondo esempio. Un contribuente impugna una cartella esattoriale sostenendo di aver già pagato una parte della somma richiestagli dal fisco. Nel costituirsi in causa, l’esattore dimentica di prendere posizione su tale punto e si sofferma su altre questioni marginali. Poiché non contestata, il giudice dovrà ritenere fondata l’eccezione di “avvenuto pagamento” sostenuta dal contribuente e il fatto già provato senza bisogno di alcuna documentazione.

Gli esempi che abbiamo appena fatto possono valere anche nel caso di costituzione irregolare di una delle parti. Per cui se Agenzia Entrate Riscossione si “presenta” in giudizio con il “soggetto sbagliato”, tutta la sua difesa cade e il contribuente ha vita facile.

Ma perché, nelle cause contro il contribuente, Agenzia Entrate Riscossione non può valersi di avvocati?

A partire dal 1° gennaio 2016, la legge prevede che «l’agente della riscossione, nei cui confronti è proposto il ricorso, sta in giudizio direttamente o mediante la struttura territoriale sovraordinata». La posizione processuale del concessionario, dunque, è del tutto parificata a quella dell’Agenzia delle Entrate, con la conseguenza che lo stesso non può più avvalersi della costituzione a mezzo di un avvocato esterno. E ciò a maggior ragione dal 1° luglio 2017 con il passaggio da Equitalia al nuovo ente pubblico, Agenzia Entrate Riscossione, per il quale valgono le stesse regole dettate in precedenza per gli enti impositori.

Da ciò deriva che la costituzione in giudizio dell’esattore, effettuata tramite un professionista esterno al personale dell’ente, è illegittima e determina l’inammissibilità della documentazione difensiva prodotta.

note

[1] Art. 11, n. 2, dlgs n. 546/92

[2] Ctp Napoli, sent. n. 11055/01/2017.

LA SENTENZA

[omissis] Il dlgs 546/1992, sulla scia di una risalente tradizione giuridica, di cui e tuttora permeato anche il codice di procedura civile, tiene abbastanza chiaramente distinte la funzione di rappresentanza e quella di assistenza tecnica delle parti dei processi innanzi alle commissioni tributarie.

1.2. Ulteriore conseguenza di quanto s’è fin qua detto è che la procura conferita dall’agente della riscossione ad un soggetto estraneo alla propria organizzazione al fine di farsi da questo rappresentare in uno o più giudizi innanzi alle commissioni tributarie, siccome atto preprocessuale affetto da un vizio di carattere extra formale. poiché ln contrasto con una norma inderogabile che limita i poteri giuridici del conferente, deve ritenersi nulla anche in mancanza dell’espressa previsione della sua nullità.

Il cosiddetto principio di tassatività delle nullità che si vuol ricavare dall’art. 156, c. 1, c.p.c., senz’altro applicabile anche al processo innanzi alle commissioni tributarie in forza del generale rinvio alle norme del codice di procedura civile disposto dall’art. 1, c., Z, del dlgs 546/1992, riguarda infatti, testualmente e secondo l’opinione che questo collegio ritiene preferibile, soltanto le nullità degli atti del processo conseguenti all’inosservanza delle forme previste dalla legge per tali atti e non anche le altre, quali quelle dipendenti dall’essere stati tali atti compiuti da chi non ne aveva il potere.

Né, a prescindere da ogni altra considerazione può ritenersi che la nullità della procura conferita dall’agente della riscossione ad un soggetto estraneo alla propria organizzazione al fine di farsi da questo rappresentare in uno o più giudizi tributari possa ritenersi sanata ai sensi del terzo comma dell’art. 156 c.p.c., cioè per il conseguimento dello scopo cui e destinata, per il sol fatto di essere stata conferita ad un soggetto che deve presumersi tecnicamente attrezzato a fungere da rappresentante in giudizio delle parti, posto che, per quanto si e dianzi detto, l’art. 11 del dlgs 546/1992, nel testo attualmente vigente. vieta all’agente della riscossione di attribuire a terzi il potere di rappresentarlo nei giudizi innanzi alle commissioni tributarie.

1.3. La conseguente nullità della costituzione in giudizio dell’agente della riscossione deve invece ritenersi sanabile in forza dei principi ricavabili dall’art. 182, c. 2, c.p.c., che pure è certamente applicabile anche al processo tributario (cfr., per esempio, Cass. 3084/2016). ( )

Dal che consegue che la costituzione in giudizio dell’agente della riscossione e tutti gli atti compiuti in suo nome e per suo conto dall’avvocato costituirsi quale suo procuratore, comprese le produzioni documentali. non possono essere ritenute valide. ( )


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