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Devo prestare soccorso se qualcuno si fa male e me ne accorgo?

24 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 agosto 2017



Il soccorso nei confronti di una persona che si sia infortunata per strada, o stia male, è un dovere morale di tutti, ma anche un obbligo di legge: il 118 va sempre chiamato.

Primo soccorso e pronto soccorso

Nel caso di soccorso di qualcuno che stia male, e del cui malessere un cittadino comune può accorgersi per svariati motivi (passando in macchina, o trovandosi di fronte una persona svenuta sul marciapiede, ad esempio) bisogna ricordarsi sempre la distinzione fra primo soccorso e pronto soccorso.

Il primo soccorso è l’insieme delle azioni, svolte dal cittadino comune, che permettono di aiutare una o più persone in difficoltà, nell’attesa dell’arrivo dei soccorsi qualificati.

Il pronto soccorso, invece, è costituito dall’intervento svolto da personale sanitario.

Esiste una distinzione netta, pertanto, tra i doveri del primo soccorritore e quelli del soccorritore professionale.

Questa distinzione, che vale in generale, non è però assoluta, in quanto può modificarsi a seconda dell’ambito in cui ci si trova. Ad esempio, nel settore aziendale, l’incaricato di primo soccorso viene individuato dal datore di lavoro, e poi addestrato ad attivarsi per intervenire prontamente ed autonomamente al fine di ridurre le conseguenze di incidenti ed infortuni alle persone presenti nei luoghi di lavoro. Ha come compito principale quello di saper intervenire in caso di emergenza in attesa che arrivino i soccorsi specializzati. Deve conoscere il “piano di pronto soccorso” previsto dall’azienda in cui lavora, ed attuare le procedure di pronto intervento apprese durante uno specifico corso di formazione. In particolare, deve saper comunicare con il 118, dando in maniera calma tutte le informazioni necessarie affinché l’intervento sia mirato e tempestivo. Gli obblighi in capo al soccorritore sono costituiti da semplici manovre orientate a mantenere in vita l’infortunato o a prevenire complicanze.

A prescindere dai profili aziendali, comunque, come detto il primo soccorso va prestato anche dal cittadino comune.

In quest’ultima ipotesi, dunque, siamo di fronte ad una sorta di “responsabilità del laico”, nel senso che è la persona qualunque che, alla presenza di un infortunato, non può passare oltre: la sua responsabilità nell’aiutare chi sta male si estrinseca in una semplice chiamata al 118. Telefonata che purtroppo, spesso, può essere determinante e decisiva per salvare una vita o limitare i danni.

Omissione di soccorso

Peraltro, come stabilito dal nostro codice penale [1], l’omissione di soccorso è perseguibile penalmente.

La legge italiana però, pone l’obbligo di prestare il soccorso nel caso in cui lo stesso sia necessario “e possibile”, in considerazione dei mezzi, del tempo e del luogo. Rilevano inoltre le capacità del primo soccorritore di ridurre al minimo – laddove non evitare, nei casi migliori – i danni, e di dare immediato avviso alle autorità.

Non sussiste, ad ogni modo, alcun obbligo in capo a qualsiasi soccorritore occasionale (e lo stesso, in questo caso, vale anche per i soccorritori professionisti) di mettere in pericolo la propria incolumità. Anche i professionisti, siano questi medici o infermieri, possono non intervenire se in stato di reale pericolo, per evidenti ragioni di salvaguardia della salute dell’interventore. Pertanto, qualora fosse in pericolo l’incolumità dell’agente, non costituirebbe reato l’omissione di soccorso intesa come il “non intervento di persona sulla persona”.

Resterebbe tuttavia fermo l’obbligo di avvisare il 118 e le autorità competenti.

Se il buon senso e la dovuta cautela, dunque, assieme all’attenzione per il prossimo, costituiscono in sostanza le linee guida in queste situazioni, è tuttavia imprescindibile comprendere che la chiamata al 118 è non solo fondamentale per la tutela della salute dell’infortunato, ma costituisce un obbligo di legge: qualora non fosse fatta, integrerebbe un reato grave, di cui si potrebbe essere chiamati a rispondere.

note

[1] Art. 593 c. p. sull’omissione di soccorso: “chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un’altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all’autorità è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 2.500 euro. Alla stessa pena soggiace chi, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’autorità. Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale, la pena è aumentata; se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata”.

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