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Ditelo Voi Stare in carcere è gratis o si paga per il mantenimento?

Ditelo Voi Pubblicato il 23 agosto 2017

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La condanna che preveda una pena detentiva in un istituto carcerario implica che i detenuti paghino anche le spese per il loro mantenimento.

Negli istituti carcerari si paga per la permanenza?

Stare in carcere non è gratis: essere sottoposti a pena detentiva comporta spese anche in capo al detenuto, che deve pagare “vitto e alloggio”, intesi in senso comune, per la durata della sua permanenza.

Non molte persone lo sanno, ma il nostro ordinamento prevede che le spese di mantenimento dei detenuti siano parzialmente versate da loro stessi, in quanto per legge sono tenuti a corrispondere allo stato una cifra mensile che viene chiamata “quota di mantenimento”.

Se infatti lo Stato si fa carico delle spese per l’esecuzione delle pene e delle misure di sicurezza detentive, il nostro codice penale[1] sancisce che la persona condannata sia obbligata a rimborsare all’erario le spese per il suo mantenimento in carcere, rispondendo di tale obbligazione con tutti i propri beni, sia mobili che immobili, presenti e futuri. L’obbligazione di rimborso non si estende agli eredi.

La legge sull’ordinamento penitenziario[2], inoltre, stabilisce che il rimborso delle spese di mantenimento in capo ai detenuti ammonti ad una quota non superiore ai due terzi del costo reale.

All’inizio di ogni esercizio finanziario il ministro della Giustizia, sentito il ministro dell’Economia e delle Finanze, determina quella che viene definita la quota “media” di mantenimento dei detenuti, in relazione a tutti gli stabilimenti della Repubblica italiana.

Ma cosa comprende questa “quota di mantenimento”?

Poichè la pena detentiva comporta inevitabilmente che il carcerato trascorra il proprio tempo negli istituti penitenziari, all’interno di questi dovrà di necessità mangiare, dormire, consumare acqua e ed energia elettrica, utilizzare mobilio e biancheria.

Soltanto parte di questi costi gli verranno però addebitati, secondo una precisa previsione tariffaria che tiene conto del fatto che per legge costituiscono spese di mantenimento a suo carico solo quelle che concernono “gli alimenti ed il corredo”.

Nel 2015, con decreto ministeriale [3], è stata modificata la quota di mantenimento prevista, fissandola alla cifra di 3,62 europer giornata di presenza”, per un totale dunque di 108,60 euro a persona al mese (112,22 euro per i mesi di 31 giorni).

Con apposita circolare del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria[4], naturalmente, la variazione è stata comunicata ai direttori delle carceri ed ai provveditori regionali.

Nello specifico, viene rilevato come il costo effettivo per le due voci – alimenti e corredo – sia pari ad euro 5,44 al giorno. Siccome per legge, come detto, la quota di mantenimento da porre a carico del carcerato deve essere pari ai due terzi del costo reale, si ottiene la cifra di 3,62 euro complessivi al giorno.

Tale somma è a sua volta suddivisa nella voce “alimenti” e nella voce “corredo”. La cifra stabilita per il corredo ammonta a 0.89 euro giornalieri, mentre gli alimenti risultano a loro volta ripartiti secondo la seguente modalità: 0,27 euro per la colazione; 1,09 euro per il pranzo; 1,37 euro per la cena.

Dato che l’eventuale attività lavorativa prestata nella struttura carceraria – o all’esterno, a seconda dei casi – è remunerata, da tale remunerazione viene prelevata appositamente una quota per il rimborso delle spese di mantenimento del singolo detenuto lavoratore[5].

[1] Art. 188 cod. pen.

[2] L. 26 luglio 1975 n. 354, “norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà”.

[3] D. m. 7 agosto 2015, pubblicato sul Bollettino ufficiale del ministero della Giustizia n. 18, 30 settembre 2015.

[4] Circ. GDAP-PU-0298924 del 7 settembre 2015.

[5] Art. 145 e 213 cod. pen.


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1 Commento

  1. Perché non dire che molti detenuti ex comunitari e no ,non lavorano in carcere , non hanno un euro , come fanno a fare fronte alle spese di mantenimento .Ne tanto meno quando termina l’espiazione ritornano all’esterno a delinquere, senza arte e ne mestiere come fanno a vivere ,allora lo stato ,l’amministrazione della giustizi e finanza come fanno a incassare le spese?

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