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Lo sai che? Posso impugnare la cartella esattoriale se la pago a rate?

Lo sai che? Pubblicato il 24 agosto 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 agosto 2017

Sto pagando in 72 rate un debito con l’Agenzia delle Entrate Riscossione, ma vorrei impugnare le cartelle per vizi di cui non me ne ero accorto: è possibile? 

Chi ha concordato con l’Agenzia delle Entrate Riscossione un piano di rateazione (o rateizzazione che dir si voglia) per il pagamento di una cartella esattoriale, teoricamente non perde la possibilità di impugnarla in un momento successivo e, quindi, di fare ricorso. Questo perché il pagamento del debito non comporta acquiescenza, cioè l’ammissione del debito stesso [1]. Il contribuente, infatti, potrebbe voler pagare solo per evitare conseguenze peggiori come il pignoramento, il fermo auto o un’ipoteca, ma non perché ammette che sia giusto farlo.

Non è semplice poter impugnare la cartella dell’Agenzia delle Entrate Riscossione quando la si sta pagando a rate. Ma nemmeno impossibile

Vizio di annullabilità dell’atto prodromico

Non è possibile impugnare la cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate Riscossione per contestare un vizio dell’atto prodromico, cioè quello notificato, in precedenza, dall’ente titolare del tributo o della sanzione (per esempio, la multa del Comune, un accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate, una richiesta di pagamento di imposte o di contributi previdenziali dall’Inps, ecc.). Infatti, quando la contestazione riguarda il merito degli atti amministrativi, ci sono dei termini di legge ben precisi per impugnarli. Se tali termini sono scaduti, gli importi non pagati vengono «iscritti a ruolo» e, solo allora, inviati all’Agenzia delle Entrate Riscossione. Questo significa che se il vizio è relativo all’atto notificato a monte della riscossione, il ricorso non è più possibile per decorrenza dei termini.

Vizio di annullabilità della cartella

Non è possibile impugnare la cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate Riscossione dopo 60 giorni dalla sua notifica per quei vizi meno gravi che danno luogo all’annullabilità della cartella stessa. Ad esempio, nel caso di una cartella che:

  • calcoli in modo sbagliato gli interessi;
  • venga inviata ad un soggetto che non sia l’effettivo debitore;
  • riporti delle somme non dovute.

Di conseguenza, e poiché il procedimento di richiesta e accettazione della rateazione avviene, di norma, in tempi non immediati, potrebbe essere che, anche in questo caso, siano decorsi i suddetti 60 giorni e quindi sia venuta meno la possibilità di impugnare la cartella esattoriale davanti al giudice.

Ma se il termine dei 60 giorni non è ancora compiuto, bisogna fare attenzione ad un’altra circostanza: se si vuol far valere un vizio di notifica dell’atto, è bene sapere che, presentando ricorso, lo si sana.

Che cosa vuol dire?

Significa che se il contribuente vuol contestare il fatto che il postino ha consegnato la cartella ad un soggetto che non era un familiare convivente (come richiede il codice), non potrebbe andare dal giudice sostenendo di non aver mai ricevuto tale atto, proprio perché, se lo fa nei termini, significa comunque che ne ha preso visione e, dunque, che ne è venuto in possesso. Insomma, come puoi contestare una cosa che non hai nemmeno visto?

E’ come tirarsi la zappa sui piedi

Questo concetto viene espresso dalla giurisprudenza con il principio secondo cui tutte le volte in cui l’atto, anche se viziato, raggiunge (in un modo o nell’altro) il suo scopo non è più impugnabile e il vizio si sana. Si pensi ancora al caso in cui il contribuente riceve una notifica presso la Casa Comunale e, tuttavia, l’agente postale non gli invia la seconda raccomandata per informarlo di aver tentato invano la notifica.

Anche qui, il ricorso contro l’errore del postino sanerebbe il vizio. Per lo stesso motivo di prima.

In tutti questi casi, insomma, non rileva tanto la «forma» della procedura di notifica, quanto piuttosto il risultato definitivo: se il destinatario è venuto a conoscenza della cartella (a prescindere dalle modalità concrete) non c’è più possibilità di fare ricorso.

Che fare in questi casi? Non resta che attendere la successiva mossa dell’Agenzia delle Entrate Riscossione (un pignoramento, un’ipoteca o un fermo). Solo allora, si può dire che si «casca dalle nuvole» e contestare il mancato ricevimento della cartella. Ovviamente, però, se si è chiesto la rateazione del debito, l’Agenzia delle Entrate Riscossione non avvierà mai le procedure esecutive e, quindi, non ci sarà neanche possibilità di fare ricorso.

Vizio di nullità dell’atto prodromico o della cartella esattoriale

Ultima chance: verificare la possibilità di ricorrere contro la cartella esattoriale per vizi di nullità assoluta, cioè di inesistenza dell’atto prodromico (quello cioè con la pretesa fiscale vera e propria) o della successiva cartella.

In questo caso, il decorso dei termini per l’impugnazione non è più un ostacolo: secondo la nostra legge e la giurisprudenza costante, infatti, la nullità assoluta è insanabile. Il vizio può essere fatto valere in ogni stato e grado del procedimento, oltreché essere rilevabile d’ufficio, senza termini massimi. Vuol dire che non c’è una scadenza per:

  • impugnare un atto firmato da un soggetto che, in verità, non aveva i poteri per firmalo;
  • contestare la notifica fatta da un corriere privato e non da un soggetto a cui la legge attribuisce tale potere;
  • rilevare che la cartella esattoriale o la pretesa fiscale era priva del suo contenuto minimo per venire in esistenza (per esempio, l’indicazione del responsabile del procedimento).

Dunque, e rispondendo alla domanda iniziale, solo in questo caso è possibile il ricorso nonostante sia stato già avviato un piano di rateazione del debito.

note

[1] CTP Caltanissetta sent. n. 1072/1/2014.

Autore immagine: 123rf.com


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