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Ludoteca: se un bambino si fa male spetta il risarcimento?

8 agosto 2017


Ludoteca: se un bambino si fa male spetta il risarcimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 agosto 2017



Il titolare della ludoteca deve risarcire i danni ai genitori del bambino che si fa male in uno dei giochi gonfiabili all’interno dell’area?

Sono sempre più numerose le ludoteche, paradiso dei bambini e anche dei genitori che, così, hanno la possibilità di far giocare i propri figli e, nel frattempo, rilassarsi un po’. Di solito costituite da gonfiabili, tappetini elastici, piscine di palle di plastica, cavallucci a dondolo, scivoli, le ludoteche sono attrezzate per garantire la massima sicurezza anche ai più piccoli, dimodoché non si facciano male. Inoltre c’è l’obbligo dell’assicurazione che copre il rischio di eventuali infortuni. Ma se un bambino si fa male spetta il risarcimento? E a chi chiederlo? La questione è stata di recente affrontata da una sentenza del Tribunale di Perugia [1].

Il titolare della ludoteca non è tenuto a sorvegliare i bambini

Secondo il giudice umbro, se un bambino cade o comunque si fa male in una ludoteca il relativo titolare non è responsabile; il gestore di tale spazio ricreativo non è considerato alla pari di un insegnante dell’asilo o della scuola e non ha, quindi, l’obbligo di sorvegliare i bambini che utilizzano gli spazi attrezzati. Risultato: i genitori non hanno diritto a ottenere il risarcimento per l’infortunio in ludoteca. L’unico caso in cui il titolare della ludoteca è responsabile è quando l’impianto è difettoso. Tanto per fare un esempio non spetta il risarcimento quando:

  • il bambino, con un salto, cade dal tappetino elastico regolamentare;
  • il bambino si pizzica un dito sotto un cavalluccio a dondolo;
  • il bambino viene spinto a terra da un altro bambino;
  • il bambino cade dallo scivolo di un gonfiabile.

Al contrario spetta il risarcimento se:

  • una sporgenza dei gonfiabili o degli altri giochi non è isolata con materiale non contundente;
  • il tappetino elastico cede e fa cadere il bambino;
  • una delle corde si rompe.

In buona sostanza il titolare della ludoteca, seppur non ha l’obbligo di sorvegliare i bambini che giocano (i quali possono accedere solo se accompagnati dai genitori), è tenuto a sorvegliare il corretto funzionamento dei giochi stessi, a curarne la manutenzione e ad assicurare che essi siano a norma. Diversamente è responsabile oggettivamente dell’infortunio determinato dall’attrezzo, a prescindere quindi da colpe o malafede. In particolare il codice civile [2] stabilisce che, in caso di danno determinato da cosa in custodia, il proprietario dell’oggetto è responsabile del danno causato a terzi, salvo che ciò sia avvenuto per caso fortuito. I genitori, per ottenere il risarcimento, devono dimostrare che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno.

Il titolare della ludoteca – si legge nella sentenza in commento – non è tenuto al controllo dei minori: infatti, «la messa a disposizione, a pagamento, di un’area giochi attrezzata per bambini non include un’obbligazione di sorveglianza e tutela» degli stessi.

Peraltro – prosegue il tribunale umbro – l’utilizzo dei giochi della ludoteca non presenta, di per sé, «una particolare pericolosità, se non quella che normalmente deriva da simili attrezzature»; e, d’altra parte, un genitore (o, comunque, un adulto) che accompagna un bambino in una ludoteca «deve avere ben presenti i rischi che ciò comporta», e quindi deve eseguire la dovuta sorveglianza sul minore per evitare tutti quei rischi che egli è doverosamente tenuto a calcolare. Il rischio di una caduta di un bambino da uno scivolo gonfiabile è «certamente prevedibile» con l’ordinaria diligenza, «e nulla consente di ipotizzare che fosse venuto meno in capo ai genitori che lo accompagnavano il dovere di controllo e di vigilanza».

note

[1] Trib. Perugia, sent. n. 109/17 del 27.01.2017.

[2] Art. 2051 cod. civ.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI PERUGIA – Sezione Prima Civile – in composizione monocratica, in persona del giudice dr.ssa Ilenia Miccichè, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 3484 del Ruolo Generale dell’anno 2014, trattenuta in decisione all’udienza del 27.09.16, vertente tra:
(A), C.F. …, nato a … (..) il … e (B), C.F. …, nata a … il …, in proprio e quali genitori esercenti la potestà sulla figlia minore (C), C.F. …, nata a Città di …, residenti in … (..) via … n. .., rappresentati e difesi dall’avv. … come da procura a margine dell’atto di citazione ed elettivamente domiciliati in … – … – via … n. .., presso lo studio degli avv.ti … e …;

Attori

Contro
(D), C.F. … , nato ad … il …, ivi residente in Viale … n. .., in qualità di ex titolare nonché legale rappresentante pro tempore dell’impresa individuale “(E)” di (D), cancellata in data 17.12.2013, corrente all’epoca dei fatti in …, fraz. …, via … n. .., elettivamente domiciato in …, via … n. .., presso lo studio dell’avv. …, che lo rappresenta e difende giusta procura estesa in

IL TRIBUNALE DI PERUGIA – Sezione Prima Civile – in composizione monocratica, in persona del giudice dr.ssa Ilenia Miccichè, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 3484 del Ruolo Generale dell’anno 2014, trattenuta in decisione all’udienza del 27.09.16, vertente tra:
(A), C.F. …, nato a … (..) il … e (B), C.F. …, nata a … il …, in proprio e quali genitori esercenti la potestà sulla figlia minore (C), C.F. …, nata a Città di …, residenti in … (..) via … n. .., rappresentati e difesi dall’avv. … come da procura a margine dell’atto di citazione ed elettivamente domiciliati in … – … – via … n. .., presso lo studio degli avv.ti … e …;

Attori

Contro
(D), C.F. … , nato ad … il …, ivi residente in Viale … n. .., in qualità di ex titolare nonché legale rappresentante pro tempore dell’impresa individuale “(E)” di (D), cancellata in data 17.12.2013, corrente all’epoca dei fatti in …, fraz. …, via … n. .., elettivamente domiciato in …, via … n. .., presso lo studio dell’avv. …, che lo rappresenta e difende giusta procura estesa in

calce alla comparsa di costituzione e risposta con chiamata in causa;

Convenuto

E con
(F) S.p.a., C.F. e P.I. …, con sede in … (..), via … n. .., rappresentata e difesa dall’avv. …,

elettivamente domiciliata presso il suo studio in …, via … n. ..;

Terzo chiamato in causa

Avente ad oggetto: responsabilità ex artt. 2049 – 2051 – 2052 c.c.

Avente ad oggetto: responsabilità ex artt. 2049 – 2051 – 2052 c.c.
Conclusioni: per gli attori: come da atto da atto di citazione e memoria ex art. 183 co. 6 n. 1 c.p.c.;
per il convenuto: come da comparsa di costituzione e risposta e atto di citazione per chiamata in causa di terzo;
per il terzo intervenuto: “Voglia il Tribunale di Perugia:
nella causa principale di danno proposta dagli attori nei confronti della convenuta in via preliminare: accertare l’intervenuta estinzione e l’inesistenza della convenuta e, di conseguenza, il difetto di ogni sua capacità giuridica e della legittimazione processuale, attiva e passiva, e, per l’effetto, dichiarare la nullità dell’atto di citazione e dell’atto di chiamata in causa, respingendo la domanda di danno proposta dagli attori e quella di garanzia della convenuta;

in via principale: respingere la domanda proposta dagli attori in quanto infondata in fatto e in diritto per insussistenza di ogni responsabilità, ex art. 2051 e/o 2043 c.c., in capo alla convenuta;
in via subordinata: ridurre i danni, ove provati e accertati, nella misura di giustizia detraendo dal risarcimento eventualmente riconosciuto dovuto quanto imputabile agli attori in misura proporzionale alla gravità della colpa loro riferibile e all’entità delle conseguenze che sono derivate da tale colpa ed escludendo ogni risarcimento che dovesse risultare dovuto per i danni che potevano essere evitati usando l’ordinaria diligenza, il tutto stante il concorso di colpa, ex art. 1227, I e II comma, c.c. degli attori nella determinazione dell’evento e degli asseriti danni.

Nella causa di garanzia promossa dalla convenuta nei confronti di (F) S.p.A.,
in via principale: respingere la domanda di garanzia e la richiesta di manleva e delle spese della lite in quanto infondate in fatto e in diritto, per: – inesistenza della garanzia assicurativa per estinzione del soggetto assicurato; – inesistenza della garanzia assicurativa per mancanza di un “fatto accidentale”; – inesistenza della garanzia per rischio escluso/limitazione della garanzia; – violazione del patto di gestione della lite;
in via subordinata: in denegata ipotesi di riconoscimento della sussistenza della garanzia assicurativa, limitare l’indennità entro il massimale di polizza; con riserva di agire in regresso nei confronti di eventuali condebitori solidali ex art. 1299 c.c. e/o di altri assicuratori del medesimo rischio ex art. 1910 c.c.
in ogni caso: rigettare la domanda avanzata dall’assicurata per la refusione delle spese di lite a carico di (F) S.p.A. poiché infondata in fatto ed in diritto e con vittoria delle spese e dei compensi di causa, oltre spese generali 15%, cap e iva”.

Motivi della decisione

Con atto di citazione ritualmente notificato (A) e (B) hanno evocato in giudizio (D), quale ex titolare e legale rappresentante dell’impresa individuale (D), per sentirlo condannare, ai sensi dell’art.2051 c.c. o 2043 c.c., al risarcimento del danno per l’infortunio occorso alla figlia minore (C).

Al fine hanno esposto che il giorno 7.06.13, intorno alle ore 21,00, si trovavano con la figlia ad una festa di compleanno presso la ludoteca esercitata dall’impresa individuale (D), quando la piccola, giocando con altri bambini nello scivolo gonfiabile, “improvvisamente cadeva, in fase di discesa, urtando la spalla sinistra”. Hanno lamentato che in occasione del fatto non era presente in loco il (D) né personale addetto in sua vece alla sorveglianza dei giochi e degli ambienti e che quindi il gestore aveva violato l’obbligo di garantire l’idoneità e la sicurezza degli impianti e delle persone che vi accedono; hanno concluso chiedendo accertarsi la responsabilità del convenuto, con condanna al risarcimento dei danni patiti et patiendi dalla minore.

(D), costituitosi per chiedere il rigetto della domanda, ha precisato che l’impresa di cui era titolare all’epoca del sinistro, denominata “(E)”, esercitava attività ricreativa per bambini a mezzo della predisposizione di un locale attrezzato, dotato tra l’altro di sala compleanni e di spazio gonfiabili, e che gravava sull’impresa il solo obbligo di garantire la sicurezza e la manutenzione dei locali e dell’attrezzatura, non anche quello di sorveglianza sui minori, che difatti potevano accedere solo se accompagnati. Ha aggiunto che comunque il gonfiabile ove si era verificato il sinistro non presentava alcuna anomalia, come accertato dalla Compagnia assicuratrice sulla scorta della documentazione offerta.

La compagnia assicurativa chiamata in causa dal (D), costituitasi, ha preliminarmente eccepito la nullità dell’atto di citazione per inesistenza del convenuto e, nel merito, l’insussistenza dei presupposti per l’applicabilità delle norme invocate dagli attori, concludendo come sopra riportato.

In esito all’assunzione delle prove orali la causa è stata rinviata per la precisazione delle conclusioni e all’udienza del 27.09.16 è stata trattenuta in decisione, previa concessione dei termini di rito per il deposito degli scritti difensivi finali.

****

Va preliminarmente rilevata l’assoluta infondatezza dell’eccezione preliminare di nullità dell’atto di citazione per inesistenza del soggetto convenuto.

Come noto, la domanda proposta nei confronti della ditta individuale deve intendersi intentata, ai fini della legittimazione passiva, nei confronti del suo titolare, poiché la ditta è priva di soggettività giuridica e si identifica, sotto il profilo sostanziale e processuale, con il suo titolare.

E’ per altro pacifica in giurisprudenza la non estendibilità alle ditte individuali della disciplina dettata per le società dall’art. 2945 c.c., poiché le prime non si estinguono con la cancellazione dal registro delle imprese ma nel momento in cui è realmente venuta meno l’attività imprenditoriale, con la conseguenza che la cancellazione dal registro delle imprese non sortisce alcun effetto sulla legittimazione e capacità processuale del titolare dell’impresa  individuale. Non è revocabile in dubbio, dunque, la legittimazione processuale del titolare, anche dopo la cessazione dell’attività, per fatti occorsi nell’esercizio dell’attività d’impresa.

Nel merito.

Benché la domanda svolta dagli attori assuma, a suo sostegno, una responsabilità “ex art. 2051 c.c. o art. 2043 c.c.” della parte convenuta, gestore della ludoteca, valuta il giudicante che la verifica di fondatezza della pretesa risarcitoria debba essere effettuata alla stregua della disciplina dell’art. 2051 c.c., vertendosi, nel caso che ci occupa, in ipotesi di responsabilità derivante dalla custodia del bene, con ciò che ne consegue in termini di ripartizione dell’onere della prova.

In particolare, la disposizione citata pone una presunzione di responsabilità a carico del custode, che opera quando sia provato, dal danneggiato, chiaramente, il nesso causale tra il pregiudizio lamentato e la res da altri custodita, senza dover provare che il danno stesso derivi dalla condotta commissiva o omissiva del custode produttrice del danno, salvo gravare su quest’ultimo l’onere della prova del caso fortuito, cui è equiparata la condotta colpevole del danneggiato o di un terzo, quando questa possa essere considerata causa esclusiva del danno, in quanto eccezionale ed imprevedibile.

Va però ricordato che secondo l’interpretazione offerta dalla giurisprudenza di legittimità, condivisa da chi scrive, pur avendo la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia carattere oggettivo, ed essendo perciò sufficiente per la sua configurazione la dimostrazione da parte dell’attore del verificarsi dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con il bene in custodia, nei casi in cui il danno non sia l’effetto di un dinamismo interno alla cosa, scatenato dalla sua struttura o dal suo funzionamento (scoppio di una caldaia, scarica elettrica, frana della strada o simili), ma richieda che l’agire umano, ed in particolare quello del danneggiato, si unisca al modo di essere della cosa (essendo essa di per sé statica e inerte), per la prova del nesso causale occorre dimostrare che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno (cfr. Cass. n. 2660/13; Cass. 6306/13).

Nel caso di specie, deve innanzitutto osservarsi come parte attrice sia venuta meno all’onere della prova sulla oggettiva pericolosità della cosa, non essendo emerso dalle sue allegazioni e dalle prove introdotte che il gonfiabile ove è accaduto il sinistro fosse privo di specifiche protezioni (la cui natura neanche è stata specificamente indicata) né che l’attrezzatura in genere presentasse al momento del fatto difetti in grado di determinare pericoli anche in presenza di un utilizzo assolutamente corretto.

Nemmeno pertinente si palesa la deduzione attorea relativa alla sussistenza, in capo al convenuto, di un obbligo di “necessaria sorveglianza” dei fruitori dell’attrezzatura ludica.

Invero, la messa a disposizione, a pagamento, di un’area giochi attrezzata per bambini non include una obbligazione di sorveglianza e tutela riguardante ciascun bambino che la utilizzi; del resto ipotizzare un obbligo di vigilanza con riguardo a ciascun singolo bambino che fruisca dei giochi significherebbe porre a carico dell’esercente l’attività una obbligazione del tutto squilibrata e non riconducibile all’obbligazione di messa a disposizione assunta con il pagamento del prezzo. Dunque il custode del locale non può essere per ciò solo anche considerato custode dei fruitori del locale.

Del resto è pacifico che nel caso di specie i bambini non venissero affidati al titolare della ludoteca, ma dovevano essere accompagnati – e perciò anche sorvegliati – da adulti.

Il dovere di custodia del responsabile del gioco non può, dunque, comportarne l’automatica responsabilità nel caso in cui il bimbo che lo utilizzi si faccia male, dovendosi anzi escludere la responsabilità nel caso in cui l’adozione di un comportamento ordinariamente cauto avrebbe potuto evitare la caduta (cfr. Cass. n. 18167/14), tenuto conto che all’obbligo del custode fa pur sempre riscontro un dovere di cautela da parte di chi entri in contatto con la cosa (cfr. Cass. n. 23584/13).

In tutti i casi richiamati nelle citate pronunce, la Suprema Corte ha condivisibilmente affermato che l’utilizzo delle strutture esistenti in un parco giochi (in tutto equiparabile a una ludoteca) – a meno che non risulti provato che le stesse erano difettose e, come tali, in grado di determinare pericoli anche in presenza di un utilizzo assolutamente corretto (il che non è, nella specie, sulla base di quanto detto) – non si connota, di per sé, per una particolare pericolosità, se non quella che normalmente deriva da simili attrezzature, le quali presuppongono, comunque, una qualche vigilanza da parte degli adulti. In altri termini, un genitore (o, comunque, un adulto) che accompagna un bambino (nella specie, di quasi quattro anni di età) in un parco giochi o una ludoteca deve avere ben presenti i rischi che ciò comporta, non potendo poi invocare come fonte dell’altrui responsabilità, una volta che la caduta dannosa si è verificata, l’esistenza di una situazione di pericolo che egli era tenuto doverosamente a calcolare.

Nel nostro caso, a quanto sopra detto circa l’assenza di specifiche deduzioni in ordine a presunte irregolarità nei giochi gonfiabili, deve aggiungersi che nemmeno chiara appare, in esito all’istruttoria, la dinamica della caduta. Ciò che solo si riferisce nell’atto introduttivo è che la piccola (C) – che all’epoca dei fatti non aveva compiuto quattro anni – è caduta improvvisamente, in fase discesa.

A fronte di tale insufficienza deduttiva non solo appare francamente arduo ritenere provato il nesso di causalità, ma inoltre nulla consente di escludere, anche all’esito delle prove orali, che la bambina sia caduta per via di un utilizzo improprio del gonfiabile o perché non adeguatamente vigilata dai genitori nel momento in cui lo utilizzava e, dunque, rimane ben possibile che un più cauto comportamento da parte degli adulti tenuti alla vigilanza avrebbe potuto evitare il danno. Era per altro, nella fattispecie, certamente prevedibile con ordinaria diligenza il rischio di caduta della bambina, di tenera età, e nulla consente di ipotizzare che fosse venuto meno in capo ai genitori che la accompagnavano il dovere di controllo e di vigilanza.

Né avrebbe inciso sulle considerazioni fin qui svolte l’accertata presenza, nei locali, di un regolamento relativo all’utilizzo dei giochi; si ha francamente motivo di dubitare che le modalità di utilizzo dei giochi in questione, destinati a bambini di tenerissima età, necessitassero di essere esplicitate a mezzo dell’affissione di appositi cartelli che, comunque, non avrebbero attenuato l’obbligo di sorveglianza in capo agli adulti. Ed ancora, se davvero il gonfiabile nell’occasione fosse stato “gremito di bambini di età diverse”, tanti da superare la capienza del gioco (pg. 6 atto di citazione) – ma sul punto l’istruttoria non ha fornito riscontri – i genitori, nell’esercizio del loro dovere di vigilanza, avrebbero dovuto semplicemente impedire l’accesso della bambina al gioco.

Analoghe considerazioni varrebbero ove si volesse ricondurre la fattispecie alla disciplina di cui all’art. 2043 c.c..

La domanda va dunque respinta.

Le spese di lite seguono la soccombenza, cui non vi è ragione di derogare, e si liquidano in dispositivo. Parte attrice dovrà rifonderle anche alla compagnia assicurativa, sulla base del principio di causalità, poiché la chiamata in causa della società di assicurazione si è resa necessaria in relazione alle tesi sostenute da parte attrice, essendo a tal fine sufficiente rilevare che l’instaurazione del rapporto processuale fra il chiamante e il chiamato è

giustificata dal contenuto della domanda proposta dagli attori verso il convenuto.

P.Q.M.

Il Tribunale, in composizione monocratica, definitivamente pronunziando sulla domanda della causa di cui in epigrafe, ogni altra istanza, eccezione e deduzione disattesa, così provvede:

  1. 1)  Rigetta la domanda attorea.

2)  Condanna gli attori a rifondere al convenuto (D) ed alla chiamata in causa (F) S.p.a. le spese di lite, che liquida – per ciascuna parte – in complessivi €. 3.218,00 per compensi professionali, comprese le spese ed oltre accessori di legge.

Così deciso in Perugia, il 4 gennaio 2017.

Depositata il 24 gennaio 2017

Il Giudice

Ilenia Miccichè

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