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Lo sai che? Agenzia Entrate: come contestare la firma della raccomandata

Lo sai che? Pubblicato il 2 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 settembre 2017

Cartelle esattoriali dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, querela di falso per contestare la firma sulla relata di notifica.

Se l’Agenzia delle Entrate Riscossione sostiene di averti notificato una cartella di pagamento e tu, invece, affermi il contrario, cioè sostieni di non averne mai ricevuto copia, o che l’atto è stato ricevuto da un soggetto non legittimato al ritiro, hai un solo modo per contestare la firma presente sulla relata di notifica della raccomandata: la cosiddetta querela di falso.

È quanto chiarito dal Tribunale di Napoli con una sentenza [1]. Attenzione, però: il «lavoro sporco» toccherà a te. Con questo procedimento dovrai, infatti – e prove alla mano –, dimostrare che la firma non è quella tua e, attraverso l’esibizione di altri documenti da te firmati in passato, convincere il giudice della differenza di grafia tra la sottoscrizione riportata su questi ultimi e quella invece sull’atto consegnato dal postino.

Cos’è la querela di falso

La querela di falso, a dispetto del nome, non ha nulla a che vedere con il processo penale, ma è un comune procedimento civile. Si tratta dello strumento volto a contestare l’efficacia di prova legale di un documento come, per esempio, la dichiarazione del postino, in quanto pubblico ufficiale, compresa la relazione di notifica con cui afferma di aver consegnato una raccomandata a una certa persona. In questo senso, la querela di falso serve per togliere all’atto pubblico o alla scrittura privata ogni carattere di prova privilegiata. La querela di falso non è necessaria quando ci sia una controversia basata soltanto su di un errore materiale incorso nel documento (configurabile nel caso di semplice «svista») [2].

Come disconoscere la firma sulla raccomandata della cartella

Dunque, se un soggetto ha il fondato sospetto che l’atto pubblico (in questo caso la relazione di notifica sulla raccomandata contenente la cartella di pagamento) abbia subìto una contraffazione, un’alterazione (successiva alla sua formazione) o contenga una dichiarazione falsa, come il fatto che il plico sia stato consegnato al legittimo destinatario, ha la possibilità, con la querela di falso, di far accertare la falsità del documento e privarlo così di valore probatorio.

In sostanza, per contestare la firma sull’avviso di ricevimento della raccomandata contenente cartelle dell’Agenzia delle Entrate Riscossione non basta il semplice disconoscimento della firma stessa, ma occorre qualcosa in più, cioè un procedimento apposito che, appunto, viene identificato nella querela di falso. Questo procedimento mira ad eliminarne l’efficacia probatoria ormai acquistata dall’atto pubblico (la dichiarazione del postino), provando la non genuinità del documento. Questa prova si fornisce, ad esempio, con la produzione di vecchi documenti firmati dall’interessato, da cui si possa evincere la differenza di grafia.

Avviato il procedimento, il giudice nominerà un consulente tecnico d’ufficio (un perito grafologo, ad esempio) per effettuare la comparazione delle firme e verificare se quella apposta sulla raccomandata appartiene effettivamente al contribuente o a terzi non legittimati al ricevimento.

Non vale la firma dei parenti

Con la querela di falso potrai, per esempio, dimostrare che la firma «per ricevuta»  apposta sul registro del postino è stata fatta da un familiare non convivente stabilmente con il contribuente o da un vicino di casa non legittimato a ritirare la posta o, ancora, da un soggetto che si è qualificato custode del palazzo mentre tale non è. Oppure ci si può tranquillamente limitare ad affermare che la firma non è la propria, rendendo così nulla l’intera notifica e, quindi, la pretesa di pagamento dell’Agenzia delle Entrate Riscossione.

note

[1] Trib. Napoli, sent. n. 9395/2016.

[2] Cass. sent. n. 8925/2001.

Autore immagine: 123rf.com


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