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Cartelle: notifica nulla se la relata è sul frontespizio

8 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 settembre 2017



La relazione di notifica delle cartelle dell’Agenzia delle Entrate Riscossione deve essere sempre in calce all’atto per garantire la correttezza.

Non solo il contenuto ma anche la forma seve rispettare certe regole. Così, è nulla la notifica della cartella esattoriale inviata dall’Agenzia delle Entrate Riscossione se la relazione di notifica è apposta, anziché in calce (cioè alla fine del plico), sul frontespizio dell’atto.

A dirlo sono due storiche sentenze della Cassazione che val la pena ricordare [1].

Fino a qualche tempo fa, l’Agente per la riscossione era solito inviare numerosi atti dove la relata era apposta solo nella prima pagina. Ma ciò è stato ritenuto illegittimo da numerosi tribunali di merito e, come appena detto, anche dalla Cassazione.

La legge [2], infatti, impone che il referto dell’ufficiale giudiziario attestante l’avvenuta e corretta notifica sia apposto in calce all’atto e in nessuna altra area, ivi compreso il frontespizio: diversamente la notifica è nulla e può essere fatta valere davanti al giudice.

Secondo la Sentenza della Corte, infatti, la relazione di notifica apposta in calce all’atto ha la funzione garantistica di richiamare l’attenzione nel notificatore alla regolare esecuzione dell’operazione di consegna della copia conforme all’originale; per cui solo la regolare effettuazione di tale adempimento conferisce fede privilegiata alla relazione redatta dal pubblico ufficiale.

Il motivo appare ovvio: la relata di notifica serve a certificare, e quindi provare, le «modalità» della notifica (cioè, in che modo è stata effettuata) ed i tempi (vale a dire, quando è avvenuta). Con la relata, l’ufficiale giudiziario dichiara inoltre solennemente (in qualità di pubblico ufficiale) che la copia dell’atto che ha consegnato al destinatario è conforme all’originale, cioè è identica nel contenuto. Ebbene, se la relata è posta solo sulla prima pagina dell’atto, essa servirebbe a provare, tutt’al più, che sia stata consegnata al destinatario solo quella pagina e non tutte le altre.

Attenzione però: sollevare questa eccezione già impugnando la cartella potrebbe essere controproducente. Infatti, la giurisprudenza ritiene che il vizio in commento comporti una nullità che può essere sanata quando l’atto abbia raggiunto il suo scopo [3], ossia quando il contribuente abbia comunque dato prova di averlo ricevuto (ed il ricorso contro la cartella esattoriale è più che sufficiente a dimostrare ciò). In sostanza: come si fa a contestare qualcosa che si dice di non avere mai ricevuto?

È ovvio che, in caso di pronuncia di nullità, non vieterebbe all’Agente per la riscossione, di rinotificare l’atto; ma, posti i tempi con cui i nostri tribunali giungono al verdetto definitivo, ci sono buone possibilità che, nel frattempo, il diritto alla riscossione si sia prescritto, con buona pace per l’Erario.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 6749 e 6750 del 21.03.2007.

[2] Art. 148 cod. proc. civ.

[3] A norma dell’art. 156 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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